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Un’altra difesa è possibile: iniziativa del Movimento Nonviolento ad Assemini (CA)
Il gruppo territoriale cagliaritano del Movimento Nonviolento, sostiene la campagna nazionale per la difesa civile, non armata e nonviolenta, promossa da Rete Pace e Disarmo. Il fine della campagna è l’istituzione di un Dipartimento per la difesa civile, che comprenda le varie componenti già esistenti del Servizio Civile, i Corpi civili di pace, la protezione civile ed un istituto di ricerca su pace e disarmo. Verrebbe così finalmente data attuazione all’articolo 11 della Costituzione, che sancisce il ripudio della guerra e, insieme, l’articolo 52 che prevede la difesa della patria, dando nuova forza ad un’opzione non militare ma civile, non armata ma disarmata, da finanziare con un’opzione fiscale da parte dei cittadini stessi. Al momento si tratta di raccogliere almeno 50.000 firme, per presentare la legge di iniziativa popolare che si prefigge questo obiettivo. A questo scopo promuoviamo un’iniziativa ad Assemini per giovedì 27 agosto, a partire dalle ore 17,30 presso il Teatrino parrocchiale San Pietro, Piazza San Pietro. Un’altra difesa è possibile! Partecipiamo e firmiamo! Cagliari, 24 agosto 2026       Movimento Nonviolento Cagliari Redazione Cagliari
August 24, 2026
Pressenza
A proposito della PdL per una Difesa civile non armata e nonviolenta
Il lancio della Campagna per la difesa civile non armata e nonviolenta, promossa da CNESC, Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci, si muove sul duplice binario di sollecitare l’opinione pubblica a una più matura presa di consapevolezza intorno all’importanza di una difesa civile, di carattere non militare, per il nostro Paese e, nel contesto di questo obiettivo, di promuovere una raccolta di firme per una proposta di legge finalizzata alla “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta”. Come indicano i promotori, la proposta “muove da un presupposto costituzionale preciso: il dovere di difesa della Patria sancito dall’art. 52 della Costituzione può essere adempiuto anche attraverso strumenti civili, come già riconosciuto dalla Corte costituzionale nel 1985. Gli articoli 2 e 11 della Costituzione disegnano un concetto di sicurezza fondato sulla protezione delle persone e delle istituzioni democratiche, non sulla forza militare. Il Dipartimento, collocato presso la Presidenza del Consiglio, andrà a coordinare i Corpi civili di pace, un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo operando in sinergia con Protezione civile e Servizio civile universale. Il finanziamento avverrà anche tramite un Fondo nazionale, alimentato dalla Legge di Bilancio e dalla facoltà dei contribuenti di destinare il 6‰ IRPEF senza oneri aggiuntivi”. Come tutte le proposte, il testo di legge, come da pregi, tra cui avere rilanciato in forma pubblica il tema di una difesa non esclusivamente militare e quindi dell’importanza, ad essa collegata, dell’impegno sociale e della partecipazione popolare, ad esempio attraverso lo strumento dei Corpi civili di pace, ai fini della difesa, nel senso del contrasto alla guerra, della prevenzione dei conflitti armati e della promozione della pace, così non è esente da limiti e lacune. Nell’articolato, tre punti, in particolare, meritano, al di là delle questioni tecnico-procedurali, di essere letti con attenzione. Il primo. In base all’art. 1 c. 1 della proposta di legge, la difesa civile non armata e nonviolenta è “intesa come insieme di strumenti e attività di prevenzione, protezione e gestione non armata dei conflitti, complementare alle forme di difesa militare e finalizzata alla tutela delle persone, delle comunità e delle istituzioni democratiche”. Questa formulazione ha il merito di essere immediata, ma ha al tempo stesso il difetto di essere incompleta e potenzialmente passibile di interpretazioni distorsive. Le attività previste dal comparto della difesa civile non armata e nonviolenta non si