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Alcune delle tante manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese
Le notizie della protesta al cantiere del nuovo data center di Google in Austria e di altre iniziative a Berlino, inoltre in Gran Bretagna, Francia e Turchia. Il prossimo 9 settembre a Roma davanti a Montecitorio si svolgerà il presidio “La solidarietà non si processa e il dissenso non si silenzia”. A Kronsdorf, in Austria, alcuni attivisti hanno occupato il tetto e il cantiere del nuovo data center di Google, soprannominato “Google Campus”. La loro protesta è nata dalla fornitura da parte di Google di infrastrutture cloud e servizi di intelligenza artificiale al governo e all’esercito israeliano attraverso il progetto “cloud Nimbus”, una joint venture con Amazon. Durante le Giornate della Pace a Berlino i manifestanti hanno chiesto la chiusura della base aerea di Ramstein e della fabbrica di munizioni Berlin-Wedding e l’interruzione delle vendite di armi a Israele, inoltre la revoca delle sanzioni contro l’Iran, la rimozione delle basi statunitensi in Asia occidentale e la richiesta di responsabilità per i guerrafondai a Washington e Tel Aviv. In Gran Bretagna il Movimento di Solidarietà Palestinese di Tameside continua a svolgere veglie quotidiane di condanna dei crimini di occupazione nella Striscia di Gaza e gli studenti della London School of Oriental and African Studies hanno protestato per chiedere la liberazione del dottor Hussam Abu Safieh, il direttore dell’ospedale Kamal Adwan tenuto prigioniero da oltre 611 giorni ed i cui avvocati hanno avvertito che il peggioramento delle sue condizioni di salute è tale da far temere il rischio di morte imminente. In Francia un gruppo di attivisti ha organizzato un evento in cui sono stati fatti volare degli aquiloni a sostegno dei bambini di Gaza e in segno di protesta contro la decisione di Netanyahu di vietare questo gioco nella Striscia di Gaza. In Turchia continua la manifestazione quotidiana, oggi al 329° giorno consecutivo, contro l’apertura di un punto vendita McCafé a Üsküdar perché durante le prime settimane dell’assedio alla Striscia di Gaza McDonald’s ha fornito gratuitamente all’esercito israeliano circa 100˙000 pasti, un dono del valore di 1,3 milioni di dollari. E gli attivisti che, all’interno del centro commerciale Rashmir di Istanbul, hanno protestato contro la vendita di prodotti Home Bargains, accusando la catena di essere complice del genocidio, nell’occasione hanno anche divulgato informazioni sulla recente stima della Banca d’Israele sul costo dell’assedio della Striscia di Gaza, aggiornato a un importo pari a oltre 112 miliardi di dollari. Mercoledì 9 settembre a Roma numerose realtà promotrici daranno vita a una mobilitazione nazionale contro l’approvazione del cosiddetto “DDL Antisemitismo”. L’iniziativa nasce dalla necessità di contrastare un provvedimento che, attraverso l’adozione della definizione IHRA, rischia di produrre un grave restringimento degli spazi di libertà politica, culturale e accademica, colpendo la possibilità di esprimere posizioni critiche nei confronti di Israele e delle sue politiche e delle sue responsabilità nei confronti del popolo palestinese. “Riteniamo inaccettabile che la denuncia dell’occupazione dei territori palestinesi, dell’apartheid, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio in corso a Gaza possa essere ricondotta automaticamente all’antisemitismo – dichiarano gli organizzatori – La critica politica a uno Stato, alle sue istituzioni, alle sue politiche e alla sua condotta militare deve rimanere pienamente legittima all’interno di una società democratica. La lotta contro l’antisemitismo è una responsabilità imprescindibile