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Socialismo o barbarie
Il capitalismo predone e colonialista di Donald Trump è solo il punto di arrivo del fallimento sociale e morale del capitalismo e della democrazia liberali. Il nuovo rapporto dell’organizzazione internazionale Oxfam ci presenta un livello di diseguaglianza e sproporzione nella… Redazione Italia
Socialismo o barbarie
Guerra e capitalismo vanno d’accordo. Solo il Socialismo ci può salvare. Il nuovo libro di Giorgio Cremaschi ci indica una prospettiva credibile. Questo saggio, Solo il socialismo ci può salvare (edito da Mimesis), è il prezioso dono che ho ricevuto dal grande compagno di lotte Giorgio Cremaschi. Perché dico “grande”? Perché lui è sempre presente nelle piazze contro lo strapotere sionista e fascista, sempre in difesa di tutti coloro che vengono censurati e a cui viene messo il bavaglio dai poteri forti semplicemente perché parlano di pace, disarmo, diritti. E perché lui è sempre presente con me e con Fabrizio, condividendo presentazioni e webinar che somigliano ormai più a forum sociali, a quei social forum che un tempo animavano la speranza di un altro mondo possibile, contro il capitalismo e contro quel liberalfascismo imperante che oggi vuole imporre con ogni mezzo le sue regole di violenza, armi, guerre, cattivismo diffuso e odio crescente e dilagante. Quando penso all’enormità del potere economico concentrato nelle mani di pochi, mi tornano alla mente i numeri folli che scorrono nelle cronache: mille miliardi di dollari che azionisti di colossi globali continuano a riversare nelle casse di figure come Elon Musk, una cifra che per noi è quasi inconcepibile e che equivale a ciò che faticano a mettere insieme tre o quattro miliardi di persone tra le più povere del pianeta. Un solo capitalista che vale quanto metà dell’umanità più fragile. Nella storia umana ci sono state ingiustizie enormi, certo, forse ai tempi dei faraoni, ma l’abisso contemporaneo è unico, senza precedenti. L’orrore del capitalismo di oggi è l’orrore dell’ingiustizia strutturale, l’orrore della guerra e dell’economia di guerra, del riarmo e della prepotenza con cui si spendono soldi per uccidere invece che per costruire case, scuole, ospedali, tutele ambientali. È l’orrore del genocidio che una “democrazia occidentale” come Israele continua a compiere, mentre altre democrazie occidentali, sempre più degenerate, si illudono di difendere la propria potenza mentre in realtà affondano in un declino morale e civile evidente. Il capitalismo ci sta precipitando nella barbarie. E mentre ci trascina verso il basso, aumenta di continuo l’asticella dell’orrore, cercando di renderci assuefatti, di farci accettare evidenze sempre più mostruose come se fossero inevitabili. Ma non si può più accettare. Serve un’alternativa, e l’alternativa è il socialismo. Quel socialismo che significa dire no alla guerra e alle armi, pretendere un controllo pubblico dell’economia, combattere le disuguaglianze e redistribuire la ricchezza. Significa rifiutare il colonialismo, il razzismo, il sessismo, il patriarcato. Significa cambiare radicalmente il nostro rapporto con la natura, smetterla di distruggere l’ambiente e immaginare finalmente un mondo che viva in armonia con ciò che lo sostiene. Questo è il socialismo: la sola alternativa possibile. Rosa Luxemburg, dal carcere tedesco in cui era rinchiusa perché contro la guerra, scriveva “socialismo o barbarie”. E quella frase è oggi più vera che mai. È un monito che attraversa il tempo, lo stesso monito che risuona nella voce di Vittorio Arrigoni, il grande attivista assassinato a Gaza nel 2011, quando ci chiedeva di “restare umani”. È la stessa richiesta, lo stesso imperativo morale: scegliere un mondo umano contro la barbarie del profitto e della guerra. Oggi il capitalismo neoliberale si radicalizza a destra, spinge verso il riarmo, verso conflitti sempre più frequenti, verso la distruzione ambientale. Eppure, per quanto tenti di cancellare le testimonianze della storia, non può nascondere la verità: liberali e fascisti si contendono rabbiosamente il governo di un sistema occidentale in profonda crisi, un sistema che, come scrive Cremaschi in uno dei suoi libri più lucidi, non è più neppure un capitalismo democratico ma un vero e proprio “liberalfascismo”, un ibrido di potere economico e autoritarismo politico, una degenerazione che svuota la democrazia e trasforma l’Occidente in un regime economico-militare senza più scrupoli. In questo contesto, il mondo vive un’apocalisse climatica che sconvolge gli equilibri della natura. L’escalation nucleare torna a essere una minaccia concreta. Lo sterminio del popolo palestinese diventa parte di un’oscena normalità politica in cui i governi osservano senza muovere un dito. È l’immagine stessa della crisi globale: guerre che si espandono, risorse che si esauriscono, la natura che si ribella, l’umanità che viene sacrificata sull’altare del profitto. Tutto questo è la conseguenza diretta della restaurazione capitalista iniziata più di cinquant’anni fa, e simbolicamente esplosa con l’assassinio di Salvador Allende in Cile: un punto di rottura da cui il neoliberismo ha iniziato la sua lunga avanzata distruttiva. Ed è proprio dentro questa crisi che rinasce la necessità del socialismo, non come nostalgia, ma come unica via percorribile. Solo rovesciando il sistema capitalistico e neoliberista, solo