[atene, grecia]: Rivendicazione per l’attacco incendiario contro l’auto di Dimitris Karonis, professore del Politecnico di Zografou, da parte di Commando Kyriakos Xymitiris
> Da La Nemesi, 27.04.24
I SILENZI DEVONO TRASFORMARSI IN GRIDA
In un’epoca di silenzio opprimente e apatia diffusa, è necessario prendere
posizione e agire. Come meglio possiamo, ma dobbiamo agire. Non ci sono scuse,
non c’è spazio per rinvii e indugi. Il mondo corre a una velocità folle, ci
supera, ci calpesta e non rimane nulla in piedi, eppure noi facciamo finta che
non stia succedendo nulla. I MORTI AMMAZZATI SUI TRENI E NELLE FABBRICHE, QUELLI
UCCISI TRA LE MACERIE DI GAZA, LE BAMBINE UCCISE A MINAB, LE PERSONE UCCISE A
COLPI DI PISTOLA ALLA SCHIENA IN MINNESOTA. In ogni angolo del pianeta, il
monopolio statale della violenza deve essere messo in discussione. Nel teatro
dell’assurdo e della più oscura distopia che stiamo vivendo, restare al nostro
posto impassibili costituisce una complicità sanguinosa. Una complicità sporca
di sangue, quella di una società di persone con il sorriso sfregiato, il passo
docile e le mani sporche di sangue. Una società caduta in un “dolce” letargo tra
le braccia di un Morfeo digitale (cultura mediatica contemporanea, comunicazione
e, in definitiva, disinformazione) e che sta vivendo una crisi pandemica non
eccezionale, ma permanente, i cui sintomi, questa volta, sono l’apolitica
sudditanza e la dedizione esclusiva di ciascuno alla propria esistenza.
L’alternativa a questo lento ma doloroso soffocamento assimilatorio la troviamo
in un atteggiamento esistenziale dignitoso e in una scelta consapevole di fronte
a un sistema insaziabile, nonché nella profonda empatia e solidarietà verso chi
ci sta accanto.
Passiamo quindi all’azione e rivendichiamo la responsabilità dell’attacco
incendiario contro l’auto del professore Dimitris Karonis, nella zona del
Politecnico di Zografou. Su ordine del partito Nea Dimokratia, Karonis ha
insabbiato la verità sul caso di Tempi.
Dall’omicidio di 57 persone a Tempi…
Dopo l’omicidio di Tempi, la banda al potere ha sferrato un’enorme campagna di
insabbiamento utilizzando ogni mezzo possibile e immaginabile. Coperture,
dichiarazioni dei ministri, opuscoli governativi, giornalisti pappagalli,
commissioni e conclusioni. Ed eccoci al nocciolo della questione. Il 13 maggio
2025, il professore del Politecnico di Atene Dimitris Karonis, su ordine del
giudice istruttore Bakaimis, pubblica la relazione sulle cause dell’incendio che
ha seguito la collisione dei treni. Non ci soffermeremo sui dettagli tecnici che
non ci riguardano e che non servono a nessuno. Ci soffermeremo, invece, a
dimostrare come Karonis sia diventato una pedina dei mafiosi di Nea Dimokratia,
con l’obiettivo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da questo
omicidio. Karonis ha impiegato ben 14 mesi per elaborare le sue conclusioni, in
aperta collaborazione con i funzionari governativi. 14 mesi interi in cui il
governo aveva ampiamente pubblicizzato il tanto atteso rapporto, che, come il
ponte di Arta, ogni giorno crollava. È evidente che hanno lavorato bene insieme
per ottenere il risultato desiderato. Secondo quanto dichiarato dal portavoce
del governo, Pavlos Marinakis, la mattina di martedì 13 maggio, «la storia
dell’insabbiamento crolla fragorosamente» e «hanno imbastito una falsa storia
per far arrabbiare la gente, ma ora finalmente si pone fine a questa volgarità».