limitano, infatti, alla prevenzione, protezione e gestione non armata dei conflitti, ma comprendono anche la risoluzione positiva, la trasformazione positiva e, in prospettiva, il trascendimento dei conflitti. Si tratta di ambiti ben noti agli studi per la pace, sui quali si possono già raccogliere significative esperienze progettuali svolte sul campo in contesti di conflitto e post-conflitto, e sui quali un’elaborazione significativa da parte delle forze della società civile organizzata orientata nel senso della pace, dei diritti e della nonviolenza si è già ampiamente soffermata, come indica anche il documento del Tavolo Interventi Civili di Pace su “Identità e criteri degli Interventi Civili di Pace italiani”, che specifica come l’intervento civile si configuri come “azione civile, non armata e nonviolenta di operatori professionali e volontari che, come terze parti, sostengono gli attori locali nella prevenzione e trasformazione dei conflitti. L’obiettivo degli interventi è la promozione di una pace positiva, intesa come cessazione della violenza ma anche come affermazione di diritti umani e benessere sociale”. Questo ci porta al secondo punto. La proposta di legge istituisce, all’interno del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta, i Corpi civili di pace (art. 1 c. 3 l. a), inseriti nell’ambito del Servizio civile universale e destinati a interventi di prevenzione dei conflitti, mediazione e assistenza nelle aree di crisi, in Italia e all’estero, secondo quanto previsto dalla normativa vigente. La proposta riduce cioè questo strumento essenziale ai fini dell’implementazione della difesa civile non armata e nonviolenta al rango di una delle attività del Servizio civile universale, limitato, com’è noto, ai giovani volontari e volontarie di età compresa tra i 18 e i 28 anni. È noto, anche in questo caso, tanto dalla letteratura scientifica, quanto dalle esperienze progettuali, che i Corpi civili di pace sono sostanzialmente altra cosa, vale a dire squadre di operatori professionali e volontari che, come terze parti, sostengono gli attori locali nella prevenzione e trasformazione dei conflitti, attivandosi su “richiesta leggibile” della società civile locale, con compiti di costruzione di condizioni di pace positiva e profili di attività che pure, tra gli altri, il documento dedicato agli Interventi civili di pace si incarica di articolare e approfondire. Non solo, dunque, giovani volontari, ma operatori e operatrici preparati, formati e addestrati a intervenire in contesti di crisi, conflitto, emergenza e in quadri operativi caratterizzati da straordinaria complessità. Il loro profilo, quindi, non può essere ridotto ad esercizio superficiale, spontaneistico, volontaristico, né tantomeno può essere sfigurato facendone una specie di “truppa civile di complemento” dei contingenti militari dispiegati, di volta in volta, dagli Stati europei o della Nato in questo o quel contesto di crisi e di conflitto. Un limite, in questo senso, è rintracciabile anche nella soluzione organizzativa stessa di inquadrare (art. 1 c. 2), il comparto della difesa civile presso la Presidenza del Consiglio, all’interno di un Dipartimento ad hoc, al quale sono attribuite funzioni di indirizzo, coordinamento e attuazione delle politiche in materia. Non dunque, ad esempio, un’Agenzia, vale a dire un ente o un’organizzazione dotata di autonomia gestionale nell’ambito della pubblica amministrazione, a cui sono attribuite funzioni tecnico-operative; ma un Dipartimento, cioè un’articolazione funzionale, di cui il Presidente del Consiglio si avvale per le funzioni di indirizzo e coordinamento, sottoposto al Segretario generale o affidato alla responsabilità di un Sottosegretario o Ministro senza portafoglio. Peraltro, l’indirizzo espresso dalle sentenze della Corte Costituzionale, in particolare la 119/2015, vale a dire che “il dovere di difesa della Patria non si risolve solo in attività finalizzate a contrastare o prevenire un’aggressione