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Terra e cielo devastati. E noi in mezzo
Il clima è praticamente scomparso dalle agende dei governi, dei media, delle istituzioni internazionali e in gran parte anche delle nostre comunità di lotta. Lo hanno soffocato le guerre in corso che, insieme alla produzione di armi – che ormai, con l’uso doppio (il dual use), coinvolge l’intero sistema produttivo del pianeta – sono il fattore che contribuisce di più ad alimentare la catastrofe climatica che stiamo vivendo. La guerra è devastazione della Terra, del cielo e di chi ci vive sopra e sotto. Guerra e salvaguardia del clima sono incompatibili. Scegliere – sostenere in qualsiasi forma – la prima significa condannare l’altra. E viceversa. Per questo l’alternativa alla guerra non è la pace, l’assenza di guerre, ma la lotta per la salvaguardia del pianeta. D’altronde il clima, anche se ne rappresenta il fattore più urgente, non è che una metafora di un processo più generale di degrado che accomuna in un unico destino le condizioni materiali del nostro pianeta e la convivenza tra gli umani messa in forse dalle diseguaglianze e dalla violenza diffusa che la stanno minando alla radice. Era – e rimane – questo il messaggio fondamentale dell’enciclica Laudato sì di papa Francesco, che Leone XIV non ha saputo o voluto approfondire o sviluppare nell’enciclica Magnifica Humanitas: la consonanza tra il “grido della Terra” offesa dalle forme assunte dallo sviluppo economico e tecnologico del nostro tempo e la crescente insostenibilità delle condizioni degli umili, degli sfruttati e degli oppressi. Una consonanza che sgorga dall’interdipendenza, diretta o indiretta, tra tutto ciò che è vita e tra gli esseri umani e la Terra, “il creato”. In essa Francesco aveva individuato la regola di una reciprocità – ripagare la Terra per ciò che essa ci dona perché anche tutti gli esseri che la abitano possano vivere meglio tra di loro – che dovrebbe presiedere tanto ai rapporti tra le comunità umane quanto a quelli che ciascuno intrattiene con il “proprio” territorio: il contesto fisico di una comunità aperta, effettiva o potenziale, entro cui realizzarsi. Troppo poco si è fatto finora per tradurre in misure pratiche quelle regole dettate dall’interdipendenza di tutte le forme di vita; regole che definiscono una “visione” del mondo e del suo divenire che potrebbero costituire l’orizzonte entro cui cercare la ricomposizione – la convergenza? – dell’agire di tutti o di gran parte di coloro che lavorano al superamento dello stato di cose presente. Viviamo un’epoca di cambiamenti rapidi e sempre meno controllati e controllabili. La crisi climatica e ambientale di cui in tanti ci stiamo dimenticando, insieme alle ripercussioni di guerre vicine e lontane, moltiplicheranno purtroppo le emergenze a cui si dovrà fare fronte: con salvataggi, sgomberi, ospitalità, ricostruzioni, opere e attività di prevenzione. Sono circostanze che sollecitano al massimo la solidarietà, il mutuo appoggio, la costituzione di embrioni di comunità (che rischiano però la dissoluzione quando l’emergenza si attenua), ma anche la tendenza a delegare quei compiti ai governi nazionali o locali o ad altre istituzioni che tendono a emarginare la partecipazione come un’indebita interferenza. Prepararsi per tempo ad affrontare le emergenze, climatiche o di altro genere, e offrire una prospettiva per consolidare le relazioni che si creano in esse, può fare la differenza. Anche per questo è così importante affrontare in modo radicale la “normalità” di tutti i giorni. Abbiamo bisogno di un orientamento generale comune che ci guidi in ogni singola scelta: sia nella molteplicità dei comportamenti quotidiani che in tutte le iniziative di ordine sociale o politico che intraprendiamo per cercare di trasformare in meglio la realtà in cui siamo immersi. Di ognuna di quelle scelte – soprattutto quando sono in gioco questioni al centro delle politiche sociali, come lavoro, salute, istruzione, servizi, consumi, mobilità, cultura e simili – dovremmo