Il pacifismo tra Mediterraneo e Sol Levante
Le costituzioni
Italia e Giappone hanno entrambe all’interno delle loro costituzioni, entrate in
vigore il 1 gennaio 1948 e il 3 maggio 1947, un articolo che promuove il rifiuto
della guerra, tuttavia con sfumature differenti.
Articolo 11 Costituzione italiana
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri
popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente,
in condizioni di parità con gli altri Stati, le limitazioni di sovranità
necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;
promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”
Articolo 9 Costituzione giapponese
“ 1.Aspirando sinceramente ad una pace internazionale fondata sulla giustizia e
sull’ordine, il popolo giapponese rinunzia per sempre alla guerra, quale diritto
sovrano della Nazione, ed alla minaccia o all’uso della forza quale mezzo per
risolvere le controversie internazionali.
2.Per conseguire l’obbiettivo proclamato nel comma precedente, non saranno
mantenute forze di terra, del mare e dell’aria, e nemmeno altri mezzi bellici.
Il diritto di belligeranza dello Stato non sarà riconosciuto.”
L’Italia post-seconda guerra mondiale uscì perdente ma non venne punita quanto
il Giappone, il quale subì un’occupazione più o meno formale, gestita dal
generale MacArthur, successivamente agli avvenimenti del conflitto mondiale. La
costituzione di quest’ultimo venne scritta sotto questo controllo.
Infatti, la nostra nazione evitò il destino di Germania e Giappone grazie alla
collaborazione con gli Alleati, sostenuta dai Partigiani. Come il resto
dell’Europa occidentale, si risollevò dopo il conflitto grazie al Piano
Marshall, annunciato il 5 giugno 1947 dal segretario di Stato George C.
Marshall. Inoltre, dal secondo dopoguerra al 1992 la Democrazia Cristiana, un
partito affine agli ideali americani, governò quasi ininterrottamente, facendo
sì che quegli orientamenti politici fossero percepiti non come imposizioni, ma
come espressione di democrazia.
I due articoli costituzionali aspirano alla pace rinunciando alla guerra, ma
divergono nei termini: l’Italia ripudia la guerra come mezzo di offesa o
risoluzione di controversie, consentendo però azioni armate multilaterali,
cedendo sovranità per garantire pace e giustizia internazionale.
Il Giappone, invece, sotto occupazione alleata, rinuncia totalmente alla guerra
come diritto sovrano, all’uso della forza e al mantenimento di qualsiasi
esercito.
Politicamente, entrambi i paesi sconfitti scelgono il ripudio bellico: in modo
parziale e flessibile l’Italia, assoluto il Giappone.
A livello pratico, come vengono applicati questi principi pacifisti?
Innanzitutto, nel corso del tempo l’articolo 9 della costituzione giapponese ha
subito modifiche, al fine di permettere una partecipazione più attiva a livello
militare nel contesto internazionale, quindi per partecipare a missioni di
peacekeeping e per sviluppare una difesa più efficiente per via delle minacce
limitrofe.
Con la normalizzazione del Giappone, non più il Giappone “amante della pace”, è
iniziato un cambiamento del concetto di pacifismo interiorizzato nella
costituzione.
Con questa trasformazione, non si è passati a una politica di aggressione, ma
gli otto limiti che caratterizzavano il pacifismo giapponese si stanno
progressivamente superando. Di conseguenza, le forze armate giapponesi (che
ancora oggi si chiamano Jeitai, ovvero Forze di Autodifesa) possono svolgere
compiti che prima erano proibiti dalle norme interne, sebbene il processo di
revisione costituzionale non sia ancora completo.
In Italia, l’articolo 11 inizia con “L’Italia ripudia la guerra”, ma solo nella
forma offensiva e di risoluzione delle controversie, come previsto dall’articolo
2.4 della Carta ONU.
Tale articolo introduce il fatto che l’Italia possa partecipare militarmente su
richiesta della Nato e dell’Onu.
Per cui, nel 2026 è previsto il 3,26% delle spese militari sul PIL nazionale,
pari a circa € 32,9 miliardi, secondo l’Osservatorio Milex, con un aumento di
2,8%.
Come reagiscono i civili a questo?
