PALESTINA: KHAN AL AHMAR, IL VILLAGGIO BEDUINO NEL MIRINO DELL’ESPANSIONE COLONIALE ISRAELIANA
Israele continua a bombardare Gaza e ad intensificare le operazioni militari in
Cisgiordania. Nelle ultime ore un attacco aereo ha colpito la tendopoli di Al
Mawasi, nel sud della Striscia, provocando almeno una dozzina di feriti, alcuni
in gravi condizioni. Nella Cisgiordania Occupata, invece, raid dell’esercito
israeliano a Nablus, mentre proseguono le violenze dei coloni contro la
popolazione palestinese: ieri sera una donna è rimasta ferita con diverse
fratture dopo un’aggressione.
In questo quadro il governo Netanyahu ha approvato nuove confische di terre
palestinesi con il pretesto di “ricerche archeologiche”. Nel mirino soprattutto
l’area che collega Gerusalemme a Gerico, a forte presenza beduina, dove il
ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha rilanciato il piano di espansione
coloniale nell’area E1, ordinando lo sgombero immediato di diversi villaggi
palestinesi.
Tra questi c’è Khan Al Ahmar, comunità beduina simbolo della resistenza
palestinese in Cisgiordania Occupata. Qui sorge la “Scuola di gomme”, costruita
nel 2009 con 2200 pneumatici riciclati anche grazie al supporto dell’ong Vento
di Terra. La struttura, realizzata senza fondamenta per aggirare i divieti
edilizi imposti da Israele nell’Area C, garantisce istruzione a circa 180
bambini e bambine dei villaggi beduini della zona.
“Fin dalla sua costruzione la scuola è stata sotto minaccia di demolizione”
racconta Barbara Archetti, vicepresidente dell’ong “è diventata un simbolo della
resistenza palestinese e della difesa dei diritti delle comunità beduine. Khan
Al Ahmar si trova esattamente nel corridoio E1 e la sua presenza ostacola il
progetto israeliano di collegare tra loro le colonie attorno a Gerusalemme,
separando definitivamente il nord e il sud della Cisgiordania”.
In queste ore cresce anche la paura di un nuovo sgombero, mentre le violenze nei
confronti della comunità beduina non si fermano:
“I villaggi sono circondati dalle colonie e vivono senza servizi essenziali,
sotto la costante minaccia di sgomberi e violenze. I coloni incendiano baracche,
uccidono animali, aggrediscono le persone. E l’esercito interviene per
proteggerli” sottolinea ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Barbara Archetti,
vicepresidente dell’ong Vento di Terra. Ascolta o scarica.