Ora tutti i burocrati di Nea Dimokratia citano le 132 pagine del rapporto
Karonis e proclamano con enfasi che la tesi sul carico illegale è stata smentita
e che le cose stanno lentamente tornando alla normalità. Ma qualcuno crede
davvero che la conclusione di Karonis non sia stata il risultato di pressioni,
manovre e ricatti? Chi è così ingenuo da accettare l’idea che l’intero apparato
governativo si sia basato, per puro caso, sulla conclusione di un tecnocrate
“irreprensibile”? È significativa la dichiarazione di un genitore delle vittime
di Tempi, secondo cui la conclusione di Karonis sarebbe stata COMPRATA.
Ma cosa ha affermato Karonis nelle numerose pagine della sua perizia? Egli ha
escluso l’ipotesi che il treno merci trasportasse un carico sospetto che avrebbe
potuto provocare il fungo di fuoco. La perizia afferma che «la formazione di una
sfera di fuoco in condizioni di arco elettrico ad alta intensità di corrente è
possibile. Ciò significa che anche nel caso del tragico incidente oggetto
dell’indagine si tratta di un’ipotesi plausibile, poiché sono stati registrati
lampi attribuibili a un arco elettrico». Tale conclusione solleva una questione
di sicurezza per i treni che utilizzano questi specifici trasformatori e oli di
silicone. Tuttavia, in un proprio documento al riguardo, Siemens sostenne che
gli oli di silicone non possono generare sfere di fuoco. Karonis esclude la
presenza di un carico illegale sul treno merci, affermando che «dai dati
relativi al carico del treno merci e dal rapporto di sopralluogo della polizia
greca non si fa menzione da nessuna parte di materiale che abbia le
caratteristiche necessarie per la formazione di una nube di vapori infiammabili
in grado di creare una palla di fuoco», facendo riferimento anche ai video che
mostrano il treno merci mentre attraversa la galleria di Platamonas. Ci sono
voluti 14 mesi al sig. Karonis per ribadire in 130 pagine la conclusione a cui i
vigili del fuoco, su ordine di Hellenic Train, avevano già convenuto sin
dall’inizio, conclusione su cui Mitsotakis si era basato per orientare le
indagini sin dal primo momento. Tuttavia, i vigili del fuoco hanno poi rivelato
di aver subito pressioni e minacce che li hanno costretti al silenzio. In un
documento redatto qualche tempo dopo, tuttavia, lo stesso Bakaimis, che aveva
commissionato la suddetta perizia a Karonis, afferma in modo sorprendente e
esplicito che non sussiste alcun problema di accensione o di esplosione
all’interno dei trasformatori dei treni, come invece aveva stabilito Karonis. In
parole povere, Karonis ha fatto il lavoro sporco per il governo, dedicando però
il suo scritto alle vittime di Tempi e offendendo la loro memoria. L’IPOCRISIA
HA RAGGIUNTO IL LIMITE E LA NOSTRA PAZIENZA SI STA ESAURENDO. Quando l’anno
scorso abbiamo dato fuoco alla casa dell’ex presidente dell’EODASAM, Christos
Papadimitriou, abbiamo scritto che “per il sistema, Papadimitriou e tutti i
Papadimitriou sono sacrificabili, e per noi saranno bersagli. La conclusione
dell’EODASAM è stata un tentativo molto astuto e subdolo di nascondere le
responsabilità dei funzionari governativi sotto il tappeto. Del resto, quella
conclusione era un primo tentativo da parte dei vertici del partito di
‘attenuare’ il malcontento sociale”. Per quanto riguarda Karonis, un altro
sacrificabile agli occhi del sistema, inviamo un messaggio chiaro: non importa
quanti anni passino o quanti processi ci siano, la memoria storica vi ha
registrati tutti come complici e assassini.
