Tag - ministero dell'interno

Spin Time, il giallo sul Viminale: chi ha cercato di ostacolare la soluzione?
Il deputato di Fratelli d’Italia Perissa chiama in causa governo e Ministero dell’Interno, ma il Viminale nega intromissioni. Piantedosi chiarisca. Intanto centinaia di persone aspettano una soluzione abitativa. C’è un passaggio nella vicenda di Spin Time che rischia di finire in secondo piano e che invece merita qualche spiegazione in più. Riguarda il ruolo del Viminale e nasce, curiosamente, dalle parole di un esponente della stessa maggioranza di governo. Marco Perissa, deputato di Fratelli d’Italia e presidente romano del partito, parlando in un video della situazione dell’edificio di via di Santa Croce in Gerusalemme ha affermato che “il Viminale e il governo Meloni hanno fatto sapere che non c’erano i presupposti di legalità e sicurezza per rientrare nell’immobile”. Una frase piuttosto netta. Il problema è che, secondo quanto ricostruito da il manifesto, il Ministero dell’Interno avrebbe escluso qualsiasi propria intromissione nella vicenda e anche qualsiasi interlocuzione con il fondo proprietario dell’edificio. Qualcosa, evidentemente, non torna. Se il Viminale non è intervenuto, che cosa significa esattamente che Ministero e governo Meloni “hanno fatto sapere”? Chi ha comunicato quella posizione, a chi e attraverso quale canale? Se invece dal governo è arrivata qualche indicazione, anche informale, sarebbe utile sapere quale e soprattutto a chi sia stata rivolta. Non è una questione di lana caprina, né il tentativo di costruire un piccolo giallo estivo. Bisogna capire se il Viminale abbia avuto un ruolo esclusivamente nelle valutazioni sulla sicurezza e sulla possibilità di rientrare nell’edificio oppure se abbia messo, per così dire, una “manina” anche nel percorso con cui Roma Capitale stava cercando una soluzione più complessiva. Sono due questioni molto diverse. Dopo l’incendio e il sequestro era inevitabile verificare le condizioni dello stabile e su questo devono pronunciarsi gli organismi tecnici competenti. Altra cosa è la trattativa avviata dal Campidoglio e l’ipotesi di arrivare all’acquisizione dell’immobile. Le parole di Perissa assumono un peso ancora maggiore perché Fratelli d’Italia aveva già contestato apertamente l’ipotesi di acquisto avanzata dal sindaco Roberto Gualtieri. Matteo Piantedosi dovrebbe quindi chiarire che cosa è accaduto. Se non c’è stato alcun intervento politico, tanto meglio, ma allora bisogna spiegare da dove nascano le affermazioni di Perissa. Se invece qualcosa è stato “fatto sapere”, è legittimo conoscere contenuto e destinatari di quella comunicazione. Nel frattempo, mentre la politica discute su chi abbia fatto o non abbia fatto cosa, ci sono centinaia di persone che hanno perso il luogo nel quale vivevano. Ed è questo il punto che non dovrebbe mai scomparire. Dietro la parola “occupanti”, diventata ormai una specie di lasciapassare linguistico per evitare qualsiasi altra discussione, ci sono famiglie, bambini, anziani, lavoratori e persone fragili. Si può discutere dell’occupazione, della proprietà dell’immobile e naturalmente del rispetto delle regole, ma nessuna di queste discussioni fa sparire le persone. Se si dice no all’acquisizione di Spin Time e contemporaneamente si sostiene che non debba essere destinato agli abitanti neppure un altro immobile pubblico, resta una domanda molto concreta: dove dovrebbero andare? Lo ha ricordato, da un altro punto di vista, anche Koldo Casla, relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto a un alloggio adeguato, chiedendo alle autorità italiane una soluzione di lungo periodo e richiamando la necessità che le sistemazioni temporanee garantiscano dignità, sicurezza, privacy e unità delle famiglie. Non è un’ingerenza esotica dell’ONU nelle vicende romane. L’Italia ha ratificato il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, che comprende il diritto a un alloggio adeguato. La legalità, insomma, non è un concetto che funziona in una sola direzione. Esiste la legalità che impone il rispetto delle proprietà e delle decisioni dell’autorità giudiziaria ed esiste quella che obbliga le istituzioni a misurarsi con i diritti fondamentali e con una condizione sociale che a Roma è ormai impossibile ignorare. Spin Time è soltanto la manifestazione più visibile di un problema molto più grande: affitti sempre più difficili da sostenere, sfratti, graduatorie interminabili per le case popolari e famiglie costrette a spendere una quota enorme del proprio reddito per avere un tetto. E, contemporaneamente, immobili pubblici vuoti o sottoutilizzati. Continuare a intervenire soltanto quando esplode un’emergenza significa spendere