Negri oltre Negri (II). Forma stato, potere costituente e Impero nel regime di guerra globale
La figura di Antonio Negri rappresenta una delle esperienze più radicali e
originali del pensiero politico contemporaneo. Filosofo e teorico della
trasformazione sociale, Negri ha posto al centro della propria riflessione la
relazione costitutiva tra produzione e potere, tra le forme della cooperazione
sociale e i dispositivi di comando che cercano di catturarne e normalizzarne la
potenza costituente. Nei suoi testi – da La forma Stato (1977) a Il potere
costituente (1992), fino a Impero (2000, con Michael Hardt) e ai successivi
Moltitudine, Comune, Assemblea (sempre con Hardt) – Negri interpreta il
capitalismo come un processo dinamico di sussunzione della vita stessa entro i
meccanismi della valorizzazione, dove produzione e riproduzione, economia e
politica, lavoro e vita, diventano dimensioni sempre più indistinte. Se nelle
società industriali il potere si esercitava principalmente attraverso la
disciplina dei corpi e l’organizzazione della fabbrica, nelle società
postfordiste e digitali il comando si estende ai linguaggi, ai saperi, agli
affetti e alle forme di relazione, trasformando la cooperazione sociale in
produzione biopolitica. In questo orizzonte, il lavoro non è più soltanto forza
produttiva ma produzione di soggettività, e la lotta politica si sposta sul
terreno della vita, del desiderio e della conoscenza.
Oggi, nel contesto di un regime di guerra globale, di una finanziarizzazione
diffusa e di un comando algoritmico che governa la cooperazione sociale, la
riflessione di Negri acquista una nuova centralità. La sua analisi consente di
leggere criticamente le trasformazioni della produzione contemporanea –
cognitiva, digitale, affettiva ed ecologica – e di comprendere le nuove forme di
sfruttamento, estrazione e soggettivazione che attraversano la moltiplicazione
delle forme di sfruttamento e oppressione.
In questo quadro, la portata teorica e politica del pensiero negriano non può
essere compresa appieno senza confrontarsi con l’irruzione di nuove soggettività
e con le rotture epistemologiche determinate da altre genealogie critiche che, a
partire dagli anni Settanta, hanno messo in questione le categorie della
modernità politica.
Il convegno – in programma giovedì 18 e venerdì 19 giugno in Aula SP/A Edificio
D2 al campus di Fisciano – intende dunque interrogare il pensiero di Toni Negri
come punto di incontro e di tensione tra diverse linee di critica radicale:
marxista, femminista, postcoloniale, ecologista, foucaultiana. L’obiettivo è
quello di aprire un dialogo tra filosofia politica, teoria critica
dell’economia, studi postcoloniali e decoloniali, ecologia politica e teorie
della soggettività, per ripensare – a partire da Negri e oltre Negri – le
condizioni di possibilità di una politica della liberazione all’altezza del
nostro tempo.
Programma della due giorni
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