sempre chiederci: ci avvicina o ci allontana dalla salvaguardia del pianeta? E di quanto in più o in meno delle altre alternative che sono alla nostra portata? E’ un esercizio che bisognerebbe imparare a svolgere quasi quotidianamente: ovviamente, tanto meglio quanto più attraverso un confronto o una discussione collettiva con chi condivide gli stessi obiettivi di fondo, ma anche, e forse soprattutto, con chi ne contesta rilevanza o urgenza, ma è comunque disponibile a un confronto. Instaura con chi ci sta vicino un rapporto di reciprocità che può essere il primo passo nella costruzione di una vera comunità: la cosa di cui abbiamo massimamente bisogno tutti. Non è cosa facile, sopraffatti come siamo dalle incombenze della vita quotidiana, dagli attacchi alle condizioni di vita, dalle urgenze imposte dal proliferare di guerre, violenza, razzismo, ipocrisia e cinismo. Lo sforzo per sviscerare sia il danno ambientale comportato da ognuna delle nostre scelte, attività o abitudini che le possibilità effettive di evitarlo che abbiamo a disposizione è ancora maggiore quando sono in campo questioni vitali come la difesa dei posti di lavoro in settori – e sono tantissimi – che producono danni ai lavoratori coinvolti, al territorio e alle comunità che ne subiscono gli impatti diretti, ma anche alla generalità dei consumatori, degli utenti o dei destinatari di ciò che si produce. Un dilemma che diventa evidente nel caso della produzione di armi che, come si è detto, non risparmia quasi più alcun settore industriale. E’ evidente che non si può rivendicare la chiusura di certe produzioni senza che i lavoratori interessati ne siano coinvolti mettendo in campo proposte alternative di produzione, o di impiego, o di supporto del reddito; anche quando – ed è il caso più frequente nelle vertenze di questo tipo – la possibilità di tenere in vita le produzioni in questione è scarsa o nulla. Ma la soluzione di queste vertenze è troppo spesso delegata a finte trattative tra governo e parti sociali (leggi padroni e sindacati) che hanno il solo scopo di perdere tempo per allentare la tensione sociale. Le maestranze della ex Gkn di Firenze, in lotta da cinque anni contro lo smantellamento del loro stabilimento hanno tenuto in vita per così tanto tempo le loro iniziative non solo grazie al coinvolgimento di tante comunità e alla costruzione di nuove e sempre più ampie reti di solidarietà, ma soprattutto – e le cose sono legate – grazie alla messa a punto di un progetto di conversione della loro fabbrica a produzioni alternative ecocompatibili e di socializzazione della sua gestione. Come nella lotta trentennale delle genti della Val di Susa il processo e le sue realizzazioni sono già un grande risultato e un insegnamento per tutti.       Guido Viale
June 18, 2026
Pressenza
Varese dice NO alla “Piazza della Pace” realizzata con contributi di Leonardo SpA
Le associazioni e i gruppi firmatari riuniti nella “Tenda per la Palestina e contro le armi” hanno consegnato al Sindaco e alla Giunta Comunale di Varese una lettera aperta per chiedere di non attuare quanto deliberato in data 23 dicembre 2025 in riferimento alla sottoscrizione del protocollo d’Intesa con la Fondazione Leonardo, per la riqualificazione del sito dell’ex Aermacchi in via Sanvito Silvestro a Varese, e dichiarano: > Come associazioni e gruppi della società civile varesina respingiamo in > maniera categorica la possibilità di partecipare alla costruzione di una > “Piazza della Pace” progettata e finanziata con il contributo di una fabbrica > di armi. > > Ci opponiamo recisamente alla logica  aberrante secondo cui se vuoi la pace > devi preparare la guerra. > > È una visione che non possiamo in nessun modo tollerare e soprattutto non > intendiamo tramandare ai nostri figli: la Pace si costruisce con la Pace , la > verità e la giustizia. > > Finché a Varese continueremo a vedere la produzione di armi passata e presente > come una cosa di cui sentirci orgogliosi non riusciremo a vedere nel nostro > futuro un’ opportunità di pace e di vita degna, per