e non può essere indebolita da un uso strumentale della sua definizione”. Da Amnesty International a BDS Italia ed Arci, dai sindacati alla FNSI alle associazioni di giornalisti, alla Rete #NOBAVAGLIO, dai movimenti per la Palestina alle comunità ebraiche e cattoliche fino al mondo della cultura e dell’arte, alle sigle di scuola e università e contro il riarmo, la mobilitazione è promossa da oltre 100 organizzazioni in difesa dei diritti umani e della libertà d’espressione e informazione. https://pressingweb.altervista.org/2026/08/9-settembre-presidio-maratona-davanti-a-montecitorio-contro-il-ddl-antisemitismo-la-solidarieta-e-il-dissenso-non-si-processano/ ANBAMED
September 1, 2026
Pressenza
In Libano, a Gaza e in Cisgiordania, in Iran… e in Italia, Germania, Marocco e Spagna
Oggi, 4 agosto, è l’anniversario della strage del porto di Beirut, avvenuta nel 2020. Ieri in Libano sono continuati i sorvoli di droni di spionaggio sulla capitale e gli attacchi su città e villaggi, mentre a Gaza sotto il fuoco incessante veniva conclamata la carestia e in Cisgiordania proseguivano le annessioni. Intanto sull’Iran incombe l’ultimatum di Trump e in Marocco e Spagna, e in Germania e in Italia… BEIRUT, 4 AGOSTO 2020 – L’esplosione nel porto ha ucciso più di 220 persone e ferito oltre 6˙000. Le autorità ne hanno attribuito le cause a un incendio di origine sconosciuta e allo stoccaggio non sicuro di ingenti quantità di nitrato di ammonio. In seguito dalle indagini condotte dalle autorità giudiziarie è emerso che politici e funzionari a vari livelli erano a conoscenza dei pericoli derivanti dallo stoccaggio della sostanza, ma non avevano preso alcun provvedimento. Ma nessuno di loro è stato citato in giudizio, i politici si sono rifiutati di presentarsi ai magistrati per essere interrogati e ben due giudici sono stati rimossi dagli incarichi perché avevano emesso ordini di comparizione rivolti al primo ministro di allora e ad alcuni alti responsabili della sicurezza. ITALIA / ROMA – Il negoziato tra Libano e Israele si aggira attorno ad un equivoco. L’accordo quadro in realtà non definisce nulla dei punti contesi. Il governo libanese spera in un processo di continui ritiri israeliani dalle città e villaggi occupati, ma il governo Netanyahu condiziona altri ritiri all’accertamento che l’esercito libanese abbia disamato Hezbollah. E pretende di aver un ruolo nel determinare questo giudizio. Ad ogni caso, i politici israeliani sostengono ripetutamente che non si ritireranno mai dal sud Libano e permarrà una fascia di separazione di 10 km, sotto il loro controllo. Cioè tutto il sud Libano. “Il doppio di Gaza”, si era vantato il ministro della guerra israeliano Katz. Quell’area è stata completamente rasa al suolo. GERMANIA – Antisionismo non è antisemitismo: lo certifica un’alta corte regionale tedesca. Un tribunale regionale tedesco ha assolto un’utente di una piattaforma social che aveva pubblicato contenuti che paragonavano le operazioni di genocidio israeliano nella Striscia di Gaza alle pratiche del regime nazista. L’alta corte regionale ha sottolineato nella sentenza che tali confronti rientrano nel quadro della libertà di opinione e di espressione e non sono considerati un crimine punibile dalla legge. L’alta corte regionale della città di Zweibrücken, nello stato tedesco della Renania-Palatinato, ha annullato una precedente sentenza del tribunale di primo grado di Ludwigshafen che aveva condannato l’imputata per aver utilizzato simboli di organizzazioni che violano la costituzione, e le aveva inflitto una multa pari a 2˙400 euro. Secondo il merito della sentenza, i post contestati includevano immagini e simboli nazisti, inclusa la svastica, nonché materiali che paragonavano le