Reddito incondizionato di base (RBI), parte la raccolta firme per introdurlo in UE
Il reddito di base (chiamato anche reddito di cittadinanza universale, o reddito
minimo universale, o reddito di base incondizionato, o reddito incondizionato di
base, o reddito universale di base, o reddito di base universale) è
un’erogazione monetaria, a intervallo di tempo regolare, distribuita a tutte le
persone dotate di cittadinanza e di residenza, cumulabile con
altri redditi (da lavoro, da impresa, da rendita), indipendentemente
dall’attività lavorativa effettuata o non effettuata (dunque viene erogata sia
ai lavoratori sia ai disoccupati), dal sesso, dal credo religioso e dalla
posizione sociale, ed erogato durante tutta la vita del soggetto. In altre
parole, il reddito di base potrebbe essere una misura aggiuntiva, e non
sostitutiva, alle forme di assistenza sociale e welfare state attualmente in
vigore.
La prima proposta di una politica monetaria universale e incondizionata molto
simile a quella del reddito di base si trova nel libro La giustizia agraria,
pubblicato nel 1795 dal filosofo illuminista britannico Thomas Paine, nel quale
si proponeva di risolvere il problema della povertà dilagante in Francia con la
creazione di una tassa di accesso alla proprietà fondiaria, costituendo un fondo
poi equamente ripartito tra tutti i cittadini nel seguente modo (1). L’autore
sostenne la causa contro l’ingiusto equilibrio tra cittadini e proprietari
terrieri dell’epoca, pensando che il governo dovesse creare un reddito di base.
Anche Joseph Charlier propose – partendo da posizioni del filosofo francese
François Marie Charles Fourier che ispirò la fondazione della comunità
socialista utopista chiamata La Reunion sorta presso l’attuale Dallas in Texas –
un sistema di protezione sociale del tutto simile alla proposta contemporanea di
Basic Income (2).
Sicuramente tra i più importanti teorizzatori del reddito incondizionato di base
vi è il filosofo belga Philippe Van Parijs il quale, durante un soggiorno di
ricerca a Oxford, conobbe Gerald Cohen, fondatore del marxismo analitico,
disciplina alla quale Van Parijs ha dedicato diversi anni insieme ai membri del
September Group, più informalmente chiamato “No-Bullshit Marxism Group”. Le sue
ricerche sull’argomento portarono a scrivere l’opera Marxism Recycled (1993) in
cui prende atto di una rivoluzione nella teoria di classe, con il passaggio
dall’opposizione capitalista-proletaria a un’opposizione operai-disoccupati,
difendendo una transizione dal capitalismo all’ideale comunista attraverso
l’istituzione di un’indennità universale pagata a ciascun individuo
incondizionatamente durante tutta la sua vita.
Quest’ultima idea costituirà il cuore della sua opera principale, Real Freedom
for All (1995) che, sotto l’ispirazione di John Rawls e Ronald Dworkin, in
particolare, fornisce un contributo originale alle teorie della giustizia.
Partendo dal duplice presupposto che la libertà è un valore fondamentale e che
le nostre società capitaliste sono piene di disuguaglianze ingiustificabili,
egli dispiega la sua concezione di giustizia sociale: la difesa di una libertà
reale e uguale per tutti attraverso l’istituzione, sulla scala politica più
ampia possibile, di un reddito di base individuale e incondizionato, destinato
in particolare:
* 1 – liberare i disoccupati dalla trappola della povertà causata dagli attuali
sistemi di compensazione per l’assenza di lavoro;
* 2 – migliorare le condizioni dei lavoratori aumentando il potere contrattuale
dei dipendenti nei confronti dei datori di lavoro;
* 3 – incoraggiare il lavoro indipendente, l’innovazione e l’assunzione di
rischi;
* 4 – liberare le casalinghe dalla dipendenza finanziaria dai mariti.
Nel libro Il reddito minimo universale (3) Philippe Van Parijs e Yannick
Vanderborght, per i quali il reddito di base è: «un reddito versato da una
comunità politica a tutti i suoi membri su base individuale senza controllo
delle risorse né esigenza di contropartite». Le diverse proposte distinguono tra
un reddito versato a partire dalla maggiore età da uno a cui si è titolati dalla
nascita. Le fonti distinguono il reddito di base dal reddito minimo garantito
(4): tale reddito minimo verrebbe devoluto solo a chi è in età lavorativa e con
un ammontare che varia in funzione dell’età stessa, con la clausola che il
reddito di cui si disponga sia inferiore ad una determinata soglia ritenuta di
povertà.
