SOS MEDITERRANEE: ancora morti nel Mediterraneo
Questa mattina la nave Ocean Viking di SOS MEDITERRANEE ha salvato 56 persone da
una imbarcazione in difficoltà in vetroresina bianca nella zona di ricerca e
soccorso libica. Quando il nostro team di soccorritori si è avvicinato, uno dei
naufraghi non respirava. Il naufrago è stato immediatamente portato a bordo e ha
ricevute le prime cure immediate. Purtroppo, non c’è stato nulla da fare e poco
dopo è stato dichiarato il decesso.
Gli altri sopravvissuti sono attualmente a bordo insieme ai naufraghi salvati il
giorno prima (12 maggio) su segnalazione di Alarmphone, la linea telefonica di
emergenza autogestita, attiva 24h dal 2014, creata da attivisti per supportare i
migranti in difficoltà nel Mar Mediterraneo: 75 persone che erano state in mare
per 4 giorni. Attualmente quindi a bordo della Ocean Viking ci sono 131 persone.
I sopravvissuti del secondo salvataggio sono ora a bordo e stanno ricevendo le
prime cure. Diversi di loro hanno sofferto di ipotermia. Secondo le
testimonianze raccolte dal nostro team a bordo, il naufrago che è deceduto
avrebbe subito violenze fisiche in Libia prima della partenza e è rimasto
incosciente per ore prima del salvataggio.
Un’altra morte nel 2026: l’inizio d’anno più letale mai registrato nel
Mediterraneo in un contesto di cooperazione tra gli Stati dell’Europa e la
Guardia costiera libica . Anche considerando che i dati dell’OIM rappresentano,
per stessa ammissione dell’organizzazione, una sottostima, il 2026 ha registrato
l’inizio d’anno più mortale dal 2017. Tra il 1° gennaio e il 22 aprile 2026,
almeno 782 persone risultano morte o disperse lungo la sola rotta del
Mediterraneo centrale – un aumento di oltre il 150% rispetto allo stesso periodo
dell’anno scorso.
Oltre ai dati pubblicati e verificati attraverso fonti ufficiali, ONG e media,
l’OIM mantiene un database parallelo di incidenti segnalati ma non verificati,
esclusi dalle cifre ufficiali. Questo database parallelo contiene attualmente
circa 400 casi aggiuntivi per il 2026, la maggior parte dei quali legati al
ciclone Harry. Con il cambiamento climatico che intensifica le tempeste nel
Mediterraneo, inclusi i cosiddetti “medicanes” (uragani mediterranei),
condizioni meteorologiche estreme come quelle osservate all’inizio di quest’anno
sono destinate a diventare più frequenti, rendendo attraversamenti già
pericolosi su imbarcazioni inadatte alla navigazione ancora più rischiosi.
Queste morti non sono tragici incidenti, ma il risultato prevedibile di scelte
politiche deliberate. Il ritiro delle operazioni statali di ricerca e soccorso,
l’esternalizzazione delle responsabilità a Libia e Tunisia e l’ostruzione delle
attività delle ONG hanno mantenuto il Mediterraneo centrale tra le rotte
migratorie più letali al mondo dal 2014.
“Il modo in cui vengono presentati i dati su morti e dispersi è una scelta
politica: il numero delle vittime viene citato come prova che le traversate sono
pericolose e devono essere fermate con una colpevolizzazione delle persone
migranti; mentre le prove che collegano le decisioni politiche all’aumento della
mortalità, come il mancato soccorso o la criminalizzazione delle operazioni di
salvataggio, vengono sistematicamente minimizzate dal nostro Governo” – afferma
Valeria Taurino Direttrice di SOS MEDITERRANEE Italia. “ Questa selettività si
estende alla produzione stessa dei dati: nessuno Stato registra sistematicamente
le morti in mare e la trasparenza è in diminuzione.
L’Italia ha smesso di pubblicare dati dettagliati sulle operazioni SAR nel 2020.
La mancanza di dati limita la possibilità di verificare gli eventi e comprendere
cosa accade in mare. Le ONG sono l’ultimo testimone attivo nel Mediterraneo e la
criminalizzazione continua oltre all’escalation di violenza da parte della
Guardia Costiera libica.”
Redazione Italia