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Zelensky nomina “Eroe dell’Ucraina” il fondatore del Battaglione Azov
Il 24 agosto 2026, con il Decreto n° 813/2026, il Presidente dell’Ucraina Zelensky ha nominato Andrіj Bіlec’kyj come “Eroe dell’Ucraina”. Di seguito il contenuto del Decreto: “Per il coraggio personale e l’eroismo dimostrati nella difesa della sovranità statale e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, e per il servizio disinteressato reso al popolo ucraino, decreto: Conferire il titolo di Eroe dell’Ucraina con l’onorificenza dell’Ordine della Stella d’Oro al Generale di Brigata Andriy Yevgeniyovych BILETSKY. Il presidente dell’Ucraina V. ZELENSKYI” Ma chi è Andrіj Bіlec’kyj? Noto con il soprannome di “Führer bianco”, è stato nel 2008 cofondatore del movimento Assemblea Social-Nazionale (SNA) e nel 2014 fondatore e primo comandante della formazione paramilitare ucraina neonazista chiamata Battaglione Azov; mentre attualmente è leader del partito politico Corpo Nazionale e contemporaneamente il comandante del 3º Corpo d’Armata dell’Esercito Ucraino, dalla sua costituzione nel marzo 2025. La sua carriera politica nasce quando nel 1990 rifiuta di essere iscritto all’Organizzazione dei Pionieri di tutta l’Unione “Vladimir Il’ič Lenin” (1), durante l’Unione Sovietica. Bіlec’kyj, insieme ad alcuni compagni di scuole, avrebbe sollevato la bandiera ucraina sull’edificio dell’Istituto Superiore. Nel 2002 Bіlec’kyj diventa leader dell’organizzazione politica Tryzub nella città di Charkiv e nel 2003 collabora con il Partito Social-Nazionale dell’Ucraina (SNPU) (2), organizzazione di stampo neonazista fondata il 13 ottobre 1991 e registrata ufficialmente il 16 ottobre 1995 dai noti neonazisti ucraini Andrij Parubij, Oleh Tjahnybok, Yaroslav Andruškin e Jurij Kryvoručko. Dopo che nel 2004 Oleh Tjahnybok venne eletto presidente del partito, ci fu un tentativo di ripulitura dei ranghi e dell’immagine del partito, espellendo elementi neonazisti e ribattezzando il partito in Unione Pan-ucraina “Libertà” (0vver0 Svoboda)(3) e sostituendo il simbolo “Idea della Nazione” con il simbolo di una mano che mostra tre dita (stilizzando il Tryzub, stemma nazista simbolo nazionale dell’Ucraina); venne inoltre sciolto il movimento giovanile Patriota dell’Ucraina (4), considerato troppo estremista. Bіlec’kyj si oppose alla trasformazione del Partito in Svoboda e alla liquidazione dell’originale Patrioti dell’Ucraina, così nel 2005 avvia la rinascita di un’organizzazione di stampo paramilitare con lo stesso nome (5). Nelle elezioni del 2006, Bіlec’kyj si candida senza successo al Parlamento ucraino (6). Nel 2008 è tra i fondatori dell’Assemblea Sociale-Nazionale (SNA) (7), un insieme di organizzazioni radicali ultranazionaliste ucraine scioltasi nel 2015, che tra i suoi obiettivi aveva “la protezione della razza bianca creando un sistema di “nazionecrazia” antidemocratico e anticapitalista” e l’eradicazione di “capitale speculativo sionista internazionale” (8). Lo stesso Bіlec’kyj ha più volte sostenute posizioni vicine al suprematismo bianco, al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e all’omofobia. Nel 2010, Bіlec’kyj disse che la missione della nazione ucraina era quella di “guidare le razze bianche del mondo in una crociata finale… contro gli Untermenschen guidati dai semiti” (9). Nell’agosto 2011, membri di Patrioti dell’Ucraina e SNA vengono arrestati in relazione al “caso dei terroristi Vasylkiv”. Allo stesso tempo, viene condotto un assalto armato al quartier generale di Patrioti dell’Ucraina a Charkiv durante il quale due membri dell’organizzazione e l’attentatore rimangono