Tag - ican – international campaign to abolish nuclear weapons

Il Medico della Pace. L’Eredità mondiale di Ronald McCoy e la nascita di ICAN /1
La morte di Ronald McCoy, medico malese, ostetrico e ginecologo, per molti anni protagonista del movimento internazionale contro le armi nucleari, consegna alla memoria della comunità pacifista una figura capace di unire scienza, coscienza e impegno politico. McCoy aveva compreso una verità elementare e radicale: davanti a una guerra nucleare la medicina non può curare le conseguenze della catastrofe. Può soltanto lavorare perché quella catastrofe non avvenga. È da questa consapevolezza che nasce il significato più profondo della sua eredità. Ronald McCoy non fu soltanto un medico impegnato nel movimento antinucleare. Fu uno dei protagonisti della trasformazione culturale che avrebbe portato il disarmo nucleare fuori dai soli circuiti diplomatici e militari, affidandolo anche alla responsabilità della società civile, delle professioni, dei cittadini e dei movimenti internazionali. Nato nel 1930 a Seremban, nell’allora Malaya britannica, McCoy studiò medicina a Singapore e costruì una lunga carriera come ostetrico e ginecologo. Nel corso della sua vita professionale arrivò a far nascere decine di migliaia di bambini. Ma proprio la pratica quotidiana della medicina lo portò a confrontarsi con una domanda più ampia: che senso ha curare la vita individuale se la politica internazionale conserva strumenti capaci di cancellare milioni di vite in un istante? Negli anni Ottanta entrò nel movimento dei Medici Internazionali per la Prevenzione della Guerra Nucleare, l’IPPNW, organizzazione che aveva ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1985. Nel 1987 contribuì alla nascita dell’associazione dei medici malesi impegnati contro la guerra nucleare e successivamente ricoprì per otto anni l’incarico di co-presidente mondiale dell’IPPNW. La sua impostazione era profondamente medica e, proprio per questo, profondamente politica. Un attacco nucleare avrebbe prodotto effetti sanitari di una dimensione tale da rendere impossibile qualsiasi risposta adeguata da parte dei sistemi sanitari. McCoy insisteva quindi sulla prevenzione come unica vera forma di medicina possibile davanti alla minaccia nucleare. Nel 2007, in un suo articolo dedicato al rischio permanente della guerra nucleare, scriveva che la guerra nucleare e il cambiamento climatico rappresentavano le sfide più pericolose per la sopravvivenza della civiltà umana. La sua posizione non nasceva da una visione ideologica astratta, ma dalla consapevolezza scientifica dell’impossibilità di gestire le conseguenze di un conflitto atomico. Da questa prospettiva maturò anche l’intuizione destinata a cambiare la storia del movimento antinucleare. Dopo il fallimento della Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione del 2005, McCoy comprese che la strategia tradizionale fondata esclusivamente sulla diplomazia degli Stati non era sufficiente. Occorreva costruire una mobilitazione internazionale capace di riprendere il modello della campagna che aveva condotto al Trattato di Ottawa contro le mine antipersona. La proposta era semplice e rivoluzionaria: creare una campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari, capace di riunire organizzazioni diverse attorno a un obiettivo comune. Da questa intuizione nacque il nome ICAN, International Campaign to Abolish Nuclear Weapons. L’IPPNW fece propria la proposta e ICAN venne lanciata nel 2007. Nel corso degli anni la campagna sarebbe diventata una rete globale della società civile, fino a ottenere nel 2017 il Premio Nobel per la Pace per il suo impegno a favore di un divieto delle armi nucleari fondato sul diritto internazionale. Oggi ICAN riunisce centinaia di organizzazioni partner in oltre cento