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Lorena Fornasir: “E’ andata in scena la bellezza della sapienza infantile. Non stupore, ma contatto empatico”
Abbiamo intervistato Lorena Fornasir, di Linea d’Ombra, associazione che si occupa da diversi anni di dare prima assistenza ai migranti che arrivano a Trieste dalla rotta balcanica, sulla vicenda riguardante una classe di scuola elementare di Marostica su cui alcuni politici hanno montato un’assurda polemica. Lorena ci racconta quanto ha vissuto con questi bambini. Com’è andato l’incontro tra i bambini e i migranti? Che atmosfera si respirava e come hanno reagito gli uni e gli altri? Il 13 maggio una docente che si accompagnava al Fornello di Bassano del Grappa ha portato due classi quinte dopo averne concordato l’opportunità. Da anni, classi di bambini, adolescenti e adulti ci chiedono di “fare servizio” con noi. A Trieste la piazza non è solo una piazza, ma è un atelier formativo, creativo, generativo di legami di comunità. Il clima era molto sereno, gioioso, pulsante di entusiasmo da parte degli alunni per fare questa esperienza. Assieme a Filippo, uno scout e studente universitario e ad altri adulti, fra cui io stessa, li abbiamo accompagnati lungo il cerchio dei ragazzi migranti in attesa di ricevere il piatto. La gratitudine che brillava nei loro occhi, sia in quelli dei bimbi che in quelli dei migranti stessi, era quasi tattile, vibrava nell’intensità delle emozioni. Il clima era festoso, una sorta di dono reciproco che sorgeva nel rapporto tra una mano che riceve e una manina che porge. E’ andata in scena la bellezza della sapienza infantile. Non stupore, ma contatto empatico. Quando, attratta da questa alchimia di emozioni, ho intervistato due ragazzini, erano entusiasti e desiderosi di esprimere i loro pensieri: “Per aiutare”, “Per dare cibo ai più bisognosi e stargli vicino”, “Pensare che si sono fatti tanti anni per arrivare qua e prendere questo pasto e averglielo dato noi, è proprio una cosa bella! Per noi è poco, ma per loro è tantissimo”. Pensieri puri, privi di rabbia, privi di ideologismo, senza schieramenti, ma solo umanità. Che messaggio possono dare questi bambini alla città di Trieste con la loro esperienza? Il messaggio che questi alunni possono offrire alla città è che un gesto semplice, ricco di umanità, può restituire il senso del proprio valore a chi è sofferente. La povertà, il corpo pieno di dolore, la disumanizzazione del migrante, sono una realtà che ognuno, anche i bambini, possono incrociare. Purtroppo tutto questo viene relegato nel regno della vergogna e quasi automaticamente rimosso dallo sguardo. Gli alunni hanno riportato in scena il valore della vicinanza, della solidarietà, della conoscenza, dell’ascolto. E soprattutto il valore della CURA, dell’avere cura, poiché la Cura è il fondamento della vita. Senza Cura la vita sarebbe una giungla. Purtroppo è in questa giungla, priva di anima, che nascono gli attacchi alla vita e alla sua bellezza, attraverso le interrogazioni parlamentari frutto dell’intolleranza e del razzismo. Davide Bertok
May 19, 2026
Pressenza