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Fondazione IFEL: in Italia affitti sempre più cari, dal 2018 aumentati del 22%
La questione abitativa è uno dei principali problemi nazionali. In Italia l’emergenza casa coinvolge oggi oltre 1,5 milioni di famiglie ma sono molto di più le persone che non riescono a trovare un alloggio adeguato e a costi sostenibili. L’aumento dei canoni di locazione e l’impossibilità di accedere all’acquisto gravano non più solo sulle fasce vulnerabili, bensì su una fascia crescente di lavoratori, anche quelli con redditi medi. Il Piano casa del Governo Meloni appena approvato dal Parlamento non fornisce soluzioni a lungo raggio e non risolve l’emergenza in corso, sottolinea nel nuovo dossier IFEL sul tema casa. L’indagine è stata realizzata nell’ambito del Progetto IFEL Europa, attraverso il quale la Fondazione dell’ANCI dal 2024 promuove un insieme di studi e ricerche finalizzate a indagare e discutere i contenuti del futuro Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione Europea 2028-2034, con particolare riguardo alle politiche europee di maggiore impatto per il territorio. L’affondo sul tema dell’Affordable Housing segue la realizzazione, agli inizi del 2025, di un Working paper dedicato al dibattito europeo sulle nuove priorità della coesione (difesa comune, competitività, casa, acqua, energia) e di un successivo documento, intitolato “Bussola per la coesione territoriale – Una mappa per orientarsi sulle nuove priorità della UE” che ha offerto una lettura analitica di scenari e strumenti di intervento a disposizione dei governi locali nell’ambito del nuovo Bilancio UE post 2027. Ambedue i documenti sono disponibili sul sito della Fondazione: www.fondazioneifel.it. Nel nuovo Dossier vengono illustrati i risultati della riprogrammazione di medio termine dei programmi 20212027 della coesione, con il dettaglio regionale degli investimenti indirizzati all’Affordable housing. Si riferisce, inoltre, della riprogrammazione che ha riguardato anche il Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC), la gamba nazionale di questa politica, con l’indicazione delle risorse indirizzate alla Housing nell’ambito degli Accordi già stipulati con Regioni e Province Autonome. Si dà conto poi dell’European Affordable Housing Plan, messo in campo dalla Commissione UE a dicembre 2025 ed oggi in fase di implementazione, e delle altre iniziative adottate in tempi recenti dall’UE. Chiudono il volume allegati e appendici che completano la rassegna degli strumenti a disposizione con un focus sul Fondo Housing Coesione. Infine, un’appendice è dedicata al Piano casa recentemente approvato dal Parlamento italiano. Il nuovo dossier IFEL mette in luce come a soffrire maggiormente i costi dell’abitare non siano solo il 63% degli affittuari appartenenti al primo quintile di reddito (ovvero coloro che guadagnano fino a 11.135 euro netti l’anno) ma anche il 38% del secondo quintile (ovvero di coloro con redditi netti fino a 15.981 euro) e circa il 15% del terzo quintile (coloro che percepiscono fino a 21.182 euro). Le difficoltà nel sopportare i costi del mercato della locazione sembrano oggi interessare strati di reddito più elevati rispetto al passato, e il sovraccarico arriva a toccare la popolazione italiana fino al terzo quintile di redditi. “Nello specifico, sottolineano i ricercatori dell’IFEL, quando le spese per l’abitazione superano il 40% del reddito netto familiare si parla di sovraccarico abitativo (overburden). In Italia, nel 2024, si trova in questa condizione il 5,1% della popolazione. Le situazioni più critiche riguardano le persone sole (15,6%), soprattutto under 65 (19,9%). Anche i nuclei monogenitoriali risultano esposti (7,1%). Guardando all’età del principale percettore di reddito, il sovraccarico interessa il 7,6% delle famiglie con capofamiglia under 35, mentre scende al 4,6% tra quelle con capofamiglia 65enni o più.” La Fondazione dell’ANCI evidenzia anche una crescita generalizzata dei canoni medi di affitto tra 2018 