Sabir non rinnoverà il contratto per l’accoglienza di minori stranieri non accompagnati a Crotone
Sabir Srl Impresa Sociale ETS comunica pubblicamente che, nelle condizioni
attuali, non sottoscriverà il nuovo contratto del progetto di accoglienza per
minori stranieri non accompagnati gestito nel territorio di Crotone. Si tratta
di una decisione sofferta, maturata dopo mesi di confronto difficile con
l’Amministrazione e dopo reiterate criticità organizzative, economiche e
istituzionali che hanno progressivamente reso impossibile proseguire
un’esperienza che, nonostante tutto, ha rappresentato un modello concreto di
accoglienza, integrazione e tutela dei minori.
In questi anni Sabir ha costruito una casa, non semplicemente una struttura. Una
comunità educativa capace di garantire continuità scolastica, formazione
professionale, inserimenti lavorativi, percorsi sportivi, supporto psicologico,
mediazione culturale e relazioni umane autentiche. A Crotone, territorio
complesso, funestato da spopolamento e brain drain, decine di ragazzi hanno
frequentato scuole, avviato tirocini, costruito reti sociali, imparato un
mestiere, iniziato un percorso di autonomia reale. Molti di loro, dopo aver
attraversato deserti, torture, guerre e detenzioni in Turchia o Libia, hanno
trovato per la prima volta una dimensione stabile e dignitosa.
Nel corso del progetto sono stati persino avviati percorsi di affido familiare e
affido culturale, esperienze estremamente rare nel sistema dei CAS per MSNA e
quasi assenti nella prassi ordinaria dell’accoglienza straordinaria. Un
risultato che dimostra quanto il lavoro educativo e territoriale svolto abbia
generato legami reali tra i minori accolti e la comunità locale, superando la
logica meramente assistenziale e costruendo invece relazioni di fiducia,
inclusione e corresponsabilità sociale.
Oggi tutto questo rischia di essere cancellato da una gestione burocratica,
illogica e profondamente distante dalla realtà concreta dei minori. Non
esistono, allo stato, soluzioni logistiche compatibili con la prosecuzione dei
percorsi già avviati. Non esistono garanzie sulla continuità educativa. Non
esiste alcuna visione pedagogica. Esiste soltanto una logica amministrativa che
tratta i minori come numeri da spostare e redistribuire.
Ed è forse questo il punto più grave.
In Italia si organizzano continuamente tavoli sulla devianza giovanile, sulle
baby gang, sull’emarginazione sociale e sul disagio dei minori. La politica
nazionale invoca sicurezza, integrazione e prevenzione. Si moltiplicano
dichiarazioni pubbliche sulla necessità di investire sui giovani e sui percorsi
educativi, poi però, nei territori si lasciano spegnere esperienze che
funzionano davvero. Si mortificano realtà che hanno dimostrato concretamente che
un altro modello di accoglienza è possibile: un modello fondato sulla relazione
educativa, sulla presenza quotidiana, sulla costruzione di autonomia e sul
radicamento territoriale. La vicenda di Crotone rappresenta purtroppo
l’esplosione locale di un problema nazionale: l’incapacità di considerare i
minori stranieri non accompagnati come persone e non come meri posti letto.
Eppure esistono esperienze che dimostrano il contrario.
Il modello sviluppato da Sabir – “Da CAS a CASA” – parte da un principio
semplice ma rivoluzionario: i minori non hanno bisogno solo di essere ospitati,
ma di appartenere a una comunità educante. Il progetto “Da CAS a CASA” non
rappresentava soltanto una struttura di accoglienza, ma una proposta avanzata di
governance territoriale dei MSNA, fondata sulla continuità educativa,
sull’integrazione sociale, sulla valutazione di impatto, sulla co-programmazione
tra pubblico e Terzo Settore e sulla prevenzione della marginalità e della
devianza minorile.