esterna, ma può comprendere anche attività di impegno sociale non armato; accanto alla difesa militare, che è solo una delle forme di difesa della Patria, può dunque ben collocarsi un’altra forma di difesa, che si traduce nella prestazione di servizi rientranti nella solidarietà e nella cooperazione a livello nazionale ed internazionale”, dovrebbe portare piuttosto a una riforma complessiva del sistema della difesa e alla riconfigurazione del Ministero della Difesa stesso, coerente con le due funzioni costituzionali, la difesa militare e la difesa civile, quest’ultima, in base a quanto sin qui evidenziato, organizzata nella forma della Difesa popolare di carattere civile e nonviolento. Il che allude direttamente al terzo punto: la sua distinzione e la sua autonomia dalla difesa militare, pur nel quadro complessivo, costituzionalmente definito, della difesa del Paese. L’art. 1 c. 1 indica infatti che “la difesa civile, non armata e nonviolenta [è] complementare alle forme di difesa militare”: e qui è grave che non si specifichi al tempo stesso che sia anche autonoma dalle forme di difesa militare pur nel quadro generale definito dalla Costituzione; indicare cioè che si tratti semplicemente di modalità complementare alla difesa militare rischia di privare la difesa civile non armata e nonviolenta proprio della sua specificità e della sua caratterizzazione e rischia di ridurla, come si accennava, a una delle funzioni del cosiddetto coordinamento civile-militare (Cimic) o a una vera e propria “truppa civile di complemento” dei contingenti militari dispiegati in guerra. Non andrebbe dimenticato, cioè, che l’obiettivo di queste misure è la promozione della pace positiva, una pace che non preveda solo la fine delle ostilità e la cessazione della violenza, ma anche la promozione di una democrazia effettiva, la giustizia sociale e la promozione di «tutti i diritti umani per tutti e per tutte». Gianmarco Pisa
August 4, 2026
Pressenza
Il Movimento Nonviolento risponde al fuoco pacifista: “Adesso anche basta”
Gli attacchi ci possono stare, ma le mistificazioni non sono tollerabili.  Finora non avevamo risposto perché davvero non ne valeva la pena, e abbiamo altro da fare. Ma se la calunnia viene riprodotta a mezzo stampa, allora la replica è d’obbligo. Primo falso. Si dice che ci sarebbe “un dibattito che sta attraversando il movimento nelle sue varie anime”. Non è così. Ci sono sei persone (Tusini, Lucivero, Dinelli, Drago, Navarra, Ferraro) che hanno espresso un loro parere personale molto critico verso la proposta di legge di iniziativa popolare “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta”; dall’altra parte ci sono tutte le associazioni delle tre Reti promotrici della Campagna Un’altra difesa è possibile, impegnate nella raccolta firme e in moltissime iniziative sul territorio per informare sui contenuti della proposta. Più che un dibattito vediamo sei monologhi da una parte e una mobilitazione dall’altra. Secondo falso. Sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università viene dato spazio ad un Manifesto in cui si fanno affermazioni gravissime (senza portare nessuna argomentazione) che lanciano discredito su uno dei pilastri portanti della proposta di Legge, tipo “Il Servizio civile diventa strumento utile ai guerrafondai come cavallo di Troia per riportare la leva militare e per militarizzare tutta la società”, e in generale si criminalizza l’idea di un’altra difesa possibile dicendo che sarebbe “strumento funzionale alla strategia Nato della difesa totale, e dunque complice delle guerre d’aggressione”. Addirittura! … e senza uno straccio di argomento. Non sappiamo da cosa sia motivato un attacco così pesante e assurdo. L’unica risposta che ci diamo è che il populismo ideologico ha fatto breccia anche in quell’area minoritaria pacifista che deve trovare un nemico per motivare se stessa. Un populismo pacifista che si nutre di faziosità ed estremismo, formula accuse pretestuose, utilizza argomenti fantoccio. L’accusa