La parte civile al processo sul caso dell’orsa Amarena
Chiedendo l’applicazione delle severe norme sulla tutela penale dell’ambiente,
l’Associazione Appennino Ecosistema si attende una sentenza esemplare a tutela
degli animali protetti.
Nel procedimento penale contro Andrea Leombruni per l’uccisione dell’orsa
Amarena, avvenuta il 1° settembre del 2023 a San Benedetto dei Marsi, che vedrà
la settima udienza predibattimentale domani, 20 maggio 2026 alle ore 10:00,
davanti al Tribunale di Avezzano, Giudice la dottoressa Anna Cuomo, insieme a
moltissimi altri Enti ed Associazioni sarà presente come parte civile,
rappresentata dall’avvocato Chiara Tozzoli.
L’Associazione Appennino Ecosistema, infatti, fa parte della Global Alliance for
the Rights of Nature, un’alleanza internazionale di centinaia di esperti,
associazioni e istituzioni impegnati a far riconoscere i diritti della Natura
come soggetto giuridico da rispettare in quanto tale
(https://www.garn.org/our-members/).
In questo senso, l’Associazione si propone come “tutore” degli interessi
dell’orso bruno marsicano e dell’ecosistema appenninico, in attesa che anche
l’ordinamento giuridico italiano gli conferisca i diritti soggettivi che
meritano, dopo il primo passo compiuto nel 2022 con l’introduzione tra i
principi fondamentali della nostra Costituzione della tutela dell’ambiente,
della biodiversità e degli ecosistemi, definiti più volte dalla Corte
Costituzionale come “interessi pubblici di valore costituzionale primario ed
assoluto”.
Dopo la strage dei lupi appenninici avvenuta nel mese scorso nella zona del
Parco Nazionale, Lazio e Molise, Appennino Ecosistema insiste nel richiedere
alla Procura della Repubblica di Avezzano, ed ora anche a quella di Sulmona, di
procedere contro i responsabili non solo per il semplice reato di “uccisione di
animali” (art. 544-bis c.p.), ma anche e soprattutto per i ben più gravi delitti
di deterioramento di ecosistemi e di specie protette (artt. 452-bis e
452-quinquies c.p.), introdotti nel nostro Codice penale nel 2015 in
recepimento della Direttiva UE sulla tutela penale dell’ambiente (Dir.
2008/99/CE).
Il procedimento penale per l’uccisione dell’orsa Amarena sta faticosamente
ripartendo, dopo le quattro udienze predibattimentali svoltesi tra il dicembre
del 2024 e il settembre del 2025, l’udienza dibattimentale del 19 gennaio
scorso, quando la Giudice Francesca D’Orazio ha decretato la nullità degli atti
processuali, restituendoli al Pubblico Ministero e l’udienza predibattimentale
del 28 aprile scorso, quando la Giudice Anna Cuomo ha concesso i termini a
difesa perché si potessero esaminare tutti gli atti di costituzione di parte
civile.
In base ai reati finora ascrittigli, l’imputato potrà godere della prescrizione
del procedimento già tra appena tre anni: il rischio che il procedimento sia
interrotto prima della sua conclusione diviene ora molto elevato. Anche per
evitare questo rischio, Appennino Ecosistema rinnova la richiesta al Pubblico
Ministero di procedere penalmente contro il responsabile dell’uccisione
dell’orsa Amarena anche per i reati di inquinamento ambientale (art. 452-bis
c.p.) e di delitti colposi contro l’ambiente (art. 452-quinquies c.p.), che
puniscono con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da € 10.000 a 100.000
“chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento
significativi e misurabili di un ecosistema, della biodiversità, della flora o
della fauna”. Infatti, i predetti reati prevedono una prescrizione maggiore e,
nel caso del 452-quinquies, non vi è neppure la necessità di dover dimostrare il
dolo (come invece nel caso dell’art. 544-bis c.p., quello oggi contestato dalla
Procura). Il reato previsto dall’art. 452-bis c.p. prevede poi l’aumento delle
pene da un terzo alla metà, nel caso sia commesso in danno di specie animali o
vegetali protette (quali sono l’orso bruno marsicano e il lupo appenninico): si
arriverebbe così ad un massimo di 9 anni di reclusione e 150.000 € di multa (che
corrisponde all’importo del risarcimento richiesto da Appennino Ecosistema
nell’atto di costituzione di parte civile).
“L’uccisione di una femmina di orso bruno marsicano, entità biologica gravemente
minacciata di estinzione e per questo tutelata in modo prioritario a livello
nazionale, europeo e mondiale, costituisce certamente una gravissima minaccia ed
un grave danno concreto alle possibilità di sopravvivenza della specie
(decurtando la sua già esigua popolazione del 5%) e quindi un grave danno al suo
habitat, all’ecosistema del quale è parte fondamentale ed in generale alla
biodiversità di tutti gli Appennini Centrali – sostiene il Presidente di
Appennino Ecosistema, il giuri-ecologo Bruno Petriccione – I nuovi gravi reati
di delitto ambientale citati sono stati introdotti solo nel 2015 nel nostro
ordinamento giuridico a seguito della paventata apertura di una procedura di
infrazione contro l’Italia, da parte della Commissione Europea, per
l’insufficienza delle norme penali italiane poste a tutela dell’enorme
patrimonio di biodiversità dell’UE, successivamente alla precedente uccisione
volontaria di un orso bruno marsicano, rimasta impunita, avvenuta a Pettorano
sul Gizio nel 2014. Porre allo stesso livello l’offensività dell’uccisione di un
orso bruno marsicano o di un lupo e quella di una gallina sarebbe un assurdo
giuridico, oltre che una gravissima offesa a tutti i cittadini onesti e
rispettosi della fauna e della flora selvatiche, che continuano a sforzarsi di
far parte di comunità umane in equilibrio con tutte le altre componenti
dell’ecosistema”.
Redazione Italia