La scelta coraggiosa di essere genitori, nonostante tutto
Le famiglie unipersonali sono la più diffusa tipologia familiare: erano il 21,1%
del totale delle famiglie nel 1994, sono il 36,2% nel 2024. Le coppie con figli
erano il 47,9% e sono scese al 29,2%, mentre le monogenitoriali erano l’8,1% e
oggi sono il 10,9%. Stabili le coppie senza figli passate dal 19,7% del totale
al 20,2%. Le nascite sono calate del 32,4% e slitta l’età media delle madri alla
nascita del primo figlio passata da 27,7 anni nel 1994 a 31,9 anni nel 2024. In
calo il numero di matrimoni (- 40,6%) e in aumento i figli nati fuori dal
matrimonio che, sul totale dei nati, sono il 43,2% nel 2024, contro il 7,8% del
1994.
È quanto emerge dal Rapporto del CENSIS “Essere genitori oggi. Valori e
significati della genitorialità nella società italiana”. Il 70,4% dei genitori
dichiara che diventa genitore per costruire una famiglia, il 37,3% per amore; il
33,3% dei padri ne evidenzia la funzione di completamento della coppia, mentre
il 40% delle madri sente la nascita dei figli come uno straordinario atto
d’amore. Tra i motivi, invece, che incentivano a non ampliare la famiglia il
27,4% dichiara di non avere più le forze psicologiche per occuparsi di nuovi
figli, il 22,8% di avere ormai raggiunto un equilibrio familiare e di non
volerlo compromettere, e il 12,7% pensa che il mondo sta diventando troppo
ostile e non è il momento di fare figli.
Pensando al futuro dei propri figli, il 67,3% dei genitori si dichiara
ottimista, esprimendo fiducia, speranza e serenità. Solo il 16,7% è pessimista,
segnato da preoccupazione e timore, mentre il 7,1% è fatalista e percepisce il
futuro dei figli come incerto e confuso. Le preoccupazioni dei genitori sono
soprattutto economiche. Il 79,2% degli intervistati pensa che oggi essere
genitore sia più difficile rispetto al passato, e solo il 17% non è d’accordo.
Le motivazioni che rendono ragione delle difficoltà del loro ruolo sono per il
35,7% dei genitori gli elevati costi economici necessari alla crescita di un
figlio (a pensarla così erano il 22,5% nel 2002); per il 18,9% le eccessive
richieste dei figli, non sempre esaudibili (erano il 30,2% nel 2002); per il
18,4% i troppi impegni lavorativi che lasciano poco tempo da dedicare ai figli
(erano il 20,3% nel 2002).
Il lavoro resta ostacolo, soprattutto per le madri: se per il 73,4% degli
intervistati il lavoro rappresenta un ostacolo per essere un buon genitore, il
31,1% pensa lo sia più per la madre e il 6,7% per il padre. Il tasso di
occupazione, con e senza figli, varia per genere: è pari al 68,5% per le donne
senza figli e al 61,5% per quelle con figli; al 78,4% per gli uomini senza figli
e sale al 91,7% per quelli con figli. Riflettendo su cosa avrebbe potuto
facilitare il compito di genitore, il 77,1% delle madri avrebbe voluto più
risorse economiche, l’83,8% dei padri più tempo.
Il 60% degli intervistati dichiara di essere un genitore non invadente, discreto
e l’83,9% dei genitori cerca di responsabilizzare i figli il più possibile. Il
46,4% dei genitori autorizza l’uso dello smartphone entro il decimo anno di età
del figlio, il 68,4% entro l’undicesimo e il 90,4% entro i 12 anni. Sul fronte
social, il 46,9% dei genitori permette ai figli con al massimo 15 anni di
utilizzare i social, il 53,1% no. Anche se il 69,1% conta sul senso di
responsabilità dei figli per la buona gestione dei social, il 55,1% ha attivato
il parental control per poterli monitorare e, per sentirsi più sicuri, il 43%
geolocalizza i device dei figli per sapere sempre dove si trovano.
“Chi oggi ha scelto di essere genitore, se legge nel Rapporto, sembra agire
sotto la spinta di uno slancio vitale profondo, una sorta di energia psichica
incontenibile che finisce per prevalere su ogni razionale valutazione dei costi
e dei benefici, in particolare sugli effetti nefasti della proliferazione di
difficoltà del nostro mondo. La verità elementare è che, laddove tutto quel che
accade nel mondo indurrebbe a dare ragione a coloro che, in numero sempre
maggiore, scelgono di non diventare genitori, chi ha scelto di avere figli lo ha
fatto extrarazionalmente, per una scelta d’amore e di condivisione. Le vite dei
figli nascendo capovolgono lo sguardo dei genitori sul mondo e, insieme alle non
poche difficoltà, portano una straordinaria e unica iniezione di positività, che
pervade di sé anche lo sguardo dei genitori verso il futuro. Ecco il valore
soggettivo della scelta di avere figli che massificandosi può irradiarsi sulla
società con effetti molto positivi sul vivere collettivo”.
A conclusione della Settimana Europea della Salute Mentale (4-8 maggio),
l’UNICEF Italia ha pubblicato i risultati di un nuovo sondaggio realizzato da
Youtrend, secondo il quale essere genitori è stato più difficile del previsto
per il 72% delle donne e per il 56% degli uomini. La solitudine genitoriale è
più comune tra le donne. In relazione alla conciliazione fra lavoro e la cura
del figlio/a: oltre il 74% delle donne afferma che è abbastanza o molto
difficile, rispetto al 64% degli uomini.
Per stare meglio i genitori chiedono: congedi parentali più lunghi o meglio
retribuiti (27% per le donne, 28% per gli uomini), maggiore flessibilità
lavorativa – smart working, orari ridotti – (22% per le donne e 23% per gli
uomini); più servizi per la prima infanzia accessibili e gratuiti – asili nido,
consultori – (il 19% per le donne, 28% per gli uomini); cambiamento culturale
con maggiore uguaglianza nei ruoli di coppia (12% per le donne, 7% per gli
uomini); supporto psicologico gratuito per i neogenitori (il 9% per le donne, 6%
per gli uomini).
Qui il Rapporto Censis:
https://www.censis.it/wp-content/uploads/2026/05/ESSERE-GENITORI-OGGI-RAPPORTO-FINALE-7MAGGIO-2026.pdf.
Qui l’indagine Unicef:
https://www.datocms-assets.com/30196/1778074047-eppur-siam-soli-solitudine-genitoriale-unicef-youtrend.pdf.
Giovanni Caprio