e 2024, ma con intensità molto differenziate tra i capoluoghi. Gli incrementi più elevati si concentrano in pochi casi, tra cui Gorizia, Vercelli, Firenze, Aosta e Milano, che compongono la fascia di “alta crescita”. Una parte ampia del Paese rientra invece nella crescita moderata, segnalando un aumento diffuso ma non uniforme dei canoni. Particolarmente rilevante è la presenza di numerosi capoluoghi in “crescita sostenuta” lungo l’asse adriatico, in alcune città del Nord-Est, dell’Emilia-Romagna e del Mezzogiorno. Roma si colloca nella fascia moderata, pur con un incremento vicino alla soglia superiore della classe, mentre Napoli rientra nella crescita sostenuta. Nel complesso, la geografia degli aumenti non coincide soltanto con le grandi città, ma coinvolge anche capoluoghi medi e piccoli, indicando che la pressione sugli affitti è ormai un fenomeno territorialmente esteso. L’ANCI, a proposito della legge di conversione del Dl Piano Casa (https://www.anci.it/wp-content/uploads/2026/07/D.L.-66-Piano-Casa-convertito-in-Legge-116-2026.pdf), ha messo a disposizione delle utili slides di approfondimento: https://www.anci.it/piano-casa-online-la-legge-di-conversione-e-le-slide-anci-con-novita-e-approfondimenti/. Qui il dossier 2026 sulla Casa della Fondazione IFEL: https://www.fondazioneifel.it/documenti-e-pubblicazioni/item/download/6517_ebdd12ff381f1a51a02811766e7a4993. Giovanni Caprio
July 10, 2026
Pressenza
ANCI: “Clima tema chiave per le città, aiutare i cittadini ad adattarsi ai mutamenti”
Il presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani è intervenuto sul tema dell’emergenza caldo: “Oggi ogni scelta urbana deve tener conto del fattore climatico con maggiore attenzione”. “Il tema dell’emergenza climatica è all’attenzione dell’Anci e dei sindaci delle grandi città, dove si concentra la maggior parte della popolazione. Affrontare il caldo estremo richiede investimenti adeguati e un cambiamento degli stili di vita: più trasporto pubblico, organizzazione del lavoro che riduca la permanenza in strada nelle ore più calde. Le grandi città incontrano le maggiori difficoltà proprio per la concentrazione di persone. L’obiettivo non è costringere le persone a cambiare abitudini, ma aiutarle a renderle più compatibili con le nuove condizioni climatiche”. Lo ha evidenziato Gaetano Manfredi, presidente Anci e sindaco di Napoli, intervenendo alla trasmissione 24 Mattino di Radio 24 che si è occupata del tema dell’emergenza caldo. Il presidente Anci ha invitato ad avere un approccio flessibile sul tema clima. “Ipotizzare di ‘sterrare’ il centro storico di Napoli sarebbe impensabile, ma serve un approccio equilibrato. Il clima è sempre cambiato ciclicamente, oggi però se ne misurano gli effetti nella vita quotidiana, mentre le città sono più popolate che in passato”, ha aggiunto. Per questo “bisogna conciliare le esigenze sociali ed economiche con il miglioramento climatico urbano, puntando su parchi più accessibili e fruibili”, ha aggiunto citando come esempio i nuovi interventi stradali, dove “si scelgono specie arboree diverse, più adatte alle mutate condizioni climatiche, con un approccio scientifico necessario per scelte urbanistiche consapevoli e utili alla qualità della vita”. Di certo per Manfredi  “oggi ogni scelta urbana deve tener conto del fattore climatico con maggiore attenzione. Cito l’esempio di Londra, dove l’aria condizionata è quasi assente e i cittadini soffrono il caldo non essendovi abituati: serve un’idea di città che metta al centro sicurezza e benessere climatico più che in passato”. Altro esempio è quello “dei blackout legati al sovraccarico della rete elettrica per l’uso crescente dei condizionatori, segno di un ‘effetto a catena’ che richiede adattamento progressivo”. Ancora ha ricordato “i danni al patrimonio arboreo causati dalla cocciniglia, fenomeno collegato al cambiamento climatico e ai parassiti. La città – conclude Manfredi – è un corpo vivo in continuo adattamento: il dibattito attuale ha il merito di aver riportato al centro un tema trascurato negli ultimi anni, uno stimolo che tutti dovranno raccogliere”. Redazione Italia