Paesi. (ICAN) Ma la storia di McCoy non può essere separata dall’Italia. È proprio a Roma che, all’inizio degli anni Duemila, la sua riflessione trovò uno dei luoghi più significativi di confronto internazionale. Nel novembre 2003 McCoy partecipò a Roma al IV World Summit of Nobel Peace Laureates. In quell’occasione incontrò Mikhail Gorbaciov e portò con sé il rapporto “Collateral Damages”, realizzato dal figlio David McCoy, medico a Londra, insieme a Oxfam. Il documento descriveva le conseguenze umanitarie della guerra del Golfo e il dramma delle vittime civili. McCoy fu inoltre ricevuto dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e partecipò a un’assemblea dell’Associazione Italiana Medicina per la Prevenzione della Guerra Nucleare, l’AIMPGN, affiliata italiana dell’IPPNW. Pochi mesi dopo, nel marzo 2004, tornò a Roma per un seminario internazionale al NATO Defense College dedicato alle armi di distruzione di massa. Fu un momento particolarmente significativo perché McCoy portò la questione dell’abolizione nucleare dentro uno spazio istituzionale legato alla cultura strategica e militare. Il contesto storico era quello del difficile ma ancora possibile dialogo tra NATO e Russia. La Dichiarazione di Roma del 28 maggio 2002 aveva infatti istituito il Consiglio NATO-Russia, con l’obiettivo di sviluppare una cooperazione fondata sul principio della partecipazione paritaria in diversi settori, compresi la non proliferazione delle armi di distruzione di massa e il controllo degli armamenti. È in questo clima che va letto anche il significato della presenza di McCoy al NATO Defense College. Non come un episodio isolato, ma come parte di una stagione nella quale il confronto tra mondi precedentemente contrapposti sembrava poter aprire spazi nuovi per la sicurezza comune e per il disarmo. (continua…)   Laura Tussi
September 6, 2026
Pressenza
A Ginevra per la messa al bando dei LAWS
ALLE NAZIONI UNITE SI DECIDE IL FUTURO DEL CONTROLLO UMANO SUI SISTEMI D’ARMA AUTONOMI LETALI. LA RETE ITALIANA PACE E DISARMO A FIANCO DELLA CAMPAGNA STOP KILLER ROBOTS: “LE MACCHINE NON DECIDANO SU VITA E MORTE. L’ITALIA SOSTENGA L’AVVIO DEI NEGOZIATI, IL PARLAMENTO FACCIA LA SUA PARTE“. In questi giorni, presso la sede ONU di Ginevra, si tiene l’ultima sessione del Gruppo di esperti governativi (GGE) sui sistemi d’arma autonomi letali (LAWS), riunito nell’ambito della Convenzione su Certe Armi Convenzionali (CCW). È l’ultimo appuntamento tecnico prima della Conferenza di Riesame della CCW (16-20 novembre 2026), in cui gli Stati saranno chiamati a una decisione politica cruciale: avviare o meno veri e propri negoziati per un trattato che regoli e vieti i cosiddetti killer robot. La Rete Italiana Pace e Disarmo è presente a Ginevra con il coordinatore delle campagne, Francesco Vignarca, a sostegno delle posizioni della campagna internazionale Stop Killer Robots (di cui la Rete è partner italiano) per spingere gli Stati a non lasciar diluire all’ultimo minuto oltre un decennio di lavoro comune. Il messaggio è netto: il controllo umano sull’uso della forza è appeso a un filo, mentre armi autonome e sistemi abilitati dall’intelligenza artificiale sono già testati e impiegati sui campi di battaglia. Sono gli esseri umani, non le macchine, a dover mantenere il controllo sulle decisioni di vita e di morte. UN MOMENTO DECISIVO, DOPO OLTRE DIECI ANNI DI LAVORO Il consenso è cresciuto rapidamente: dai 42 Stati della dichiarazione congiunta guidata dal Brasile al GGE del settembre 2025, agli oltre 70 pronti a negoziare alla sessione di marzo 2026. L’appello congiunto del Segretario Generale dell’ONU Guterres e della Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa Spoljaric ha ribadito con urgenza la richiesta di uno strumento giuridicamente vincolante, avvertendo che “una