Séverine Vidal / Chiamala col suo nome
La tematica più delicata e difficile da trattare nella narrativa per bambini è
la morte. Se ci fate caso in effetti le pubblicazioni sull’argomento latitano e
quelle rarissime esistenti devono sottostare a regole ferree da seguire in
maniera così rigida che molto spesso si perde il senso durante la lettura, quasi
si annulla, vanificando così il lavoro dell’autore. E dunque se esiste, qual è
il modo corretto di scriverne? Séverine Vidal, autrice di Il libro che inizia
dalla fine, ha forse trovato una chiave d’interpretazione corretta per
affrontare l’argomento con tatto e umanità senza però sminuirlo. Il bambino è un
essere profondamente intelligente e perspicace, siamo noi adulti che
sottovalutiamo la loro capacità di comprensione.
In un carosello di scenari differenti ma assolutamente plausibili e senza
raccontare un lutto preciso, ci si concentra sul presente, sul quotidiano e su
tutti i dubbi e le domande che possono sorgere nei più piccoli. Il bambino
racconta cosa vede e prova quando pensa alla morte, inizialmente senza
pronunciarla, prendendo le misure dal concetto disturbante di assenza, fino ad
arrivare al punto di riuscire a nominarla, a gridare forte il suo nome come in
un ringhio rabbioso: morte. Una volta consapevole della sua esistenza nella
vita, inizia un percorso di realizzazione. In un certo senso è come se
rendendosi conto che è inevitabile, perdesse di colpo il suo potere.
In fondo l’aspetto della morte che ci terrorizza maggiormente è che si porti via
con sé i ricordi, che di tutto ciò di bello che abbiamo vissuto fino a quel
momento non resti più nulla. E quindi quale migliore soluzione se non crearne di
nuovi, semplicemente vivendo? Questo è il suggerimento dell’autrice, che con i
suoi laboratori di scrittura nelle scuole, nelle case di riposo e per i migranti
ha di certo sviluppato una particolare sensibilità ed empatia, senza contare che
l’albo getta le basi per un confronto, uno spunto per dialogare con i più
piccoli.
Non sfuggirà ad occhi più attenti ed esperti quel senso di déjà vu che le
illustrazioni, intense e dal tratto spigoloso su sfondo rigorosamente nero,
offrono, e questo perché Louis Thomas, illustratore di questo albo, lavora anche
per gli studi Pixar, Universal, illumination, Carton Network e Netflix tra gli
altri. La paura di dimenticare il proprio cane, il suo odore, le mani del nonno
dalla pelle così sottile o il sapore della sua torta all’arancia sono i motivi
per cui si pensa al futuro e non si resta ancorati al passato rimuginando sulla
morte. Da lì, infatti, occorre trarre forza per accumulare sempre più momenti
felici per un futuro ricco di ricordi bellissimi. «Per tutti, la loro morte è un
turbine di domande. E se ascoltassimo i bambini dare le loro risposte?»
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