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Un anno dopo gli spari contro la Ocean Viking: nessuna responsabilità e violenza in aumento
A un anno di distanza dall’attacco contro la Ocean Viking, presa di mira con centinaia di colpi di mitra dalla Guardia costiera libica (LCG) mentre trasportava 87 persone sopravvissute soccorse in mare, nessuno è stato ritenuto responsabile dell’attacco. Al contrario, SOS MEDITERRANEE denuncia una presenza sempre più consistente e pericolosa di attori libici nel Mediterraneo centrale, caratterizzata da intimidazioni, intercettazioni violente di persone in difficoltà e da un numero crescente di episodi di “shadowing” ai danni delle navi di soccorso che operano in acque internazionali. L’attacco del 24 agosto 2025 aveva causato gravi danni alla Ocean Viking e lasciato profondamente traumatizzati i sopravvissuti e i membri dell’equipaggio. Eppure, dodici mesi dopo, nonostante i procedimenti giudiziari ancora in corso in Italia, Francia e Germania, le autorità europee e nazionali sono rimaste in silenzio e non hanno intrapreso azioni politiche concrete per accertare le responsabilità o impedire il ripetersi di episodi analoghi. > «L’attacco avrebbe dovuto segnare un punto di svolta», ha dichiarato Valeria > Taurino, direttrice generale di SOS MEDITERRANEE Italia. «Invece, nell’ultimo > anno abbiamo assistito a un’escalation delle minacce contro le persone in > difficoltà in mare, parallelamente a una maggiore cooperazione europea con gli > attori libici. Il messaggio che viene trasmesso è pericoloso: la violenza in > mare può continuare senza che nessuno ne risponda». Nell’ultimo anno, attraverso la propria missione di monitoraggio aereo, Albatross, SOS MEDITERRANEE ha documentato un significativo aumento della presenza di motoscafi non identificati riconducibili a diversi gruppi armati presenti in Libia. Queste imbarcazioni sono state osservate mentre effettuavano intercettazioni violente, compresi speronamenti intenzionali di imbarcazioni che trasportavano persone in difficoltà e manovre potenzialmente letali. È inoltre emerso un fenomeno nuovo e preoccupante. In almeno sette occasioni tra giugno e luglio 2026, imbarcazioni riconducibili ad attori libici, alcune delle quali non identificate, si sono avvicinate ripetutamente alle navi di soccorso ad alta velocità oppure le hanno seguite per periodi prolungati, in comportamenti descritti come “shadowing”. Questo contesto operativo sempre più ostile nel Mediterraneo centrale non avrebbe potuto protrarsi senza l’espansione della cooperazione europea con gli attori libici in materia di deterrenza e contenimento della migrazione. All’inizio di quest’anno, un’inchiesta condotta da SOS MEDITERRANEE e IRPI Media ha rilevato che almeno 61,2 milioni di euro di fondi europei sono stati destinati a progetti di cooperazione con le autorità libiche tra il 2017 e il 2025, mentre quasi la metà del budget dei programmi non ha potuto essere tracciata completamente. A un anno dagli spari, SOS MEDITERRANEE rinnova la richiesta di un’indagine completa e indipendente sull’attacco, nonché di un’effettiva assunzione di responsabilità da parte dei responsabili. Fino ad allora, ogni forma di sostegno europeo alla Guardia costiera libica deve essere immediatamente sospesa. > «Mentre continua a mancare qualsiasi forma di responsabilità, SOS MEDITERRANEE > prosegue la propria missione per salvare vite, documentare le violazioni e > garantire che il Mediterraneo centrale non diventi uno spazio privo di diritto > internazionale, trasparenza e umanità di base», ha aggiunto Taurino. Redazione Italia
August 24, 2026
Pressenza
SOS MEDITERRANEE: ancora morti nel Mediterraneo
