Bari: “Scegliamo i soldati” e “Diventiamo marinai” nella scuola dell’infanzia IC “Massari-Galilei”
In queste settimane nei due plessi Montello e via Mandragora della scuola
dell’infanzia dell’IC “Massari-Galilei” di Bari è partito il progetto
“Raccontami … che lavoro fai?”, che prevede il coinvolgimento diretto dei
genitori nelle attività scolastiche, con brevi momenti di gioco strutturato e
laboratori. Così le piccole e i piccoli bambini, guidati dalle maestre e dal
genitore invitato, hanno di volta in volta costruito un autolavaggio, simulato
la gestione di un fast food McDonald’s, giocato a lavorare come commessi in un
negozio di scarpe, simulato il lavoro dell’infermiere con cerotti e termometri
giocattolo, ascoltato dal papà agronomo la storia sui semi che diventeranno
piante.
Tra i genitori intervenuti fino ad oggi anche un papà capitano dell’Esercito
Italiano, che ha guidato la mattinata dal titolo “Scegliamo i soldati” e un papà
Sottufficiale della Marina Militare con la mattinata dal titolo “Tutti a bordo!
Diventiamo marinai”.
Qui in basso il post su Facebook della scuola, che, evidentemente, dimostra come
spesso anche i/le docenti obbediscano ad una retorica nazionalistica priva di
fondamento sostanziale se arrivano a scrivere che con la discussione guidata dal
soldato si giunge ad una «definizione rassicurante del suo ruolo come tutore
della pace e difensore della nazione». Occorrerebbe ricordare ai bambini e alle
bambine, e forse anche ai/alle insegnanti, quante volte negli ultimi 30 anni le
forze armate italiane sono intervenute, per scellerate scelte politiche, in
scenari di guerra non certamente a difesa della nostra Patria o sotto l’egida
dell’ONU, ma in forma aggressiva accanto alla NATO o, peggio, accanto agli Stati
Uniti, causando anche la morte dei nostri militari da parte delle popolazioni
invase (Balcani, Iraq, per citarne solo alcune).
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università critica aspramente la banalizzazione romantica delle professioni
militari. A maggior ragione, quando il pubblico è formato da bambine e bambini
di quattro anni, dal discorso romantico e patriottico viene rimossa totalmente
la loro funzione offensiva e letale. Difficilmente si può accettare una simile
riduzione di complessità. Inoltre, in un territorio a forte connotazione
militare troveremo molti genitori che lavorano nella Difesa e quindi, in
contesti scolastici come quello “Raccontami … che lavoro fai?”, i genitori in
divisa saranno statisticamente più numerosi, incentivando nell’immaginario
infantile il modello del militare.
Per elevare il livello di propaganda militaristica funzionale a generare
l’universo simbolico che normalizza la guerra e la rende plausibile, di recente
il Parlamento italiano ha stabilito ben due ricorrenze nazionali a carattere
militare e il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha prontamente suggerito di
inserirle nel calendario della didattica nelle scuole, quelle dell’infanzia
comprese: il 17 marzo Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione,
dell’inno e della bandiera e il 4 novembre Giornata dell’Unità Nazionale e delle
Forze Armate. Vi invitiamo alla lettura dei nostri approfondimenti su queste due
ricorrenze, qui per il 17 marzo, qui per il 4 novembre.
L’Osservatorio è nato per ricercare e denunciare tutte le iniziative che
prevedono la partecipazione e l’ingerenza delle Forze Armate e delle
organizzazioni e aziende della filiera bellica negli istituti scolastici di ogni
ordine e grado. Vogliamo contrastare la militarizzazione dei luoghi di
istruzione e la diffusione della cultura della difesa tra le nuove generazioni.
Lo sfondo attuale vede un riarmo senza precedenti e seriamente temiamo per il
loro futuro.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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