di fondo ruota attorno al fatto che la proposta sarebbe “complementare” alla difesa militare e non “alternativa”. Per chi ha un minimo di onestà intellettuale vale forse la pena chiarire un paio di cose: La “difesa totale” è una dottrina militare che non c’entra con ciò di cui stiamo parlando. La “difesa civile”, intesa come componente della difesa totale subordinata alla difesa militare, non ha niente a che fare con la “Difesa civile non armata e nonviolenta” oggetto del disegno di Legge; basterebbe leggere senza pregiudizi il testo di legge e la sua relazione: La Difesa civile non armata e nonviolenta viene attuata da uno specifico Dipartimento totalmente indipendente e autonomo dalle strutture militari. Viene definita “complementare” perché andrebbe ad aggiungersi alle forme di difesa militare oggi esistenti (in attuazione dell’articolo 52 della Costituzione”). Non è possibile infatti definirla “alternativa”, in quanto non può prefiggersi di abolire o sostituire le attuali forze armate (articoli 78 e 87 della Costituzione). Sono considerazioni persino banali da fare, che non mettono minimamente in crisi la visione pacifista e nonviolenta della proposta.  Mettere in contrapposizione, come si tenta di fare, la Difesa civile non armata e nonviolenta costituzionale con l’obiezione di coscienza nonviolenta è un’operazione divisiva fatta in mala fede. Non c’è nessun dualismo: l’obiezione di coscienza è il cuore della Campagna di Obiezione alla guerra promossa dal Movimento Nonviolento; la Difesa civile non armata e nonviolenta è il cuore della Campagna Un’altra difesa è possibile. Viaggiano in perfetta armonia sugli stessi binari. Speriamo che questo surreale “fuoco pacifista” finisca qui. Grazie.   Mao Valpiana (presidente) con il Direttivo del Movimento Nonviolento Movimento Nonviolento
July 28, 2026
Pressenza
“Anch’io ho firmato!” Volti noti a sostegno della difesa civile e nonviolenta
Volti noti dello spettacolo, dell’informazione e della scienza sostengono la legge di iniziativa popolare per una Difesa civile non armata e nonviolenta. Iniziata una nuova fase di rilancio della raccolta firme a sostegno della Campagna “Un’altra difesa è possibile” Volti noti dello spettacolo, dell’informazione e della scienza hanno preso posizione a sostegno della Campagna “Un’altra difesa è possibile” firmando la proposta di Legge di iniziativa popolare per istituire la Difesa civile non armata e nonviolenta e oggi rilanciano l’appello alla cittadinanza perché si raggiunga rapidamente la soglia necessaria alla presentazione in Parlamento. I giornalisti Gad Lerner, Marco Damilano, Giulia Innocenzi, Nico Piro, i docenti Donatella Di Cesare e Carlo Rovelli, gli attori Alessandro Bergonzoni, Ascanio Celestini e Giulio Cavalli, il vignettista Mauro Biani hanno deciso di metterci la faccia: insieme al comitato promotore della Campagna, vogliono una difesa costituzionale che prepari la Pace e ripudi la guerra. Il progetto è serio e concreto: istituire un Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta che potenzi e coordini il servizio civile, la protezione civile, i Corpi Civili di Pace e un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo. C’è bisogno di più diplomazia, cooperazione, integrazione e politica estera per la sicurezza condivisa: la difesa non può essere basata solo sulle armi e sulle alleanze militari, con il rischio altissimo di accelerare il processo di una guerra imminente. La proposta non nasce dal nulla: affonda le radici nell’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa, e dà concretezza al principio secondo cui la difesa della Patria (richiamata dall’articolo 52) può essere adempiuta anche in forme civili e nonviolente. Si tratta di riconoscere, accanto alla difesa militare, un secondo pilastro fatto di prevenzione dei conflitti, mediazione, protezione delle comunità e tutela dei beni comuni in caso di calamità, crisi sociali ed emergenze ambientali. Una difesa civile strutturata significa investire nelle