feriti. L’11 settembre 2011, i membri di Patrioti dell’Ucraina vengono arrestati e accusati di tentato omicidio. Il 19 novembre 2011, si verifica un attentato alla vita di Bіlec’kyj a Charkiv, con due ferite da arma da fuoco. Bіlec’kyj riesce a raggiungere l’ospedale della città dove viene operato. Le forze dell’ordine locali classificano l’evento come teppismo. Il 27 dicembre 2011, Bіlec’kyj, insieme ad altri membri di Patrioti dell’Ucraina, viene arrestato con le stesse accuse e detenuto nel carcere investigativo di Charkiv, in custodia cautelare, per 28 mesi. Il 28 novembre 2013, durante le manifestazioni di Euromaidan, i membri di Patrioti dell’Ucraina sono tra i fondatori del movimento Pravyj Sektor, collettivo paramilitare di organizzazioni d’estrema destra ucraine di stampo ultranazionalista e neonazista che nasce come alleanza di diversi gruppi nazionalisti ucraini e dell’Assemblea Nazionale Ucraina – Auto Difesa Nazionale Ucraina (UNA-UNSO). Il 24 febbraio 2014, dopo il colpo di Stato di stampo neonazista che ha visto la cacciata del legittimo presidente ucraino Viktor Janukovyč, la Verchovna Rada (il parlamento ucraino) adotta un emendamento sulla libertà per i prigionieri politici. Il giorno successivo, Bіlec’kyj e altri prigionieri vengono completamente assolti da tutte le accuse e messi in libertà. Il 12 marzo 2014, Bіlec’kyj diviene un dei leader di Pravyj Sektor – Est nelle operazioni speciali, che comprendeva oblast’ come Poltava, Charkiv, Donec’k e Luhans’k. Il 5 maggio 2014, a Berdjans’k, Bіlec’kyj fonda e diventa primo comandante del Battaglione Azov, movimento politico e militare ultranazionalista e neonazista di estrema destra ucraino, sorto a seguito dell’occupazione russa della Crimea e della conseguente guerra in Donbass. Costituito da una serie di organizzazioni civili, politiche, militari e paramilitari, il Battaglione Azov è inizialmente composto da membri di Patrioti dell’Ucraina, SNA, tifosi (in particolare i sostenitori della Futbol’nyj Klub Dynamo Kyïv) e del movimento AutoMaidan. La formazione paramilitare è nota come “Omini neri”, in opposizione alla formazione speciale russa “Omini verdi“. Il 13 giugno 2014, Bіlec’kyj guida il suo distaccamento alla conquista della città di Mariupol, in mano ai ribelli filo-russi. Per le sue gesta, il 2 agosto 2014, Bіlec’kyj, è insignito dell’Ordine per il Coraggio (III grado) e il 15 agosto 2014 promosso tenente colonnello di polizia. Durante il conflitto del 2014, il Battaglione Azov ha compiuto torture, stupri, saccheggi ed esecuzioni sommarie, tanto sui prigionieri quanto sui semplici cittadini russofoni delle città riconquistate da Kiev. Esiste un rapporto Ocse del 2016 che accusa alcuni membri di uccisione di massa di prigionieri, occultamento di cadaveri nelle fosse comuni e uso sistematico di tecniche di tortura fisica e psicologica. Amnesty International ne chiese lo scioglimento al governo ucraino, ma rimase inascoltata. Le sue nefandezze sono state riconosciute ed elencate in una serie di report pubblicati dall’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Nonostante ciò, il Battaglione Azov, durante il conflitto e negli anni successivi alla guerra del Donbass, è diventato una sorta di mito per i militanti neonazisti e della destra radicale, ricevendo affiliazioni da mezza Europa, Italia inclusa. Azov sostiene il diritto dei privati cittadini ad essere armati così come vedrebbe di buon occhio la reintroduzione della pena di morte per i traditori e per chi si appropria di beni statali. Il 10 settembre 2014, Bіlec’kyj è ammesso al consiglio militare del Fronte Popolare (10) ma non diventa membro del partito. Il 27 settembre 2014 