risorse in alberghi e sistemazioni provvisorie per ritrovarsi, qualche mese dopo, davanti allo stesso problema. La sicurezza non è soltanto un cancello chiuso o un edificio sgomberato. Per una famiglia sicurezza significa sapere dove dormirà il mese successivo, poter mandare i figli nella stessa scuola, avere un reddito e non rischiare continuamente di perdere la casa. Nei giorni scorsi abbiamo proposto un censimento del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato e un piano per recuperarlo a fini abitativi. Quella resta, a nostro avviso, una delle strade da percorrere. Ma oggi c’è anche una questione molto più immediata alla quale dare risposta: che cosa è realmente accaduto nella vicenda Spin Time e che ruolo ha avuto il governo? Ed è qui che si torna alle parole di Perissa e alle domande sul Viminale. Piantedosi chiarisca se qualcuno dal Ministero o dal governo abbia “fatto sapere” qualcosa sulla vicenda Spin Time e, in caso affermativo, che cosa e a chi. Se invece non è accaduto, sarà Perissa a dover spiegare perché abbia attribuito pubblicamente quella posizione al Viminale e al governo Meloni. Non per alimentare un’altra polemica, ma perché quando una vicenda riguarda il destino di centinaia di persone, sapere chi decide, che cosa decide e perché dovrebbe essere il minimo che si possa pretendere dalle istituzioni.   Giovanni Barbera
August 10, 2026
Pressenza
Cittadinanza ai figli di persone straniere naturalizzate: il Tribunale di Trento boccia le circolari restrittive del Ministero dell’Interno
Il Tribunale di Trento ha riconosciuto la cittadinanza italiana a quattro minori siriani nati all’estero, figli di un rifugiato poi diventato cittadino italiano. Secondo il giudice, le restrizioni introdotte dalla “riforma” sulla cittadinanza del 2025 non si applicano ai figli minori di chi ottiene la cittadinanza per naturalizzazione. Il caso Una famiglia siriana arriva in Italia nel 2018 attraverso i corridoi umanitari e si stabilisce a Trento. Nel 2025 il padre ottiene la cittadinanza italiana dopo anni di residenza regolare. Il Comune, seguendo le indicazioni del Ministero dell’Interno, riconosce la cittadinanza ai due figli nati in Italia ma la nega ai quattro nati in Siria, tutti residenti a Trento da anni e conviventi con il padre. La famiglia ricorre in tribunale. Il padre muore prima della sentenza, ma il giudice riconosce comunque la cittadinanza ai figli: il decesso non cambia nulla, perché i requisiti di legge erano già tutti soddisfatti. Perché il Ministero aveva torto Le modifiche del 2025 nascono con l’intento del governo Meloni di tagliare i legami automatici con l’Italia di discendenti lontanissimi – spesso sudamericani con un trisavolo emigrato – che non hanno mai messo piede nel paese. Uno strumento discutibile ma pensato per azzerare cittadinanze “virtuali” tramandate di generazione in generazione. Il Ministero dell’Interno aveva però esteso questa logica anche ai figli di chi si naturalizza, con effetti paradossali: per ottenere la cittadinanza, i figli nati all’estero avrebbero dovuto essere nati dopo che il genitore aveva già vissuto due anni in Italia da cittadino: una condizione impossibile per chi è arrivato in Italia insieme ai propri figli. Il Tribunale ha chiarito che questa interpretazione è errata. Chi si naturalizza non ha una “cittadinanza virtuale” da azzerare: ha costruito un legame reale con l’Italia, documentato da anni di residenza. Applicare le stesse restrizioni degli italo-discendenti non ha alcuna base logica né giuridica. Le conseguenze Migliaia di famiglie straniere residenti in Italia si sono viste negare o congelare la domanda di cittadinanza per i figli nati all’estero sulla base di circolari ministeriali che il Tribunale giudica infondate. Chi si trova in questa situazione ha ora buone ragioni per impugnare il provvedimento davanti al tribunale civile. Organizzazioni come Melting Pot Europa e gli sportelli legali specializzati sono a disposizione per supportare le famiglie interessate. Si allega: Tribunale di Trento, sentenza del 6 maggio 2026 – clicca qui. Difensori dei ricorrenti: avv.te Giulia Crescini, Federica Remiddi, Salvatore Fachile – Studio Legale Antartide di Roma.  * Maggiori informazioni all’articolo: https://www.meltingpot.org/ 2026/05/figli-nati-allestero-di-persone-straniere- naturalizzate-riconosciuta-la-cittadinanza-ai-minori-e- bocciata-la-circolare-del-ministero/ * Scheda pratica riassuntiva delle modifiche del 2025: https://www.meltingpot.org/2026/02/scheda-pratica- cittadinanza-dei-minori-figli-di-cittadini-naturalizzati-dopo-il-dl-36-2025/ * Webinar formativo “Cittadinanza negata”: Registrazione su You Tube Melting Pot Europa
May 13, 2026
Pressenza