riprendendo il percorso mondiale delle idee e degli ideali socialisti, l’umanità e il pianeta possono salvarsi dalla catastrofe climatica e dall’ecatombe nucleare. Solo il socialismo ci può salvare. E lo può fare proprio perché è un progetto collettivo, umano, concreto, radicato nella dignità e nella solidarietà. Cremaschi lo afferma sempre: senza un’alternativa di sistema, tutto il resto sono illusioni. Per questo la sua figura è così centrale, così eroica nel panorama attuale. Cremaschi non è un teorico isolato: è un sindacalista che ha lottato per decenni dentro i luoghi di lavoro, è un attivista che non rinuncia mai alla piazza, è una voce che non teme di esporsi quando la retorica dominante prova a schiacciare chiunque dissenta. È un uomo che denuncia la guerra, l’ipocrisia dell’Occidente, il genocidio in Palestina, la ferocia del neoliberismo, e lo fa senza abbassare la voce, senza cercare compromessi. È scomodo, radicale, necessario. Questo libro — e questo suo impegno — non sono un esercizio intellettuale, ma un appello urgente. Chi lo legge sente che non si tratta di teoria: è una chiamata al coraggio, alla lucidità, alla consapevolezza che il mondo va cambiato davvero, adesso. O barbarie o socialismo. Non c’è più alternativa.   Laura Tussi
Attualità del Socialismo e i rompicapi della transizione
Da pochi giorni è arrivato nelle librerie il nuovo lavoro editoriale di Giorgio Cremaschi, “Solo il Socialismo ci può salvare” – Mimesis Edizoni che segue il testo, uscito circa due anni fa, “Liberal/Fascismo” sempre per i tipi di Mimesis. Si conferma, dunque, una attitudine di riflessione e di approfondimento su […] L'articolo Attualità del Socialismo e i rompicapi della transizione su Contropiano.
Gaza: stiamo assistendo in diretta allo sterminio di un popolo e chi non prende posizione è complice
Bisogna insorgere contro i crimini che si compiono a Gaza. Cremaschi: «Stiamo assistendo in diretta allo sterminio di un popolo e chi non prende posizione è complice e chi sta con Israele è un criminale». Sindacalista storico, Giorgio Cremaschi si è sempre schierato in difesa degli ultimi della Terra, e dalla parte dei deboli massacrati crudelmente lo è a maggior ragione in questo caso, cioè nell’attuale congiuntura del popolo Palestinese, che sta subendo un genocidio per conto del governo Israeliano, consumato con i bombardamenti che sono ripresi senza pietà anche quando l’obiettivo era in situazioni evidenti di non belligeranza. Missili e bombe – spesso fabbricati in Italia e in particolare in Sardegna – sono stati scagliati senza pietà anche se da un punto di vista strategico erano azioni crudeli quanto inutili. Leggiamo una dichiarazione che ci ha rilasciato Giorgio Cremaschi sempre schierato in difesa degli ultimi della terra e in questo caso e nell’attuale congiuntura del popolo Palestinese che sta subendo un genocidio per conto del governo Israeliano e dell’esercito di occupazione israeliano. I nostri sostenitori impavidi coloro che lottano per ripudiare questo genocidio terrificante in atto sono molti studenti delle Università italiane. Come gli studenti di Torino e dell’Università La Sapienza di Roma che si oppongono anche alle università spesso al soldo delle industrie che fabbricano armi per Israele. Così afferma Giorgio Cremaschi. Bravissime bravissimi le ragazze, i ragazzi antifascisti di Torino che hanno contestato i sionisti all’università e alla fiera del libro. A loro va tutta la mia solidarietà. Contro di loro si è scatenata una vandea di giornalisti politici e personaggi televisivi che stanno in realtà semplicemente con Israele. Contestare Israele è giusto e è il minimo contestare la cantante israeliana all’Eurovision e la squadra israeliana e il giro d’Italia o nelle partite di calcio. E’ davvero il minimo di fronte alla infamia e alla vergogna contro l’umanità che Israele sta commettendo sapendo per ora di essere impunita. Cosa stanno facendo i cecchini dell’esercito di occupazione israeliano? Quali sono i crimini aberranti che stanno perpetrando ai danni del popolo di Gaza? Ho sentito in un convegno di medici qui a Brescia che i cecchini israeliani sparano alla testa e al petto dei bambini. È il loro divertimento. Oppure uccidono tutto il personale sanitario dopo magari aver bombardato l’ospedale. Tanto è vero che i sanitari, infermieri e medici, si tolgono i camici appena escono dai bunker, dove provano a curare le persone. Perché sanno che il cecchino israeliano prende di mira chi ha il camice. Lo stesso fanno i cecchini israeliani con qualsiasi giornalista rappresentante della Stampa perché non vuole testimoni e quindi ne ammazza i giornalisti più che in tutto il resto del mondo. Questa è una occupazione criminale che si perpetua dal 1945. Cosa possiamo fare noi pacifisti occidentali per opporci a questa barbarie assassina? Dal 1945 a oggi tolgono l’acqua e tolgono il cibo e tolgono le medicine. Vogliono sterminare 2 milioni di persone e lo possono fare per la complicità occidentale, per la complicità di quelli che scrivono a favore di Israele. Gli studenti hanno contestato all’università. Sì, oggi bisogna insorgere contro i crimini. Stiamo assistendo in diretta allo sterminio di un popolo e chi non prende posizione è complice e chi sta con Israele è un criminale. Oggi chi sostiene Israele sostiene un regime criminale ed è criminale anch’esso. Viva la contestazione a Israele !   Laura Tussi