…all’appartamento in via Arcadia
Quel 31 ottobre, insieme al compagno Kyriakos Xymitiris, è venuto a mancare un
pezzo di ciascuno di noi. Non si è trattato di un omicidio di Stato come quelli
di Tempi, o di quello perpetrato dai padroni nella fabbrica di Violanta, eppure
la morte ha colpito tra i combattenti. Per noi, il sacrificio di un compagno per
la lotta e l’Ideale è un faro e uno stimolo costante a proseguire la lotta con
ancora più determinazione. Le verbosità retoriche non hanno alcun peso. Le
dichiarazioni pubbliche prive di seguito concreto e di impatto, i lamenti degli
anarchici da bar sul loro glorioso passato e il ripescaggio di “storie
rivoluzionarie” dagli armadi impolverati degli anni passati non costano nulla. È
giunto il momento dei fatti e della coerenza tra le parole e le azioni di
ciascuno e di ciascuna. Coloro che sono ancora saldamente legati alla cintura di
sicurezza e si limitano a parole vuote farebbero meglio a tacere. Onoriamo il
combattente caduto che ha agito nell’ambito della lotta anarchica multiforme
impugnando un’arma, oltrepassando il semaforo rosso della legalità sociale. Il
sorriso di Kyriakos ci accompagna in ogni azione e in ogni pratica di lotta
rivoluzionaria e di vendetta per tutti i nostri morti. Proprio mentre il
processo Ampelokipoi è in corso, esprimiamo la nostra solidarietà a tutti gli
anarchici detenuti in attesa della sentenza. Troverete le tracce di un intero
movimento multiforme nelle mappe delle nostre lotte, là dove il potere
giudiziario si preoccupa di esaurire tutta la sua sete di vendetta, formulando
accuse e perseguendo con ostinazione. È ora di porre fine a questa sfrenatezza e
a questa vendetta. Potremmo continuare a scrivere pagine e pagine analizzando i
motivi per cui abbiamo attaccato Karonis e tutti quelli come lui. Il sistema ci
offre decine di motivi per attaccare. Dalle pratiche genocidarie dei sionisti
agli attacchi imperialistici degli Stati Uniti, fino al dominio interno
incontrollato e agli omicidi di Stato in Grecia. ESISTE QUALCUNO CHE HA AGITO
SENZA MOTIVI? Forse i motivi che abbiamo citato sono semplicemente il carburante
per organizzare un attacco e nient’altro, nel senso che il sistema stesso, in
ogni momento, uccide le nostre esistenze?
Mettiamoci tutti a riflettere, ognuno per conto proprio, e chiediamoci se valga
la pena trascorrere un’intera vita da schiavi o se sia giunto il momento di
agire per la libertà. La libertà, d’altronde, non è necessariamente un punto da
raggiungere sulla mappa, ma un respiro lontano dagli abissi della schiavitù
della quotidianità. Sui sentieri in cui la gioia selvaggia della ribellione
gonfia i polmoni di libertà, su questi sentieri, a questi bivi in cui da tempo
abbiamo scelto la direzione, incontreremo coloro che ogni giorno osano e
oseranno ancora in futuro tuffarsi nel vuoto del rischio e della lotta. Con le
nostre borse piene di pietre, molotov, ordigni incendiari e qualsiasi altro
equipaggiamento necessario. Senza esitazione o ripensamenti. Perché la nostra
strada non ci ha scelti, siamo stati noi a sceglierla, e la percorriamo dai
sogni d’infanzia fino agli incubi dell’età adulta. Forse la fine è già scritta,
ma cosa c’è di più bello che scontrarsi con l’inevitabile? Fino alla fine.
Onore eterno al guerrigliero armato Kyriakos Xymitiris e ai compagni
rivoluzionari italiani Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone. Solidarietà a
tutti i rivoluzionari imprigionati.
Al fianco della lotta dei rifugiati e di Aristotelis Hantzis, che con la propria
vita come arma combatte per ciò che è giusto.
Commando “Kyriakos Xymitiris”