mancata azione rapida e decisa costerà vite umane”. La Rete Pace Disarmo sottolinea con favore che l’Italia abbia dato in queste ore il proprio assenso alla dichiarazione congiunta cross-regionale (promossa da Stati come Brasile, Irlanda e Norvegia) a sostegno dell’avvio dei negoziati sulla base del testo in discussione al GGE. Un passo nella direzione di quel controllo umano significativo che la società civile chiede da più di dieci anni, prima ancora che l’urgenza del problema diventasse evidente a tutti. La Rete chiede ora coerenza fino a novembre: un mandato negoziale ambizioso e il divieto esplicito dei sistemi d’arma autonomi antipersona. L’ADVOCACY SUL PARLAMENTO ITALIANO VA INTENSIFICATA La presenza a Ginevra si lega al lavoro di advocacy parlamentare già avviato in Italia, che in questa fase decisiva andrà intensificato. Dopo la conferenza ospitata a inizio 2026 in Senato, la Rete sta lavorando alla costruzione di un intergruppo parlamentare trasversale sulle armi autonome, capace di portare il tema al centro del dibattito politico nazionale e di coordinare la posizione italiana con le richieste della campagna globale. UNA PREOCCUPAZIONE CHE UNISCE ISTITUZIONI, SCIENZA E COMUNITÀ RELIGIOSE L’allarme sull’uso militare dell’IA ha ormai un’eco che va oltre la società civile. Lo scorso luglio, a Castel Gandolfo, l’Assemblea Globale dei Premi Nobel su Intelligenza Artificiale e Guerra Nucleare (ispirata dall’enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV) ha riunito oltre 200 tra premi Nobel, scienziati, ex capi di Stato e leader religiosi, sfociando nella Rome Declaration del 16 luglio: “nessuna macchina o sistema autonomo può essere posto al centro di decisioni da cui dipende la sopravvivenza dell’umanità”. Su questo terreno si innesta la preoccupazione, condivisa dalla RIPD, per il legame in prospettiva altamente pericoloso tra armi nucleari e l’Intelligenza Artificiale utilizzata nel dominio militare. Un allarme rilanciato in particolare da ICAN (Premio Nobel per la Pace, di cui la Rete è parte): l’integrazione dell’IA nei sistemi di comando e controllo nucleari lascia poco spazio, o addirittura sostituisce, il giudizio umano nei momenti di crisi. E ci potrebbe portare ad una distruzione totale. IL PONTE TRA DISARMO E FINANZA ETICA A conferma di quanto il tema investa anche il mondo finanziario, a margine dei lavori diplomatici degli Stati si svolgerà il side event “Autonomous Weapons Systems: In Conversation with Investors” (2 settembre, Palais des Nations), che vede tra i relatori Aldo Bonati di Etica Sgr. L’evento riprende il percorso avviato a settembre 2025, quando Stop Killer Robots ed Etica Sgr hanno pubblicato una Dichiarazione congiunta degli investitori sulle armi autonome: una delle prime volte in cui investitori istituzionali hanno inquadrato queste armi non solo come questione umanitaria, ma come rischio finanziario. LE RICHIESTE DELLA RETE ITALIANA PACE E DISARMO “Le macchine non devono mai decidere chi vive e chi muore. È la linea rossa etica, umanitaria e giuridica che non possiamo superare. L’Italia ha l’occasione di stare dalla parte giusta della storia: adesso serve coerenza, a Ginevra e in Parlamento”, dichiara Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo. Per questo la nostra Rete, in collegamento con tutte le realtà parte di Stop Killer Robots chiede anche al nostro Paese di: * rafforzare il testo in discussione al GGE, non indebolirlo, e sostenerlo come base negoziale di una norma di messa al bando; * contribuire ad avviare senza rinvii il negoziato per un trattato, con mandato chiaro e a tempo definito; * prevedere anche a livello nazionale il divieto dei sistemi d’arma autonomi antipersona, garantendo un controllo umano significativo sull’uso della forza; * confermare per l’Italia una posizione favorevole ai negoziati, auspicando che il Parlamento italiano assuma un ruolo attivo e trasversale in tal senso. Rete Italiana Pace e Disarmo
