Giornata Mondiale del Rifugiato 2026: la situazione del diritto di asilo a Trieste
Il quadro generale: più arrivi, meno tutele
Gianfranco Schiavone, presidente di ICS, ha aperto la conferenza inquadrando la
situazione nel contesto internazionale: «La situazione del diritto di asilo
peggiora di anno in anno, e Trieste, come area conclusiva della rotta balcanica,
ne risente in modo particolare». Nei primi mesi del 2026 si registra un netto
aumento degli arrivi, che tuttavia non corrisponde a un aumento delle presenze
in città: «Aumentano le persone in transito. Questo dato smentisce le
sciocchezze dette dalla politica locale sugli effetti di contenimento ottenuti
dal ripristino dei controlli alla frontiera».
Controlli che Schiavone definisce illegittimi: «La Commissione Europea ha già
richiamato l’Italia su questo. Si tratta di una misura illegittima che ha
dissipato enormi risorse pubbliche ed è al tempo stesso inefficace: le domande
di asilo devono essere registrate, sia che ci siano i controlli alla frontiera
interna, sia che non ci siano».
Di fronte a un flusso gestibile – con una media di 8 persone al giorno che
presentano domanda di asilo a Trieste – la risposta istituzionale appare del
tutto sproporzionata: «Non si giustificano le incredibili code alla Questura, le
persone abbandonate in strada per settimane. Siamo davanti a una mala gestione
del fenomeno che ha assunto rilievi patologici».
Sul fronte normativo, Schiavone segnala un ulteriore elemento di crisi: con
l’entrata in vigore del Patto europeo su migrazione e asilo, il governo italiano
si è fatto trovare impreparato. «La sera del 12 giugno è apparso in Gazzetta
Ufficiale un decreto legge che recepisce in modo raffazzonato solo alcune parti
dei nuovi regolamenti. Ci aspettiamo, a Trieste come altrove, un periodo di
totale confusione». Schiavone precisa inoltre che Trieste non è frontiera
esterna, e dunque non può essere applicata alcuna procedura accelerata di
frontiera.
I numeri del monitoraggio: +46% di arrivi, diritti negati
Marta Pacor, operatrice di Diaconia Valdese, ha presentato i dati raccolti tra
gennaio e maggio 2026 nell’ambito delle attività di monitoraggio svolte con IRC
nella zona della stazione: 4.348 persone incontrate, pari a una media di 870 al
mese e 30 al giorno. «Si tratta di un aumento del 46% rispetto allo stesso
periodo del 2025. Un primo dato che ci mostra come la chiusura di Schengen e
l’aumento dei controlli alle frontiere non abbia, nel lungo termine, modificato
la spinta delle persone a migrare, determinata da cause strutturali più
profonde».
A questo aumento degli arrivi si accompagna però un calo netto di chi intende
fermarsi a Trieste: «Nel 2025, nei primi cinque mesi dell’anno, il 51% delle
persone incontrate aveva dichiarato di voler rimanere a Trieste. Nel 2026 quella
percentuale è scesa al 28%, ovvero 1.218 persone – circa 8 al giorno». Eppure,
nonostante questa domanda relativamente contenuta, le persone si sono ritrovate
a dormire nei magazzini di Porto Vecchio. La ragione, spiega Pacor, è nelle
prassi della Questura: «Tra le 60 e le 80 persone ogni giorno – con picchi di
120 – si trovavano in attesa davanti all’Ufficio Immigrazione alle 7.45 di
mattina. Le persone si sono ritrovate nella concreta impossibilità di registrare
la propria domanda d’asilo, o di riuscirci in maniera totalmente casuale e su
basi arbitrarie».
Pacor descrive un meccanismo che produce invisibilità: «Vengono rese invisibili,
si fa finta che non esistano. Non possono accedere ai centri di accoglienza
perché non sono registrate come richiedenti asilo, nonostante ci siano posti
liberi nelle strutture di primissima accoglienza».