si candida da indipendente nel 217º distretto elettorale di Kiev, per le elezioni parlamentari ucraine del 2014, vincendo con 31.445 voti (33,75%). Andrіj Bіlec’kyj, dal novembre 2014 al luglio 2019, è stato membro del Parlamento ucraino per l’Unione Ucraina di Patrioti – UKROP, continua a mantenere incarichi militari. Nell’ottobre 2014 Bіlec’kyj lascia il comando del Battaglione Azov e il 20 novembre 2014 succede qualcosa di inusuale: il Battaglione Azov, che da battaglione paramilitare di estrazione neonazista era stato inquadrato inizialmente nella polizia di Stato ucraina con una certa benevolenza del governo ucraino, entra ufficialmente nelle forze militari della Difesa (dopo le battaglie con i russofoni) diventando a tutti gli effetti un reggimento legale. Nel 2015, dopo gli Accordi di Minsk II, Azov, che era passato da 800 miliziani a quasi 2.000, viene integrato ufficialmente nella Guardia Nazionale Ucraina diventando Reggimento Operazioni Speciali Azov: un qualcosa di impensabile in uno Stato democratico. Nell’ottobre 2016 Bіlec’kyj lascia l’esercito ucraino perché ai funzionari eletti è stato impedito di prestare servizio nelle forze armate; ma ha promesso di continuare la sua carriera militare “senza titoli”. Andrij Bіlec’kyj durante i suoi primi 3 anni di lavoro in parlamento partecipa solo al 2,09% delle votazioni, per un totale di 229, classificandosi al quinto posto nella graduatoria dei deputati con il minor numero di votazioni e saltando 328 sedute del parlamento ucraino. Inoltre ha ignorato tutte le sedute della Verchovna Rada nel 2016 e non è comparso in parlamento a marzo 2017. Secondo una ricerca del Comitato degli elettori dell’Ucraina, pubblicata nell’agosto 2017, Andrij Bіlec’kyj non è riuscito a scrivere alcuna legge adottata nella Verchovna Rada. Con 30 progetti, è al primo posto tra i deputati che hanno presentato il maggior numero di progetti di legge infruttuosi. Il fatto che abbia ricevuto uno stipendio da parlamentare pagato con soldi pubblici pur esercitando assenteismo e inadempienza, ha dato i suoi frutti e, per quanto Bilec’kyi nelle elezioni parlamentari ucraine del 2019 sia stato classificato al 2º posto nella lista congiunta di Svoboda e Corpo Nazionale – l’iniziativa governativa di Jaroš e Pravyj Sektor -, non è stato eletto in quanto il partito non ha ottenuto voti sufficienti per superare la soglia elettorale del 5%. Nonostante ciò continua ad avere una certa popolarità e nel maggio 2024 è stato nominato come secondo tra i “100 ucraini che dal 2014 hanno definito la vita nel paese e l’hanno portata avanti” dal giornale The New Voice of Ukraine. nonostante l’assenteismo e l’aver comunque incassato soldi pubblici. Il 30 settembre 2025 è stato promosso a brigadiere generale delle Forze terrestri ucraine e, appunto, il 24 agosto 2026 Zelensky lo ha premiato conferendogli il titolo di Eroe dell’Ucraina, la massima onorificenza del paese, per i successi conseguiti al comando del 3º Corpo d’armata. Ora, oltre a guidare il partito politico d’estrema destra Corpo Nazionale (di stampo neo-nazista fondato nel 2016 da lui stesso), continua ad essere il comandante del 3º Corpo d’Armata dell’Esercito Ucraino: tutto questo senza destare preoccupazione in uno Stato europeo guidato da un governo che i media mainstream occidentali continuano a definire “democratico”.     (1) fu, in Unione Sovietica, un’organizzazione giovanile di massa riservata ai bambini di età compresa tra i 9 e i 14 anni. L’attività dell’organizzazione, su mandato del Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS), era curata dall’Unione Comunista della Gioventù (Komsomol), la struttura giovanile del partito. (2) Il nome “Social Nazionalista” era un riferimento intenzionale al partito nazionalsocialista di Adolf Hitler. Il partito adottò anche un emblema che molti definiscono simile al Wolfsangel, noto simbolo della Germania nazista, sebbene il PSNU affermasse che tale simbolo significasse “Idea Nazionale”. https://www.spiegel.de/international/europe/ukraine-sliding-towards-civil-war-in-wake-of-tough-new-laws-a-945742.html (3) Svoboda, partito d’estrema destra ucraino di stampo neonazista che ebbe ruoli di spicco nelle manifestazioni di Euromaidan e del golpe neonazista del 24 febbraio 2014. (4) Nel 1999 il PSNU istituì il movimento Patrioti dell’Ucraina, che divenne l’ala giovanile del partito. https://www.osw.waw.pl/en/publikacje/osw-commentary/2011-07-05/svoboda-party-new-phenomenon-ukrainian-right-wing-scene (5) https://hromadske.ua/posts/my-namahaiemosia-pryity-do-vlady-cherez-vybory-khocha-maiemo-vsiaki-mozhlyvosti-iak-azov-staie-partiieiu (6) https://nv.ua/publications/andrey-bileckiy-kak-voyna-prevratila-polituznika-v-komandira-batalona-azov-17031.html (7) Anton Shekhovstov, The Creeping Resurgence of the Ukrainian Radical Right? The Case of the Freedom Party., in Europe-Asia Studies, vol. 63, n. 2, marzo 2011, pp. 203-228, https://archive.org/details/rightwingpopulis0000woda; Anton Shekhovstov, The Creeping Resurgence of the Ukrainian Radical Right? The Case of the Freedom Party., in Europe-Asia Studies, vol. 63, n. 2, marzo 2011, pp. 203-228, https://archive.org/details/sim_europe-asia-studies_2011-03_63_2/page/202/mode/2up; Andreas Umland, Ukraine’s Radical Right, in Journal of Democracy 25(3), pp. 58-63., 1º luglio 2014,  https://www.academia.edu/7615988/Ukraines_Radical_Right; Volodymyr Ishchenko, Fighting Fences vs Fighting Monuments: Politics of Memory and Protest Mobilization in Ukraine, in Debatte: Journal of Contemporary Central and Eastern Europe, vol. 19, 1–2, 2011; Mridula Ghosh, The Extreme Right in Ukraine’s Political Mainstream: What Lies Ahead?, a cura di Ralf Melzer, Friedrich Ebert Stiftung, 2013. (8) Laddove il termine “sionista” è qui usato come sinonimo di “ebreo” in linea con quella narrazione centrale in alcuni settori dell’estrema destra neonazista che credono nel mito del “giudeo-bolscevismo”, ovvero in un “complotto mondiale giudeo-moscovita” che vuole impossessarsi del mondo: un mito analizzato molto bene nel libro Uno spettro si aggira per l’Europa. Il mito del bolscevismo giudaico dello storico Paul Hanebrink. https://web.archive.org/web/20210622074335/https://www.bbc.com/russian/international/2014/07/140716_ukraine_swedish_sniper (9) Untermenschen, che significa sub-umano, è un termine dell’ideologia razzista nazista utilizzato per descrivere specialmente gli ebrei, i Popoli Romanì, gli slavi e ogni altra persona che non fosse di “razza ariana”, secondo la terminologia nazista del tempo. https://www.theguardian.com/world/2018/mar/13/ukraine-far-right-national-militia-takes-law-into-own-hands-neo-nazi-links (10) Fronte Popolare – un partito politico ucraino di destra liberalconservatore fondato nel 2014 da Arsenij Jacenjuk e Oleksandr Turčynov, insieme ad altri fuoriusciti dal partito Patria dell’imprenditrice ucraina Julija Tymošenko.   Ulteriori articoli: > Guerra in Ucraina, dai missili NATO su Mosca al rifornimento degli Alleati – > Parte I > Guerra in Ucraina, la contestualizzazione politica del Donbass e la > disinformazione embedded – Parte II > Guerra in Ucraina, tra nazificazione e neonazismo militante. Colpo di Stato e > neonazismo > Ucraina e Palestina, quale parallelismo con la Resistenza partigiana? > Guerra in Ucraina tra disinformazione di Stato e geopolitica. Rubeo: “La fine > della storia si è rivelata una mera illusione” > Venti di Guerra in Ucraina. Intervista a Fulvio Grimaldi Lorenzo Poli