Il reddito incondizionato di base si basa sull’assunto critico quanto scontato
che ogni essere umano – tralasciando i credi personali o collettivi – non ha la
colpa di nascere e, come tale, la sua esistenza non deve essere incentrata sul
sopravvivere rincorrendo il tempo, ma deve essere fondata sul diritto di vivere
consapevolmente il mondo.
Solo per per il fatto di vivere, ogni essere umano ha diritto ad una forma di
sussistenza base che lo possa salvare dalla fame con il fine di garantire una
vita dignitosa: teoria esplicitata anche dal nostro Natale Salvo nel libro “La
rivoluzione copernicana chiamata reddito di base. Si tratta solo di cambiare un
paradigma: dal lavorare per necessità al lavorare per piacere”, edito da
Multimage nel 2019, secondo cui il reddito universale di base senza condizioni
sarebbe un diritto umano.
Non è un caso infatti che le sue basi giuridiche si troverebbero nel Patto
internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, trattato dell’ONU del
1966 ad oggi vigente e ratificato da quasi tutti i Paesi del mondo, il quale
stabilisce, nell’art. 11, il diritto alla «libertà dalla fame» e a un tenore di
vita per sé e la propria famiglia «che includa una alimentazione, alloggio e
vestiario adeguati». Similmente, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione
europea (diritto alla vita, alla dignità, all’integrità):
Articolo 34 – Sicurezza sociale e assistenza sociale
1. L’Unione riconosce e rispetta il diritto di accesso alle prestazioni di
sicurezza sociale e ai servizi sociali che assicurano protezione in casi
quali la maternità, la malattia, gli infortuni sul lavoro, la dipendenza o
la vecchiaia, oltre che in caso di perdita del posto di lavoro, secondo le
modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi
nazionali.
2. Ogni individuo che risieda o si sposti legalmente all’interno dell’Unione ha
diritto alle prestazioni di sicurezza sociale e ai benefici sociali
conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali.
3. Al fine di lottare contro l’esclusione sociale e la povertà, l’Unione
riconosce e rispetta il diritto all’assistenza sociale e all’assistenza
abitativa volte a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non
dispongano di risorse sufficienti, secondo le modalità stabilite dal diritto
comunitario e le legislazioni e prassi nazionali.
Un altro tema che il reddito di base tocca è quello dei Bullshit Jobs, ovvero
quei lavori privi di senso che generano alienazione, psicologicamente
distruttivi e spesso associati al mantra della prestazione, della competizione e
dell’etica del lavoro che collegano il lavoro stesso ad una questione futile di
autostima. Nel 2013, il grandissimo ed originalissimo antropologo anarchico
David Graeber pubblicò un saggio sulla rivista Strike, intitolato Sul fenomeno
dei lavori inutili, in cui sosteneva l’inutilità di molti lavori moderni,
soprattutto in settori come finanza, diritto, risorse umane, relazioni pubbliche
e consulenza. Il saggio divenne molto popolare, raggiungendo oltre un milione di
visualizzazioni e causando il blocco del sito web dell’editore, la rivista
radicale Strike! Successivamente, il saggio è stato tradotto in 12 lingue. Nel
libro “Bullshit Jobs”, pubblicato nel maggio 2018, Graeber raccolse centinaia di
testimonianze sostenendo che oltre la metà del lavori esistenti fossero inutili,
analizzandone il danno sociale. Graeber credeva che l’associazione del lavoro
con la sofferenza virtuosa fosse un fatto recente nella storia umana, proponendo
sindacati e reddito di base universale come una possibile soluzione.
Nella società, Graeber attribuisce all’etica del lavoro puritano-capitalista il
ruolo di aver trasformato il lavoro nel capitalismo in un “obbligo religioso”.
Afferma che i lavoratori non hanno beneficiato degli aumenti di produttività
sotto forma di una riduzione dell’orario di lavoro perché, come norma sociale,
ritengono che il lavoro determini il loro valore personale, anche se lo trovano
inutile. Graeber descrive questo circolo vizioso come “profonda violenza
psicologica” e “una ferita nella nostra anima collettiva”.
