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Alpi Apuane condannate dalla  sentenza contro Ultima Generazione
Sono sconvolto, perché il 15 ottobre, presso il Tribunale di Massa, si è consumata una sentenza che rischia di segnare un precedente pericoloso e ingiusto nella tutela ambientale delle Alpi Apuane. Quattro attivisti di Ultima Generazione — Beatrice, Giulio, Guido e Michele — sono stati condannati per aver bloccato il traffico dei camion diretti alle cave di marmo di Carrara, un gesto di protesta che ha avuto come obiettivo la difesa di un territorio martoriato da decenni di estrattivismo selvaggio. Il giudice ha inflitto pene da 6 a 9 mesi di reclusione, con sospensione della pena solo per due degli imputati. Le accuse sono pesanti: interruzione di pubblico servizio e blocco con oggetti, con pene che possono arrivare fino a 12 anni di reclusione. Una risposta giudiziaria assurda che punisce chi alza la voce contro lo sfruttamento ambientale e condanna le Alpi Apuane. Questa sentenza appare come un segnale inquietante: si condannano i cittadini che cercano di difendere un bene comune, mentre chi ha contribuito allo scempio delle Alpi Apuane resta impunito. Le Alpi Apuane rappresentano uno dei territori più colpiti dalle politiche di estrattivismo in Italia. Queste sfruttamento del territorio, volto al profitto di pochi, ha devastato un ecosistema fragile e prezioso, compromettendo la sicurezza e la qualità della vita delle comunità locali. Secondo stime di associazioni ambientaliste come Legambiente Carrara, “Apuane Libere” e il CAI Toscana, ogni anno vengono estratte circa 4 milioni di tonnellate di marmo, con un impatto catastrofico: negli ultimi vent’anni, l’attività estrattiva ha superato quella dei due millenni precedenti. Le conseguenze sono state drammatiche. Il territorio di Carrara è stato devastato da quattro alluvioni negli ultimi vent’anni, con un bilancio tragico di vite umane perse e feriti. Nel 2014, è stata accertata la responsabilità diretta dei detriti e dei massi abbandonati ai lati delle cave, che, trascinati dalle piogge, hanno causato l’esondazione del torrente Carrione. Nonostante queste evidenze, le responsabilità degli imprenditori delle cave sono rimaste senza conseguenze, mentre chi ha cercato di fermare questo scempio viene condannato. La condanna degli attivisti di Ultima Generazione è un duro colpo per chi lotta per la salvaguardia dell’ambiente e per la giustizia climatica. È fondamentale che la sentenza venga impugnata in appello, affinché si riconosca il valore civile e morale di chi si oppone a politiche distruttive. Difendere le Alpi Apuane non è solo una battaglia ambientalista, ma un atto di responsabilità verso le future generazioni, verso la sicurezza del territorio e la tutela della vita umana. La sentenza di primo grado che condanna queste persone per il blocco stradale in via delle Cave rappresenta un’ingiustizia senza precedenti. Bisogna sostenere chi, con coraggio e determinazione, si oppone allo sfruttamento irresponsabile delle Alpi Apuane e chiedere che la giustizia riconosca il valore di queste azioni di difesa ambientale. Solo così potremo sperare di invertire la rotta e garantire un futuro sicuro per questo territorio unico e prezioso. Ray Man
October 18, 2026
Pressenza
Attivisti assolti per la macchina di Warhol, ma condannati per l’Arco della Pace
Nel pomeriggio di ieri, 19 maggio, il Tribunale di Milano ha emesso le sentenze su due azioni di disobbedienza civile di Ultima Generazione. Il risultato è chiaro: in questo paese si condanna chi chiede pace, non chi la guerra la finanza. Per l’imbrattamento con farina della BMW di Andy Warhol il giudice ha disposto il proscioglimento per tenuità del fatto (il PM aveva chiesto l’assoluzione piena). Maria Letizia, 60 anni, professoressa di scienze dei materiali e imputata nel processo per l’azione all’auto di Andy Warhol: “Come aderente alle campagna di disobbedienza civile di Ultima Generazione, oggi sono davanti al Tribunale di Milano dove oggi sono state emesse due sentenze, una di assoluzione per tenuità del fatto e una di condanna per la colorazione con del colore ad acqua dell’Arco della Pace. Una condanna per un imbrattamento di un monumento che avrebbe comunque dovuto essere restaurato perché l’inquinamento corrode quella pietra, la rende porosa e fragile, come rende porosi e fragili i nostri polmoni. Continuiamo a chiedere a questo governo di proteggerci perché noi cittadini siamo indifesi di fronte all’aumento dei prezzi del cibo che avviene a causa dello stravolgimento del clima e del fatto che siamo dipendenti energeticamente mentre dovremmo essere sovrani; ci hanno promesso sovranità alimentare, sovranità energetica e il nostro governo continua a correre dietro al dittatore di turno che ci vende gas al momento e ci strozza alla prima occasione. Il sole, il vento sono la nostra energia e invece le hanno penalizzate, lo sviluppo delle rinnovabili è stato penalizzato. Svegliamoci, questo è il nostro futuro per me le mie figlie, per tutte e tutti noi”. Per l’azione all’Arco della Pace del 15 novembre 2023, quando venne lanciato del colorante idrosolubile sul monumento, sei persone sono state condannate in primo grado a quattro mesi di reclusione e 1.000 euro di multa ciascuna. Il giudice ha accolto la richiesta di danni patrimoniali da 97.000 euro del Ministero della Cultura, costituitosi parte civile; i danni non patrimoniali saranno quantificati in sede civile. Chiaramente, faremo appello. PERCHÈ L’ARCO DELLA PACE? Sei persone, a viso scoperto, senza scappare, senza nascondersi, si sono prese la responsabilità di un gesto nonviolento. Hanno scelto l’Arco della Pace, un simbolo, per urlare quello che i governi si ostinano a tacere: l’Italia è complice del genocidio in Palestina. Era passato un mese dall’inizio del massacro. L’arco è ancora lì. La vernice è stata lavata da tempo. Ma il sangue delle vittime innocenti non si lava. Non è la nostra vernice a imbrattare indelebilmente l’Arco della Pace: sono le bombe pagate con i soldi pubblici, sono i contratti d’armi firmati in silenzio, è la complicità di chi governa e tace. Quelle stesse élite che finanziano le guerre sono le stesse che bloccano la transizione energetica, che proteggono i fossili, che ci rendono dipendenti dal gas di chi ci ricatta. Guerra e crisi climatica non sono emergenze separate: sono due facce dello stesso sistema di potere. Pensare che nel 2026 siano le persone che chiedono pace e giustizia ad essere condannate e non chi produce, vende ed usa missili è una follia. ALTRI PROCESSI IN CORSO * 26 maggio, ore 9.00 – Tribunale di Roma: prima udienza dibattimentale per lancio della zuppa sulla teca del quadro di Van Gogh del 4 novembre 2022 * 27 maggio, ore 9.30 – Tribunale di Roma: udienza per opposizione al decreto penale di condanna per violazione di foglio di via durante il blocco al Colosseo del 20 aprile 2023 Aggiornamenti in tempo reale saranno disponibili nel sito web e sui canali social * https://ultima-generazione.com * Facebook @ultimagenerazione.A22 – Instagram @ultima.generazione – Twitter @UltimaGenerazi1 * Telegram @ultimagenerazione Ultima Generazione
May 19, 2026
Pressenza