Vittorio Giacopini / Dentro le guerre
Ogni altro tempo è pace è l’ultimo romanzo dello scrittore romano Vittorio
Giacopini, edito da Nutrimenti. Credo che il tempo, ma soprattutto il tempismo,
non sia casuale, attorno e all’interno di questo libro che presenta tante
similitudini con la storia che si snoda attorno a noi. Il libro è stato
pubblicato il 6 febbraio, in un momento in cui ci sembrava di esserci lasciati
alle spalle una guerra – il conflitto tra Israele e Palestina – solamente per
ritrovarci dentro un’altra guerra – il conflitto in Iran; esattamente come, nel
romanzo, la violenza – personificata dalla Guerra dei Trent’anni – passa il
testimone a un suo simile – un conflitto di trent’anni più moderno, nel 2032 –
in un battito di ciglia. Per riprendere le parole di Matthaus Merian, da una
lettera all’amico Jacques Callot, nel romanzo, «dovessi dire a cosa mi fa
pensare quest’evo che viviamo […] porterei ad esempio quelle scatole cinesi […].
L’una contiene l’altra e l’altra ne contiene un’altra ancora e questa a sua
volta un’altra e ad libitum, così, all’infinito».
Una moltitudine di personaggi si muove – concitata, spaventata, abituata ormai
al concatenarsi di eventi non del tutto gradevoli e propizi – in due punti nel
tempo, intervallandosi lo spazio nel romanzo. Nel diciassettesimo secolo si
scatena una lunga guerra che interessò l’Europa centrale per la quasi totalità
dei primi decenni del Seicento. In questo periodo buio, che ha inizio con tre
comete che attraversano il cielo nel 1618, Giacopini ci introduce a dei
personaggi opposti tra loro, ma con narrazioni complementari. C’è Iacopo Iacopi,
soldato di ventura, che insegue la guerra “come un amante”, sfruttandola per
vendere armi e munizioni per l’Europa, addentrandosi nel conflitto e trovandosi
dove non avrebbe voluto. Alla sua narrazione, più rocambolesca, si intreccia lo
scambio epistolare di un allievo, Matthaus Merian, con il proprio maestro e
mentore, Jacques Callot, entrambi incisori rispettivamente a Francoforte e
Lorena. L’allievo e il maestro si scrivono per aggiornarsi sull’avanzare del
conflitto e per conoscere il rispettivo stato di salute e di lavoro,
rappresentando un legame affettivo e umano in mezzo a tanta cenere – il più
fertile per parlare universalmente della brutalità della guerra e della distanza
che intercorre tra le persone.
Dalle loro lettere emerge la visione della Storia come una matrioska, una guerra
dentro all’altra, che quindi non scorre in avanti ma è, piuttosto, compresenza
costante di ogni conflitto. Anche il protagonista della “nuova” Guerra dei
Trent’anni la pensa come loro, ovvero che la storia sia compresenza, di vita e
morte, di guerra e pace. Si trova confinato in un “palazzone falansterio” a
Roma, denominato Togliattenstrasse, nel 2032, dopo innumerevoli guerre da cui
sono scaturite pandemie e alluvioni, rendendo il mondo ostile e chiuso. Un
guazzabuglio di personaggi, però, popola la visione di quello che potremmo
denominare lo Iacopo Iacopi del ventunesimo secolo: un uomo che cerca di
cavarsela quando il mondo sembra sull’orlo del baratro.
Giacopini scrive un romanzo che si legge come un messaggio, un’interpretazione
della Storia che si mescola al presente, in modi del tutto imprevedibili.
Qualunque sia il momento in cui leggerete questo libro, troverete dei pezzi del
mondo e del tempo in cui vivete – poiché, riprendendo la citazione di Thomas
Hobbes che apre e chiude il romanzo, «la natura della guerra consiste […] nella
disposizione dichiarata verso questo tipo di situazione, in cui per tutto il
tempo in cui sussiste non vi è assicurazione del contrario. Ogni altro tempo è
pace».
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