Il Community Center Verona di One Bridge To: presentato il Report 2025
One Bridge To- (in origine One Bridge to Idomeni) compie dieci anni di attività
e presenza sulla Rotta Balcanica, in Grecia e a Verona, e ha deciso di
festeggiarli con un calendario fitto di iniziative nel periodo a ridosso del 20
giugno, la Giornata Mondiale del Rifugiato 2026.
Ph: Presentazione del Report 2025
Tra queste, il 18 giugno, ha presentato il Report di Attività 2025 del Community
Center Verona 1, il progetto che dal 2022 opera in Via Campo Marzo 32 con cinque
sportelli integrati, una scuola di italiano, uno sportello psicologico e il
progetto di community matching TRAME.
I numeri del rapporto raccontano da soli l’importanza che progressivamente ha
assunto questo spazio. Nel 2025, si legge nel report, ci sono stati 1.853
accessi agli sportelli, 731 persone distinte raggiunte, 517 nuove. Una crescita
del 69% rispetto ai 1.095 accessi e alle 435 persone del 2024. Numeri, precisa
Edoardo Garonzi, Presidente di One Bridge To- ETS, che «non misurano il nostro
successo, bensì l’ampiezza di un bisogno che il sistema pubblico fa sempre più
fatica a soddisfare».
Il profilo di chi varca la porta di Via Campo Marzo è quello di una marginalità
stratificata e spesso irrisolta. Al primo accesso, il 31% era richiedente
protezione internazionale, il 27% era senza fissa dimora, il 69% era
disoccupato. Quasi due utenti su tre hanno tra i 21 e i 40 anni: la fascia d’età
in cui, come scrive il report, «si prendono le decisioni che strutturano il
resto della vita». Il fatto che quegli anni si trascorrano in attesa di un
appuntamento in Questura, in dormitorio, senza residenza e senza contratto «non
è un’emergenza temporanea: è una perdita di tempo che non si recupera».
UNO SPORTELLO CHE NON SI OCCUPA SOLO DI BUROCRAZIA
Lo Sportello Socio-Legale è il cuore operativo del Community Center (CC): 800
accessi nel 2025, 401 utenti unici, con il problema dominante legato ai permessi
di soggiorno (313 accessi, il 39% del totale delle pratiche legali). I tempi
della Questura di Verona per i rinnovi hanno superato l’anno, lasciando le
persone in un limbo in cui sono tecnicamente regolari ma di fatto bloccate. Come
ricorda l’équipe multidisciplinare che ha redatto il report, «quattro colloqui
su cinque si traducono in una presa in carico diretta»: il CC tende a non
delegare verso l’esterno, spesso perché i servizi a cui si dovrebbe rinviare
presentano barriere che li rendono inaccessibili a chi ne avrebbe più bisogno.
Trasversale a tutti gli sportelli è il tema della residenza anagrafica. Senza
iscrizione non si aggiorna il permesso di soggiorno di lungo periodo, non si
ottiene la carta d’identità, non si attiva lo SPID, non si accede ai servizi
digitali della Pubblica Amministrazione. «Il cerchio si chiude su se stesso»,
denuncia il report. L’indirizzo convenzionale assegnato ai senza dimora a Verona
per l’iscrizione anagrafica è Via Olimpio Vianello, dedicata a un ex gondoliere
veneziano senza casa che nella notte dell’8 dicembre 1990 fu picchiato a morte
sotto il porticato dell’ex Tribunale.
La partecipazione al Tavolo di Coordinamento Abitare ha prodotto nel 2025 un
risultato concreto: il Comune di Verona ha pubblicato sul proprio sito
istituzionale una pagina dedicata alla procedura di iscrizione anagrafica per
persone senza fissa dimora, con i moduli scaricabili in un unico luogo. Prima di
questa pubblicazione la procedura era frammentata e opaca. È il tipo di
risultato, si specifica nel report, «che non compare nei database degli
sportelli ma che moltiplica l’impatto del lavoro svolto».
