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Più sussidi pubblici globali alle rinnovabili. L’Italia fa eccezione, con SACE che alimenta gli extra-profitti fossili
Fra il 2023 e il 2025, per la prima volta, la media triennale dei finanziamenti destinati all’energia pulita erogati dalle istituzioni finanziarie pubbliche internazionali del G20 e dalle banche multilaterali di sviluppo (MDB) ha superato quella relativa ai combustibili fossili. Lo rileva  un nuovo studio intitolato ‘Tipping the scales’ realizzato dalle organizzazioni Oil Change International e Friends of Earth Stati Uniti, a cui ha contribuito anche ReCommon. Il documento esamina i flussi finanziari destinati ai combustibili fossili e alle energie pulite provenienti dalle istituzioni finanziarie bilaterali per lo sviluppo (DFI) del G20, dalle agenzie di credito all’esportazione (ECA) e dalle banche multilaterali di sviluppo (MDB). Il nostro Paese è però in controtendenza. Fra il 2023 e il 2025, l’Italia ha erogato in media 3,36 miliardi di euro all’anno a sostegno dei combustibili fossili. Si tratta di una cifra quasi 7 volte superiore a progetti per le fonti energetiche rinnovabili, che nello stesso periodo è stata in media di 500,9 milioni di euro all’anno. Ciò rende l’Italia il quarto maggiore finanziatore dei combustibili fossili tra i paesi del G20, dopo Canada, Giappone e Stati Uniti. Sempre nello stesso periodo esaminato, a fare la parte del leone è stato il gas, che ha ricevuto il 44% dei finanziamenti, seguito dal petrolio con il 36%. La parte restante dei finanziamenti è stata destinata a progetti misti di petrolio e gas. SACE, l’assicuratore pubblico italiano controllato dal ministero dell’Economia e delle Finanze, svolge un ruolo fondamentale nel supporto al comparto fossile. Solo nel 2025, SACE ha erogato 2,1 miliardi di euro a favore dei combustibili fossili rispetto a 142,5 milioni di euro destinati all’energia pulita. Si segnala in particolare il sostegno a progetti petroliferi e di gas in Angola, Ungheria e Arabia Saudita. La SACE è il terzo maggiore finanziatore tra le agenzie di credito all’esportazione (ECA) del G20. La policy di SACE sui finanziamenti alle fossili è del tutto inadeguata rispetto a quanto prevede la Clean Energy Transition Partnership, iniziativa a cui l’Italia ha aderito durante la conferenza sul clima di Glasgow del 2021, tanto che è stato possibile finanziare progetti di esplorazione e produzione di gas fino al gennaio del 2026, mentre le esenzioni esistenti potrebbero posticipare ulteriormente la scadenza, come abbiamo già visto con il sostegno finanziario alla Fase 3 del progetto di gas Sakarya in Turchia. Per quanto riguarda il finanziamento in corso dei progetti midstream gas (trasporto e stoccaggio), attualmente non esiste una scadenza entro la quale i finanziamenti debbano terminare, in quanto è “ancora da definire”. La condotta di SACE rispecchia la linea politica del governo Meloni, che da quando è in carica sta puntando forte sul settore dell’oil&gas. L’Italia sta attualmente valutando di sostenere progetti disastrosi in cui è coinvolta la principale multinazionale fossile italiana, Eni, come Argentina LNG nella Patagonia settentrionale, che prevede l’installazione di sei navi galleggianti per la liquefazione del gas naturale (FLNG) nel Golfo di San Matías, un’area incontaminata. Inoltre, l’Italia ha recentemente ribadito il proprio impegno a sostegno di tutti i progetti di GNL nel Mozambico settentrionale, nonostante sia in corso un’indagine su potenziali crimini di guerra legati alle attività della multinazionale francese TotalEnergies e nonostante le preoccupazioni espresse da vari esperti ONU sui finanziamenti al progetto Coral North FLNG del Cane a sei zampe. Infrastrutture, quelle in Argentina, Mozambico e Turchia, che niente hanno a che fare con gli approvvigionamenti energetici italiani. «Invece di agevolare la realizzazione e la