Innanzitutto, in Giappone il più antico gruppo che va contro il militarismo, in
particolare all’uso del nucleare, è l’Associazione dei sopravvissuti alle bombe
atomiche, Nihon Hidankyō, fondata nel 1956. È vincitore di un Nobel per la pace
nel 2024 e collabora per fare pressione politica affinché l’uso di armi nucleari
sia visto come un’azione grave e amorale. Al tempo stesso diffonde testimonianze
storiche dei sopravvissuti e ne difende i diritti sociali ed economici
richiedendo migliori cure sanitarie e indennizzi statali.
Diverse sono le marce e le proteste che sottolineano la necessità di battersi
contro il crescente militarismo e in generale contro tutte le azioni di governo
contrarie a ciò che l’Articolo 9 sostiene, senza che questo venga cambiato
nella sua struttura.
L’ultima notizia risale al 19 aprile 2026 quando circa 36.000 persone sono scese
in piazza a Tokyo opponendosi all’intenzione del governo di Takaichi di
modificare la clausola pacifista della Costituzione.
In Italia la stessa onda pacifista si muove da tempo su numerosi fronti, da
quello religioso a quello sociale.
Storicamente l’Italia ha avuto una presenza di movimenti pacifisti costante e ad
oggi gli eventi e le manifestazioni sono sempre maggiori, tant’è che è stata
creata una mappa che mostra la presenza di iniziative pacifiste (per
consultarla), e ad oggi Rete Pace e Disarmo, nata nel 2020, unisce molte
associazioni che fanno riferimento al movimento nonviolento.
L’associazione pacifista più longeva risale al 1948 con il Movimento per la Pace
ideato da Aldo Capitini, che inaugurò anche la prima Marcia per la Pace
nazionale Perugia-Assisi nel 1961. Questa ha ispirato migliaia di attivisti, i
quali a loro volta lottano affinché la nonviolenza sostituisca l’ideale
militarista diffuso da sempre dai governi.
Conclusione
Si è dimostrato quanto Italia e Giappone siano simili in apparenza dal punto di
vista storico ma differenti all’interno per motivi politici, sociali ed
economici.
Nonostante tali grandi differenze, è evidente come vi sia in entrambe le nazioni
una visione interna formata da due poli opposti: quello voluto dal governo e
quello voluto dai cittadini.
Un confronto simile con altri paesi potrebbe rivelare dinamiche analoghe.
-Melissa Kalemaj, tirocinante presso il Centro per la Pace Forlì
Fonti
https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/principi-fondamentali/articolo-11
https://mondointernazionale.org/post/larticolo-pacifista-della-costituzione-giapponese-1
https://www.archiviodisarmo.it/view/bUlibTJXWUF0RExFVm1GNForL0ZBdz09OjpiRNn1dZRAaYC5vq3iRErG/0524-s-censi-il-riarmo-giapponese-.pdfhttps://www.ispionline.it/sites/default/files/pubblicazioni/Tosi.pdf
https://www.iiss.org/online-analysis/online-analysis/2025/05/introduction-evaluating-japans-new-grand-strategy/#:~:text=3,facto%20armed%20forces)%20in%201954.
https://www.questionecivile.it/2024/03/26/l-articolo-9-pacifismo-costituzionale-giappone/
https://www.japan-experience.com/it/plan-your-trip/to-know/japanese-history/postwar-japan-history?market=it
https://fondazionenenni.it/eventi/le-critiche-di-nenni-al-piano-marshall
https://www.milex.org/2025/10/28/spesa-militare-previsionale-pura-in-crescita-di-un-miliardo-nel-2026-per-litalia/
https://www.peacelink.it/pace/a/51179.html
https://www.treccani.it/enciclopedia/eol-nihon-hidankyo/
https://www.avvenire.it/mondo/il-giappone-sempre-meno-pacifista-apre-alla-vendita-di-armi_107250
https://www.runipace.org/aree-tematiche/movimenti-per-la-pace/#:~:text=I%20movimenti%20per%20la%20pace%20costruiscono%20campagne%20nazionali%20e%20internazionali,attivit%C3%A0%20educative%20alla%20non%2Dviolenza.
https://forumpace.consiglio.provincia.tn.it/notizia/articolo?id=953
https://retepacedisarmo.org/le-reti-fondatrici-di-ripd/
Redazione Romagna