Socialismo o barbarieGuerra e capitalismo vanno d’accordo. Solo il Socialismo ci può salvare. Il
nuovo libro di Giorgio Cremaschi ci indica una prospettiva credibile. Questo
saggio, Solo il socialismo ci può salvare (edito da Mimesis), è il prezioso dono
che ho ricevuto dal grande compagno di lotte Giorgio Cremaschi. Perché dico
“grande”? Perché lui è sempre presente nelle piazze contro lo strapotere
sionista e fascista, sempre in difesa di tutti coloro che vengono censurati e a
cui viene messo il bavaglio dai poteri forti semplicemente perché parlano di
pace, disarmo, diritti.
E perché lui è sempre presente con me e con Fabrizio, condividendo presentazioni
e webinar che somigliano ormai più a forum sociali, a quei social forum che un
tempo animavano la speranza di un altro mondo possibile, contro il capitalismo e
contro quel liberalfascismo imperante che oggi vuole imporre con ogni mezzo le
sue regole di violenza, armi, guerre, cattivismo diffuso e odio crescente e
dilagante.
Quando penso all’enormità del potere economico concentrato nelle mani di pochi,
mi tornano alla mente i numeri folli che scorrono nelle cronache: mille miliardi
di dollari che azionisti di colossi globali continuano a riversare nelle casse
di figure come Elon Musk, una cifra che per noi è quasi inconcepibile e che
equivale a ciò che faticano a mettere insieme tre o quattro miliardi di persone
tra le più povere del pianeta. Un solo capitalista che vale quanto metà
dell’umanità più fragile.
Nella storia umana ci sono state ingiustizie enormi, certo, forse ai tempi dei
faraoni, ma l’abisso contemporaneo è unico, senza precedenti. L’orrore del
capitalismo di oggi è l’orrore dell’ingiustizia strutturale, l’orrore della
guerra e dell’economia di guerra, del riarmo e della prepotenza con cui si
spendono soldi per uccidere invece che per costruire case, scuole, ospedali,
tutele ambientali. È l’orrore del genocidio che una “democrazia occidentale”
come Israele continua a compiere, mentre altre democrazie occidentali, sempre
più degenerate, si illudono di difendere la propria potenza mentre in realtà
affondano in un declino morale e civile evidente. Il capitalismo ci sta
precipitando nella barbarie.
E mentre ci trascina verso il basso, aumenta di continuo l’asticella
dell’orrore, cercando di renderci assuefatti, di farci accettare evidenze sempre
più mostruose come se fossero inevitabili. Ma non si può più accettare. Serve
un’alternativa, e l’alternativa è il socialismo. Quel socialismo che significa
dire no alla guerra e alle armi, pretendere un controllo pubblico dell’economia,
combattere le disuguaglianze e redistribuire la ricchezza. Significa rifiutare
il colonialismo, il razzismo, il sessismo, il patriarcato. Significa cambiare
radicalmente il nostro rapporto con la natura, smetterla di distruggere
l’ambiente e immaginare finalmente un mondo che viva in armonia con ciò che lo
sostiene. Questo è il socialismo: la sola alternativa possibile.
Rosa Luxemburg, dal carcere tedesco in cui era rinchiusa perché contro la
guerra, scriveva “socialismo o barbarie”. E quella frase è oggi più vera che
mai. È un monito che attraversa il tempo, lo stesso monito che risuona nella
voce di Vittorio Arrigoni, il grande attivista assassinato a Gaza nel 2011,
quando ci chiedeva di “restare umani”. È la stessa richiesta, lo stesso
imperativo morale: scegliere un mondo umano contro la barbarie del profitto e
della guerra.
Oggi il capitalismo neoliberale si radicalizza a destra, spinge verso il riarmo,
verso conflitti sempre più frequenti, verso la distruzione ambientale. Eppure,
per quanto tenti di cancellare le testimonianze della storia, non può nascondere
la verità: liberali e fascisti si contendono rabbiosamente il governo di un
sistema occidentale in profonda crisi, un sistema che, come scrive Cremaschi in
uno dei suoi libri più lucidi, non è più neppure un capitalismo democratico ma
un vero e proprio “liberalfascismo”, un ibrido di potere economico e
autoritarismo politico, una degenerazione che svuota la democrazia e trasforma
l’Occidente in un regime economico-militare senza più scrupoli.
In questo contesto, il mondo vive un’apocalisse climatica che sconvolge gli
equilibri della natura. L’escalation nucleare torna a essere una minaccia
concreta. Lo sterminio del popolo palestinese diventa parte di un’oscena
normalità politica in cui i governi osservano senza muovere un dito. È
l’immagine stessa della crisi globale: guerre che si espandono, risorse che si
esauriscono, la natura che si ribella, l’umanità che viene sacrificata
sull’altare del profitto. Tutto questo è la conseguenza diretta della
restaurazione capitalista iniziata più di cinquant’anni fa, e simbolicamente
esplosa con l’assassinio di Salvador Allende in Cile: un punto di rottura da cui
il neoliberismo ha iniziato la sua lunga avanzata distruttiva.
Ed è proprio dentro questa crisi che rinasce la necessità del socialismo, non
come nostalgia, ma come unica via percorribile. Solo rovesciando il sistema
capitalistico e neoliberista, solo riprendendo il percorso mondiale delle idee e
degli ideali socialisti, l’umanità e il pianeta possono salvarsi dalla
catastrofe climatica e dall’ecatombe nucleare. Solo il socialismo ci può
salvare. E lo può fare proprio perché è un progetto collettivo, umano, concreto,
radicato nella dignità e nella solidarietà. Cremaschi lo afferma sempre: senza
un’alternativa di sistema, tutto il resto sono illusioni.
Per questo la sua figura è così centrale, così eroica nel panorama attuale.
Cremaschi non è un teorico isolato: è un sindacalista che ha lottato per decenni
dentro i luoghi di lavoro, è un attivista che non rinuncia mai alla piazza, è
una voce che non teme di esporsi quando la retorica dominante prova a
schiacciare chiunque dissenta. È un uomo che denuncia la guerra, l’ipocrisia
dell’Occidente, il genocidio in Palestina, la ferocia del neoliberismo, e lo fa
senza abbassare la voce, senza cercare compromessi. È scomodo, radicale,
necessario.
Questo libro — e questo suo impegno — non sono un esercizio intellettuale, ma un
appello urgente. Chi lo legge sente che non si tratta di teoria: è una chiamata
al coraggio, alla lucidità, alla consapevolezza che il mondo va cambiato
davvero, adesso. O barbarie o socialismo. Non c’è più alternativa.
Laura Tussi