La Comune di Parigi in scenaCinque anni fa pubblicammo, in contemporanea con “Lundi matin” e nel 150°
anniversario della Semaine sanglante con il titolo 2021. La Comune prende il
volo la sezione conclusiva di un racconto utopico di Krill&Zon intitolato Il
gran finale. L’antefatto del finale immagina che un gruppo assortito di
sbandati, proletari e intellettuali che provengono da differenti percorsi si
ritrovino in un singolare progetto commemorativo dell’anniversario di cui sopra.
Siamo nella stagione del Covid e della Casa di carta quando tutti
fantasticavamo nelle ambasce del lockdown. I tre principali sottogruppi della
banda si incontrano per casi a mangiare in un ristorante clandestino, aperto per
pochi iniziati a fianco di un locale giapponese chiuso per Covid e rifornito di
cibo da asporto da un ristorante vicino e reale (Le temps des Cérises, noto
bistrot cooperativo a tema comunardo nel rione della Butte aux Cailles, luogo di
uno dei pochi combattimenti vittoriosi durante la difesa di Parigi).
LA COSPIRAZIONE
Il progetto “Assalto al cielo” consiste nel dipingere la Colonna Vendôme,
simbolo dei trionfi napoleonici, abbattuta dalla Commune antimilitarista su
iniziativa di Courbet, rialzata dopo la restaurazione di Thiers, disancorarla
dal suolo, armarla con otto razzi e scagliarla come un gigantesco missile contro
la basilica del Sacré-Coeur – il bianco monumento espiatorio che corona
Montmartre (da cui la Commune aveva preso le mosse con il rifiuto di restituire
al governo i cannoni).
Un orrore architettonico ormai degradato a fondale turistico e un simbolo della
repressione. Per realizzare il progetto, in cui la muralizzazione della Colonna
serve per intraprendere un restauro mascherato da ponteggi e vele pubblicitarie
che consentano invece lo smantellamento delle sovrastrutture figurative bronzee
e l’aggancio con i razzi), occorrono numerosi passi e contatti, quindi un
allargamento dei partecipanti all’iniziativa, che coinvolge nuovi imprevedibili
interlocutori del mondo militare, economico e mafioso.
Soprattutto alla fantasia e competenza digitale della componente anarchica e
post-fordista occorre unire la disciplina sindacale e la manualità dei vecchi
métallos PCF stalinisti, riassunti nella persona del loro reclutatore Bertrand –
cha addirittura è un critico dello spontaneismo della Commune che tanto esalta i
suoi più giovani complici nell’impresa. Componente decisiva, ma anche l’unico
che muore o meglio di cui si annuncia in coda il male che lo mina e che
allegoricamente esprime l’estinzione di un’intera e generosa sezione della
classe operaia.
Fino alla spettacolare e festiva realizzazione del progetto, nel giorni del 150°
anniversario della caduta della Commune (24 maggio 2021), in fortunata
coincidenza con il raduno al Sacré-Coeur di tutta la corte macroniana, apparati
dello stato, opposizione di facciata e ideologi di Sciences-Po (manca purtroppo,
per ragioni cronologiche, l’esimio artefice della disfatta elettorale italiana
del 2022).
All’inizio il massacro riparatore non era previsto, tutto si risolveva nella
distruzione della Colonna e nella festa popolare, musiche, balli, cestini di
vimini paracadutati, colmi di ciliegie (le cérises di Belleville furono da
subito l’emblema popolare della Commune). Il punto di svolta è inserito nella
“favola” da un violento e ingiustificato episodio repressivo in cui un mezzo
della polizia schiaccia decine di manifestanti pacifici, così da scatenare una
vendetta che tiene insieme le fucilazioni del 1871 e le violenze macroniane
contro i dimostranti e i beurs della banlieue.
LO SPETTACOLO
È proprio questa “gran finale” fantascientifico a ispirare la trasformazione,
per opera di Nicola Grillenzoni, di questa “favola” in uno spettacolo popolare
(volutamente “per bambini”) della durata di poco più di un’ora realizzato dallo
stesso autore come One Man Show, con un prologo riassuntivo della storia della
Commune (origini, manifesti programmatici e leggi, vicende militari e
repressione versagliese), un breve riassunto degli antefatti cospirativi e la
messa in scena, con sollecitata partecipazione del pubblico, di alcuni passaggi
della storia. La costruzione e demolizione delle barricate con blocchetti di
plastica, la verniciatura della Colonna con pistole a spruzzo di colori
lavabili, il lancio finale del razzo. I bambini si divertono un sacco a
costruire barricate e spruzzare colori impasticciandosi, gli adulti riflettono
sull’assalto al cielo e le miserie odierne. La miscela di soluzioni da teatro
epico e improvvisazioni con coinvolgimento del pubblico funziona sul piano sia
didattico che visuale e performativo. È agevolmente smontabile e rimontabile
adattandolo ogni volta a realtà diverse, insomma è un buon utensile
politico-narrativo.
Lo spettacolo ha girato in Francia, Svizzera, Lussemburgo, Belgio e varie sedi
italiane, in un circuito di centri sociali, circoli di sinistra, sedi
anarchiche, università e scuole, luoghi della Commune. Io l’ho visto nel
giardino della Villetta di Garbatella a fine maggio. Le rappresentazioni
riprenderanno a settembre.
Nel dopoguerra si cantava orgogliosamente «Non siamo più la Comune di Parigi»,
schiacciata nel sangue dai borghesi perché troppo poco organizzata, priva di un
partito terzinternazionalista. Ahinoi, le cose non sono andate meglio, alla
lunga, neppure con quelle integrazioni e oggi resta valido solo il primo verso:
che non siamo più comunardi. Che uno spettacolo ci ricordi che invece potremmo
ridiventarlo, allora non è affatto male.
Immagine di copertina di Efrem Efre via pexels
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