Tag - consultazione interna

Sulla richiesta di consultazione di iscritte/i a Rifondazione
Per completezza di informazione, dopo l’articolo di qualche giorno fa sulla consultazione interna tra gli iscritti a Rifondazione pubblichiamo l’opinione di Maurizio Acerbo al riguardo. Giovedì è stata consegnata da una delegazione composta da Fabrizio Baggi, Eliana Ferrari, Paolo Ferrero, Ezio Locatelli, Vito Meloni e Matteo Tarenghi la richiesta di consultazione interna e le firme nazionalmente raccolte su uno specifico quesito. È stato dalla stessa delegazione inviato agli organi di informazione un comunicato stampa per darne notizia. La segreteria nazionale esaminerà la richiesta pervenuta nella prossima riunione per quanto di sua competenza. La lettura del testo su cui sono state raccolte le firme e del comunicato stampa diffuso dai promotori merita intanto alcune considerazioni. 1) La consultazione delle iscritte e degli iscritti era già prevista nel documento di cui ero primo firmatario approvato al congresso. Non era invece citata nel documento dei promotori della raccolta firme. Anzi, in un video di Paolo Ferrero si affermava che “chi prende un voto in più decide la linea”. 2) Il documento approvato nell’ultima riunione del Comitato Politico Nazionale (CPN) “Per un fronte costituzionale, democratico e antifascista” ha già stabilito di procedere alla consultazione, definendone i tempi nei termini previsti dal congresso, cioè prima delle prossime elezioni politiche nel momento in cui sarà possibile avanzare una proposta definita (al momento non sappiamo neanche con quale legge elettorale si voterà): A partire dalla nostra proposta di lavorare per un Fronte democratico per la Costituzione e dalla iniziativa politica e sociale che svilupperemo nei prossimi mesi, su tutti i terreni, gli iscritti e le iscritte del PRC saranno chiamati a pronunciarsi sulle modalità di presentazione elettorale. Questo impegno, assunto nel documento politico del Congresso proposto dalla maggioranza, sarà concretizzato quando sarà certa la legge elettorale e la proposta definita dal CPN sulla base del lavoro svolto sulla linea indicata. Dato che la consultazione non può avere lo scopo di rimettere in discussione l’esito del Congresso, ma la valutazione di una proposta concreta, in parte condizionate dalla legge elettorale e dal contesto politico, esso sarà fissato due o tre mesi prima della scadenza elettorale prevista, al momento, per l’autunno del 2027. 3) Il comunicato stampa e il testo della raccolta firme sono palesemente contraddittori. Da un lato si sostiene che “La richiesta di consultazione si è resa necessaria per superare lo stallo dovuto all’assenza di una chiara indicazione sulla collocazione di Rifondazione alle prossime elezioni politiche”. Dall’altro si sostiene che saremmo “di fronte a un radicale cambio di linea”. Quindi la linea e “l’indirizzo politico chiaro” evidentemente ci sono, anche se non sono quelli che auspicano le/i promotori. 4) Per giustificare la necessità di anticipare una consultazione già decisa il comunicato stampa distorce la proposta politica decisa dal CPN e, con sprezzo del ridicolo, afferma che essa contraddice il documento congressuale approvato dal congresso. L’artificio è una frase estrapolata in cui avevamo scritto che: “…non si pone quindi il tema di un nostro ingresso nel centrosinistra o nel cosiddetto campo largo, sia perché esso così com’è non è in grado di rappresentare un argine alla destra, sia perché stante la nostra debolezza saremmo sostanzialmente ininfluenti”. Basta leggere il documento del CPN per accorgersi che non contraddice questa affermazione, anzi la ribadisce: “Non si tratta per noi di aderire a qualcosa di già costituito, perché oggi è sentimento diffuso che ancora non si sia delineato un progetto adeguato a garantire la sconfitta della destra (…) Non si tratta per Rifondazione Comunista di aderire al “campo largo” e al centrosinistra”. Infatti non abbiamo proposto quella che viene definita “alleanza con il PD e il campo largo” ma un “fronte costituzionale, democratico e