diffusione di progetti che non impattano il clima e l’ambiente, SACE contribuisce ad ‘agevolare il lavoro’ delle grandi aziende fossili, che in questo periodo sotto sotto la luce dei riflettori anche per gli enormi extra-profitti che stanno incamerando a causa dei conflitti in atto» ha dichiarato Simone Ogno di ReCommon. «Interrompere il sostegno di SACE al comparto fossile è una delle maniere più immediate per rompere la dipendenza italiana da petrolio e gas e, di conseguenza, la spirale di inflazione. Si favorirebbero così politiche che portino beneficio alle fasce più vulnerabili della popolazione e non alle tasche di pochi», conclude Ogno. Re: Common
October 14, 2026
Pressenza
Report Assemblea annuale No Triv
Con la proposta di una tre giorni in Basilicata a metà luglio. Venerdì 29 maggio 2026 si è tenuta, come stabilito, l’assemblea annuale dei soci del CNNT (Coordinamento nazionale No Triv). L’assemblea, tenutasi in modalità on-line, aperta anche a soggetti non iscritti all’associazione, è iniziata alle ore 18,30, per poter trattare e deliberare sui seguenti punti all’o.d.g.: 1)   Approvazione relazioni attività,
29 maggio: assemblea annuale NO TRIV
Attenzione: il 28 è l’ultimo giorno per aderire e ricevere il link Convocazione Assemblea annuale CNNT 29 Maggio 2026 Chi vorrà partecipare all’ assemblea annuale delle iscritte e degli iscritti al CNNT – Coordinamento nazionale No Triv – è invitata/o ad aderire previa iscrizione al modulo QUI SOTTO. Ricordiamo che la quota annuale di 20 euro da anni non è stata modificata,
SLAPP Contest: sei premi per ribadire la necessità di tutelare la libertà di espressione
Puntare i riflettori su chi abusa dei tribunali e degli strumenti di minaccia legale per silenziare e intimidire voci critiche, giornalisti, attivisti, whistleblower e organizzazioni della società civile, in modo da scoraggiarli dal partecipare al dibattito pubblico. Questo l’obiettivo dello SLAPP Contest, promosso dalla Coalition Against SLAPPs in Europe (CASE) e giunto ormai alla sua V edizione, di cui si è tenuta questa sera la cerimonia di premiazione. A testimonianza dell’ampia portata delle SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation) – azioni legali intentate da soggetti potenti con l’obiettivo di intimidire  – sono ben 6 le categorie dei premi assegnati dalla giuria, composta dagli eurodeputati Daniel Freund (Verdi/AEL), Veronika Cifrová Ostrihoňová (Renew) e David Casa (PPE); affiancati da Julie Majerczak di Reporters Without Borders e Charlie Holt di Global Climate Legal Defense (CliDef): * SLAPP Addict of the Year: Fratelli Barabás, proprietari di HELL ENERGY Ltd (Ungheria) * SLAPP Politician of the Year: Claude Eerdekens, ex sindaco di Andenne (Belgio) * SLAPP Jurist 2026: Giudice Ivan Marković (Croazia) * Corporate Bully of the Year: John Keegan e Keegan Quarries Ltd (Irlanda) * Green Gag Award 2026: ENI (Italia)   Il caso ENI: il Green Gag Award 2026 Il premio più significativo per l’Italia è il Green Gag Award 2026, assegnato a ENI per aver avviato una procedura di mediazione per presunta diffamazione aggravata – i cui danni stimati potrebbero ammontare fino a €800.000 – nei confronti dell’associazione ReCommon e della sua esponente Eva Pastorelli. Una SLAPP avviata da ENI in risposta al riferimento di Eva Pastorelli, supportato da informazioni pubblicamente disponibili, a licenze in acque palestinesi per cui ENI aveva presentato offerta, per poi ritirarsi. Nessuno dei “vincitori” si è presentato a ritirare il premio in persona, ma i bersagli delle loro cause sono stati ben felici di farlo a nome loro. “Nel nostro Paese, le SLAPP sono una tradizione consolidata, proprio come la pizza e i gesti durante le conversazioni. ENI voleva metterci a tacere e impedire che la notizia si diffondesse. Invece, numerosi media italiani e internazionali hanno espresso solidarietà, ampliando enormemente il pubblico raggiunto.” — Antonio