noi e per tutti. > > Per spiegare meglio la proposta di pace vera (cioè  radicalmente alternativa > alla collaborazione con aziende armiere) cui vorremmo contribuire, abbiamo > voluto accompagnare la nostra lettera con l’omaggio del bel lungo “Lettere dei > bambini ai fabbricanti di armi ” che ebbe l’ appoggio di Papa Francesco. > > La lettera, già firmata da una rosa di sottoscrittori, è aperta a chiunque > desideri aderirvi. > > Noi promotori  chiediamo  all’amministrazione comunale di darci un riscontro > pubblico in tempi rapidi , con  la garanzia di non sottoscrivere qualsiasi  > accordo  con aziende armiere, quale premessa indispensabile per poter valutare > le proposte concrete che vorremmo offrire come alternativa  al progetto in > questione. La comunicazione è stata inoltrata attraverso l’account di posta del Comitato Varesino per la Palestina a nome di tutte le associazioni firmatarie della lettera allegata, riunite nella “Tenda per la Palestina e contro le armi”: * Abbasso la guerra OdV * Caritas della Zona Pastorale di Varese * Comitato Varesino per la Palestina – ETS – ODV * Sanità di Frontiera * Collettivo da Varese a Gaza * nAzione Umana * Donne in Nero * FLC CGIL sezione provinciale di Varese * Emergency – Gruppo Varese * Partito della Rifondazione Comunista, federazione di Varese * Comitato Antifascista Busto Arsizio * Rete Antifascista Varesina * Associazione Un’Altra Storia * Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – Sezione di Induno Olona (Elenco in aggiornamento ) TESTO DELLA LETTERA: All’attenzione del Sindaco e della Giunta del Comune di Varese Oggetto: Delibera comunale 23.12.2025 di approvazione del protocollo d’intesa tra Amministrazione comunale e Fondazione Leonardo per la valorizzazione dell’area ex Aermacchi di via S. Sanvito a Varese. Le Associazioni ed i gruppi pacifisti e antimilitaristi della provincia di Varese riportati in calce, riuniti nel gruppo “Tenda per la Palestina e contro le armi”, esprimono il proprio dissenso alla stipula di un protocollo d’intesa tra l’Amministrazione comunale di Varese e la Fondazione Leonardo (di seguito Fondazione). Tra gli scopi dichiarati nell’intesa, uno riguarda la valorizzazione storica della memoria tecnologica e industriale dell’ex impianto di produzione della Aermacchi di via S. Sanvito a Varese. La Fondazione (dal 2024 ETS) nasce nel 2018 come strumento culturale e di “public engagement” (coinvolgimento del pubblico) di Leonardo SpA, che la finanzia interamente con ingenti somme. Essa ha tra i propri scopi la valorizzazione del patrimonio industriale attraverso la cura di archivi storici e musei d’impresa, nonché la promozione di relazioni con il mondo dell’istruzione e della ricerca. Svolge attività di divulgazione in tema di tecnologia, IA, robotica, spazio, cybersecurity, sicurezza, tutti ambiti dual use con potenziale militare diretto. La contrarietà degli scriventi al protocollo di intesa deriva dallo stretto collegamento della Fondazione con Leonardo Spa oggi tra i più grandi gruppi industriali di produzione bellica a livello mondiale nei settori dell’aeronautica, dell’elettronica militare, dei sistemi missilistici, dell’artiglieria e della sicurezza. Negli ultimi anni questa azienda ha enormemente incrementato la produzione militare fino a superare quella di tipo civile, ed ha aumentato di molto le commesse, gli introiti e i dividendi per gli azionisti; la previsione, a causa del riarmo mondiale ed europeo in particolare, è di una ulteriore forte espansione. Il timore delle scriventi Associazioni è che l’intesa sulla valorizzazione della ex area Aermacchi di Varese sia finalizzata alla mitizzazione del ruolo di Aermacchi nella storia dell’aeronautica militare e allo scopo di fornire una legittimazione sociale della tecnologia, indipendentemente dal suo utilizzo. Il rischio è di indurre una confusione tra divulgazione storica, scientifica e tecnica “neutrale” da una parte, con dall’altra una comunicazione strategicamente indirizzata ad una “normalizzazione culturale” del