Appello “Contro la riforma dei tecnici” – Invito ad una mobilitazione nazionale
Raccolta firme per l’appello ad una mobilitazione nazionale contro la riforma
dei tecnici e la diffusione della filiera del 4+2
L’istruzione tecnica è sotto attacco. Prima c’è stata la trasformazione in
“indirizzo ordinamentale” della cosiddetta “filiera del 4+2” (dopo appena due
anni di sperimentazione e un numero esiguo di corsi attivati), ora abbiamo il
riordino dei percorsi quinquennali con radicali modifiche ai quadri orari e
all’impostazione didattica: queste due misure segnano una svolta profonda che –
se portata definitivamente a compimento – rovescerebbe le funzioni del sistema
scolastico secondario.
Le due “riforme” riducono i saperi e tagliano il tempo scuola, piegando i fini
dell’istruzione tecnica alla logica aziendale. Ci vogliono far credere che in
meno tempo si imparerebbe di più e meglio. Non è “modernizzazione” ma il ritorno
a quel passato in cui certi percorsi scolastici erano del tutto strumentali alle
esigenze del mercato del lavoro.
Una scuola impoverita
Ridurre il tempo scuola significa la mortificazione delle conoscenze di base,
contribuendo così al processo di abbassamento culturale. Il riordino prevede il
taglio delle discipline umanistiche e scientifiche, producendo la
disarticolazione dei saperi disciplinari.
Una scuola dello sfruttamento precoce
Abbassare a 15 anni l’età per l’attivazione dei progetti di Formazione Scuola
Lavoro trasforma gli studenti in manodopera da addestrare a costo zero, prima
ancora che abbiano avuto la possibilità di raggiungere la necessaria maturazione
critica.
Una scuola “aziendalizzata”
La proposta è quella di un modello didattico asservito alle esigenze contingenti
delle imprese locali, dimenticando che la scuola deve formare cittadine e
cittadini e non semplice forza lavoro. Ne sono prova l’imposizione, di fatto,
della didattica per competenze e delle UDA come unica metodologia accettabile e
la richiesta di stipulare accordi con le imprese affinché in aula entrino
“esperti del mondo imprenditoriale”.
Una scuola degli esuberi
Oltre alla riduzione della qualità didattica vi è un taglio delle cattedre. La
riduzione del monte orario annuale nel riordino dei percorsi quinquennali e
l’incessante propaganda ministeriale per l’attivazione di indirizzi 4+2
comporteranno esuberi e soprannumerari.
In modo vile – in nome della osannata flessibilità e autonomia – è stato chiesto
ai singoli docenti di deliberare nei collegi quale classe di concorso sarebbe
stata tagliata: ci hanno messo gli uni contro gli altri chiedendoci di decidere
il collega che avrebbe perso il posto!
Una scuola dell’improvvisazione
L’avvio del riordino dei quadri orari, in assenza delle Linee Guida per le
discipline e con il parere contrario del Cspi che invita l’amministrazione a
considerare transitorio il decreto, limitandone la validità al prossimo anno
scolastico, creerà gravi danni nei nuovi percorsi tecnici, sgretolando la
serietà che da sempre caratterizza questo storico segmento del sistema
d’istruzione.
I Collegi Docenti, convocati d’urgenza per deliberare come impegnare le ore di
“flessibilità”, sono stati costretti dai tempi a farlo per il solo primo anno,
rinunciando ad una visione d’insieme dell’intero curricolo quinquennale. La
riforma, inoltre, viene avviata a iscrizioni concluse, quando le famiglie hanno
già operato la scelta della scuola superiore sulla base di un’offerta formativa
che verrà stravolta nel corso del quinquennio.
Una scuola à la carte
L’attribuzione alle singole scuole di un’ampia flessibilità di organizzazione
dei curricoli (per andare incontro alle esigenze produttive del territorio!)
renderà la proposta formativa di ogni istituto diversa da quella degli altri. È
così smantellato il principio di un primo biennio con tratti fortemente comuni
negli indirizzi tecnici, obbligando studenti e studentesse ad una scelta precoce
e poco consapevole dell’indirizzo di specializzazione già al termine della
scuola media. In aggiunta, la celebrata flessibilità mette in pericolo la
comparabilità della preparazione degli studenti di analoghi indirizzi, minando
così il valore legale del titolo di studio.
Una scuola di classe
Infine, questa riforma cristallizza le disuguaglianze: chi sceglierà
l’istruzione tecnica, da questo momento in poi, verrà precocemente indirizzato
verso binari professionali rigidi, limitando fortemente le proprie possibilità
di proseguire gli studi universitari o di cambiare rotta nel proprio futuro. La
scuola smette di essere un diritto e uno strumento di emancipazione per
diventare un servizio formativo asservito alle logiche e richieste del mercato.
Come Rete Provinciale degli Istituti Tecnici in mobilitazione
CHIEDIAMO con forza:
il ritiro dei provvedimenti che predispongono il riordino degli istituti tecnici
o quantomeno la sospensione immediata dell’entrata a regime della riforma dal
prossimo anno scolastico, che rappresenterebbe un vero e proprio salto nel vuoto
un ripensamento radicale dei quadri orari proposti, affinché il curricolo
scolastico rimanga solido, tutelando la specificità delle singole discipline
d’insegnamento e salvaguardando il monte orario complessivo attualmente in
vigore
una revisione del PECUP (Profilo Educativo, Culturale e Professionale)
svincolandolo dalle logiche di corto respiro delle aziende che non hanno a cuore
la formazione dei cittadini ma il proprio profitto
maggiori investimenti nell’istruzione tecnica e in tutto il comparto scuola,
anziché tagli mascherati da innovazione, per restituire alla scuola la sua
funzione di “ascensore sociale” e di “organo costituzionale”.
Non ci accontentiamo di vaghe promesse fatte dal Ministro ai vertici di alcune
organizzazioni sindacali sulla salvaguardia degli organici per il prossimo anno
solo per provare tardivamente a placare la montante onda di protesta!
FERMARE LA RIFORMA DEI TECNICI È POSSIBILE ED È POSSIBILE ADESSO SE CI
MOBILITIAMO INSIEME!
Per questo invitiamo tutte le componenti della scuola, le organizzazioni
sindacali, il mondo dell’associazionismo e la cittadinanza a partecipare
all’organizzazione congiunta di una mobilitazione locale/nazionale.
(per contatti e informazioni: cesare.laconi@gmail.com)
Per firmare:
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfWapaXDXzXIOGBXORTp1zOLocJt9yFqxi4-7HctpaZaRTvPw/viewform
Altre petizioni sul tema:
https://www.change.org/p/no-alla-riforma-degli-istituti-tecnici
Redazione Sebino Franciacorta