LAVORO, LINGUA, PSICOLOGIA: UNA FILIERA DI SERVIZI INTEGRATI
Lo Sportello Lavoro ha registrato 521 accessi per 302 utenti unici. Nel 2025
almeno 47 persone passate dal CC hanno avviato un rapporto di lavoro regolare,
includendo i 4 contratti di assunzione conseguenti ai tirocini del progetto
LA.VR, finanziato dall’8xmille della Chiesa Valdese. L’équipe avverte però di
leggere quel dato con cautela: «registriamo gli inserimenti di cui siamo
informati, non quelli di chi ha trovato lavoro e non è tornato a comunicarcelo.
Il numero reale è quasi certamente più alto, e la mancanza di ritorno è spesso,
essa stessa, un buon segno».
Anche le difficoltà linguistiche sono tra le barriere maggiormente riscontrate:
oltre la metà degli utenti dello sportello lavoro ha un livello di italiano
inferiore all’A2 al momento del primo accesso. La Scuola di Italiano ha
registrato 336 iscrizioni nel 2025, su 274 persone fisiche distinte. Ma 126
persone non hanno potuto essere accolte, una su quattro tra quelle che ne hanno
fatto richiesta.
Il cd. Decreto Cutro (DL 20/2023) ha progressivamente eliminato i corsi di
italiano che i gestori dei CAS erano tenuti a garantire internamente, e il CPIA
di Verona, sovraffollato, non riesce ad assorbire la domanda aggiuntiva. La
lista d’attesa della Scuola «è un termometro del sistema: misura quanto la
domanda di apprendimento linguistico nel territorio superi strutturalmente
l’offerta disponibile».
Lo Sportello Psicologico ha seguito 14 pazienti su 16 segnalati, con 70 colloqui
clinici e il coinvolgimento di 7 mediatori e traduttori diversi. Non si tratta
di un servizio ordinario: intercetta persone che il sistema di salute mentale
non raggiunge, con storie di migrazione forzata e trauma multiplo. Il mediatore
linguistico-culturale, specifica il report, «non è un supporto aggiuntivo: è
parte integrante del processo clinico». Senza quella figura, «una parte
rilevante dei 70 colloqui del 2025 non sarebbe stata clinicamente possibile».
TRAME E IL VOLONTARIATO COME MODELLO
Il progetto TRAME – finanziato da Fondazione Cariverona – ha avviato nel 2025 la
prima annualità del community matching: abbinamenti strutturati tra persone in
condizione di marginalità e tutor buddy della comunità locale. Tre match
attivati, 10 tutor selezionati, 63 partecipanti alle formazioni, 111 servizi e
comunità mappate.
Il CC non funzionerebbe senza i suoi 25 volontari: 6 agli sportelli, 12 al
Laboratorio di Conversazione del giovedì sera, 4 tirocinanti, 3 psicologi. Il
contributo complessivo stimato è di circa 4.700 ore annue di lavoro volontario,
«l’equivalente di quasi tre posizioni a tempo parziale». One Bridge To- ETS
precisa però che «il volontariato al CC non è una risposta alla scarsità di
risorse. È un modello deliberato di prossimità».
LE RICHIESTE ALLE ISTITUZIONI
La pubblicazione si chiude con tre richieste alle istituzioni: ridurre i tempi
della Questura o garantire tutele equivalenti nell’attesa; reintrodurre i corsi
di italiano come standard nei CAS e SAI; rimuovere i criteri discriminatori del
DL 145/2024 che escludono i richiedenti asilo territoriali dall’accoglienza.
ASGI ha già definito quella norma «uno stravolgimento senza precedenti che mina
alla base le garanzie di tutela dei diritti fondamentali».
Dieci anni dopo la sua fondazione, One Bridge To- sta consolidando a Verona un
modello che non si limita a erogare servizi: trasforma i dati dei colloqui e le
osservazioni raccolte in argomenti per il cambiamento istituzionale.
1. Leggi il Report 2025 completo ↩︎