antifascista” che potrebbe concretizzarsi in un accordo tecnico che consenta di sommare i voti per cacciare i fascioleghisti dal governo, mantenendo la nostra autonomia nelle forme possibili sulla base della legge elettorale. Il fronte politico e sociale che si oppone alle destre dovrebbe assumere come propria agenda un programma di attuazione della Costituzione, ma non ci facciamo illusioni sulla possibilità che si possa andare oltre la condivisione di alcuni punti pur importanti. Proprio per questo non abbiamo deciso di entrare nel campo largo o nella coalizione con vincoli di governo o di organica alleanza, ma di trovare qualche forma di desistenza. Come dimostrano la nostra campagna per la patrimoniale, il nostro impegno pacifista, l’articolazione delle nostre scelte nelle elezioni amministrative, lavoriamo come soggetto politico autonomo perché si determinino le condizioni per cacciare i fascioleghisti dal governo, ponendo la necessità di una discontinuità programmatica anche rispetto ai governi del Pd e ‘tecnici’. Insomma, il partito sta procedendo dentro la linea decisa dal congresso e non ha alcuna subalternità verso il campo largo di cui confermiamo le criticità, ma anche gli elementi di cambiamento rispetto all’orientamento aggressivamente neoliberista e bellicista che ci aveva portato alla rottura col centrosinistra. Semplicemente il nostro partito cerca di “fare politica di massa” e interloquire innanzitutto con milioni di persone che come noi vogliono cacciare i fascioleghisti dal governo e al tempo stesso chiedono una politica di pace e giustizia sociale. 5) Il comunicato stampa afferma che “a livello di gruppi dirigenti si è in presenza di una spaccatura politica” e che quindi “dare la parola alle iscritte e agli iscritti… è la maniera migliore per superare le attuali divisioni del gruppo dirigente”. Segnalo che proprio nel documento approvato dal congresso avevo scritto, proponendo la consultazione prima dei passaggi elettorali, che una maggiore partecipazione diretta della base è la nostra risposta al correntismo che ha tanto funestato la storia del nostro partito. La richiesta di consultazione entro giugno appare invece ora un modo per proseguire un congresso che si è concluso con un risultato negativo per la corrente che ha promosso la raccolta delle firme e che cerca in tal modo di rovesciarne l’esito. È sicuro che il partito uscirebbe di nuovo spaccato, dato che la spaccatura è causata dalla permanente contrapposizione frontale che le/i promotori della consultazione portano avanti senza un minuto di pausa da quando NON hanno ottenuto la maggioranza nel congresso nel quale avevano imposto una conta che pensavano di vincere. 6) Il comunicato stampa sostiene che se la consultazione si tenesse a ridosso della campagna elettorale, come deciso dal congresso e dal CPN, sarebbe una “presa in giro”. È evidente la volontà di promuovere la coalizione con Pap e altri soggetti al di fuori dai poli e di lavorare per tempo in questa direzione. Si tratta della linea che le/gli iscritte/i NON hanno approvato al congresso. Quindi è doveroso che la segreteria, il CPN e tutto il partito lavorino per l’attuazione della linea che è democraticamente prevalsa nel congresso e che al termine del percorso la sottopongano a verifica di iscritte/i. Non si tratta dunque di una “presa in giro” – espressione alquanto offensiva – ma di rispetto delle decisioni collettivamente assunte. 7) Se volevano evitare la spaccatura e soprattutto “ridare la parola a iscritte/i” i gruppi dirigenti delle federazioni e dei comitati regionali dove è prevalso il documento 2 avrebbero dovuto almeno convocare gli attivi sulla proposta politica approvata dal CPN, consentendo di confrontarsi con la segreteria nazionale. Nonostante la convocazione degli attivi con la segreteria nazionale sia stata deliberata dal CPN, questi gruppi dirigenti non li hanno finora organizzati. In compenso a iscritte/i hanno dato la loro interpretazione della linea che non condividono e gli hanno chiesto di sottoscrivere la richiesta di consultazione. Per essere il partito che per primo propose i bilanci partecipativi è davvero un modo originale di praticare la partecipazione informata e consapevole. Da tempo è in atto una pratica di balcanizzazione del partito che ostacola una corretta dialettica democratica e cristallizza il dibattito interno. 