Tutto questo è stato realizzato nonostante richieste gestionali prive di
sostenibilità economica e l’assenza di un reale confronto istituzionale
orientato alla tutela superiore dei minori. Oggi però non possiamo più accettare
che venga chiesto di mantenere operativa una struttura complessa senza alcuna
programmazione seria. Non firmeremo un nuovo contratto che rischierebbe di
trasformare un’esperienza educativa di eccellenza in una lenta agonia
amministrativa.
Non lo faremo per rispetto del nostro lavoro. Non lo faremo per rispetto degli
operatori. Soprattutto, non lo faremo per rispetto dei ragazzi: con queste
modalità non tuteleremmo il superiore interesse dei minori. Ma allo stesso
tempo, continueremo a monitorare attentamente quanto accadrà ai minori
coinvolti, ai loro percorsi educativi, scolastici, lavorativi e psicologici,
affinché nessuna scelta amministrativa possa produrre ulteriori danni nel
silenzio generale. Sabir continuerà a difendere, in ogni sede pubblica,
istituzionale e giuridica, l’idea che i minori stranieri non accompagnati non
abbiano bisogno soltanto di un tetto, ma di comunità educanti, continuità
affettiva, stabilità e futuro.
La decisione di chiudere l’esperienza del Cas da “Cas a Casa” non rappresenta
una fuga dalle responsabilità. Al contrario, è un atto di denuncia pubblica e
politica contro un sistema che troppo spesso sacrifica la qualità
dell’accoglienza sull’altare della burocrazia, dell’improvvisazione e
dell’indifferenza istituzionale Spegnere oggi esperienze come questa di Crotone
significa non solo interrompere percorsi educativi già avviati, ma anche
arrivare impreparati proprio alla fase storica che l’Europa sta imponendo ai
sistemi nazionali di accoglienza.
I dati e le esperienze maturate dimostrano infatti che investire in percorsi
educativi strutturati significa anche prevenire marginalizzazione, sfruttamento
e criminalizzazione dei minori stranieri.
Sabir dichiara sin da ora la propria disponibilità a condividere strumenti
metodologici, pratiche educative, dati di monitoraggio e risultati maturati nel
progetto “Da CAS a CASA”, affinché un’esperienza nata in un territorio difficile
possa contribuire ad aprire una riflessione nazionale seria sul futuro
dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati in Italia.
Occorre superare definitivamente la distinzione artificiale tra “prima” e
“seconda” accoglienza, costruendo invece una presa in carico globale e
continuativa del minore fin dal primo giorno, nel pieno rispetto del superiore
interesse del minore sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia,
dal D.Lgs. 142/2015 e dalla Legge 47/2017.
Persino nel nuovo Patto europeo su migrazione e asilo si riconosce la necessità
di garantire ai minori stranieri non accompagnati percorsi differenziati di
tutela, continuità educativa e presa in carico qualificata. Lo stesso Patto
richiama infatti il principio di “adequate capacity”, imponendo agli Stati
membri di garantire capacità di accoglienza adeguate e personale qualificato e
adeguatamente formato (“qualified and well-trained personnel”). Inoltre, il
nuovo quadro europeo rafforza l’obbligo di garantire ai minori accesso effettivo
all’istruzione, ai servizi e a percorsi di protezione coerenti con la loro
vulnerabilità specifica.
Per questo oggi lanciamo un appello pubblico nazionale al Governo, al Ministero
dell’Interno, al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, alle
Prefetture, agli enti locali, al Terzo Settore, al mondo universitario e a tutte
le organizzazioni che si occupano di infanzia, adolescenza e migrazioni: aprire
immediatamente una stagione di co-programmazione nazionale sull’accoglienza dei
MSNA ai sensi dell’art. 55 del Codice del Terzo Settore, superando
definitivamente le logiche emergenziali, frammentate e meramente numeriche che
hanno caratterizzato troppe esperienze di accoglienza.
Manuelita Scigliano, Presidente Sabir Srl Impresa Sociale ETS
Redazione Italia