persone e nelle competenze: operatori di pace formati, Corpi Civili capaci di intervenire nelle aree di crisi, una ricerca pubblica indipendente sul disarmo e sulla trasformazione nonviolenta dei conflitti. È un modello di sicurezza che protegge senza alimentare la corsa agli armamenti, e che restituisce centralità alla società civile, al volontariato e ai giovani come protagonisti attivi della costruzione della pace. È questa la risposta diretta del movimento pacifista all’attuale deriva militarista di chi continua ad aumentare le spese militari a scapito di quelle sociali. Mentre crescono i bilanci della difesa armata, la campagna chiede di invertire la rotta e di destinare risorse a ciò che genera sicurezza reale e duratura: welfare, istruzione, sanità, cooperazione internazionale e strumenti di pace. L’adesione di questi testimonial non è gesto superficiale, ma un segnale di responsabilità civile e pubblica. Mettere la propria faccia e la propria firma accanto a quella di migliaia di cittadini significa dare voce e visibilità a un’idea di sicurezza alternativa, contribuendo a portarla al centro del dibattito politico e culturale del Paese. Per questo ci auguriamo che molti altri volti noti del mondo della cultura, dello spettacolo, dell’informazione e della scienza scelgano di associarsi a “Un’altra difesa è possibile”, sostenendo con la propria autorevolezza una lotta di civiltà che riguarda tutti. Ogni firma, ogni voce che si aggiunge, avvicina l’obiettivo e rafforza la richiesta di un’Italia che prepari la Pace anziché la guerra. Riuniti nella Campagna “Un’altra difesa è possibile” la Rete Italiana Pace e Disarmo, la Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio Civile (CNESC) e Sbilanciamoci! stanno raccogliendo le 50.000 firme necessarie per portare la proposta in Parlamento. Si può firmare online, con SPID e CIE, al sito: https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008     Rete Italiana Pace e Disarmo
June 18, 2026
Pressenza
Un’altra difesa è possibile
Campagna per la difesa civile non armata e nonviolenta   In Italia tra il 2024 e il 2025 la spesa militare è aumentata del 20%, arrivando ai 48 miliardi e facendo sì che il nostro paese si classifichi come 12esimo al mondo per spese militari. Secondo il rapporto del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) non si tratta di un trend isolato, in Europa infatti si è registrato un aumento del 14% in spese militari rispetto al 2024, portando così la spesa collettiva a raggiungere gli 864 miliardi di dollari.  Uno sviluppo che nel 2026 si rivela ancora più preoccupante, specie dopo la serie di interventi bellici di cui siamo stati testimoni sin dai primi mesi del nuovo anno, che hanno contribuito alla crescente instabilità geopolitica, portando alla presentazione di svariate proposte di programmi di riarmo Europeo.    Tuttavia, in contrasto con l’incremento di questa ideologia della guerra, il 16 Marzo 2026 è stata depositata presso la corte di cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare per “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta”. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di stabilire un luogo istituzionale che possa contribuire alla difesa civile con le autonomie e modalità di lavoro delle varie componenti già esistenti, come Servizio civile, Corpi civili di pace e Protezione civile. Tramite l’istituzione di questo dipartimento si promuoverebbe in parallelo una Campagna per il disarmo e la difesa civile, così come già si ipotizza anche la creazione di un Istituto di ricerca su Pace e Disarmo.    