politiche e le operazioni militari israeliane alle pratiche della Germania nazista, accompagnati da hashtag a sostegno dei palestinesi, tra cui #FREEPALESTINE e #GAZAUNDERATTACK. La corte ha confermato che lo scopo della pubblicazione di questi simboli non era quello di promuovere o far rivivere l’ideologia nazista, ma piuttosto di utilizzarli nel contesto di un’aspra critica politica alle azioni militari genocidarie israeliane, con una chiara e franca condanna del nazismo e dei suoi crimini. MAROCCO e SPAGNA – Oggi è il giorno del confronto online tra i ministri dell’Interno dell’UE. Vedremo come Piantedosi spiegherà lo sciacallaggio del governo Meloni, che ha cancellato gli accordi di Schengen, che non c’entrano nulla con Ceuta, semplicemente non applicato già da prima. Adesso si scopre che la polizia marocchina non solo ha chiuso un occhio sull’ondata di migranti in corsa verso Ceuta e Melilla. Diversi migranti lo hanno dichiarato alla stampa di Madrid. Non solo, i servizi spagnoli hanno rivelato che tra i migranti c’erano degli agenti marocchini che guidavano e indirizzavano la sommossa, una manovra politica che ha affiancato i trafficanti di esseri umani, che il governo di Rabat accusa senza specificare che cosa ha fatto per ridurre il loro ruolo, minimizzando sui numeri dei migranti e su quello delle vittime. Diventa sempre più chiaro il ruolo della monarchia nel piano Trump-Netanyahu contro la Spagna e il suo governo socialista, che ha sostenuto la causa palestinese e introdotto leggi di sanatoria per i migranti senza permesso di soggiorno: propaganda politica razzista sulla pelle delle vittime. IRAN – Un’altra notte è trascorsa senza bombardamenti Usa. Trump però torna alle minacce: “entro 24 ore, se non sarà aperto Hormuz, andremo a fare quello che doveva essere fatto da tempo”. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha negato qualsiasi negoziato con gli Stati Uniti, chiarendo che il suo Paese al momento non ha intenzione di ricevere alcuna delegazione e non sarà ospite di nessuno. Inoltre ha rivelato intensi contatti diplomatici con partner regionali e internazionali, tra cui Pakistan, Arabia Saudita, Turchia, Qatar e Oman, e che una proposta iraniano-omanita per l’apertura di una nuova rotta marittima temporanea attraverso lo Stretto di Hormuz, a tutela degli interessi e della sovranità nazionale di entrambe le parti, è giunta alle fasi finali. GAZA – Fonti mediche hanno annunciato che il numero delle vittime dell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza iniziata nel 2023 è salito a 73˙375 morti e 174˙220 feriti. Ieri sera, due palestinesi sono stati uccisi e altri feriti in un raid aereo israeliano a sud-ovest di Gaza City. Nostri contatti in loco hanno riferito che un drone israeliano ha lanciato un missile contro un veicolo civile sulla strada costiera nel quartiere di Sheikh Ajlin, a sud-ovest di Gaza City, uccidendo due palestinesi e ferendone diversi altri, che sono stati trasportati all’ospedale al-Shifa. Intanto, lunedì 3 agosto Justin Brady, capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) nei territori palestinesi, ha avvertito che Gaza sta affrontando un’emergenza alimentare che rischia di raggiungere la Fase 5 dell’Indice Internazionale di Sicurezza Alimentare (FISI), la fase che dichiara ufficialmente la carestia. Ha sottolineato che il 67% della popolazione della Striscia di Gaza soffre di insicurezza alimentare, mentre il 10% è sull’orlo della carestia. Durante una conferenza stampa a Ramallah, dove ha presentato i risultati dell’ultima valutazione della situazione alimentare nella Striscia di Gaza, Brady ha affermato che lo studio si basa su un lavoro tecnico che ha coinvolto oltre 60 esperti di 20 diverse