Questa mattina la nave Ocean Viking di SOS MEDITERRANEE ha salvato 56 persone da una imbarcazione in difficoltà in vetroresina bianca nella zona di ricerca e soccorso libica. Quando il nostro team di soccorritori si è avvicinato, uno dei naufraghi non respirava. Il naufrago è stato immediatamente portato a bordo e ha ricevute le prime cure immediate. Purtroppo, non c’è stato nulla da fare e poco dopo è stato dichiarato il decesso. Gli altri sopravvissuti sono attualmente a bordo insieme ai naufraghi salvati il giorno prima (12 maggio) su segnalazione di Alarmphone, la linea telefonica di emergenza autogestita, attiva 24h dal 2014, creata da attivisti per supportare i migranti in difficoltà nel Mar Mediterraneo: 75 persone che erano state in mare per 4 giorni. Attualmente quindi a bordo della Ocean Viking ci sono 131 persone. I sopravvissuti del secondo salvataggio sono ora a bordo e stanno ricevendo le prime cure. Diversi di loro hanno sofferto di ipotermia. Secondo le testimonianze raccolte dal nostro team a bordo, il naufrago che è deceduto avrebbe subito violenze fisiche in Libia prima della partenza e è rimasto incosciente per ore prima del salvataggio. Un’altra morte nel 2026: l’inizio d’anno più letale mai registrato nel Mediterraneo in un contesto di cooperazione tra gli Stati dell’Europa e la Guardia costiera libica . Anche considerando che i dati dell’OIM rappresentano, per stessa ammissione dell’organizzazione, una sottostima, il 2026 ha registrato l’inizio d’anno più mortale dal 2017. Tra il 1° gennaio e il 22 aprile 2026, almeno 782 persone risultano morte o disperse lungo la sola rotta del Mediterraneo centrale – un aumento di oltre il 150% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Oltre ai dati pubblicati e verificati attraverso fonti ufficiali, ONG e media, l’OIM mantiene un database parallelo di incidenti segnalati ma non verificati, esclusi dalle cifre ufficiali. Questo database parallelo contiene attualmente circa 400 casi aggiuntivi per il 2026, la maggior parte dei quali legati al ciclone Harry. Con il cambiamento climatico che intensifica le tempeste nel Mediterraneo, inclusi i cosiddetti “medicanes” (uragani mediterranei), condizioni meteorologiche estreme come quelle osservate all’inizio di quest’anno sono destinate a diventare più frequenti, rendendo attraversamenti già pericolosi su imbarcazioni inadatte alla navigazione ancora più rischiosi. Queste morti non sono tragici incidenti, ma il risultato prevedibile di scelte politiche deliberate. Il ritiro delle operazioni statali di ricerca e soccorso, l’esternalizzazione delle responsabilità a Libia e Tunisia e l’ostruzione delle attività delle ONG hanno mantenuto il Mediterraneo centrale tra le rotte migratorie più letali al mondo dal 2014. “Il modo in cui vengono presentati i dati su morti e dispersi è una scelta politica: il numero delle vittime viene citato come prova che le traversate sono pericolose e devono essere fermate con una colpevolizzazione delle persone migranti; mentre le prove che collegano le decisioni politiche all’aumento della mortalità, come il mancato soccorso o la criminalizzazione delle operazioni di salvataggio, vengono sistematicamente minimizzate dal nostro Governo” – afferma Valeria Taurino Direttrice di SOS MEDITERRANEE Italia. “ Questa selettività si estende alla produzione stessa dei dati: nessuno Stato registra sistematicamente le morti in mare e la trasparenza è in diminuzione. L’Italia ha smesso di pubblicare dati dettagliati sulle operazioni SAR nel 2020. La mancanza di dati limita la possibilità di verificare gli eventi e comprendere cosa accade in mare. Le ONG sono l’ultimo testimone attivo nel Mediterraneo e la criminalizzazione continua oltre all’escalation di violenza da parte della Guardia Costiera libica.” Redazione Italia
May 13, 2026
Pressenza