Come possibile soluzione, Graeber propone l’implementazione di un reddito di
base universale, ovvero un sussidio che garantisca una vita dignitosa, erogato a
tutti senza alcuna condizione, permettendo alle persone di lavorare secondo le
proprie preferenze. L’autore ritiene che il modo più produttivo di lavorare
segua un ciclo naturale umano di intensificazione e rallentamento, poiché
agricoltori, pescatori, guerrieri e scrittori adattano la loro intensità
lavorativa in base alle necessità di produttività, e non a un orario di lavoro
standard, che può apparire arbitrario rispetto ai cicli di produttività. Graeber
sostiene che il tempo risparmiato evitando lavori inutili potrebbe essere
impiegato per dedicarsi ad attività creative, contribuendo così a un
miglioramento della qualità della vita individuale e collettiva.
Per quanto il reddito di base venga spesso raccontato come un’utopia, in realtà
in questi ultimi vent’anni ha fatto molto discutere a livello internazionale. In
Italia è stata una posizione da sempre espresse negli ambienti della sinistra
antagonista, anarchica e libertaria, ma raggiunse il largo pubblico nel 2009 con
le proposte dei MeetUp di Beppe Grillo e del MoVimento 5 Stelle, oltre che con
l’approvazione del reddito di cittadinanza sotto il governo Conte I in vigore
in Italia dal gennaio 2019 al gennaio 2024.
Il 5 giugno 2016, i cittadini svizzeri si sono espressi tramite votazione
referendaria popolare federale sul reddito incondizionato di base. L’iniziativa,
che suggeriva un importo indicativo di 2.500 franchi al mese per ogni adulto, è
stata respinta dal 77% dei votanti e da tutti i Cantoni. Negli ultimi anni sono
state lanciate nuove petizioni e iniziative popolari volte a sostituire
l’attuale sistema di welfare (inclusa l’assistenza sociale) con un reddito
universale che garantisca un’esistenza dignitosa. La base di discussione più
recente prevede un assegno di circa 2.000 franchi per gli adulti e 700 franchi
per i figli, ma tali misure sono ancora in fase di dibattito accademico e
politico.
Il 15 maggio 2020, la Commissione Europea aveva accettato di registrare un
iniziativa dei cittadini europei (ICE) a livello dell’intera unione, di un
reddito di base (Unconditional Basic Income). A novembre 2020, la Commissione
Europea aveva accettato l’iniziativa dal titolo “Avvio dell’introduzione di un
reddito di base incondizionato in tutta l’UE”, ma purtroppo questa iniziativa
non è andata a buon fine.
Nel febbraio 2026 – sotto la presidenza della ecosocialista Catherine Martina
Ann Connolly – l’Irlanda è diventato il primo Paese europeo a introdurre in modo
permanente un reddito di base per gli artisti e per chi lavora nel settore
creativo. A partire da settembre 2026, il programma Basic Income for the Arts
(BIA) garantirà 325 euro a settimana a circa 2.200 persone. La misura è stata
inserita nella Legge di Bilancio 2026 approvata dal governo. L’iniziativa,
voluta dal ministro della Cultura Patrick O’Donovan, ha rappresentato una svolta
storica per le politiche culturali europee. Per la prima volta, la stabilità
economica di chi lavora nell’arte viene riconosciuta come condizione essenziale
per la libertà creativa. Il reddito di base per gli artisti sarà incondizionato,
tassato in base alla situazione personale e compatibile con altri strumenti di
welfare. L’obiettivo è riconoscere il valore sociale ed economico del lavoro
creativo, spesso caratterizzato da precarietà e discontinuità.
Il nuovo reddito di base Basic Income for the Arts, lanciato dal governo di
Dublino nel 2022 come esperimento sociale volto a sostenere gli artisti messi a
dura prova dalla pandemia causata dal dilagare della Covid, ha assunto una
valenza permanente nel tentativo di alleviare l’insicurezza finanziaria nel
settore artistico-culturale, affermandosi come grande successo e diventando
esempio per tutti i Paesi UE.