August 28, 2026
Pressenza
Il pacifismo italiano in cerca di autore
Il 18 aprile si è tenuto a Roma, al Caffè Letterario nel quartiere Ostiense, un interessante convegno organizzato dal gruppo di pacifisti de Il Coraggio della Pace. Iniziativa sicuramente opportuna in questa fase in cui il mondo sembra sprofondare … Leggi tutto L'articolo Il pacifismo italiano in cerca di autore sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Due secoli di migrazioni italiane: un immenso …
…. un immenso fatto politico totale. di Salvatore Pallida (*) La recente pubblicazione curata da Lorenzo Prencipe e Matteo Sanfilippo Breve storia statistica dell’emigrazione italiana [1] è un prezioso ricchissimo strumento non solo per chiunque si appassioni a tale argomento; dovrebbe essere studiato anche nelle scuole e da tutti gli italiani perché è una parte fondamentale della storia d’Italia. Oltre
Simbologia militare nei prodotti alimentari: il caso di Grenade UK
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Il patriarcato armato: Epstein, Fuentes e Trump
Epstein Files, suprematismo bianco e la nuova teologia del dominio. di Mario Sommella (*). Abbiamo rubato 4 vgnette alla geniale Ellekappa. «Qualsiasi suggerimento che sia il momento di voltare pagina sugli Epstein Files è inaccettabile. Rappresenta un fallimento di responsabilità verso le vittime.» Con queste parole, nove esperti indipendenti del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite hanno posto
February 27, 2026
La Bottega del Barbieri
«Board»: il mondo che Trump creò
articoli di Franco Astengo e di Mario Sommella «Board»: l’Onu personale di Trump di Franco Astengo Forse in maniera inopportuna ma mi permetto egualmente di sollevare un tema che mi pare fortemente sottovalutato. Si tratta di questo: nella crisi degli organismi sovranazionali e in particolare dell’ONU, in una fase di scontro frontale all’insegna della “logica dei blocchi” il presidente USA
January 23, 2026
La Bottega del Barbieri
“Olocausto palestinese”, un libro da leggere per capire e discutere
Autrice di questo saggio, appena pubblicato da Edizioni Al Hikma di Imperia, è Angela Lano, scrittrice, giornalista professionista, ricercatrice presso l’Università di Salvador de Bahia in Brasile e direttrice dell’agenzia di stampa InfoPal.it. Il testo dell’Autrice è anticipato da un’interessante prefazione di Pino Cabras e arricchito da un’appendice giuridica curata da Falastin Dawoud. Il volume è composto di 191 pagine, prezzo di copertina 14 euro e il ricavato dalle vendite finanzierà la campagna “1000 coperte per Gaza”. Il titolo si rifà a “Olocausto Americano” dello storico David Stannard che indaga sul genocidio dei nativi americani commesso dai colonizzatori europei. Questo tema fa da sfondo all’analisi dell’Autrice circa il dramma vissuto dai palestinesi dal giorno in cui iniziò l’insediamento dei pionieri del progetto coloniale sionista, basato sul suprematismo “bianco” e avente l’obiettivo di sostituirsi alla popolazione nativa utilizzando strumentalmente la narrazione biblica come fonte di un presunto diritto. La Palestina, si legge, non è solo la fonte di un immenso dolore, ma è anche “il simbolo attuale di migliaia di anni di ingiustizie, di genocidi, di pulizie etniche in nome di una superiorità razzista e suprematista” che caratterizza la “civiltà” europea, la stessa che 500 anni fa iniziò lo sterminio dei nativi americani, ed è sui resti di oltre 60 milioni di indigeni che si sono formati i democratici States, principali sostenitori di