Carola Benedetto, Luciana Ciliento / Una via possibile
Carola Benedetto e Luciana Ciliento sono due autrici che hanno sempre avuto a
cuore temi sensibili. Ospiti fisse di Overland su Rai1, il loro viaggio parte a
16 anni, in radio. Mentre Carola scrive poesia, teatro, prosa e prosegue nel
mondo musicale, Luciana traduce, è costumista e porta il Gruppo del cerchio fino
al Fringe di Edimburgo nel ruolo di tour manager. Successivamente nasce il
festival Per sentieri e remigranti e arrivano le mostre fotografiche, da
Doisneau a Berengo Gardin, il documentario Pierre Rabhi. Il mio corpo è a terra,
il saggio La terra non è mai sporca pubblicato da Add Editore nel 2018, e Storie
per ragazze e ragazzi che vogliono salvare il mondo, DeA Planeta nel 2019. Nel
2022 pubblicano la collana dei Viaggi di Mia (Tre60) dedicata all’educazione
ambientale, e nel 2023 con Einaudi arriva in libreria I ragazzi del Fridays for
future.
Il 7 ottobre 2023 i miliziani di Hamas uccidono almeno 1194 persone tra civili e
militari, e ne rapiscono circa 250 che detengono come prigionieri, in un attacco
a sorpresa in territorio israeliano. È guerra. Da quella data ne è passata di
acqua sotto i ponti e di cose ne sono successe parecchie con i risultati che
abbiamo tutti sotto gli occhi oggi ma è in questi anni complicati che Carola e
Luciana hanno avuto la possibilità di raccontare la storia di Abir Aramin,
palestinese, e Smadar Elhanan, israeliana, e dei loro padri Bassam Aramin e Rami
Elhanan.
Il prologo è feroce, le due ragazze accomunate dal significato simile del
proprio nome (Smadar è traducibile con fiore che si schiude mentre Abir con
profumo di fiore) e dalla giovanissima età (13 e 10 anni) ma divise da un
confine crudele che le obbliga a vedersi nemiche senza nemmeno conoscersi perché
israeliana una e palestinese l’altra, descrivono l’ultima giornata, gli attimi
in cui la loro vita è stata spezzata per sempre e così i loro sogni.
In un alternarsi di pensieri ipotizzati sulla base di una documentazione
approfondita delle due bambine, alla storia dei due padri si ripercorre un lungo
tratto di storia caratterizzata dal perpetrarsi di azioni minacciose poste per
difesa da un nemico – l’altro –, guerre, morti, atti violenti e impensabili in
un mondo civile. Il peso emotivo di questi due popoli è come un macigno nello
specifico nelle vite di queste due famiglie che con un immenso coraggio
riaffrontano tutto il dolore che hanno provato e proveranno per sempre.
Bassam nasce in un villaggio vicino a Hebron in Cisgiordania, e sin da
giovanissimo, unico tra i suoi quindici fratelli a non essere stato vaccinato
contro la poliomelite, supera la malattia ma rimane zoppicante. Pur essendo un
ragazzo dal carattere tenace e ribelle, per nulla arrendevole, al contrario
sempre pronto negli anni successivi a stuzzicare i soldati dell’IDF rischiando
la vita, cresce con la convinzione che essere arabo, musulmano e palestinese sia
una punizione divina.
Rami, figlio di un poliziotto, scopre tardi le origini ungheresi del padre
internato ad Auschwitz dopo una retata della Gestapo e unico sopravvissuto della
sua famiglia. Una volta tornato in Palestina, territorio abitato da popolazioni
arabe e al contempo Terra Promessa secondo la tradizione biblica, la tensione
degenera in una guerra civile. In Rami cresce quindi un’avversione per la
Germania e tutto ciò che è tedesco, sviluppa un’ossessione che lo porta a
documentarsi sulla Shoah, su Himmler, Goebbels, sui motori della Luftwaffe etc.
La storia prosegue, qui siamo solo all’inizio ma conoscere questi dettagli è
fondamentale per provare a comprendere il come e il perché di ciò che accade
poi. I funerali della cultura ebraica si organizzano nelle prime ventiquattr’ore
dalla notizia del decesso per cui immaginatevi questi due genitori che hanno
appena saputo di aver perso la propria figlia. E immaginatevi anche la madre
Nurit rispondere alla telefonata dell’amico di gioventù Netanyahu pronunciare in
maniera chiara e diretta “Non sei il benvenuto in questa casa. La morte di mia
figlia non è colpa degli attentatori, ma di Israele”. E poi immaginatevi i
genitori di Abir sperare fino all’ultimo che l’ambulanza che trasporta la figlia
in fin di vita superi il checkpoint. “Le nostre figlie sono state uccise dalla
stessa mano, dall’Occupazione che da entrambe le parti trasforma dei ragazzi
innocenti in assassini.” Queste parole pronunciate da Rami sono il punto di
partenza di quella che si è trasformata in una fratellanza, così forte che i due
padri hanno organizzato incontri nelle scuole per dimostrare concretamente che
attraverso il rispetto e la comunicazione la via della pace è possibile.
Ovviamente subiscono minacce e ricevono critiche ma anche commenti di stupore
nello scoprire che gli ebrei non sono tutti così cattivi e che i palestinesi non
sono tutti terroristi. Nella postfazione troviamo due messaggi a cuore aperto di
Rami e Bassam, quest’ultimo in particolare citando Einstein ricorda che “Follia
è ripetere più volte le stesse azioni, aspettandosi risultati diversi” mentre
Rami sottolinea che se abbiamo la fortuna di vivere in pace oggi è perché i
nostri genitori, i nostri nonni hanno stretto questa pace di cui godiamo, ieri.
Una testimonianza talmente toccante da risultare a tratti disturbante per le
vicende descritte ma si sa, la violenza e la ferocia della guerra non
risparmiano nessuno e la rabbia e l’odio non sono mai la risposta.
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