E’ notizia recente di questi giorni che la Commissione Europea ha registrato una
nuova iniziativa dei cittadina europei (5) per chiedere l’introduzione di un
reddito di base universale e incondizionato in tutta l’Unione. L’iniziativa si
intitola Introduzione del reddito di base incondizionato (UBI) in tutta l’UE e
chiede a Bruxelles di compiere i passaggi giuridici necessari per aiutare gli
Stati membri ad adottare una misura stabile di reddito garantito.
La registrazione, decisa il 7 luglio 2026, ha aperto la strada alla raccolta
firme. Per ora la Commissione Europea ha riconosciuto l’ammissibilità giuridica
dell’iniziativa, ma la valutazione sul merito arriverà solo in una fase
successiva, nel caso in cui la raccolta firme raggiunga il traguardo previsto,
ovvero 1 milione di firme almeno 7 paesi. E’ comunque un segnale davvero
importante.
Gli organizzatori dell’iniziativa ritengono che “con i rapidi sviluppi
dell’intelligenza artificiale e della robotica, vi sia l’urgente necessità di
dissociare i nostri mezzi di sussistenza dalla capacità di vendere la nostra
forza lavoro, poiché presto avremo una situazione in cui non ci saranno
abbastanza posti di lavoro per noi”.
Gli organizzatori chiedono pertanto “alla Commissione europea di adottare tutte
le misure necessarie e giuridiche che possano contribuire all’introduzione
dell’UBI negli Stati membri dell’UE e di formulare una raccomandazione affinché
gli Stati membri lavorino all’introduzione dell’UBI”. Solo allora la Commissione
sarà chiamata a esaminare la proposta e a decidere se intervenire.
Il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale e della robotica rende sempre
più urgente separare la sopravvivenza delle persone dalla sola possibilità di
vendere la propria forza lavoro:
“Un reddito di base permetterà a ognuno di noi di condurre una vita dignitosa e
contribuirà a creare una società più equa. Al giorno d’oggi ci sono più posti di
lavoro non retribuiti (spesso svolti da donne) che retribuiti e nel settore
della manodopera retribuita esistono numerosi impieghi inutili e privi di senso
(“bullshit jobs”) che non apportano alcun beneficio alla società. Spesso questi
impieghi dipendono dalla creazione di una penuria artificiale e determinano una
notevole impronta ecologica. Chiediamo pertanto alla Commissione europea di
adottare tutte le misure necessarie e tutti i provvedimenti giuridici per
contribuire all’introduzione dell’RBI negli Stati membri dell’UE e di formulare
una raccomandazione affinché gli Stati membri provvedano all’introduzione di
tale reddito.”
Il reddito di base universale e incondizionato torna così dentro il dibattito
europeo nel momento in cui l’automazione promette più produttività, più
efficienza ed inevitabilmente più profitti. A chi va tutta questa ricchezza?
Solo alle piattaforme, ai grandi fondi, alle aziende tecnologiche? Oppure una
parte può tornare ai cittadini, che ogni giorno producono dati, consumo,
conoscenza, relazioni e valore?
Secondo i promotori dell’iniziativa, il reddito di base incondizionato è
definito dai seguenti quattro criteri:
“Universale: l’RBI è corrisposto a tutti, perché non possono esserci due diverse
discipline per coloro che vivono nello stesso luogo. È versato senza una
valutazione delle risorse individuali e non è soggetto a limiti di reddito,
risparmio o patrimonio. Ogni persona, indipendentemente dall’età, dal ceto,
dalla cittadinanza, dal luogo di residenza, dalla professione, ecc., ha il
diritto di ricevere tale prestazione. Rivendichiamo pertanto un reddito di base
incondizionato e garantito in tutta l’UE.
Individuale: chiunque ha diritto all’RBI su base individuale, poiché si tratta
dell’unico modo per garantire la privacy e impedire il controllo sulle persone.
L’RBI deve essere indipendente dallo stato civile, dalle forme di convivenza o
dalla configurazione familiare, oppure dal reddito o patrimonio di altri
conviventi o familiari. Ciò consente ai singoli di decidere in autonomia.
Incondizionato: in quanto diritto umano e giuridico, il reddito di base
incondizionato non è soggetto a nessuna condizione preliminare, che sia
l’obbligo di svolgere un’attività lavorativa retribuita, di dimostrare la
volontà di lavorare, di svolgere un lavoro socialmente utile o di comportarsi
secondo ruoli di genere predefiniti.