Israele, esecutore impunito del genocidio incrementale dei palestinesi . Il genocidio, afferma l’Autrice ricordando vari genocidi della storia “non è solo una componente del colonialismo occidentale: ne è il suo fondamento, da sempre” e oggi Gaza può essere definita “il capolinea dell’umanità e della legalità internazionale”. Senza l’abile e servile ammortizzatore mediatico non sarebbe stato possibile occultare l’essenza propria del progetto sionista, delle sue orripilanti pratiche disumane e della rete di complicità politiche, governative, finanziarie ed economiche che ne garantiscono l’impunità. Pagina dopo pagina cresce nel lettore la consapevolezza che gli arresti arbitrari, le illegali e continue appropriazioni di terre, le stragi di innocenti, le orrende torture dei prigionieri, il sadismo mostrato con criminale fierezza dai militari dell’IDF, l’uccisione mirata di centinaia di giornalisti, sanitari e operatori umanitari, le proposte di legge da Stato nazista, il disprezzo per la legalità internazionale e le sue  massime Istituzioni, tutto questo “non è un epifenomeno o una conseguenza accidentale dell’oppressione sionista” ma è la violenza propria, “radicata nell’ideologia del sionismo e una produzione sistematica delle mentalità colonialiste” e sarebbe un errore, afferma l’Autrice, considerare le criminali azioni commesse dall’Idf in questi due anni come reazione all’azione armata del 7 ottobre 2023 denominata Al Aqsa Flood, l’operazione guidata dall’ala militare di Hamas che viene spiegata dall’Autrice con pregevole schiettezza, nonostante la più che probabile, quanto strumentale accusa di antisemitismo. Scrive infatti Angela Lano che “Assaltando basi militari e kibbutz, i militanti palestinesi miravano a catturare il maggior numero possibile di soldati e civili israeliani” per liberare attraverso gli scambi le migliaia di palestinesi di ogni età arrestati e spesso rapiti dall’IDF in tutta la Palestina, ma spiega anche che “l’azione della Resistenza va intesa all’interno di un più ampio processo geopolitico internazionale: si tratta di una battaglia de-coloniale, di una ribellione… del popolo palestinese contro il suo centenario oppressore… contro il sionismo e i suoi coloni…”. Segue la documentazione circa  l’andamento dei fatti di quelle drammatiche ore che i nostri media hanno definito “pogrom” contro gli ebrei  arricchendo le loro narrazioni di orrori mai avvenuti, come dimostrato dalle stesse inchieste israeliane. La scelta di definire pogrom un’azione indubbiamente violenta, ma di rivolta contro l’oppressore e non di natura razzista, rivela il cedimento al razzismo, questo sì, dei sostenitori del suprematismo bianco di cui Israele è parte a pieno titolo. L’Autrice nota che i nostri media non hanno rettificato o smentito le loro precedenti accuse basate su menzogne ormai conclamate, perché lo stereotipo che vuole arabi e musulmani generalmente ignoranti e violenti consolida la percezione negativa nei loro confronti e rafforza  “l’idea di inferiorità” disumanizzando e collocando “queste popolazioni  … in posizioni subordinate e oggetto di campagne diffamatorie difficili da decostruire”. Sostanzialmente, scrive, “ci troviamo di fronte a forme neocoloniali… al suprematismo bianco e alla visione orientalista del mondo islamico…”. Pertanto l’opinione pubblica va tenuta in una bolla che le impedisca la comprensione d’insieme della disumanità razzista insita nel colonialismo d’insediamento e, quindi, di capire che è indispensabile “un processo di decolonizzazione che smantelli l’ideologia e la struttura coloniale… che smantelli il ‘Progetto Israele’.” L’autrice afferma che Hamas, insieme ad altri