organizzazioni. Ha incluso una valutazione scientifica del contesto circostante, insieme a indagini sul campo specificamente incentrate sulla sicurezza alimentare. Ha descritto i risultati come basati su una rigorosa metodologia scientifica. CISGIORDANIA – Fonti locali hanno riferito che gruppi organizzati di coloni, sotto la protezione dei soldati israeliani, hanno attaccato la città di Beita e appiccato il fuoco a terreni di proprietà palestinese nella zona di “Al-Hara’iq”, bruciando diversi alberi. In un altro attacco, i coloni hanno lanciato pietre e sparato proiettili contro veicoli palestinesi sulla strada di circonvallazione vicino al villaggio di Burin, a sud di Nablus, mettendo in pericolo la vita dei residenti palestinesi. I dati di fonte palestinese indicano un’escalation quantitativa e qualitativa nella portata delle violazioni israeliane in Cisgiordania, in particolare quelle perpetrate dai coloni, nell’ambito di un sistema unitario volto a smantellare la capacità dei palestinesi di rimanere sulle proprie terre. Intanto tre rapporti ufficiali e un quarto rapporto di un ente per la difesa dei diritti umani, pubblicati dalla Commissione per la Resistenza al Muro, dal Ministero dei Beni Religiosi, dal Governatorato di Gerusalemme e dal Centro di Informazione Palestinese (un’organizzazione non governativa), documentano l’intera gamma delle violazioni, tra cui uccisioni, sfollamenti, molestie, distruzioni, espansione degli insediamenti e attacchi a luoghi sacri. Secondo il Centro d’Informazione Palestinese, nel mese di luglio 16 palestinesi sono stati uccisi e altri 237 feriti da colpi d’arma da fuoco e attacchi perpetrati dai coloni e dall’esercito israeliano in Cisgiordania. Un rapporto del Governatorato di Gerusalemme ha indicato che tre palestinesi sono stati uccisi in città, mentre 15 sono rimasti feriti e 115 sono stati arrestati. Sono stati emessi diciassette ordini di espulsione, 11 dei quali vietavano ai palestinesi l’accesso al complesso della moschea di Al-Aqsa, mentre i restanti vietavano loro l’accesso ad altre zone di Gerusalemme. Secondo la Commissione per la Resistenza al Muro e agli Insediamenti, l’esercito israeliano e i coloni hanno compiuto 2˙256 attacchi contro cittadini palestinesi, le loro terre e le loro proprietà nel corso dell’ultimo mese, “a testimonianza della persistenza della violenza coloniale come politica sistematica quotidiana volta a colpire la presenza palestinese e la sua capacità di rimanere sulla propria terra”. ITALIA / BOLOGNA – È nato il gruppo PD Bologna per Gaza, costituito “per promuovere iniziative di solidarietà concreta, informazione e mobilitazione politica a sostegno della popolazione civile di Gaza e per contribuire, anche dal territorio bolognese, alla richiesta di pace, giustizia, tutela dei diritti umani e rispetto del diritto internazionale” e che, divulgando le notizie online, raccoglie informazioni su “i progetti, le iniziative pubbliche, i materiali informativi e i canali attraverso cui cittadine, cittadini, circoli e realtà associative possono partecipare e dare il proprio contributo”. Tra i progetti elencati c’è il sostegno ai bambini di Gaza tramite l’associazione Al-Najdah, a cui ANBAMED ha trasferito le donazioni raccolte da gennaio a maggio: 39˙291 € e cominciato a inviare per email le schede delle adozioni a distanza, a affidatari e affidatarie, secondo l’ordine di prenotazione, di cui presto fornirà la documentazione (una foto + un certificato di nascita in arabo e una breve scheda sociale in italiano), scusandosi per il ritardo che è causato dalle difficoltà di trasferire i documenti da Gaza e dalla mole di lavoro di traduzioni. ANBAMED
August 4, 2026
Pressenza
“Per restare umani…” nel 1030° giorno di incessante genocidio a Gaza