June 30, 2026
Pressenza
I Comuni contro le mafie
Legalità, beni confiscati e intimidazioni agli amministratori: i numeri dell’impegno dei Comuni contro le mafie Sono oltre 1.100 i Comuni italiani destinatari di beni confiscati alla criminalità organizzata, insieme a 7 Città metropolitane coinvolte nella gestione e nel riutilizzo sociale degli immobili sottratti alle mafie. È uno dei dati più significativi elaborati dall’Area Sicurezza e Legalità di Anci e presentati nel corso della 28esima puntata di “Fuori dal Comune”, la trasmissione di Radio Rai Gr Parlamento realizzata in collaborazione con l’Anci, dedicata questo sabato al ruolo dei territori nella lotta alla mafia. Secondo i dati aggiornati al 21 maggio 2026 della piattaforma unica dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati, il Comune con il maggior numero di beni destinati è Palermo con 1.217 immobili e terreni confiscati. Seguono Roccella Valdemone con 284 beni, Reggio Calabria con 252, Castelvetrano con 235, Roma con 221 e Milano con 211. I beni confiscati vengono utilizzati soprattutto per progetti con il Terzo Settore, emergenza abitativa, agricoltura sociale, tutela ambientale, servizi contro fragilità e disagio sociale e sostegno alle donne vittime di violenza. Per l’Anci non si tratta soltanto di patrimoni immobiliari, ma di strumenti di sviluppo locale, welfare e inclusione sociale. Particolarmente delicata resta la situazione dei piccoli Comuni: circa 880 enti destinatari di beni confiscati dispongono infatti di strutture amministrative ridotte, mentre quasi 230 sono Comuni capofila dei Piani di Zona sociale. Tra le criticità più segnalate emergono il cattivo stato di conservazione degli immobili, la carenza di risorse per ristrutturazioni e recuperi, la complessità burocratica e la difficoltà nell’individuare soggetti gestori. Sul fronte della sicurezza degli amministratori locali, nei primi sei mesi del 2025 sono stati registrati 299 atti intimidatori contro sindaci e amministratori, con una diminuzione dell’8,6% rispetto allo stesso periodo del 2024. Le regioni più colpite risultano Lombardia con 50 episodi, seguita da Sicilia e Calabria. Secondo l’Anci il fenomeno interessa ormai tutto il territorio nazionale e non è riconducibile esclusivamente alle mafie, ma anche a tensioni sociali, conflitti locali e fragilità economiche. Per rafforzare il sostegno agli enti locali, su proposta dell’Anci è stato istituito un Fondo nazionale per la promozione della legalità e il supporto agli amministratori vittime di intimidazioni, rifinanziato per il 2025 e il 2026 fino a 6 milioni di euro annui. Nel solo 2025 il riparto ha riguardato 454 Comuni e 5 Province. Tra le iniziative promosse dall’Anci figurano inoltre il gruppo di lavoro nazionale costituito nel 2024 con grandi città impegnate sul tema dei beni confiscati, la realizzazione di un vademecum operativo per i Comuni e le campagne territoriali e social dedicate alla cultura della legalità, tra cui #RinasciLegale. Le testimonianze dei sindaci intervenuti durante la puntata Ad aprire la puntata è stato il responsabile dell’Area Sicurezza e legalità dell’Anci, Antonio Ragonesi, che ha fatto il punto sull’impegno dell’Anci nella gestione dei beni confiscati e nel supporto ai Comuni impegnati nel contrasto alle mafie. “I beni confiscati vanno restituiti alla collettività e trasformati in strumenti di sviluppo sociale e opportunità per i territori”, ha spiegato Ragonesi. Da Pollica il sindaco Stefano Pisani ha ricordato l’eredità civile e amministrativa lasciata da Angelo Vassallo. “La morte di Angelo è diventata uno strumento di grande potenza per le scelte del territorio”, ha spiegato Pisani, sottolineando che “la comunità ha reagito trasformando il dolore in partecipazione civica. Abbiamo trasferito alle nuove generazioni l’idea che si possa costruire sviluppo nella legalità e nell’amore per la propria terra”. Il sindaco ha poi evidenziato