L’accoglienza che non si vede
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Foto Festival delle Migrazioni Acquaformosa – Associazione don V. Matrangolo
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Lunedì 27 aprile una delegazione di Recosol proveniente da diverse parti
d’Italia è stata accolta dal rettore dell’università di Siena, Tomaso Montanari
e dal corpo docente per conoscere e confrontarsi sulle realtà della Rete delle
Comunità Solidali che da anni, lontano dai riflettori, operano per creare
comunità accoglienti, aperte e pacifiche.
L’incontro – “Patrimonio invisibile” – nasce dalla volontà di Montanari di
approfondire quegli aspetti del fenomeno migratorio che fanno riferimento a
un’accoglienza inclusiva, attenta al benessere delle persone accolte e delle
comunità accoglienti le cui storie sono per l’appunto poco visibili, lontane
dall’attenzione dei grandi media. L’accoglienza dei migranti e dei rifugiati
oggi viene disegnata come problematica, si fa riferimento ai grandi centri per
il rimpatrio o alle strutture che ospitano centinaia di persone in luoghi fuori
da qualsiasi contesto sociale, mentre a macchia di leopardo molti comuni
italiani continuano ad ospitare al proprio interno stranieri – famiglie, donne
vittime di tratta, minori non accompagnati, uomini – che studiano la nostra
lingua, imparano un mestiere, vivono in abitazioni decorose e contribuiscono con
il loro lavoro e la loro partecipazione alla vita comunitaria. Storie invisibili
che però varrebbe la pena di raccontare, di conoscere e replicare per sfatare i
falsi miti che la narrazione xenofoba ostinatamente impone attraverso i
principali canali di comunicazione.
Montanari ha ascoltato tutte le testimonianze ed è poi intervenuto per
sottolineare quanto sia importante la collaborazione tra chi opera sui territori
e i luoghi di studio e analisi. L’università è un luogo di formazione e
fornisce “gli strumenti” per permettere alle comunità di modificarsi, è
necessario perciò interagire e trovare sempre nuove strade per contrastare
logiche non inclusive.
All’incontro hanno partecipato in tanti. Giovanni Manoccio dell’associazione Don
Vincenzo Matrangolo di Acquaformosa (Cs), un ‘associazione che racchiude al suo
interno sette comuni per la maggior parte di origine Arbereshe che oggi dà
lavoro ad oltre cento persone calabresi che gestiscono i progetti di accoglienza
diffusa – SAI- nei comuni aderenti. Ogni anno da oltre quattordici anni,
l’associazione Don Vincenzo Matrangolo organizza il Festival delle migrazioni,
dieci giorni di incontri, dibattiti, musica che coinvolge persone da tutto il
mondo, divenendo ormai un riferimento internazionale per le persone che si
occupano del fenomeno migratorio.
Francesco Evangelista e Gianluca Annunziata della Rete Vesuviana Solidale che
opera nell’area metropolitana di Napoli, nei comuni di Scisciano e Marigliano.
La rete nata dalla collaborazione con diverse realtà locali ha aperto sportelli
legali, organizza corsi di italiano gratuiti per tutti gli stranieri, ha un
emporio solidale e ovviamente un progetto di accoglienza che prevede
l’accompagno all’inserimento delle persone a tutto tondo grazie anche al
supporto di associazioni ecclesiastiche. È oggi una realtà che incide
profondamente sulla vita comunitaria, coinvolge la cittadinanza. Ha realizzato,
tra le altre numerose iniziative, un campetto di calcio aperto e gratuito per
tutti. Gli sportelli legali, nati come sostegno alle persone migranti, sono
anch’essi oggi un riferimento per tutte le persone disagiate.
Alberto Mossino del PIAM di Asti. Il PIAM (Progetto Integrazione Accoglienza
Migranti) è un’associazione laica composta da operatori sociali e migranti. Nato
come risposta concreta alla grande presenza sulle strade del territorio
astigiano di giovani donne straniere costrette alla prostituzione, dal 2000 si
occupa di donne e immigrazione, con particolare attenzione alle vittime di
tratta e sfruttamento. Dal 2011 è stato avviato un progetto di integrazione per
richiedenti asilo, profughi e rifugiati, con il preciso intento di offrire a
queste persone ciò che più di ogni altra cosa determina l’integrazione: i
diritti. Il diritto alla cittadinanza, innanzitutto. Ma anche il diritto alla
casa, il diritto alla salute, il diritto all’istruzione, il diritto alla
maternità, il diritto alla socialità e il diritto all’indipendenza. E ovviamente
il diritto a sognare.
Manuelita Scigliano presidente di Sabir e della Rete 26 febbraio. L’Associazione
Sabir nasce (a Crotone) nel marzo 2017 su proposta di un gruppo di soci
fondatori, già costituenti un gruppo informale di volontariato operante dal 2016
nell’ambito dell’educazione, della lotta alla povertà educativa, dell’inclusione
sociale, della lotta alle disuguaglianze, del contrasto alla povertà, della
solidarietà e della cooperazione internazionale. Sabir persegue finalità
civiche, solidaristiche e di utilità sociale senza scopo di lucro in favore di
quanti si trovano in condizione di fragilità ed emarginazione sociale. Inoltre,
si pone lo scopo di promuovere lo sviluppo economico, sociale e culturale e di
favorire la cooperazione internazionale nell’area mediterranea. In particolare,
l’impegno di Manuelita è rivolto a lavorare sul territorio per garantire i
diritti essenziali ai migranti e, a cominciare dai minori stranieri non
accompagnati e sostenere i parenti delle vittime del naufragio di Cutro del 26
febbraio 2023 attraverso una rete di associazioni (la Rete 26 febbraio).
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