Tricarico ed Eva Pastorelli, ReCommon (nel loro discorso di accettazione) Un primato che non fa onore: l’Italia prima in Europa per numero di SLAPP ENI non è nuova a questi metodi: CASE aveva già assegnato a ENI nel 2021 e nel 2025 il riconoscimento di “bullo dell’anno”, anche in virtù delle azioni legali vessatorie avviate in passato sempre nei confronti di ReCommon e di Antonio Tricarico, direttore dei programmi dell’organizzazione, e di Greenpeace Italia e Greenpeace Paesi Bassi. Quella di ENI contro Eva Pastorelli e ReCommon nel 2026 è l ‘ennesima azione legale temeraria che si aggiunge alla lunga lista di SLAPP mappate nel nostro Paese da CASE.  Con 21 casi censiti nel solo 2024, l’Italia si è confermata per il secondo anno consecutivo il Paese europeo con il maggior numero di SLAPP documentate nel report annuale sulle SLAPP in Europa prodotto da CASE e pubblicato lo scorso gennaio. Un primato preoccupante che riflette un clima sempre più ostile per chi porta avanti un’attività di giornalismo d’inchiesta o si dedica all’attivismo ambientale e civico, in un contesto europeo che ha visto crescere il numero di SLAPP in tutta Europa. Ma c’è di più: quest’anno, tra le candidate alla categoria SLAPP Politician of the Year figurava per il secondo anno di fila la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni – l’anno scorso era stata proprio la Premier italiana a ricevere il premio. Sebbene questo riconoscimento sia stato assegnato quest’anno all’ex sindaco belga Claude Eerdekens, la candidatura italiana rimane un segnale politico preoccupante per la coalizione CASE Italia. Quando a ricorrere a molestie legali  sono premier, ministri e sottosegretari, caratteristica precipua dell’Italia, l’effetto intimidatorio nei confronti di giornalisti, attivisti o addirittura stand-up comedian come Daniele Fabbri, querelato da Meloni per una battuta, è ancora maggiore, così come più significativo diventa il rischio di autocensura e più grave l’impatto sulla libertà di espressione e sulla qualità della democrazia. Il tempo stringe: recepire la direttiva è urgente Il 7 maggio 2026 scade il termine per il recepimento della direttiva europea anti-SLAPP (Direttiva 2024/1069, nota come “Legge Daphne”) negli ordinamenti nazionali degli Stati Membri. Manca pochissimo e i governi saranno presto giudicati sulla base di ciò che metteranno davvero in campo. La posta in gioco è concreta come mostra l’emblematico caso Saviano: il 16 aprile 2026, ad otto anni dall’avvio del procedimento legale, il Tribunale penale di Roma ha assolto lo scrittore Roberto Saviano dall’accusa di diffamazione nei confronti dell’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini, respingendo sia la multa che la richiesta di risarcimento. Una sentenza spartiacque per la libertà di stampa e di espressione, ma arrivata dopo quasi un decennio di pressione legale sullo scrittore italiano: esattamente il tipo di logoramento che le SLAPP sono progettate a produrre. Come ricordano i membri di CASE Italia la direttiva europea nella sua versione attuale tutela esclusivamente le controversie transfrontaliere. Senza un recepimento ambizioso da parte del governo italiano che garantisca tutele a tutti i procedimenti legali come indicato dalle raccomandazioni della Commissione europea e del Consiglio d’Europa, casi come quello di Eva Pastorelli, Daniele Fabbri e Roberto Saviano continueranno a ripetersi. La critica legittima verso chi detiene una posizione di  potere non può essere oggetto di intimidazione e chi partecipa al dibattito pubblico deve poterlo fare senza paura. I casi messi in luce dallo SLAPP Contest sono un chiaro avvertimento: finché le SLAPP restano disponibili come strumento nelle mani dei potenti, lo spazio per il giornalismo, l’attivismo e il dibattito democratico rimane a rischio. Un recepimento robusto della legge anti-SLAPP non è più rinviabile. Re: Common
April 28, 2026
Pressenza