che “il valore del presidio del territorio e dell’economia sana sono strumenti di contrasto all’illegalità. Chi ha ucciso Angelo pensava di abbattere un baluardo, invece ha rafforzato nei cittadini la volontà di difendere il territorio”. Da Caltagirone il sindaco Fabio Roccuzzo ha raccontato il lavoro portato avanti sul fronte della memoria civile e dell’educazione alla legalità. “La cultura antimafia si costruisce dal basso, spiegando ai ragazzi che cos’è davvero la mafia e quanto sia subdola. Trasformare un un bene confiscato in un luogo dedicato alla cultura dell’antimafia è il modo migliore per  mantenere viva la memoria di Falcone, Borsellino e delle vittime delle mafie. Possiamo sperare in una società migliore, combattendo allo stesso tempo anche il disagio economico e il lavoro precario nei territori più fragili”. Da Avola la sindaca Rossana Cannata ha posto l’attenzione sul rapporto tra legalità, libertà di stampa e formazione delle nuove generazioni, ricordando la figura del giornalista Giuseppe Fava. “Fare memoria è un dovere delle istituzioni – ha dichiarato Cannata – per questo abbiamo deciso di intitolare una struttura sportiva a Pippo Fava. Lo sport può diventare un antidoto alla mafia, per il valore educativo delle iniziative rivolte ai giovani. Vedo una Sicilia che reagisce, che si riscatta e che vuole lasciarsi alle spalle gli anni più bui”, ha concluso. Nel corso della trasmissione è intervenuto anche il sindaco di Nettuno Nicola Burrini, che ha richiamato il valore della trasparenza amministrativa e della ricostruzione della fiducia pubblica dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. “La legalità si ricostruisce ogni giorno attraverso la presenza delle istituzioni e la partecipazione dei cittadini”, ha spiegato Burrini, sottolineando “il grande lavoro che stiamo portando avanti sul fronte della trasparenza amministrativa e del recupero del rapporto con la comunità locale. Solo rafforzando il legame tra cittadini e istituzioni si può contrastare davvero il radicamento della criminalità nei territori”, ha aggiunto. La sindaca di Settimo Torinese Elena Piastra ha invece evidenziato il ruolo della prevenzione culturale e del coinvolgimento delle nuove generazioni. “Le mafie si contrastano costruendo comunità consapevoli. Il lavoro svolto dal Comune attraverso scuole, associazioni e percorsi di educazione civica è fondamentale così come importantissimo è l’utilizzo sociale dei beni confiscati e del welfare territoriale come strumenti di inclusione e presidio democratico. La partecipazione civica – ha sottolineato – è il primo antidoto contro ogni forma di infiltrazione criminale”. Da Spino d’Adda il sindaco Enzo Galbiati ha raccontato l’esperienza del recupero di immobili confiscati alla criminalità di un piccolo comune, organizzata e restituiti alla collettività attraverso progetti sociali e di welfare territoriale. “Restituire questi beni ai cittadini significa trasformare luoghi simbolo dell’illegalità in opportunità concrete per il territorio. Anche i piccoli comuni del Nord siano chiamati a confrontarsi con il fenomeno delle infiltrazioni mafiose. Per questo la sfida è costruire comunità più forti e consapevoli, capaci di difendere legalità e coesione sociale”, ha concluso.   Redazione Italia
May 23, 2026
Pressenza
Bologna, 22 maggio: Rete nazionale Europasilo…
… convegno nazionale sulle risposte alle nuove norme per migranti e richiedenti asilo.     Venerdì 22 maggio 2026, la Rete nazionale Europasilo – a cui aderiscono alcuni dei più consolidati progetti dello SAI (Sistema accoglienza integrazione) – promuove a Bologna il convegno nazionale con raccolta esperti, operatori e istituzioni per analizzare le nuove norme europee e costruire risposte comuni
Lavoricidio: la strage e un’azione vera di contrasto
due articoli di Vito Totire: con notizie su un bando INAIL in scadenza il 28 maggio e, in coda,  la riproposizione della “Carta di Bertinoro”. Chioggia (Venezia) e Paola (Cosenza):la strage di braccianti e operai continua Quattro morti in poche ore nella giornata di sabato 9 maggio 2026. Tutti immigrati: silenzio del governo, i cui ministri sbraitano invece appena un