La presentazione di tale proposta di legge origina dall’Articolo 52 della nostra Costituzione, che prevede, tra le modalità di adempimento al dovere di difesa, anche gli strumenti civili. Questa possibilità è stata riconosciuta anche dalla Corte costituzionale nel 1985, e del resto si fonda su due dei dodici principi fondamentali della Costituzione, gli articoli 2 e 11, che stabiliscono la solidarietà inderogabile e il ripudio della guerra. La proposta è stata depositata dalle campagna “Un’altra difesa è possibile” ed è promossa dalla CNESC, dalla Rete Italiana Pace e Disarmo e da Sbilanciamoci! Si tratterebbe, fondamentalmente, di un messaggio forte e chiaro: in un contesto europeo sempre più orientato al conflitto e al riarmo, la vera sicurezza sarà raggiunta solo diffondendo concretamente una cultura di educazione alla pace, coesione sociale e cooperazione internazionale.    La proposta è redatta seguendo 5 articoli principali: difesa civile non armata e nonviolenta; fondo nazionale per la difesa civile non armata e nonviolenta, scelta di destinazione di una quota dell’imposta sul reddito delle persone fisiche; copertura finanziaria; entrata in vigore.  Vediamo ora in breve che cosa prevede ciascun articolo.   Articolo 1: difesa civile non armata e nonviolenta Il primo punto sottolinea il riconoscimento, da parte della Costituzione, della difesa civile, non armata e nonviolenta come complementare alla difesa militare e finalizzata alla tutela delle persone. Inoltre stabilisce chi opera con il Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta, quali competenze vi collaborano e vi si coordinano, e quali sono le funzioni del Dipartimento.    Articolo 2: Fondo nazionale per la difesa civile, non armata e nonviolenta Il secondo punto stabilisce l’istituzione del Fondo nazionale per la difesa civile, non armata e nonviolenta, per finanziare le attività e le strutture del Dipartimento. La dotazione finanziaria del fondo è determinata dalla legge di bilancio, ed è alimentata dagli stanziamenti a carico del bilancio dello Stato e da eventuali ulteriori contributi. Le modalità di gestione, utilizzo e rendicontazione sono definite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.   Articolo 3: Scelta di destinazione di una quota dell’imposta sul reddito delle persone fisiche  Il terzo punto definisce la possibilità di destinare il sei per mille al Fondo nazionale per la difesa civile, non armata e nonviolenta.   Articolo 4 – Copertura finanziaria Il quarto punto prevede la riduzione degli stanziamenti economici qualora fosse necessario ai fini del bilancio triennale, anche attraverso misure di razionalizzazione e revisione della spesa.    Articolo 5 – Entrata in vigore  Il quinto articolo stabilisce l’entrata in vigore della legge il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.    Questo è solo un riassunto sommario degli articoli completi, redatto per contribuire ad una migliore comprensione. Vuoi leggere la proposta completa? Clicca qui!   E’ bene sottolineare che questa proposta di legge è di iniziativa popolare, ma che cosa vuol dire concretamente? L’iniziativa popolare di un disegno di legge è sancita dall’articolo 71 della Costituzione italiana, e consente la presentazione presso la corte di cassazione di un progetto redatto in articoli tramite il raccoglimento di almeno 50.000 firme popolari.  Questo significa che per la presentazione della legge bisogna firmarne la proposta, così da raggiungere la quota minima. Se sei d’accordo con l’istituzione del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta aiutaci anche tu, accedi e firma qui! Ogni contributo è fondamentale, solo così riusciremo a portare la nostra iniziativa in parlamento!   Scritto da Anita Moretti – Tirocinante Centro per la Pace di Forlì   Sitografia https://www.ilsole24ore.com/art/nel-2025-spesa-militare-dell-italia-cresce-20percento-ma-e-di-sotto-2percento-pil-AIurgqkC https://www.rainews.it/articoli/2026/04/il-mondo-si-riarma-2887-miliardi-in-spese-militari-nel-2025-italia-oltre-48-miliardi-126d24a6-8506-4c70-a7a4-b8df64970f21.html https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008 https://www.difesacivilenonviolenta.org/la-campagna/ https://www.difesacivilenonviolenta.org/la-proposta-di-legge/ https://www.movimentononviolento.it/campagne/campagna-difesa-civile-non-armata-e-nonviolenta Redazione Romagna
May 15, 2026
Pressenza