Sufficiente: l’importo dovrebbe consentire un tenore di vita dignitoso,
corrispondente alle norme sociali e culturali del paese interessato. Dovrebbe
prevenire la povertà materiale e offrire l’opportunità di partecipare alla vita
sociale. Ciò significa che l’importo netto del reddito di base incondizionato
dovrebbe essere almeno superiore alla soglia di povertà secondo le norme
dell’UE, vale a dire corrispondere al 60% del cosiddetto reddito medio netto
equivalente nazionale. Nei paesi in cui i redditi sono per lo più bassi e, di
conseguenza, anche il reddito medio non è alto, per determinare l’importo del
reddito di base si dovrebbe utilizzare un valore di riferimento alternativo (ad
esempio un paniere di beni e servizi), al fine di garantire una vita dignitosa,
la sicurezza materiale e la piena partecipazione alla vita sociale.”
Il reddito di base viene spesso raccontato come un’utopia, ma forse l’utopia è
continuare a pensare che il lavoro salariato possa reggere da solo una società
in cui le macchine imparano, producono e spazzano via milioni di lavori. Se il
lavoro cambia, deve cambiare anche il modo in cui distribuiamo sicurezza,
spendiamo il nostro tempo e garantiamo la nostra dignità.
(1) T. Paine, «La giustizia agraria» (1795), in Idem, I diritto dell’uomo e
altri scritti politici, Editori Riuniti, Roma 1978, pag. 341-361
(2) J. Cunliffe, G. Erreygers, «The Enigmatic Legacy of Charles Fourier: Joseph
Charlier and Basic Income», History of Political Economy 2001, 33 (3), pag.
459–484
(3) P. Van Parijs, Y. Vanderborght, Il reddito minimo universale, Egea, Milano
2006, 5; C. Del Bò Un reddito per tutti. Un’introduzione al basic income, Ibis,
Como-Pavia 2004, 13-18
(4) La differenza quindi tra reddito minimo garantito e il reddito di base è
data dal fatto che quest’ultimo s’intende come universale e illimitato nel
tempo. Inoltre il reddito minimo garantito non è necessariamente offerto su base
individuale, ma spesso nell’individuazione dei beneficiari tiene conto dei
redditi dell’intero nucleo familiare. Inoltre, gli schemi di reddito minimo
garantito diffusi attualmente in Europa richiedono l’accertamento della
situazione economica e l’attiva ricerca di un lavoro da parte del beneficiario.
Al contrario, è parte della definizione di reddito di base sia la mancanza di
controllo delle risorse che di una qualunque richiesta di contropartita (è
quindi escluso ad esempio l’obbligo di vagliare proposte di lavoro fornite da
enti preposti, quanto ovviamente il doverle eventualmente accettare).
(Aa.Vv., Reddito minimo garantito. Un progetto necessario e possibile, EGA –
Edizioni Gruppo Abele, Torino 2012)
(5) Lo strumento dell’Iniziativa dei cittadini europei nasce dal Trattato di
Lisbona ed è operativo dal 2012; da allora la Commissione ha registrato 132
iniziative.
Fonti:
https://www.bin-italia.org/
> Video: breve storia del reddito di base incondizionato ed universale
> Reddito di base incondizionato: utopia o rivoluzione? Intervista con Michele
> Gianella
> Reddito di base universale: via libera alla raccolta firme per chiederlo
> all’Europa
Articoli di Pressenza Italia su RBI
Fonti per riflessione su RBI:
> Una giornata di studio sul reddito di base universale e incondizionato
> Reddito di base: un diritto per ogni essere umano
> Isole Marshall: Reddito di Base Universale su scala nazionale
> Reddito universale e liberazione del/dal lavoro
> Universalità del Reddito di Base, solidarietà economica e cambiamento
> culturale
> Reddito di base in Italia: una misura oramai inevitabile?
> Reddito universale di base: lasciate lavorare i robot
> Il Reddito Universale Incondizionato per spezzare la schiavitù del lavoro
> Il Reddito di Base non è un punto di arrivo, ma un punto da cui ripartire
> Diritto al reddito universale: I fattori culturali che ne ‘impediscono’ la
> codifica
> Reclaiming the Future. Congresso mondiale BIEN per il reddito di base
Per informazioni sull’iniziativa dei cittadini su RBI:
* Michele GIANELLA – gianella.michele@gmail.com
Lorenzo Poli