Sul fronte delle nazionalità, il dato principale resta invariato: l’Afghanistan
rappresenta il 40% delle persone incontrate, seguita da Kurdistan turco e
Turchia, Nepal, Bangladesh e Pakistan. Cresce il numero delle donne sole – da
circa 105 nei primi cinque mesi del 2025 a 165 nello stesso periodo del 2026 –,
spesso vittime di tratta o sfruttamento lavorativo: «Questo gruppo richiederebbe
una presa in carico ancora più tutelante da parte delle istituzioni. Invece nel
corso degli ultimi mesi sono state tante le esperienze di donne sole, vittime di
tratta, che hanno dovuto subire trattamenti illegittimi da parte degli operatori
della Questura al momento della richiesta asilo».
Pacor segnala infine un dato allarmante riguardo ai minori stranieri non
accompagnati: a fronte di 584 MSNA totali, solo 18 risultano essere state
registrati a Trieste (36 in altre città italiane), contro gli 88 registrati
nello stesso periodo del 2025. «Probabile conseguenza di prassi illegittime
delle Questure che impediscono alle persone di registrare la domanda d’asilo,
prassi che hanno coinvolto anche i minori».
Lo sguardo operativo: nuovi ostacoli da giugno
Maddalena Avon, operatrice legale di ICS, ha illustrato le ricadute concrete sul
lavoro quotidiano di tutela. Da giugno si è aggiunto un nuovo ostacolo: «Alle
persone che si presentano in Questura per fare domanda di asilo non viene
chiesto nulla. Vengono raccolti i documenti originali, e dopo un quarto d’ora
alla persona viene dato un foglio che non dice né quando è stato rilasciato né
per che cosa. A detta della Prefettura, da noi interpellata, quella persona non
risulta essere richiedente asilo e di conseguenza non viene fatta entrare in
accoglienza, come suo diritto. Questa è una chiara violazione del diritto
d’asilo».
I trasferimenti verso altre regioni procedono con regolarità – «dai 40 ai 60 a
settimana, costanti e fluidi rispetto ai numeri degli arrivi» – ma continuiamo
ad avere persone abbandonate in strada per settimane. ICS ha inviato
segnalazioni tramite PEC per 312 persone tra gennaio e maggio: «Le risposte non
sono mai arrivate. Le persone continuano ad andare in Questura anche con la PEC,
venendo costantemente ignorate». Sono state inviate inoltre 88 segnalazioni alla
Prefettura per la richiesta di accoglienza di 267 persone vulnerabili – donne
sole, nuclei familiari, persone con vulnerabilità medica o psicologica.
Dalla piazza: militarizzazione e abbandono
Lorena Fornasir di Linea d’Ombra ha chiuso la conferenza portando la
testimonianza diretta di Piazza Libertà: «L’esperienza della piazza conferma i
dati appena esposti». Fornasir descrive una piazza militarizzata, presidiata
quotidianamente. Una presenza che produce diffidenza: «le nuove persone migranti
non si presentano più in piazza, le ritroviamo la notte, dopo che le forze
dell’ordine se ne sono andate».
Ogni mercoledì un funzionario della DIGOS seleziona tra le dieci e le quindici
persone da portare in Questura per presentare la domanda di protezione
internazionale: «Quando i ragazzi si accorgono di questa procedura, accorrono
tutti e chiedono di fare domanda. Ma ne prendono solo dieci o quindici, gli
altri tornano in piazza». Chi riesce a passare, torna con in mano un foglio che
non dà accesso immediato all’accoglienza.
Fornasir segnala anche la chiusura progressiva dei magazzini di Porto Vecchio:
«Le persone migrano di volta in volta più lontano. In questo momento almeno 150
persone sono abbandonate completamente a se stesse in Porto Vecchio, in
condizioni di degrado intollerabile». Un degrado che ha già avuto conseguenze
letali: «A Trieste abbiamo avuto due morti lo scorso inverno, che potevano
essere evitate».
A due anni dallo sgombero del Silos – avvenuto il 21 giugno 2024 senza che siano
mai state fornite alternative adeguate – Fornasir conclude: «L’abbandono
continua».
Redazione Friuli Venezia Giulia