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11 maggio 1961, l’omicidio di Mario Savoldi davanti allo Stabilimento Sebina a Sarnico (BG)
Dalla fine degli anni Cinquanta all’inizio degli anni Sessanta, l’industria italiana conosce la grande produzione di massa, i processi di automazione, le trasformazioni della forza lavoro, i primi segnali importanti dello sviluppo di una politica dei consumi alla quale far partecipare anche gli strati popolari. Non sarebbe infatti comprensibile la ripresa, seppure timida, dei rapporti unitari tra le forze sindacali senza le grandi trasformazioni politiche mondiali e la sperimentazione in Italia della formula di governo nazionale del centro-sinistra, che non solo allenta le tensioni ideologiche ma soprattutto apre una nuova fase economica e industriale del Paese. Ed è proprio in questo momento che le tensioni tra le parti sociali iniziano ad evidenziarsi sempre di più. Gli anni Sessanta si aprono, per i lavoratori bergamaschi, in maniera tragica. L’11 maggio 1961, presso la Manifattura Sebina (tessuti, gomma, etc) di Umberto Ravasio sita a Sarnico (BG), sono in corso degli scioperi contro la serrata imposta dalla proprietà dopo la rottura delle trattative sindacali per migliorare le condizioni economiche e dei diritti dei lavoratori. Durante la manifestazione di solidarietà verso le lavoratrici e i lavoratori della Manifattura tessile Sebina (che occupavano la fabbrica per una vertenza salariale) un drappello di carabinieri in tenuta antisommossa intervengono duramente contro gli operai in agitazione davanti allo stabilimento della Manifattura Sebina sparando colpi di pistola calibro 9 ad altezza d’uomo. Veniva colpito mortalmente in fronte l’operaio disoccupato Mario Savoldi di 30 anni – del tutto estraneo alla manifestazione – che era andato davanti ai cancelli per parlare con la fidanzata, dipendente dello stabilimento, che avrebbe dovuto sposare due mesi dopo. Altre 7 persone delle maestranze venivano ferite. I “fatti di Sarnico” e “l’omicidio di Stato” di Mario Savoldi furono un esempio eclatante di repressione dello Stato contro i lavoratori, tanto da essere iscritti in numerosissimi elenchi dei morti causati per mano dello Stato stesso. Fuori dalla fabbrica c’erano rappresentanti, di Cgil, Cisl e Uil, del Pci, del Psi e della Dc, dell’Azione Cattolica e i commercianti della zona che avevano voluto esprimere la loro solidarietà ai 700 dipendenti Sebina a rischio impiego. L’agitazione si inseriva nel più ampio quadro di problemi occupazionali che interessavano nel circondario soprattutto le aziende Dalmine di Bergamo, Lamiset di Boltiere, Conchiglia di Bolgare, Germani di Seriate e Gres di Sorisole. Nei giorni successivi a Sarnico e nei paesi limitrofi si svolsero manifestazioni di protesta e scioperi. Un mese dopo la Camera del Lavoro organizza a Sarnico una manifestazione con Rinaldo Scheda, segretario della CGIL, e viene intitolata a Mario Savoldi la bandiera provinciale del sindacato unitario bergamasco. I “fatti di Sarnico” e “l’omicidio di Stato” di Mario Savoldi alimenteranno la tensione politica nazionale dei giorni successivi e verranno discussi alla Camera dei Deputati nella seduta del 23 maggio successivo. All’epoca era in carica il terzo governo guidato da Amintore Fanfani (DC) – dal 27 luglio 1960 al 2 febbraio 1962 – con Ministro degli Interni il famigerato Mario Scelba (DC), sostenuto da una coalizione DC con l’appoggio esterno di PSDI, PLI, PRI e l’astensione del PSI. Nelle discussioni parlamentari, le forze governative e i sostenitori del governo Fanfani, mantennero una linea tesa a difendere l’operato dei Carabinieri e giustificandone l’intervento, ovvero giustificando la morte di Mario Savoldi. Il PCI, dall’opposizione, insieme alle forze sindacali condannarono l’atto come un crimine e un atto di repressione antioperaia voluta dal governo Fanfani in difesa degli interessi padronali e confindustriali ed espressero solidarietà alle lavoratrici e i lavoratori. L’inchiesta giudiziaria, presso il Tribunale di Bergamo, non portò alla condanna di singoli responsabili per l’uccisione dell’operaio Mario Savoldi. Il procedimento si chiuse con il proscioglimento dei carabinieri coinvolti negli scontri, e fu giustificato penalmente come un “uso delle armi legittimo e non perseguibile da parte delle forze dell’ordine” (che spararono colpi di pistola calibro 9 ad altezza d’uomo). L’esito giudiziario esasperò ulteriormente la protesta operaia. (nella immagine una vista aerea dello stabilimento Sebina. Lo stabilimento è stato successivamente demolito e sull’aerea è stato realizzato un intervento residenziale/commerciale sempre in nome del profitto)   Per info: Potere Operaio, n°10, anno I, 27 novembre – 3 dicembre 1969 Il boom economico e la morte di Mario Savoldi – Cgil Bergamo Sulla vicenda di Mario Savoldi, cfr. Carlo Simoncini, Cronaca di una serrata. I fatti di Sarnico (maggio 1961), Bergamo 1997. Marco Marsili, IL LIBRO NERO DELLA POLIZIA Piccoli omicidi di Stato tra amici 2001-2011 Tesi di laurea “Prima dei paninari Tendenze e modi di aggregazione giovanile nell’Italia del boom (1957-1968)” di Guglielmo Perfetti > PER NON DIMENTICARE https://www.fondazionecipriani.it/home/index.php/approfondimenti/42-uccisi-dallo-stato https://www.ilcentro.it/blog/11-maggio-1.2219212 > Vincenzo Vinciguerra: I nemici del popolo   Redazione Sebino Franciacorta
May 14, 2026
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