8) Nella richiesta di referendum interno si criticano gli accordi unitari fatti in alcune regioni perché sarebbero stati contrari ai nostri programmi. Si tratta di un’evidente mancanza di rispetto verso i comitati regionali di Calabria, Veneto e Marche, che hanno concordato sui temi di competenza delle regioni obiettivi avanzati. In Puglia, dove c’era una posizione critica verso il candidato presidente, si è fatto un accordo con il M5S per sostenere candidature indipendenti a noi vicine, tra cui un medico palestinese che si è iscritto al partito. Prendo atto comunque che i sostenitori del doc.2 non reiterano la tesi settaria che anche in tutti i Comuni non si debbano fare “a priori” accordi. Almeno su questo vuol dire che hanno accettato la posizione proposta dalla maggioranza del CPN e poi confermata dal congresso. 9) Non posso tacere il grave danno d’immagine e politico prodotto al partito, a prescindere dalle posizioni sostenute, da una lotta interna portata avanti attraverso una voluta permanente polarizzazione, la frequente distorsione delle proposte della maggioranza, la delegittimazione che è arrivata fino al mancato riconoscimento del risultato del congresso. Da comunista democratico penso che sia diritto di militanti e dirigenti esprimere in forme pubbliche le proprie posizioni, però colpisce che si sia deciso di fare un comunicato stampa con toni molto duri alla vigilia delle elezioni amministrative e proprio mentre si sta lanciando la campagna ‘Un per cento equo’. Non è un caso che il quotidiano Il Manifesto, nel dare conto del comunicato scriva: “Il rischio, confortato dal fatto che le due fazioni quasi non si parlano, è che lo scontro sia il preludio di una scissione. L’ennesima a sinistra.” Spero che le/i compagne/i riflettano sulle modalità con cui da anni portano avanti la loro battaglia di corrente.   Maurizio Acerbo
May 17, 2026
Pressenza
Rifondazione Comunista, depositate firme per consultazione interna su “campo largo”. Locatelli: “Serve unione delle forze contro la guerra”
Rifondazione Comunista – con la segreteria di Maurizio Acerbo – ha proposto, a maggioranza risicata del Comitato Politico Nazionale (Cpn), di entrare nel “campo largo” col centrosinistra e quindi col PD, con l’intenzione di costituire un “Fronte Costituzionale e Antifascista per cacciare il governo Meloni”. Una decisione che è stata percepita, da gran parte degli iscritti, come una posizione arbitraria e calata dall’alto e che smentisce clamorosamente quanto affermato nel documento approvato dall’ultimo Congresso: “…Non si pone quindi il tema di un nostro ingresso nel centrosinistra o nel cosiddetto campo largo sia perché esso così com’è non è in grado di rappresentare un argine alla destra, sia perché stante la nostra debolezza saremmo sostanzialmente ininfluenti.” Il PD, come forza politica di centro, si è contraddistinto nei suoi governi per aver inseguito il neoliberismo e per aver approvato l’aumento delle spese militari, oltre ai tagli al welfare state esattamente come hanno fatto le destre negli ultimi anni. Per queste ragioni, questa mattina, 14 maggio 2026, sono state consegnate nelle mani della Segreteria Nazionale di Rifondazione Comunista 2.202 firme di iscritte e iscritti al Partito, sulle oltre 2.500 finora raccolte, in parte ancora in corso di spedizione, relative alla richiesta di consultazione interna sulle scelte da intraprendere alle prossime elezioni politiche e su un’eventuale adesione al “campo largo” con il centro-sinistra. Si tratta di un numero di gran lunga superiore alle firme prescritte dall’art.15 dello Statuto del Partito per l’indizione di una consultazione interna. Il comunicato stampa di stamattina redatto dai proponenti – Daniela Alessandri, Fabrizio Baggi, Eliana Ferrari, Paolo Ferrero, Loredana Fraleone, Tonia