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L’unica questione su cui gli israeliani possono unirsi: la pena di morte per i palestinesi
Dopo aver approvato due leggi sulla pena di morte in sei settimane, Israele sta investendo centinaia di milioni di dollari per tentare di giustiziare palestinesi in diretta televisiva. Il sostegno unanime a queste leggi dimostra che la società israeliana può unirsi attorno al motto “morte ai palestinesi”. Il 30 marzo, […] L'articolo L’unica questione su cui gli israeliani possono unirsi: la pena di morte per i palestinesi su Contropiano.
June 17, 2026
Contropiano
Comunicazione: la tv resta regina, mentre i quotidiani cartacei crollano al minimo storico
Scende la tv tradizionale, ma sale la tv via internet. Nel 21° Rapporto sulla comunicazione nel 2025 del CENSIS l’uso di tutti i media appare cristallizzato. La televisione nel suo complesso è stabile con una quota complessiva pari al 93,2% dell’utenza. Tuttavia, si registra un calo della televisione tradizionale, diminuita in un anno di 3,6 punti percentuali (79,5%). Questa flessione è compensata dall’ascesa della televisione via internet: la web tv nell’ultimo anno ha raggiunto il 62,0% (+3,6 punti), mentre la mobile tv si è attestata al 38,6% (+3,7 punti). Resta stabile la tv satellitare con il 47,8% degli utenti. La radio resta invece intramontabile: l’autoradio, con un’utenza complessiva pari al 70,0% (+1,2 punti percentuali nell’ultimo anno) rimane lo strumento prediletto; d’altra parte, la radio tradizionale resta salda al 46,8%. Sul fronte dell’ascolto digitale, la radio tramite smartphone registra l’aumento più interessante (+2,8%), e raggiunge il 28,2%; la radio da internet si attesta al 18,0%. Nel 2025 si conferma ormai consolidato l’impiego di internet da parte degli italiani ma in via di saturazione: sono il 90,4% gli utenti (solo lo 0,3% in più rispetto al 2024). Si evidenzia una sovrapposizione con gli utilizzatori degli smartphone che sono il 90,3% e con i social network che si attestano all’86,2%. In entrambi i casi l’incremento è nel segno della stabilità (circa un punto percentuale in più). Quanto ai giornali, la carta stampata è in crisi e l’online in affanno: i quotidiani cartacei a pagamento nel 2025 hanno toccato il picco minimo con il 21,0% (-46 punti percentuali dal 2007). Si registra ancora una limatura dei lettori dei mensili (-1,1% rispetto al 2024) che arrivano a 15,8%, mentre i settimanali restano stabili al 18,0%. Stabilità anche per gli utenti dei quotidiani online (sono il 29,9%) con un decremento solo dello 0,5%, mentre scendono in maniera significativa i siti web d’informazione, calati del 4,3% (56,7%). Torna invece positiva la curva dei libri: nel 2025, riprende il trend di crescita dei lettori di libri, con il 42,4% degli italiani ha letto almeno un libro cartaceo, con un aumento del 2,3%. La ripresa non riguarda i lettori di e-book che non si sbloccano rimanendo stabili al 13,8% (+0,4%). Tra i giovani (14-29 anni) si conferma la maggiore tendenza a frequentare i social network. Tuttavia, si assiste a una lieve contrazione: il 74,8% dei giovani dichiara di utilizzare Instagram (-3,3% nel 2024); il 76,9% dei giovani è utente di YouTube (contro il 77,6% dell’anno precedente); regge meglio TikTok con il 64,5% (erano il 64,2%). Molto presenti i giovani sulle piattaforme di messaggistica (quasi totalmente rappresentati su WhatsApp con l’88,6%) e sulle multipurpose come Amazon (50,8%), dove però sono presenti in maniera ancor più significativa le altre fasce d’età. Per i giovani è attraente Spotify (la utilizza il 49,8%), e in espansione il mondo delle piattaforme di videogiochi (seguito dal 39,7%). Oggi le prime tre fonti di informazione più utilizzate dagli italiani sono stabili o in flessione: i telegiornali che, con il 43,9%, continuano a rappresentare un punto di riferimento per una parte rilevante della popolazione, registrano una diminuzione di 3,8 punti percentuali; Facebook (33,1%), cala di 3,3 punti; sostanziale stabilità per i motori di ricerca che sono seguiti dal 23,2% della popolazione. Scendono sia i siti di informazione (-2,5%) che le televisioni all news (-2,3%) (che si attestano rispettivamente al 14,7% e al 16,6%). Tengono relativamente meglio i social network: TikTok con un calo solamente dell’1,9% e Instagram dell’1,2% rispettivamente registrano il 12,5% e il 15,5% dell’utenza. Gli aumenti sono sporadici e raramente significativi, nella parte alta della graduatoria si rileva solo quello del Gr Radio (+1,7%). Sono 7 italiani su 10 tra quanti usano i social a includere i reel nell’universo dell’informazione; il 23,6% li considera intrinsecamente superficiali e per il 21,3% sono distrazioni che solo raramente producono conoscenza autentica, ma per il 18,6% sono più immediati, per il 13,1% più coinvolgenti, per il 9,8% più accessibili, per l’8,2% complementari alle fonti tradizionali.  Gli utenti provano ad orientarsi nelle paludi mediatiche alla ricerca di punti fermi in maniera attiva: il 66,4% della popolazione verifica sempre, spesso o a volte la veridicità delle notizie diffuse dai media principali; il 59,5% della popolazione cerca di evitare di informarsi attraverso i media più diffusi; il 58,0% (di cui il 23,1% sempre o spesso e il 34,9% a volte) legge come vengono riportate le notizie dai media più diffusi per scovare le interpretazioni ideologiche. Emerge anche una tendenza a informarsi non in maniera acritica o ingenua: il 60,6% si informa sempre, spesso o a volte su temi di cui i media più diffusi parlano poco o niente; il 64,6% ha l’abitudine di verificare le notizie riportate dai media indipendenti o dalle fonti alternative. Per quanto riguarda i comportamenti attraverso cui gli italiani acquisiscono informazioni affidabili, il 49,1% della popolazione ha l’abitudine di seguire autori su temi specifici perché condividono la loro visione del mondo, il 52,2% usa sempre, spesso o a volte i social per trovare interpretazioni indipendenti, mentre la fetta di persone che paga per avere informazione indipendente è il 25,5% (tra chi lo fa sempre, spesso o a volte). La maggioranza degli italiani (il 61,6%) dichiara che non si sentirebbe a proprio agio a informarsi attraverso un mezzo interamente generato dall’IA; tuttavia, vi è anche una schiera non indifferente di persone che sono favorevoli (38,4%). Di queste, il 30,1% si dichiara disposto a farlo a patto che i contenuti siano supervisionati da esseri umani, mentre un più fiducioso 8,3% accetterebbe anche nel caso in cui fossero completamente gestiti dall’IA. Tra coloro che si sono dimostrati contrari, le ragioni sono attribuite sia al rischio di disinformazione o fake news (34,8%), sia perché si tende ancora a dare maggiore valore ad un prodotto creato dagli uomini (26,8%). Qui per scaricare il 21° Rapporto CENSIS sulla comunicazione: https://www.censis.it/wp-content/uploads/2026/04/Sintesi-Rap-Com-2026.pdf.  Giovanni Caprio
April 29, 2026
Pressenza