I giovani e la politica
Nel 2025, il 24,3% dei giovani europei di età compresa tra i 16 e i 29 anni si è impegnato online in questioni civiche o politiche. Ciò include esprimere la propria opinione su temi civici o politici, partecipare a consultazioni online o votare. In confronto, questo tipo di impegno si attestava solo al 20,2% nell’intera popolazione. E’ quanto  certificano i dati dell’istituto Eurostat, aggiornati ad aprile 2026 e riferiti all’anno 2025. La partecipazione civica o politica online tra i giovani è risultata più elevata in Slovenia (49,4%), Lettonia (33,3%) e Paesi Bassi (31,3%). Le percentuali più basse si sono registrate in Belgio (12,3%), Repubblica Ceca (14,3%), Svezia e Grecia (entrambe al 16,1%). In 23 dei 27 paesi dell’UE, i giovani hanno mostrato una maggiore propensione a utilizzare internet per la partecipazione civica o politica rispetto alla popolazione nel suo complesso. Le differenze più marcate sono state registrate in Slovenia (49,4% dei giovani contro il 33,5% della popolazione totale), Lettonia (33,3% contro il 24,2%) e Italia (30,9% contro il 24,5%). Per quanto riguarda l’Italia, tale valore (30,9%) risulta considerevolmente superiore alla media europea dei coetanei (24,93%). Un dato questo che assume un significato ancora più profondo se accostato a quello della popolazione complessiva della Penisola, che si ferma al 24,25%. Il divario supera i sei punti percentuali, dimostrando come le ragazze e i ragazzi italiani trovino nella rete lo spazio ideale per esprimere le proprie idee e rivendicazioni. Si tratta di numeri che evidenziano  una distanza generazionale tra le più alte registrate nel continente. L’Italia si posiziona tra i Paesi con la maggiore differenza percentuale tra l’attivismo dei ragazzi e quello degli adulti, collocandosi subito dopo la Slovenia e la Lettonia. E’ la rete, in buona sostanza, lo strumento per le istanze civiche delle nuove generazioni.  Per quanto riguarda, invece, l’impegno dei giovani nelle istituzioni, in particolare nei Comuni, secondo un recente dossier ANCI, sono 18.006 i giovani amministratori comunali in Italia, pari al 14,3 per cento del totale ma in calo rispetto ai 19.483 del 2025. In media, in Italia, sono 2,3 per ciascun ente locale. Si tratta  di una presenza significativa, ma in progressiva contrazione. E alquanto disomogenea: il numero assoluto più elevato si registra in Lombardia, mentre la maggiore concentrazione è in Trentino-Alto Adige, con oltre quattro giovani amministratori per Comune. In media, in Italia, sono 2,3 per ciascun ente locale. Si tratta di una presenza più marcata nei piccoli Comuni, che però diminuisce con l’aumentare della popolazione: sotto i 3.000 abitanti rappresentano circa il 16% degli amministratori, mentre nei comuni sopra i 50mila abitanti la quota scende al 10%. Il dossier mette in luce le difficoltà che incontrano i giovani a raggiungere i ruoli apicali, restando sostanzialmente fermi al ruolo di Consiglieri comunali. I sindaci under 35 sono oggi appena 252, in flessione negli ultimi anni. E mentre gli over 60 sono passati dall’8% nel 2001 a quasi il 26% nel 2026, gli under 36 sono scesi dal 23% al 14%. Gli amministratori locali giovani sono però maggiormente qualificati: il 44% possiede una laurea, mentre tra i non giovani resta significativa la quota con sola licenza media (15%). Anche in questo caso si registra però una disparita di genere, con la prevalenza della componente maschile, anche se tra gli assessori si registra un’inversione con le donne al 51%. Non si riscontrano particolari differenze nell’assegnazione delle deleghe tra giovani e meno giovani, ad eccezione di Casa, Famiglia, Scuola e Politiche sociali e Attività produttive e Sviluppo Economico, che vedono una maggiore concentrazione di giovani assessori. Non manca nel dossier ANCI qualche curiosità: l’Amministrazione Comunale più giovane è quella