In Bangladesh riesplode la rivolta della Generazione Z. Assaltate le sedi dei quotidianiMigliaia di persone sono scese in piazza in Bangladesh, dopo l’annuncio
della morte di Sharif Osman Hadi, trentaduenne leader giovanile della cosiddetta
“Generazione Z“, ferito gravemente in un attentato a Dhaka e deceduto giovedì in
un ospedale di Singapore, dove era stato trasferito per le cure. La notizia
della sua morte ha riacceso le proteste e ha scatenato la violenza nella
capitale e in altre città, con centinaia di manifestanti che hanno preso
d’assalto le sedi dei principali quotidiani del Paese, Prothom Alo e The Daily
Star, considerate espressione di interessi politici contrari alla causa
rivendicata dai dimostranti. La polizia e le truppe paramilitari sono
intervenute per cercare di ristabilire l’ordine.
La morte di Hadi, noto come il “combattente di luglio”, ha agito da detonatore
in un contesto politico già instabile. Hadi non era un attivista qualunque:
portavoce della piattaforma Inquilab Moncho, o Piattaforma per la Rivoluzione,
una realtà politica e culturale emersa dal movimento studentesco che l’anno
scorso aveva contribuito alla caduta dell’ex primo ministro Sheikh Hasina, era
divenuto la figura di riferimento per la mobilitazione giovanile e la richiesta
di riforme democratiche. Il 4 agosto 2024, una violenta repressione lasciò circa
100 morti e scatenò una ondata di rabbia che costrinse Hasina a dimettersi e
fuggire dal Paese il 5 agosto, ponendo fine alla sua lunga permanenza al potere
e segnando una svolta nella politica del Bangladesh. Sotto l’Anti-Terrorism Act,
la Commissione elettorale ha sospeso la registrazione del suo partito, la Awami
League, impedendogli di partecipare alle elezioni del 2026.
Il 12 dicembre, il giorno dopo l’annuncio del calendario delle elezioni
nazionali che si terranno il 12 febbraio, Hadi è stato ferito con un colpo di
pistola alla testa sulla Box Culvert Road a Purana Paltan, a Dhaka. Gli
investigatori hanno identificato come autore dell’omicidio un membro
della Chhatra League, Lega studentesca del Bangladesh Awami League, cioè
l’organizzazione giovanile e universitaria del partito ora fuorilegge. Secondo
alcune fonti, il sospettato sarebbe fuggito in India. Molti dei manifestanti
interpretano l’uccisione di Hadi come un atto deliberato per fermare il suo
crescente sostegno popolare, e la sua figura è stata rapidamente trasformata in
un simbolo di resistenza. La mobilitazione, iniziata come espressione di lutto e
richiesta di giustizia, si è rapidamente radicalizzata nella notte, assumendo
caratteristiche di una vera e propria rivolta urbana con slogan, blocchi
stradali e attacchi vandalici.
A Dhaka e in città come Chittagong, gruppi di dimostranti hanno assaltato non
solo le maggiori testate giornalistiche, ma anche uffici politici e istituzioni
collegate all’ex regime. Le sedi degli influenti quotidiani Prothom Alo e Daily
Star, storicamente centrali nell’informazione nazionale, sono finite nel mirino
perché accusate dai manifestanti di essere vicini all’India – che ha offerto
ospitalità all’ex premier Hasina – e ostili alla causa della rivoluzione
studentesca. Le redazioni sono state vandalizzate e date alle fiamme, con i
giornalisti chiusi nelle redazioni, costretti a chiedere aiuto mentre il fumo
avvolgeva gli edifici.
Il primo ministro ad interim, il Premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, ha
condannato le rivolte e sta cercando di contenere l’escalation. In un discorso
alla nazione, il premier ha definito la morte di Hadi come «una perdita
irreparabile per la nazione», ha dichiarato una giornata nazionale di lutto e ha
invitato la popolazione a resistere alla violenza di massa attribuendo gli atti
più estremi a «pochi elementi marginali» che cercano di sabotare il processo
democratico. L’esecutivo ha promesso un’indagine trasparente sull’omicidio e ha
fatto appello alla calma, mentre accusa forze esterne e interne di tentare di
sfruttare il momento di debolezza per destabilizzare ulteriormente il Paese alla
vigilia delle elezioni.
Intanto, la salma di Hadi è tornata in Bangladesh per i funerali che si terranno
sabato pomeriggio. Il clima resta teso: nelle strade si alternano cortei
pacifici e scontri con la polizia, mentre la retorica anti-India fra i
manifestanti rischia di complicare i già fragili rapporti diplomatici nella
regione. Con le elezioni di febbraio all’orizzonte, il Bangladesh si trova a un
bivio: la capacità delle autorità di mediare e garantire un clima di
partecipazione pacifica potrebbe definire non solo l’esito elettorale, ma la
direzione futura di una nazione dove il desiderio di cambiamento democratico
convive con il rischio di nuovi cicli di violenza.
L'Indipendente