settore militare, della produzione di armi e delle guerre. La narrativa proposta è che la produzione bellica porti occupazione qualificata e sviluppo del territorio, che sia di supporto della pace (ethical washing) e alla necessità di difenderla. In realtà, come dimostrato da studi anche recenti, i vantaggi occupazionali degli investimenti in armi sono proporzionalmente molto limitati, soprattutto se paragonati ad altri ambiti (sanità, scuola, amministrazione pubblica, ecc). Le guerre attuali, oltre che colpire principalmente i civili, stanno facendo a pezzi il diritto e le istituzioni internazionali preposte ad impedire la guerra costruite a costo del sacrificio di milioni di persone. Produrre sistemi d’arma, perseguendo il principio che “Se vuoi la pace, prepara la guerra” non serve alla difesa, ma prepara altre guerre, per le quali le armi sono premessa e strumenti indispensabili. Non possiamo accettare questo principio, poiché sappiamo dalla storia che esso porterà a disastri immani. La pace ottenuta con la guerra non è pace: è guerra. Noi sosteniamo invece il contrario, ovvero che servirebbe riconvertire al civile le nostre potenzialità produttive. Purtroppo, l’evoluzione delle guerre attuali, nonché il sistema di alleanze in cui siamo inseriti, fanno diventare obiettivi militari strategici le basi militari e le industrie belliche sui nostri territori, specie per la presenza di armi atomiche illegali, sia a terra nel nord Italia sia nei nostri mari e cieli. Non possiamo dimenticare che già la città di Varese ha pagato un alto contributo di vite umane nei bombardamenti alleati sulla fabbrica Aermacchi nel 1944. A quelle vittime andrebbe dedicata l’area ex Aermacchi, in una prospettiva storica rispettosa della verità e dei lutti della città, e preventiva di nuove e molto più grandi possibili catastrofi. In questa prospettiva riteniamo inopportuna l’esposizione come simbolo del velivolo MB-326 in quest’ area, perché non richiama alla pace, ma solo alla guerra. Desta particolare preoccupazione l’intento dichiarato di coinvolgere le scuole nelle iniziative di “valorizzazione” dell’ex area Aermacchi, in cui si intravede un inaccettabile rischio di militarizzazione, che trova e troverà sempre completa opposizione da parte nostra. Il volo di per sé è qualcosa di affascinante per tutti e in particolare per i giovani; sfruttare questa naturale fascinazione per presentare solo la “bellezza” delle vittorie italiane, ed in particolare di Aermacchi, nelle competizioni sportive o nei conflitti, senza un approccio critico che mostri anche il “lato oscuro” dei prodotti militari, significherebbe collaborare ad una operazione di deterioramento dei principi etici e del comportamento delle nuove generazioni. Un esempio positivo di valorizzazione è rappresentato dal Comune di Torino che nel 1983 affidò al SERMIG (Servizio Missionario Giovani) la trasformazione dell’ex arsenale militare, antica fabbrica di armi che aveva occupato anche 5000 operai, in un “arsenale di pace”. Su questa strada ci incoraggiano le parole di Papa Leone XIV, che, raccogliendo l’appello dei suoi predecessori “mai più la guerra”, ci ammonisce a “non chiamare difesa quello che in realtà è riarmo” e nella sua prima Enciclica Magnifica Humanitas ci chiede di contrastare il processo di normalizzazione della guerra, così come di “vigilare sullo sviluppo delle innovazioni e delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non si deresponsabilizzino le scelte umane”. Il prospettato accordo, a parere delle scriventi Associazioni, è anche in forte contraddizione con le posizioni e iniziative recentemente assunte dalla Giunta Comunale sul tema della Pace: il Consiglio comunale nel 2025 ha votato e approvato a maggioranza due mozioni, una per il riconoscimento dello Stato di Palestina ed una contro il riarmo; inoltre ha garantito ospitalità e appoggio continuativo a diverse iniziative del Terzo Settore per la Pace, compresa questa nostra “Tenda per la Palestina e contro le armi”; ha concesso il patrocinio al corteo di aprile