Nelle grandi città un/a minore su dieci vive nelle aree più fragili
Nelle 14 città metropolitane italiane circa 142mila bambini, bambine e
adolescenti – il 10,3% del totale – vivono nelle 158 Aree di disagio
socioeconomico urbano (ADU) individuate dall’ISTAT. Roma, Milano, Napoli, Torino
e Palermo concentrano quasi il 73,5% dei minori che vivono in queste aree,
mentre solo a Roma risiedono oltre 30mila 0-17enni. In queste periferie il 42,3%
delle famiglie vive in povertà relativa e le disuguaglianze educative e sociali
risultano molto più marcate rispetto al resto delle città. Le disuguaglianze più
marcate emergono soprattutto nel Sud e nelle Isole: a Palermo la povertà
riguarda il 63,8% delle famiglie nelle ADU, a Napoli il 60,1%, mentre anche nel
Centro-Nord si registrano forti divari, come a Torino e Milano.
Le difficoltà economiche incidono anche sulla quotidianità. Secondo la ricerca
di Save the Children “I luoghi che contano”, presentata in occasione della
Biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che si è svolta il 21
maggio a Roma: il 12,7% non pratica sport perché troppo costoso; il 19,3%
rinuncia a uscire con gli amici e le amiche per difficoltà economiche; il 16,5%
non ha fatto vacanze di più giorni. Nelle aree vulnerabili anche il livello di
istruzione dei genitori risulta più basso: solo il 19,1% delle madri e il 16,4%
dei padri degli studenti e delle studentesse delle aree vulnerabili è
laureato/a. Inoltre, solo una madre su due ha un lavoro.
Le disuguaglianze territoriali emergono con forza soprattutto sul piano
educativo. Dalla ricerca di Save the Children emerge che il 15,4% di studentesse
e studenti delle scuole secondarie ha abbandonato la scuola o ripetuto l’anno
scolastico, una percentuale doppia rispetto alla media delle città
metropolitane. Inoltre, il 20,8% degli alunni e delle alunne dell’ultimo anno
delle medie è a rischio dispersione scolastica implicita. In alcune città i
divari risultano ancora più evidenti. A Bologna il rischio di dispersione
implicita raggiunge il 23,1% nelle scuole delle aree vulnerabili, mentre a
Milano arriva al 21,1% e a Firenze al 22,2%.
A pesare è anche la carenza di servizi educativi. In 37 delle 158 aree fragili
il tempo pieno è molto inferiore rispetto alla media cittadina e in 18 aree è
completamente assente: 8.813 bambini e bambine che frequentano 50 scuole
primarie non hanno accesso a questo servizio fondamentale. Il 16,7% degli
studenti e delle studentesse che frequentano scuole nelle aree vulnerabili
dichiara di non avere avuto il materiale scolastico necessario all’inizio
dell’anno, mentre il 17,3% ha rinunciato a una gita scolastica per motivi
economici.
Le differenze emergono anche nelle aspettative per il futuro: solo il 36,5% di
ragazze e ragazzi delle scuole delle aree vulnerabili pensa di iscriversi al
liceo, contro il 66,9% dei coetanei e delle coetanee che vivono in quartieri
meno vulnerabili. Meno di un/a studente/studentessa su quattro si dichiara
inoltre pienamente convinto/a di iscriversi all’università, a conferma di quanto
le disuguaglianze territoriali influenzino le possibilità future di bambini,
bambine e adolescenti, mentre oltre un/a giovane tra i 15 e i 29 anni non studia
e non lavora. A Palermo il dato supera il 55%, mentre a Napoli raggiunge il
42,9%.
Gli amici sono una presenza stabile nella vita di ragazzi e ragazze,
indipendentemente dal contesto in cui vivono. Più di uno su due (51,2%) dichiara
di avere più di 15 amici. Tuttavia, tra gli studenti delle ADU le reti di
amicizia risultano un po’ meno ampie: il 44,3% afferma di avere più di 15 amici,
contro il 53,9% delle altre aree. Allo stesso tempo, però, queste reti sono più
eterogenee: il 41,5% ha amici con famiglie sia di origine italiana sia
provenienti da altri Paesi, rispetto al 30,5% di chi vive in altre zone.
Nelle scuole delle aree fragili è anche più alta la presenza di studenti con
background migratorio: il 15,8% degli alunni è nato in un Paese extra UE, contro
il 5,4% nelle scuole delle aree non fragili. Quasi la metà degli studenti che
vive nelle periferie ritiene che il proprio quartiere venga giudicato
negativamente dagli altri. Il 49,1% dei ragazzi e delle ragazze percepisce
infatti uno stigma sociale legato al luogo in cui vive. Circa un/a ragazzo/a su
tre dichiara di aver assistito a prese in giro rivolte a coetanei e coetanee per
il quartiere di provenienza.
Nelle aree vulnerabili emerge anche una minore percezione di sicurezza,
soprattutto tra le ragazze: solo una su due si sente al sicuro nel proprio
quartiere, contro il 75% delle studentesse che vivono in altre zone della città.
Nonostante questo, molti adolescenti mantengono un forte legame con il
territorio in cui crescono e indicano con chiarezza le priorità per migliorarlo.
Tra le richieste più frequenti ci sono: servizi di pulizia e raccolta rifiuti
più efficienti; più spazi di aggregazione per ragazzi e ragazze; campetti,
palestre e luoghi per fare sport; parchi pubblici più curati e accessibili;
maggiore sicurezza e illuminazione pubblica; più trasporti pubblici e
collegamenti con altre zone della città; più luoghi culturali e musicali
accessibili.
Qui il Report:
https://s3-www.savethechildren.it/public/allegati/i-luoghi-che-contano_1.pdf.
Giovanni Caprio