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A Bologna sta per aprire una “Casa della pace”
Riceviamo e pubblichiamo dalla Agenzia DIRE di Bologna A Bologna sta per aprire una “Casa della pace”, un luogo fisico dove parlare (appunto) di pace e organizzare iniziative. L’8 giugno sulla Basilica dei Santi Bartolomeo e Gaetano di Strada Maggiore, proprio sotto le Due torri, sarà svelata l’intestazione che dà avvio al progetto: un logo stilizzato della Basilica con la scritta “Casa della pace”. Incontro, dialogo e nonviolenza le sue ‘caratteristiche’. Non a caso questa è la location del ciclo di incontri lanciato nelle scorse settimane “per non rassegnarsi alla guerra e fare comunità”: una rassegna diffusa fino ad ottobre da promossa dal Portico della pace, Agesci (Associazione guide e scout cattolici italiani), Antoniano, associazione Papa Giovanni XXIII, Centro missionario diocesano, Cnesc, Operazione Colomba e Percorsi di pace con l’ultima ‘tappa’ appunto nella nascente “Casa della pace”. Ma intanto ci si mette avanti: già pronto il sito, con il countdown che segna quanto manca alla data di ‘apertura’ e già pronta la prima iniziativa, sempre l’8 giugno un incontro per presentare la Nota pastorale della Cei “Educare ad una pace disarmata e disarmante” con don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio pastorale della Cei e l’introduzione del parroco, monsignor Stefano Ottani. Poi la presentazione del manifesto “Bologna città della nonviolenza e pace attiva” proposto da “Onde di coscienza”, un gruppo di obiettori di coscienza che hanno svolto l’anno di volontariato sociale tra la fine degli anni ’80 a tutti gli anni ’90 alla Caritas di Bologna e che si sono riuniti a distanza di anni per parlare di pace (la loro prima iniziativa, un videomessaggio di appoggio alla prima Flottila). Ma sono coinvolti anche Portico della Pace, Pax Christi e Percorsi di pace. E’ “un’esperienza bellissima”, racconta Ottani parlando alla ‘Dire’. La Casa della pace sogna in grande, come dice Ottani, parte del progetto è l’idea di fare di Bologna la “capitale italiana della pace”. Intanto, nasce uno spazio fisico per riunirsi, incontrarsi, “per promuoversi vicendevolmente. “In questi mesi mi sono reso conto che a Bologna ci sono tantissime realtà che promuovono l’impegno per la pace, al punto da chiedermi se aggiungerne un ulteriore progetto, aiutasse o meno” ma proprio la ricchezza di proposte e l’entusiasmo che sostiene il progetto per la “Casa della pace” fanno ritenere a monsignor Ottani che non potrà che derivarne del bene. “Una Casa per incontrarsi e non per sovrapporsi, per creare e non per avere delle esclusive: è davvero un progetto molto interessante” in cui lo stesso concetto di ‘casa’ deve avere un peso specifico. “Non è una associazione con un presidente, non è un movimento con leader, ma deve essere un luogo in cui ci si sente a casa, in cui ognuno è accolto ed è anche responsabile delle proprie idee e iniziative. Io penso in questo senso- continua Ottani- ad una collaborazione ampia, con taglio ecclesiale, vorrei dire evangelico, ma senza alcuna preclusione per ideologie differenti e religioni diverse perchè la pace si fa incontrandosi e dialogando. Anche per questo parliamo di ‘apertura’ della Casa e speriamo che resti aperta”. Redazione Italia
May 22, 2026
Pressenza