L’accordo sui centri in Albania non verrà rinnovato
Prima erano i “giudici rossi” a ostacolare i piani del Governo, e per questo
attaccati violentemente. Poi Meloni ha presentato il piano Albania in Europa
come un modello da seguire, proposta accolta a braccia aperte dagli altri stati
UE, in cerca di escamotage per aggirare il diritto di asilo.
Oggi, però, è il ministro degli Esteri albanese, Ferit Hoxha, a riportare tutti
con i piedi per terra. L’accordo sui centri destinati a trasferire le persone
soccorse in mare, nel tentativo di rimpatriarle rapidamente di fatto privandole
dei loro diritti, non sarà rinnovato.
Il motivo è semplice: l’Albania punta a entrare nell’Unione Europea entro il
2030, e il meccanismo alla base di questo piano (deportare persone in Paesi
esterni all’UE) a quel punto non sarà più applicabile.
Questa vicenda ha qualcosa di tragicomico e smaschera la fragilità dell’intero
modello europeo dei centri nei Paesi terzi: un sistema che fa leva su Stati
politicamente più deboli, promettendo in cambio vantaggi come l’ingresso
nell’UE.
Il risultato? Quasi un miliardo di euro di soldi pubblici italiani sprecati, e
centinaia di persone trattate come pacchi postali, senza diritti e senza
dignità.
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