Giovanni Dozzini / Quando il libro è un documento
Come afferma l’autore nella bibliografia essenziale a fine libro, «Maiorca è un
testo letterario: un testo dalla difficile collocazione, in cui si intrecciano
ricostruzione storica, vicende personali e riflessioni sul senso della scrittura
e sulla sua valenza politica. Non è un romanzo, naturalmente, ma non è un
saggio». È un “libro documento”, aggiungerei io, uno dei tanti che, per fortuna,
indagano sulle guerre e sui soprusi del ventennio fascista, testimonianze che
tengono viva la memoria che in parecchi, oggi, vorrebbe che svanisse. Tutto è
politica, dalle scelte apparentemente insignificanti, come la scelta del
supermercato in cui andiamo a fare la spesa, fino alle scelte esistenziali.
Preferenze individuali a volte minime, ma che determinano, nell’insieme, la
direzione che prenderà la società.
Tornare a Barcellona per Dozzini, dove ha vissuto nei primi anni Duemila durante
l’Erasmus, è sempre una festa: i ricordi si intrecciano con l’attualità e un
giorno decide di indagare sulle enormi responsabilità dell’Italia fascista
durante il colpo di stato di Franco. Nell’agosto del 1936 l’aviazione italiana
sceglie come base Maiorca per bombardare Barcellona e fiaccare la resistenza dei
Repubblicani. Attraverso i ritratti delle camicie nere partiti come volontari
per combattere durante la rivoluzione franchista, uomini violenti che sfogano i
loro istinti bestiali sulla popolazione inerme, contro i “rossi”, senza un
minimo di pietà per rivendicare un potere che volevano illimitato, delinea la
situazione dell’epoca. E l’aviazione fa la sua comparsa nelle guerre in maniera
massiccia: senza dover dislocare truppe e armi nei territori nemici porta morte
e distruzione con le bombe, un anticipo di quello che accadrà nell’imminente
Seconda guerra mondiale.
Nel 2024 lo scrittore gira per Barcellona e Maiorca con i ricordi della sua
permanenza, descrivendo le nuove strutture architettoniche e con un occhio
rivolto agli anni della guerra civile, un conflitto che, come sempre, viene
usato dalle potenze per mantenere uno status quo che reitera le loro nefandezze.
E i civili rimangono, come sempre, effetti collaterali sacrificabili e
insignificanti. Come a Gaza e in qualsiasi altra parte del mondo.
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