contro l’economia di guerra e la militarizzazione; ha riconosciuto pubblicamente, a mezzo stampa, il contributo della Società civile varesina nel conseguimento di risultati su importanti questioni. Per le ragioni sopra esposte le Associazioni e gruppi sottoscriventi chiedono ufficialmente al Sindaco e alla Giunta di non dar corso alla stipula dell’intesa con la Fondazione Leonardo, prendendo invece in considerazione altre forme di valorizzazione dell’ex fabbrica Aermacchi per farne un luogo della memoria di un passato che vorremmo non si ripetesse mai più, e per la costruzione della pace. Per questo è necessario approfondire l’analisi storica ed evidenziare le conseguenze devastanti della produzione bellica, quale ad esempio l’utilizzo dei velivoli nei conflitti e i danni alla popolazione civile. Chiediamo che in quell’area un tempo dedicata a produrre armi, le associazioni che operano contro la guerra, per la smilitarizzazione, per il disarmo, la pace, la solidarietà, possano affrontare altri temi legati alla pace, quali la storia dell’obiezione di coscienza e della nascita del servizio civile come strategia di risposta non armata per la risoluzione dei conflitti. Secondo noi occorre invece che la riqualificazione orienti l’ area nel senso diametralmente opposto a quello della fabbrica di armi che fu, escludendo totalmente aziende armiere dal finanziamento e dal progetto. Questo permetterebbe alla città di vivere una necessaria catarsi del suo passato negativo, aprendosi ad una visione del proprio futuro che la mantenga vicino agli oppressi e non dalla parte degli oppressori. Redazione Varese
June 9, 2026
Pressenza
L’appello del Papa per una finanza al servizio dell’economia reale e del lavoro
Il Gruppo Banca Etica accoglie con profonda condivisione e speranza la prima Enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, pubblicata ieri dalla Santa Sede. Il documento, dedicato alla custodia della persona nell’era dell’intelligenza artificiale, traccia una linea di demarcazione etica fondamentale che interroga direttamente i mercati finanziari, l’industria tecnologica e i produttori di armamenti. Il Gruppo Banca Etica ritrova nelle parole del Pontefice una spinta a favore di un’economia che metta il profitto al servizio della dignità umana e non viceversa, contrastando le derive di un’IA privatizzata, deregolamentata e asservita alle sole logiche speculative o belliche. DALLA “FINANZA PER LA FINANZA” ALLA “FINANZA PER LO SVILUPPO” Il cuore economico dell’enciclica (paragrafi 157-164) rappresenta, per il Gruppo Banca Etica, la conferma della necessità di un cambio sistemico non più rimandabile. Il testo pontificio sferza duramente la fiducia cieca nella “mano invisibile del mercato”, l’illusione del PIL come unico indicatore di benessere e la deriva della “finanza per la finanza”, opposta a una finanza per l’economia reale e il lavoro. «Il capitolo dell’Enciclica dedicato all’economia tocca una ferita aperta della nostra contemporaneità” commenta il presidente di Banca Etica, Aldo Soldi – Il Papa denuncia come la rendita da capitale stia soffocando il reddito da lavoro, spesso confinato ai margini. Leone XIV rilancia la funzione sociale del credito: il risparmio deve trasformarsi in credito per l’economia reale, per creare lavoro dignitoso e per accompagnare le transizioni. È esattamente la nostra missione: fare in modo che la ricerca della giustizia non sia solamente qualcosa che interviene ‘dopo’ la produzione di ricchezza fine a se stessa, attraverso la redistribuzione, ma impregni le decisioni economiche fin dall’inizio, dalla scelta di quali imprese e progetti finanziare». I rischi del “Credit Scoring” automatizzato: Al paragrafo 164, il Papa chiede “trasparenza e responsabilità” quando dati e algoritmi incidono sull’erogazione del credito, affinché la persona non sia mai ridotta a un semplice profilo numerico. «L’avvertimento del Pontefice sull’uso dei dati nella finanza è cruciale – commenta Aldo Soldi – L’intelligenza artificiale applicata al credit scoring