Guerra, Ezio Locatelli, Vito Meloni, Antonello Patta, Matteo Tarenghi, Sandro Targetti, Roberto Villani – afferma: “La richiesta di consultazione si è resa necessaria per superare lo stallo dovuto all’assenza di una chiara indicazione sulla collocazione di Rifondazione alle prossime elezioni politiche. (…) Da qui la richiesta della consultazione della base del Partito. Una consultazione da svolgere al più presto in modo che si possa decidere con chiarezza la strada da intraprendere. Preso atto che a livello di gruppi dirigenti si è in presenza di una spaccatura politica e di orientamenti contraddittori, la richiesta è di dare la parola alle iscritte e agli iscritti. Questa è la maniera migliore per superare le attuali divisioni del gruppo dirigente. Da qui l’importanza che si arrivi a una consultazione della base del Partito, da tenersi entro la fine di giugno, nel rispetto delle procedure democratiche previste dallo Statuto. Una consultazione fatta all’ultimo momento, in autunno o a ridosso delle elezioni, quando oramai le scelte sono state compiute, sarebbe soltanto una presa in giro.” A rilasciare dichiarazioni in merito, a Pressenza Italia, è stato Ezio Locatelli, già segretario provinciale di Rifondazione Comunista di Torino dal 2012 e deputato di PRC nel 2006.  “La richiesta di consultazione è resa necessaria dal cambio di linea politica intervenuto a seguito della decisione, assunta dal Cpn su proposta del segretario nazionale, di lavorare per un’alleanza con il Pd e il campo largo. Esattamente il contrario di quanto era stato deciso in sede congressuale. Dopo tutto quello che è successo in questi mesi mi sembra che quel giudizio non possa venire meno. Anzi. Per questo la nostra proposta è di lavorare alla costruzione di una colazione alternativa sia al centrodestra e al centrosinistra, in contrapposizione col sistema di guerra, riarmo, autoritarismo e liberismo. Preso atto che su questo punto si è in presenza di una spaccatura a livello di organismi dirigenti la cosa più appropriata è di dare la parola direttamente alle iscritte e agli iscritti. Un punto deve essere chiaro. la consultazione deve tenersi entro l’estate, non all’ultimo momento, a ridosso delle elezioni quando le scelte sono state compiute. In questo caso non sarebbe più una consultazione ma una presa in giro, la presa d’atto di un fatto compiuto.” – ha dichiarato Locatelli. La richiesta di consultazione interna è legittimata anche dal fatto che sin dall’inizio, nel Comitato Politico Nazionale, i numeri sui vari documenti sono stati risicati e la stessa rielezione del segretario è avvenuta con un solo voto di scarto. Come ha dichiarato Locatelli, “la nostra proposta sin dall’inizio come “documento 2” è stata quella di una gestione unitaria del partito, di pieno riconoscimento del pluralismo interno”. Purtroppo questa gestione è stata rifiutata fin da subito: “Ero e rimango convinto che la cosa più sbagliata, da evitare assolutamente, è di trasformare una diversità in divisione stando sul piano di una gestione monocratica del partito. Ancor oggi, più che mai, rimango convinto di questo” – ha sottolineato l’ex-deputato. Il momento critico interno a Rifondazione, secondo Locatelli, “è dovuto, tra le altre cose, alla divaricazione di linea politica che si è prodotta all’interno del gruppo dirigente tra chi pensa che bisogna andare col campo largo e chi invece pensa, io tra questi, che occorra costruire una coalizione contro la destra e alternativa al Pd e al centrosinistra, una coalizione contro la guerra, il riarmo, il liberismo. Con questo non voglio disconoscere che ci sia una competizione tra progressisti e reazionari ma questa competizione è largamente sovradeterminata dalla condivisione delle stesse politiche di fondo in tema di riarmo, di guerra, di austerità, di politiche che hanno attribuito un potere smisurato alla finanza, alle imprese. Queste politiche hanno distrutto l’esistenza di una immensa quantità di persone, sono quelle che in tutta Europa hanno spianato e continuano a spianare la strada alla destra come tendenza