In occasione del consueto presidio mensile, in svolgimento venerdì prossimo, la Rete Cuneese per la Palestina ricorda che: > “Nella striscia di Gaza e nei territori della Cisgiordania continuano > l’occupazione e le violenze sistematiche contro i civili, in particolare i > bambini, da parte di Israele. > > Agli oltre 73˙000 civili di cui almeno 20˙000 bambini! uccisi da ottobre 2023, > si aggiungono le morti avvenute dall’inizio della finta “tregua”, otto mesi > fa, almeno 270 bambini: in media un bambino al giorno! continua ad essere > ucciso, mentre si trova nella sua casa, a scuola, mentre gioca a calcio o > pesca, in un paese sotto assedio e ridotto a fame e sete, senza alcuna > protezione. > > Il Governo italiano e gran parte dei governi europei sono complici sia perché > continuano ad intrattenere attività commerciali con Israele sia perché > ignorano le continue e gravi violazioni del diritto internazionale di questa > nazione. > > Il rispetto della vita umana è punto cardine della nostra Costituzione e del > Diritto Internazionale. > > Se accettiamo Gaza in silenzio, non vi saranno più regole per nessuno, e la > disumanità e la violenza impunita che avviene a Gaza avverrà in Europa, in > Italia, a casa nostra“. Affermando “Non smetteremo di mobilitarci finché non prevarrà l’umanità ed invitiamo tutta la cittadinanza ad unirsi alla nostra protesta”, la Rete Cuneese per la Palestina fornisce le indicazioni per la prossima iniziativa, venerdì 7 agosto a Bra, in via Cavour, dalle 18 alle 19. Redazione Italia
August 3, 2026
Pressenza
Il counselor psicologico della Scuola ‘Il futuro nelle mani dei piccoli’ di Gaza vittima della guerra
Il cooperante e i suoi figli sono stati uccisi il 28 maggio scorso. La notizia è stata comunicata alla Scuola per la Pace di Torino-Piemonte da Yousef, il coordinatore della Scuola ‘Il futuro nelle mani dei piccoli’, con questo messaggio: > Our dear colleague, a dedicated mental health counselor, was killed a short > while ago along with all his children. His wife is now in the hospital in > critical condition. > We are absolutely heartbroken and in deep shock. A man who spent his life > healing others’ trauma has become a victim of this tragedy. Please keep his > family in your thoughts and prayers, and pray for his wife’s survival.  > > Il nostro caro collega, un premuroso counselor psicologico, è stato ucciso > poco fa insieme a tutti i suoi figli. Sua moglie è ora ricoverata in ospedale > in condizioni critiche. Un uomo che ha dedicato la propria vita ad aiutare gli > altri a superare i loro traumi è diventato vittima di questa tragedia. Per > favore abbiate lui e la sua famiglia nei vostri pensieri e nelle vostre > preghiere e pregate per la guarigione di sua moglie. Oltre a svolgere attività didattiche, la Scuola Il futuro nelle mani dei piccoli fornisce sostegno psicologico alle bambine, ai bambini e alle loro famiglie. Inaugurata nel dicembre scorso, stava per venire trasferita in un’area più sicura. Una settimana fa la Scuola per la Pace di Torino-Piemonte aveva riferito: > Da venerdì scorso le notizie, che giungono con difficoltà, a causa della > scarsità di connessione, attraverso il Comitato Un Aiuto per la Palestina, > sono terrificanti. Numerose famiglie con cui siamo in contatto sono state > bombardate. > > Venerdì scorso sono stati lanciati missili su palazzi fatiscenti invasi da > topi … > > Ieri sono arrivati altri messaggi con notizie di bombardamenti sulle tende del > campo dove vive Mosbah, che gestisce la Scuola Al Salam, mentre erano in corso > gli esami di fine anno… > > Ci sono morti, feriti e mutilati. Raccontano che vengono presi di mira > soprattutto i bambini e che sono continuamente