rischia di creare discriminazioni invisibili e strutturali, escludendo a priori i più vulnerabili o chi parte da situazioni di svantaggio. Noi ribadiamo che la tecnologia deve rimanere uno strumento sussidiario: la valutazione del credito deve conservare una profonda dimensione umana, l’ascolto delle storie personali e del valore sociale dei progetti. Solo così l’innovazione tecnologica sarà un motore di civiltà. Sosteniamo l’appello del Pontefice per una regolamentazione globale che sottragga l’IA ai monopoli della Silicon Valley e dei mercati speculativi. Da oltre 25 anni dimostriamo che la finanza può e deve fondarsi sulla trasparenza, sulla valutazione degli impatti sociali e ambientali e sul contatto umano, elementi che nessun codice di calcolo potrà mai rimpiazzare», . IL NO AI KILLER ROBOTS E ALLE ARMI AUTONOME Il passaggio più drammatico e urgente dell’enciclica tocca l’automazione dei conflitti. Leone XIV definisce “inammissibile” affidare decisioni di vita o di morte a droni e armamenti guidati dall’IA e supera definitivamente la dottrina della “guerra giusta” nell’era tecnologica. Si tratta di un richiamo che valida e rafforza l’impegno storico del Gruppo Banca Etica che con Etica Sgr, la società di gestione del risparmio del Gruppo, è attivamente schierato nella campagna internazionale Stop Killer Robots contro i sistemi d’arma autonomi. Si tratta di una scelta in linea con il posizionamento di Etica Sgr su questi temi: attraverso rigorosi criteri di selezione dei titoli e un’intensa attività di dialogo con le imprese in cui investe, Etica Sgr esclude da sempre categoricamente qualsiasi forma di investimento in società collegate alla produzione di armi «La richiesta del Papa di disarmare l’IA è un imperativo morale che i mercati non possono ignorare. I sistemi d’arma autonomi privano l’essere umano della responsabilità etica della scelta – conclude Aldo Soldi – Attraverso la nostra finanza etica, continueremo a fare pressione sulle aziende globali del tech e dell’aerospazio affinché firmino impegni formali a fermare lo sviluppo di tecnologie di offesa autonoma. Le risorse finanziarie mondiali devono finanziare la transizione ecologica e l’inclusione, non la robotizzazione della guerra». SFRUTTAMENTO E AMBIENTE: LA FILIERA NASCOSTA DELL’IA Il Gruppo esprime infine forte apprezzamento per l’analisi ecologica e sociale compiuta dal Papa, che ha acceso i riflettori sui costi umani e ambientali nascosti della transizione digitale: dallo sfruttamento dei lavoratori della IA nei paesi in via di sviluppo, all’estrazione mineraria devastante per le terre rare, fino all’enorme impronta energetica dei data center. Il Gruppo Banca Etica rinnova l’impegno a promuovere un’innovazione tecnologica che sia inclusiva, ecologicamente sostenibile e rispettosa dei diritti dei lavoratori, raccogliendo la sfida lanciata oggi da Magnifica Humanitas e auspicando che questo appello del Papa così necessario trovi un profondo ascolto nelle opinioni pubbliche e nelle istituzioni. Banca Popolare Etica
May 26, 2026
Pressenza
La meravigliosa “Magnifica humanitas” di Leone XIV
Vatican News ne ha così annunciato la presentazione: > Magnifica humanitas. Questo il titolo della prima lettera enciclica di Leone > XIV “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza > artificiale”. > Il documento sarà pubblicato il prossimo 25 maggio e reca la firma del > Pontefice in data del 15 maggio, nel 135° anniversario della promulgazione > della enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII. > La presentazione di Magnifica humanitas avrà luogo il giorno stesso della > pubblicazione, il 25 maggio, alle ore 11.30, presso l’Aula del Sinodo, alla > presenza dello stesso Leone XIV. > > I relatori saranno i cardinali Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero > per la Dottrina della Fede, e Michael Czerny S.J., prefetto del Dicastero per > il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. > > Poi la professoressa Anna Rowlands, teologa e docente presso la Durham > University nel Regno Unito; Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic (USA) > e responsabile della ricerca sull’interpretabilità dell’Intelligenza > artificiale; la professoressa Leocadie Lushombo i.t., docente di teologia > politica e pensiero sociale cattolico presso la Jesuit School of Theology / > Santa Clara University, in California. > > La conclusione sarà affidata al cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin. > > Seguiranno l’intervento e la benedizione di Papa Leone.   