generale. Lo spazio del cambiamento non può stare dentro questo quadro caratterizzato da una commistione d’intenti e di interessi deleteria. Occorrerebbe investire sullo sviluppo e la convergenza dei movimenti e delle forze contro la guerra, fuori dal bipolarismo politico militare che connota l’attuale quadro politico.” Nonostante ciò, lo storico dirigente del PRC si è detto ottimista sulla raccolta firme per una consultazione interna, che è inevitabilmente un segnale forte da parte della base del partito per impedire che Rifondazione diventi una “stampella-complice” di politiche neoliberiste di un eventuale “centro-sinistra”. “Fatte le debite proporzioni è come se 15 milioni di elettori e elettrici italiani avessero sottoscritto una richiesta di referendum.” – ha dichiarato Locatelli. “Un segnale che non può essere negato o ignorato.” – rimarca Locatelli – “Il nostro progetto è sempre stato quello di costruire un movimento e una sinistra antiliberista, anticapitalista, contro la guerra, una sinistra autonoma sul piano politico e progettuale dai poli esistenti. Guai a non avvedersi che il bipolarismo cancella questo spazio mirando a distruggere la sinistra di alternativa. Peraltro parliamo di un sistema bipolare in crisi drammatica, di credibilità come dimostrano tutte le indagini e le elezioni degli ultimi tempi. E’ del tutto illusorio pensare di ricondurre i giovani che sono scesi in piazza contro il genocidio a Gaza o che hanno dato la vittoria all’ultimo referendum o pensare di ricondurre il malcontento sociale che c’è in questo momento nell’alveo del bipolarismo politico. Occorrerebbe trarne le conseguenze ponendosi in alternativa a questo sistema, costruendo in maniera molto aperta, senza settarismo alcuno, una soggettività che dia centralità al tema della lotta alla guerra e alle diseguaglianze come unica possibilità di invertire la tendenza ad una continua regressione sociale e democratica.” Come la storia politica recente ha insegnato più volte, le logiche del frontismo con il fine unico di abbattere la destra hanno prodotto l’esatto opposto: svolte a destra dei centro-sinistra, consolidando negli anni l’unità della destra. Le recenti elezioni amministrative a Londra ne sono una dimostrazione: il Labour Party è crollato e l’estrema destra del Reform UK di Nigel Farage è primo partito. L’attuale premier labourista inglese Keir Starmer ha avviato una palese svolta a destra (con tanto di sostegno esplicito ad Israele e al sionismo) che nulla dovrebbe c’entrare – oltre la parentesi di Tony Blair – con il Labour Party. Il Labour Party ha cacciato dal partito Jeremy Corbyn, il regista Ken Loach e tutta l’ala sinistra per fare una politica alla Tony Blair guerrafondaia e neoliberista. La recente sconfitta del Labour Party di Starmer conferma che i centristi neoliberisti aprono la strada all’estrema destra sostenuta da Trump e Musk. Come è stato in Italia con il passaggio da Renzi-Gentiloni a Salvini-Meloni, ciò dimostra che chi vuole fare la destra per impedire alla destra di salire al potere, si ritrova la destra al potere. È normale che la gente, alla copia, preferisca l’originale. “La nostra proposta non è assemblaggio solo di forze politiche minoritarie, ma riguarda l’unione di forze politiche, sociali e di movimento che vogliono costruire un’alternativa radicale al bipolarismo centrodestra e centrosinistra” – rimarca Locatelli. Il frontismo ha ragione d’esistere laddove ha come obiettivo temi e programmi radicali che più forze condividono per un’alternativa alle politiche vigenti. Laddove il frontismo è una coalizione (come quelle del centro-sinistra) di forze diverse unite dal fine esclusivo di impedire alla destra di vincere, significa creare una chimera.   Per ulteriori informazioni sul dibattito interno: > Rifondazione Comunista, Ezio Locatelli: “Campo largo? Ci sono responsabilità > di un’intera classe politica su riarmo, guerra, alleanze militari e coperture > politiche” > Rifondazione Comunista: un fronte costituzionale e antifascista per cacciare > il governo Meloni Lorenzo Poli
May 14, 2026
Pressenza