sorvolati da elicotteri Apache > di cui cercano di evitare i proiettili tentando di prevedere dove spareranno… > > Stamattina veniamo a sapere che da ieri anche il campo di Nuseirat, al centro > della Striscia, è sotto l’attacco di incessanti bombardamenti… > > Yousef, che gestisce la Scuola Il futuro nelle mani dei piccoli e vive in > un’altra zona, scrive che comunque la scuola prosegue: “Despite the > bombardment, destruction, and harsh conditions, we remain holding onto hope > and continuing our mission. We are determined to keep educating the children > and providing them with psychological support to help them overcome fear and > reclaim their childhood (Nonostante i bombardamenti, la distruzione e le > terribili condizioni, restiamo aggrappati alla speranza e continuiamo la > nostra missione. Siamo determinati a continuare a istruire i bambini e a > fornire loro il supporto psicologico che li aiuta a superare la paura e a > riappropriarsi della propria infanzia)”. Informazioni sui progetti delle scuole di Gaza, Al Salam e Il futuro nelle mani dei piccoli sono divulgate dalla Scuola per la Pace di Torino-Piemonte, che sostiene le iniziative anche mediante la raccolta di donazioni tramite Satispay (https://web.satispay.com/download/qrcode/S6Y-SVN–19FF359D-701C-4FB9-A522- F50008F5E53E?locale=it) o versamenti (bonifico bancario all’iban: IT76A0883301003000000013283 – destinatario: Un aiuto per la Palestina; causale: erogazione liberale). Redazione Italia
June 1, 2026
Pressenza
“Sumud Flotilla – Diritti umani, violazioni, complicità”, il 21 maggio a Rovereto
L’incontro con Marco Pertile e Riccardo Corradini, rispettivamente docente di diritto internazionale all’Università di Trento e medico referente dell’associazione Sanitari per Gaza, fornisce l’occasione di approfondire conoscenze sulla situazione dei diritti umani in Palestina e sulle responsabilità internazionali nella loro violazione.  L’iniziativa è proposta per riflettere sulla complessa situazione mediorientale e sul coinvolgimento di istituzioni, governi e società civile: “Un incontro per rompere il silenzio e denunciare l’illegittimo assedio della Striscia di Gaza – spiegano le organizzazioni promotrici – Come organizzazioni della società civile non possiamo restare a guardare di fronte alla violazione dei diritti umani e pertanto chiediamo la fine immediata della complicità politica e istituzionale con le violenze e i crimini bellici. Sosteniamo con forza il coraggio della Flotilla umanitaria, impegnata a sfidare i blocchi per portare aiuti concreti e vitali alla popolazione civile“.   In svolgimento giovedì 21 maggio dalle 20:30 nella Sala Conferenze della sede di Rovereto della Fondazione Caritro (piazza Rosmini), l’incontro sul tema Sumud Flotilla – Diritti umani, violazioni, complicità è inserito nella rassegna Gaza: lì dove brucia l’anima del mondo. Il prossimo incontro del ciclo, previsto per giovedì 28 maggio (ore 17.30, Sala Conferenze della Fondazione Caritro – piazza Rosmini) sarà sul tema Sumud, storie di donne palestinesi che resistono, svolto insieme a Maria Cristina Paciello, Docente di Storia dei Paesi islamici all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Durante gli incontri sarà presente Emergency Trento con un banchetto informativo.   Le organizzazioni promotrici delle iniziative sono: • Donne in Nero – Rovereto  • Pace per Gerusalemme onlus  • A.N.P.I. Rovereto- Vallagarina  • Giuristi Democratici – Sezione Trentino Sudtirol  • Centro Pace Ecologia Diritti Umani di Rovereto  • CGIL del Trentino  • Ass. Ubalda Bettini Girella  • Associazione Sanitari per Gaza  • Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani • gruppo BDS Trentino Redazione Italia
May 19, 2026
Pressenza