COMMENTO DI ALFONSO NAVARRA: 1. Un titolo che ci interpella: Magnifica humanitas Che gioia leggere questo titolo. “La grandezza dell’umano” è parola che cura, dopo anni in cui l’umano è stato calpestato a Gaza, in Ucraina, nel Mediterraneo, nei luoghi di lavoro precario. Papa Leone XIV parte dall’alto: non dall’emergenza, ma dalla vocazione. Ci ricorda che ogni persona porta in sé una dignità che nessuna guerra, nessuna crisi climatica, nessun mercato può cancellare. Per noi nonviolenti è musica: Capitini diceva che “la realtà di tutti è la mia realtà”. Carlo Cassola invitava a preparare la pace attraverso primi gesti coraggiosi di disarmo. Magnifica humanitas sembra dire la stessa cosa con linguaggio evangelico. LINGUAGGIO e gesti disarmati e disarmanti per la pace! 2. Le anticipazioni: pace, clima, lavoro e obiezione algoretica come unico cammino Gli uffici vaticani anticipano che l’enciclica terrà insieme pace, custodia del creato, dignità del lavoro e difesa dell’umano dall’intelligenza artificiale. È esattamente la nonviolenza integrale che pratichiamo da anni: clima-pace-lavoro, e ora anche algoretica. Se davvero Leone XIV indicherà che non c’è ecologia senza disarmo, non c’è lavoro degno nell’economia di guerra, e che ogni sviluppo tecnico deve realizzarsi in condizioni ordinate al bene integrale della persona, avremo un alleato potente. L’obiezione algoretica — il diritto a dire “no” quando l’algoritmo decide sulla vita, sul lavoro, sulla guerra — diventa così nuova frontiera della nonviolenza. Come l’obiezione di coscienza rifiuta il fucile, l’obiezione algoretica rifiuta la delega cieca alla macchina. Aspettiamo con fiducia il passaggio sulla conversione: dalle armi al pane, dalle basi militari alle comunità energetiche, dagli algoritmi di guerra agli algoritmi di cura. Sarebbe il modo più concreto per magnificare l’umano oggi. 3. L’attesa sull’obiezione di coscienza Le prime note stampa parlano di “responsabilità personale davanti alla violenza”. È linguaggio vicino all’obiezione di coscienza. Noi che lavoriamo all’Albo delle Obiettrici e degli Obiettori alla Guerra ci auguriamo che Magnifica humanitas riconosca questa scelta come via profetica per i laici e per i credenti. Sarebbe un segno forte se un Papa all’inizio del nuovo corso digitale indicasse la nonviolenza attiva — di coscienza e algoretica — non come eccezione eroica, ma come spiritualità ordinaria del tempo presente. 4. Le donne e la pace: l’umano è plurale Humanitas non è neutra. È maschile e femminile, è del Nord e del Sud del mondo. Virginia Woolf ci ha insegnato che le donne, escluse per secoli dal potere, hanno uno sguardo diverso sulla guerra. Siamo certi che Leone XIV, nel magnificare l’umano, saprà dare parola a questa differenza. L’obiezione femminile alla guerra è parte della magnifica humanitas che la Chiesa può aiutare a far fiorire. 5. Dal 25 maggio in poi: camminare insieme Noi Disarmisti Esigenti leggeremo l’enciclica il giorno stesso, con la matita in mano e il cuore aperto. Se, come speriamo, Magnifica humanitas sarà bussola per disarmare l’economia, la politica e la tecnica, saremo i primi a portarla nelle piazze, nelle scuole, nei consigli comunali. Perché la nonviolenza non fa sconti alla verità, ma sa anche riconoscere quando una parola autorevole sposta la storia. E se questa enciclica aiuterà una sola fabbrica d’armi a diventare laboratorio di pale eoliche, o un solo algoritmo di sorveglianza a diventare strumento di cura, avrà già magnificato l’umano. Alfonso Navarra
May 19, 2026
Pressenza