La crociata dei coraggiosi (da tastiera)
Non sono un cittadino di nessun posto, non ho bisogno di documenti e non ho mai
provato un senso di patriottismo per alcun Paese, ma sono un patriota
dell’umanità nel suo complesso. Io sono un cittadino del mondo. (Charlie
Chaplin)
Mentre il sangue non era ancora asciutto sul selciato di Modena, Matteo Salvini
— ministro delle Infrastrutture, nonché autoproclamato guardiano della purezza
nazionale — era già al suo posto di combattimento: lo smartphone.
Con la tempestività di un pompiere che appiccica il fuoco, il nostro eroe padano
ha trasformato sette persone ferite in munizioni elettorali, lanciandosi nella
sua prediletta crociata contro i “figli di” — quella categoria pericolosissima
di italiani che hanno il torto imperdonabile di avere genitori nati altrove.
Al suo fianco, immancabile come un’ombra in divisa, il generale Vannacci — già
vice segretario leghista, studioso di battaglie combattute rigorosamente dietro
una scrivania — pronto a ergere barricate verbali contro chi non rientra nei
suoi canoni di italianità doc.
Piccolo dettaglio che i nostri paladini sembrano aver smarrito tra un post e
l’altro: El Koudri è stato bloccato da tre persone. Una italiana. Due no —
almeno non di nascita.
Tra questi, Osama Shalaby, 56 anni, trent’anni vissuti in Italia, che non ha
ancora la cittadinanza. Quello che Salvini chiamerebbe “problema”. Quello che
chiunque abbia un briciolo di decenza chiama eroe.
Osama non aveva il passaporto giusto. Aveva però qualcosa che evidentemente
scarseggia nei palazzi della politica: la risolutezza di gettarsi su un’auto
lanciata sulla folla.
Salvini e Vannacci, nel frattempo, avevano le dita sul telefono.
La città di Modena è scesa in piazza contro l’odio. I suoi salvatori avevano
facce, nomi e storie diverse. L’unica cosa che li univa? Essere lì, in carne e
ossa, quando contava davvero — non su X alle 23:47.
Aurelio Angelini