movimenti minori, rappresenta il rifiuto della colonizzazione della Palestina e rivendica il diritto del suo popolo all’autodeterminazione, se necessario anche con la resistenza armata, come ammesso dallo stesso Diritto internazionale. Spiega quindi al lettore che “La nascita di Hamas, a fine anni ’80, e la sua vittoria in elezioni democratiche nel 2006, il suo approccio politico e pratico verso la liberazione della Palestina” e infine l’operazione del 7 ottobre 2023, hanno riportato la questione palestinese sullo scenario globale… (sulla) necessità/diritto di ricorrere alla resistenza”. Aggiunge poi che “chi ancora sostiene che Hamas, anziché essere una genuina espressione del popolo palestinese che lotta, sia una ‘creatura/creazione di Israele’… o è in malafede o è semplicemente un prodotto umano del colonialismo occidentale duro a morire”. Paradossalmente, scrive ancora Angela Lano, l’olocausto di Gaza sta sterminando proprio i discendenti di quegli ebrei che circa 2500 anni fa avevano occupato la terra di Canaan, quelli che rimasero o tornarono in Palestina e che in parte mantennero la loro religione, in parte si convertirono al cristianesimo e, successivamente, in parte si convertirono all’Islam. Praticamente un olocausto di semiti commesso da sionisti in nome della difesa dall’antisemitismo! Del resto, la combinazione di interessi tra l’impero coloniale britannico e il progetto sionista di inizio “900 non si curava di questo, visto che “Il sionismo si definiva chiaramente come ‘ un movimento ebraico per la colonizzazione dell’Oriente’.” Olocausti e pulizia etnica, come mostra questo libro, sono una costante storica della cosiddetta civiltà occidentale e con pochi esempi, dalle leggi razziali USA prese a modello da Hitler, all’eugenetica USA, ancora utile esempio per il nazismo, ai campi di concentramento africani e al conseguente genocidio tedesco di Herero e Nama trent’anni prima che il nazismo si affermasse, all’apartheid statunitense vigente fino alla metà del secolo scorso, l’Autrice espone una poco indagata e molto amara verità: il nazismo non fu un male esterno dell’Occidente ma un suo prodotto, una filiazione del colonialismo. È “nato nel suo grembo e ancora vi alberga”: il genocidio in corso in Palestina, supportato dai suoi complici e tollerato dai loro vassalli ne è una prova, e il potere del sistema informativo di guidare ad hoc la percezione e di scegliere “un lessico che anestetizza l’orrore” ne è il sostegno ancillare. In conclusione, questo libro apre alla discussione con coraggio e onestà intellettuale e questo è uno dei motivi per cui merita di essere letto. Le prime presentazioni si avranno il 6 dicembre a Ladispoli (provincia di Roma) e il 13 a Rovato (provincia di Brescia). Patrizia Cecconi
December 3, 2025
Pressenza
La popolazione sudanese come popolazione sacrificata – di Gennaro Avallone
Il mondo trabocca di aree territoriali e popolazioni sacrificate. È questo un dato di lungo periodo che si ritrova nelle origini della storia del modo di produzione e organizzazione della natura che chiamiamo capitalismo. Sono state aree sacrificate quelle della conquista spagnola lungo il 1500. Lo sono state le aree africane della caccia alle [...]
November 5, 2025
Effimera
La bandiera della destra estrema
A Londra il 13 settembre si è svolta una grossa manifestazione razzista contro gli immigrati e per i “valori” dell’Occidente bianco e cristiano, che sarebbero minacciati da tutti i popoli con altri colori della pelle e con altre religioni. È un fenomeno di massa che esprime tutta la degenerazione del […] L'articolo La bandiera della destra estrema su Contropiano.
September 16, 2025
Contropiano