Locatelli/Macario (PRC-SE): No all’economia di guerra di Giorgio Gori
Riproponiamo il comunicato stampa di Rifondazione Comunista Bergamo, sezioni
cittadina e provinciale, sulla partecipazione di Giorgio Gori al Programma Agile
(Accelerating Groundbreaking Innovation for Defense in Europe), programma che
mira a strutturare gran parte del comparto industriale intorno al riarmo e alla
guerra e, in tal senso, a diventare punto di riferimento per le aziende che
intendono avere accesso ai contratti europei e occidentali.
Apprendiamo dalla stampa che Giorgio Gori, vicepresidente della commissione
industria al parlamento europeo, sarà “relatore ombra” per il programma Agile
(Accelerating Groundbreaking Innovation for Defense in Europe) che è stato
presentato ufficialmente a marzo di quest’anno con la consueta retorica della
“sicurezza strategica” e dell’”autonomia europea” nel settore della difesa. Va
precisato che non esiste in ambito istituzionale la figura del “relatore ombra”.
Molto semplicemente l’ex sindaco di Bergamo, nella sua veste di parlamentare
europeo del Pd, si candida a diventare lo sponsor numero uno di un programma che
mira a strutturare gran parte del comparto industriale intorno al riarmo e alla
guerra e, in tal senso, a diventare punto di riferimento per le aziende che
intendono avere accesso ai contratti europei e occidentali. Un’operazione che in
filigrana era già stata anticipata in occasione del convegno “innovare per
crescere” tenuto nel febbraio scorso dal Pd e da Gori stesso al Kilometro Rosso
di Bergamo.
Il programma Agile prevede un primo stanziamento di 155 milioni di euro al fine
di “testare, validare e integrare rapidamente a livello industriale” tutta una
serie di tecnologie – intelligenza artificiale, droni autonomi, robotica,
tecnologie quantistiche, cybersicurezza – da impiegare nei sistemi d’arma
operativi. Praticamente ciò che viene proposto è che il riarmo diventi il
principale motore di innovazione, di profitto, di orientamento strategico per
migliaia di aziende europee e italiane chiamate a operare come produttori
strategici o in via subordinata come fornitori di componenti, subappaltatori di
secondo livello.
Questa idea dell’innovazione al servizio del potenziale bellico è in rotta di
collisione con una politica del benessere sociale volta ad affermate i diritti
alla salute, all’istruzione, alla vivibilità ambientale, al giusto reddito e
alla dignità sociale. Tutto ciò avviene nel silenzio o nell’aperto sostegno di
una intera classe politica e di governo. Una cosa vergognosa tanto più in un
Paese come il nostro in cui vige una Costituzione che ancora formalmente ripudia
la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.
Quando si struttura un intero comparto industriale intorno al riarmo è illusorio
pensare che la guerra non arrivi. Per questo chi fa una scelta di
militarizzazione della economia fa una scelta di guerra e di taglio di
fondamentali diritti sociali e come tale va contrastato sul piano
dell’opposizione sociale e politica.
Ezio Locatelli, segretario provinciale Rifondazione Comunista di Bergamo
Francesco Macario, segretario cittadino Rifondazione Comunista di Bergamo
Bergamo, 7 maggio 2026
Redazione Sebino Franciacorta