del comune di Buttrio (3.878 abitanti) in provincia di Udine, ove 14 tra Assessori e Consiglieri hanno meno di 35 anni; tra i Comuni maggiori, l’Amministrazione Comunale più giovane è quella di Castel Maggior (18.500 abitanti) nella città metropolitana di Bologna. In questo Comune il sindaco Luca Vignoli, il vicesindaco  Maria Vittoria Cassanelli, il Presidente del Consiglio Comunale Matteo Frezzotti ed altri 9 tra Assessori e Consiglieri hanno tutti meno di 35 anni; in generale, sono 68 i Comuni nei quali la metà degli amministratori sono giovani. I dati Eurostat analizzati in precedenza trovano conferma anche da una ricerca Ipsos, che per conto dell’ANCI  ha fatto invece una fotografia sociologica sui giovani. L’indagine evidenzia come resti forte il senso civico dei giovani italiani: otto giovani su dieci vogliono contribuire al bene comune. Tra le priorità indicate dai giovani vi sono la riduzione delle tasse (38%), incentivi al lavoro stabile (33%) e politiche per stage e tirocini retribuiti (25%). Nel loro insieme, le due ricerche delineano una generazione presente e più preparata anche nelle istituzioni locali, ma che si muove in un contesto segnato da difficoltà economiche, incertezze sul lavoro e una crescente distanza tra aspettative e realtà. Qui per scaricare il dossier ANCI e l’indagine IPSOS: https://www.anci.it/ricerche-anci-e-ipsos-giovani-amministratori-in-calo-ma-piu-qualificati/.    Giovanni Caprio
May 6, 2026
Pressenza
“Orcolat, cinquant’anni dopo. Le voci della rinascita”
Nel video speciale pubblicato dal ANCI in occasione del 50° anniversario del terremoto in Friuli, l’intervento del presidente di Anci Friuli Venezia-Giulia, Dorino Favot, e le testimonianze dei sindaci di alcuni comuni simbolo della tragedia del 6 maggio 1976. “Il terremoto del Friuli non rappresenta solo una ferita profonda, ma è diventato, nel tempo, l’esempio di ciò che il nostro Paese sa essere quando è unito. Una ricostruzione che ha saputo mettere al centro l’identità delle comunità, ripartendo dai sindaci, dai centri storici e dal tessuto sociale”. Questo il commento il presidente dell’Anci e sindaco di Napoli Gaetano Manfredi allo speciale video “Orcolat, cinquant’anni dopo. Le voci della rinascita”, pubblicato sul sito dell’Anci e realizzato in collaborazione con Anci Friuli Venezia Giulia per l’anniversario del sisma del 6 maggio 1976. “In quel momento di estremo dolore, nacque una mobilitazione nazionale che vide i Comuni di tutta Italia in prima linea, animati dallo spirito di solidarietà che ancora oggi contraddistingue l’Anci. Celebrare questo cinquantenario – sottolinea Manfredi – non significa solo onorare la memoria di chi non c’è più, ma anche riaffermare un impegno collettivo verso la sicurezza e la prevenzione. Il coraggio dimostrato dal popolo friulano cinquant’anni fa resta per tutti noi una lezione di dignità, tenacia e speranza”. “Ricordare i cinquant’anni del terremoto significa prima di tutto ricordare una tragedia, le vittime, i paesi interamente distrutti e la paura di quei giorni. Ma significa anche ricordare il carattere dei friulani, la capacità di ripartire subito, di impegnarsi, di lavorare, di rimboccarsi le maniche e costruire il futuro”, afferma Dorino Favot, presidente di Anci Friuli Venezia Giulia. “Da quella tragedia sono nate due eredità fondamentali. Da una parte – prosegue Favot – il grande sviluppo dei nostri territori e delle nostre comunità, che ancora oggi tocchiamo con mano. Dall’altra il modello della Protezione civile, costruito proprio in quei giorni, ripartendo subito, organizzandosi, lavorando insieme. È un modello che viene riconosciuto ben oltre i confini della nostra regione, del quale, come friulano, sono molto orgoglioso”. Nello speciale video le testimonianze dei sindaci di alcuni tra i Comuni allora più colpiti: Pierluigi Molinaro, sindaco di Forgaria nel Friuli; Lorenzo Tiepolo, sindaco di Osoppo; Roberto Revelant, sindaco di Gemona del Friuli e Mauro Valent, sindaco di Venzone. Redazione Italia
May 5, 2026
Pressenza