Praticare la disobbedienza evangelica
L’Evangelo della strada contro le ragioni del potere e della gerarchia.
Solidarietà delle Comunità Cristiane di Base italiane a don Massimo Biancalani e
alla comunità di accoglienza di Vicofaro e Ramini dopo la decisione del Vaticano
e l’attacco politico.
La storia di Vicofaro (Pistoia) negli ultimi dieci anni ha rappresentato una
delle esperienze più luminose e scomode della Chiesa italiana contemporanea: di
fronte alla progressiva distruzione del sistema pubblico di accoglienza,
all’inaspri-mento delle norme sull’immigrazione e all’abbandono di centinaia
migranti per strada, don Massimo Biancalani ha scelto di applicare senza
mediazioni la parola dell’Evangelo: «Ero straniero e mi avete accolto» (Matteo
25,35).
La parrocchia di Santa Maria Maggiore a Vicofaro ha spalancato la chiesa, la
canonica e i locali parrocchiali per trasformarli in una casa comune.
Un’esperienza di accoglienza radicale che ha ridato dignità a centinaia di
ragazzi invisibili, ma che ha simultaneamente scatenato un feroce assedio
mediatico, politico e istituzionale, culminato con lo sgombero della struttura
da parte delle forze dell’ordine e nella decisione definitiva del Dicastero per
il Clero della Santa Sede di respingere il ricorso canonico di don Massimo,
confermando la sua rimozione dalle parrocchie di Vicofaro e Ramini.
Dopo anni in cui l’accoglienza di don Massimo a Vicofaro è stata criminalizzata
come degrado dalla propaganda xenofoba, le recenti esultanze di esponenti della
maggioranza di governo per la decisione del Vaticano mostrano la miseria morale
di certa “cattiva politica” che costruisce consenso sulla discriminazione, dove
festeggiare la punizione del sacerdote significa applaudire all’abbandono dei
poveri e alla sconfitta della Costituzione e dei diritti umani.
Da parte sua la gerarchia – dall’ex vescovo diocesano Tardelli al nuovo vescovo
Mascagna sino alla Curia romana – ha scelto di dare ascolto alla logica del
sospetto, al malcontento dei «parrocchiani tranquilli» preoccupati dal «calo dei
sacramenti» e dalla presenza di giovani stranieri.
Mentre a parole si invoca la «Chiesa sinodale», la «Chiesa in uscita» e
l’attenzione alle «periferie umane», nei fatti ancora una volta la gerarchia
censura e rimuove chi quelle periferie le ha portate nel cuore stesso della
comunità ecclesiale: quando la carità diventa profezia che disturba il potere
costituito, il diritto canonico viene trasformato in uno strumento di
normalizzazione e di disciplina.
Quando la Parola di Dio viene calata nella vita degli ultimi, il luogo sacro
cambia natura: a Vicofaro la liturgia si è fatta condivisione del pane e del
giaciglio con i migranti. Quando una comunità locale non si limita ad obbedire
alle direttive episcopali, ma decide autonomamente di farsi casa delle ultime e
degli ultimi, la gerarchia vede questa autonomia come una minaccia da reprimere.
L’istituzione ecclesiastica punisce don Massimo perché ha preferito stare con
gli ultimi rispetto alla sacralità burocratica dei paramenti; ha scelto di
“allargare” i registri parrocchiali e mettere i beni ecclesiastici al servizio
di chi ne ha davvero bisogno, mentre il problema “casa e abitare” esplode per
inadempienze del potere politico. Vicofaro mette a nudo lo storico compromesso
tra il potere ecclesiastico e il potere politico: di fronte a leggi disumane e
xenofobe, don
Massimo ha praticato la disobbedienza evangelica, ricordandoci che la fedeltà al
Vangelo richiede spesso di “andare contro” il Codice di Diritto Canonico e i
decreti di governo.
Come Comunità Cristiane di Base Italiane abbracciamo don Massimo, le volontarie
e i volontari e la comunità dei migranti di Vicofaro e di Ramini, riconoscendo
in loro la parte migliore della chiesa e della società civile, capace di
resistere all’odio istituzionalizzato e alla solitudine del rifiuto.
Nessun atto amministrativo della Curia o blitz di polizia potrà cancellare la
verità storica e teologica di ciò che è stato realizzato: l’esperienza di
Vicofaro vive nella coscienza di chi vi ha partecipato e continua ovunque ci si
opponga all’oppressione dei migranti.
Rivolgiamo un appello a tutta la rete del laicato critico, ai movimenti di base,
al mondo dell’associazionismo e alla società civile affinché non si consumi
nell’indifferenza l’ennesimo atto di normalizzazione clericale e politica.
Invitiamo tutte le comunità e i gruppi di base a moltiplicare i luoghi di
accoglienza e di resistenza, continuando a denunciare l’alleanza tra la “cattiva
politica” e silenzi ecclesiastici.
Le Comunità Cristiane di Base italiane – 22 agosto.
La Bottega del Barbieri