September 1, 2026
Pressenza
Per una tregua subito tra Ukraina e Russia. E per non morire per errore
Si dice che Zelensky chiede il cessate il fuoco perché saprebbe di stare perdendo. E viene attribuito a Putin il pensiero di poter vincere militarmente, prima o poi. Entrambi sbaglierebbero. Le guerre non si vincono più sui campi. Si perdono tutti. Soprattutto i civili. Soprattutto la Terra, la Madre comune che sostenta tutti noi. Questa estate bollente avrebbe dovuto farlo capire anche ai più duri di comprendonio: la pace con la Natura è prioritaria. Non si può fare la guerra mentre il pianeta va a fuoco. Ogni bomba, ogni carro, ogni base militare brucia carburante e avvelena acqua e suolo. È la stessa logica di chi spara sulle petroliere: esternalizziamo il costo della morte. E c’è un rischio in più che non possiamo permetterci: la guerra per errore. Un allarme sbagliato, un generale nervoso, e l’atomica parte. Per questo diciamo una cosa semplice e concreta: aderire subito alla proposta cinese di No First Use (NFU). Impegno a non usare per primi gli ordigni nucleari. Non è disarmo totale. È buon senso. È un argine. Conviene a noi come allo stesso Potere. Negoziare una tregua oggi non è debolezza. È responsabilità. Chi continua a sparare lo fa sulla pelle di chi non ha voce. Noi intanto, da disarmisti esigenti & partners, ci organizziamo. A novembre-dicembre saremo a New York, alla conferenza di revisione del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari. Porteremo una delegazione per collegare ICAN e NFU: chi lotta per mettere al bando le atomiche, con chi chiede ai governi di impegnarsi a non usarle per primi. Perché clima e disarmo sono la stessa battaglia. Perché la rivoluzione disarmista di cui parlava Carlo Cassola nell’83 oggi significa anche questo: smettere di puntarci le armi addosso mentre la casa comune brucia. Chi vuole venire con noi a New York per dire che la pace è possibile e necessaria, ora? Scriveteci. Non abbiamo più tempo da perdere. Disarmisti Esigenti
August 18, 2026
Pressenza
“Disarmarsi nella quotidianità e nelle scuole”
Giovedì 14 maggio alle 18 si svolge quinto e ultimo incontro del percorso “Abolire il nucleare, educare alla pace” coordinato da Women’s International League for Peace and Freedom (WILPF) Italia, realizzato con il sostegno dell’UCEBI (Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia) e in collaborazione con l’Osservatorio Contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università e l’Associazione Nazionale Per la Scuola della Repubblica ODV. In questo laboratorio pratico con Venessa Hanson, social media manager di ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), scopriremo come fare attivismo per il disarmo nucleare ogni giorno, attraverso i social e altri strumenti di comunicazione. Rifletteremo sul ruolo dei e delle giovani nella costruzione di un mondo libero da armi nucleari e progetteremo insieme attività e laboratori che gli e le insegnanti potranno riproporre in classe. Interverranno anche le organizzazioni la società civile che hanno collaborato al progetto per continuare a creare assieme percorsi per il disarmo e la pace. Per l’Associazione Nazionale “Per la Scuola della Repubblica” ODV interverrà Anna Angelucci, per l’Osservatorio Contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università interverrà Roberta Leoni.   DISARMARSI NELLA QUOTIDIANITÀ E NELLE SCUOLE  giovedì 14 maggio alle 18 https://us06web.zoom.us/j/85714953088?pwd=l4FKTOqAoufH16vtLOagMMDGWZaNUm.1#success Per informazioni, domande o chiarimenti contattare: wilpf.italia@outlook.it WILPF (Women's International League for Peace and Freedom)
May 12, 2026
Pressenza