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“Sumud Flotilla – Diritti umani, violazioni, complicità”, il 21 maggio a Rovereto
L’incontro con Marco Pertile e Riccardo Corradini, rispettivamente docente di diritto internazionale all’Università di Trento e medico referente dell’associazione Sanitari per Gaza, fornisce l’occasione di approfondire conoscenze sulla situazione dei diritti umani in Palestina e sulle responsabilità internazionali nella loro violazione.  L’iniziativa è proposta per riflettere sulla complessa situazione mediorientale e sul coinvolgimento di istituzioni, governi e società civile: “Un incontro per rompere il silenzio e denunciare l’illegittimo assedio della Striscia di Gaza – spiegano le organizzazioni promotrici – Come organizzazioni della società civile non possiamo restare a guardare di fronte alla violazione dei diritti umani e pertanto chiediamo la fine immediata della complicità politica e istituzionale con le violenze e i crimini bellici. Sosteniamo con forza il coraggio della Flotilla umanitaria, impegnata a sfidare i blocchi per portare aiuti concreti e vitali alla popolazione civile“.   In svolgimento giovedì 21 maggio dalle 20:30 nella Sala Conferenze della sede di Rovereto della Fondazione Caritro (piazza Rosmini), l’incontro sul tema Sumud Flotilla – Diritti umani, violazioni, complicità è inserito nella rassegna Gaza: lì dove brucia l’anima del mondo. Il prossimo incontro del ciclo, previsto per giovedì 28 maggio (ore 17.30, Sala Conferenze della Fondazione Caritro – piazza Rosmini) sarà sul tema Sumud, storie di donne palestinesi che resistono, svolto insieme a Maria Cristina Paciello, Docente di Storia dei Paesi islamici all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Durante gli incontri sarà presente Emergency Trento con un banchetto informativo.   Le organizzazioni promotrici delle iniziative sono: • Donne in Nero – Rovereto  • Pace per Gerusalemme onlus  • A.N.P.I. Rovereto- Vallagarina  • Giuristi Democratici – Sezione Trentino Sudtirol  • Centro Pace Ecologia Diritti Umani di Rovereto  • CGIL del Trentino  • Ass. Ubalda Bettini Girella  • Associazione Sanitari per Gaza  • Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani • gruppo BDS Trentino Redazione Italia
May 19, 2026
Pressenza
A Bergamo nella scia della Flotilla
Lunedì 11 maggio l’equipaggio di terra della Global Sumud Flotilla organizza un’assemblea pubblica sul nesso tra industria delle armi, lavoro e pace in un momento in cui il riarmo europeo avanza come risposta unica alle crisi globali. L’iniziativa si inserisce in un doppio solco: quello della Global Sumud Flotilla, in mare per spezzare l’assedio a Gaza, e quello di una campagna radicata nel territorio bergamasco per fermare l’export di armamenti. “In mare per spezzare l’assedio, a Bergamo per fermare le armi” è la formula che unisce le due dimensioni – globale e locale – di una stessa resistenza. Interverranno: * Franca Faita, ex operaia e rappresentante sindacale unitaria CGIL, che racconterà come le lavoratrici e i lavoratori riuscirono a chiudere la fabbrica di mine antiuomo Valsella Meccanotecnica, una storia di resistenza e di vittoria possibile contro la produzione bellica, che valse il premio Nobel per la Pace alla campagna internazionale per la messa al bando delle mine antiuomo, di cui Franca Faita fu una delle portavoce; * Gianni Alioti, ricercatore per The Weapon Watch, già quadro della FIM CISL, che smonterà la tesi dominante secondo cui più armamenti significhino più occupazione, un’analisi che tocca direttamente il dibattito pubblico in corso sull’economia di guerra; * Michele Cremaschi, ricercatore, presenterà i dati sull’export bergamasco di armi nel 2025, tratti dalla Relazione Sulle Operazioni Autorizzate E Svolte Per Il  Controllo Dell’esportazione, Importazione E Transito Dei Materiali Di Armamento recentemente presentata al Parlamento, una ricerca che mira a rendere visibili le filiere produttive locali che alimentano i conflitti armati nel mondo. L’ingresso è libero e aperto a tutte e tutti. Global Sumud Flotilla
May 5, 2026
Pressenza
Il rapporto di MSF denuncia Israele: “Acqua come arma di guerra”
Medici Senza Frontiere esorta le autorità israeliane a ripristinare immediatamente l’approvvigionamento idrico a livelli adeguati per la popolazione di Gaza. “Israele usa l’acqua come arma di punizione collettiva contro i palestinesi”, dichiara MSF, che oggi ha divulgato il rapporto “Water as a Weapon: Israel’s Destruction and Deprivation of Water and Sanitation in Gaza (L’acqua come arma: la distruzione e la privazione dei servizi idrici e igienico-sanitari a Gaza da parte di Israele)” in cui dimostra come le autorità israeliane hanno utilizzato l’accesso all’acqua come arma contro i palestinesi, privando sistematicamente la popolazione di Gaza dell’acqua, in una campagna di punizione collettiva. Il rapporto di MSF documenta come il ripetuto uso dell’acqua come arma da parte delle autorità israeliane non sia costituito da atti isolati, ma faccia parte di un modello ricorrente, sistematico e cumulativo. Ciò avviene parallelamente all’uccisione diretta di civili, alla devastazione delle strutture sanitarie e alla distruzione delle abitazioni che costringe a sfollamenti di massa. Insieme, costituiscono un’imposizione deliberata di condizioni distruttive e disumane ai palestinesi a Gaza. “Le autorità israeliane sanno che senza acqua la vita finisce, eppure hanno deliberatamente e sistematicamente distrutto le infrastrutture idriche a Gaza, impedendo al contempo in modo sistematico l’ingresso di rifornimenti idrici – afferma Claire San Filippo, responsabile delle emergenze di MSF – I palestinesi sono rimasti feriti e sono stati uccisi semplicemente cercando di procurarsi l’acqua. Questa privazione, unita alle condizioni di vita disastrose, al sovraffollamento estremo e al collasso del sistema sanitario, crea un contesto perfetto per la diffusione delle malattie”. Israele ha distrutto o danneggiato quasi il 90% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie a Gaza, compresi impianti di desalinizzazione, pozzi, condutture e sistemi fognari. Le équipe di MSF hanno documentato casi in cui l’esercito israeliano ha sparato contro autocisterne chiaramente identificabili o ha distrutto pozzi che rappresentavano un’ancora di salvezza per decine di migliaia di persone. Spesso si sono verificati episodi di violenza durante la distribuzione dell’acqua alla popolazione, causando feriti tra i palestinesi e gli operatori umanitari e danneggiando le attrezzature. “Mio nipote era a Nuseirat (luglio 2025). Era andato a prendere dell’acqua potabile – racconta Hanan, una donna palestinese di Gaza City – Era in fila con altri bambini, e loro (le forze israeliane) l’hanno ucciso. Aveva 10 anni… andare a prendere l’acqua non dovrebbe essere pericoloso”. L’effetto cumulativo della scarsità d’acqua provocata dalle autorità israeliane è che semplicemente non è possibile fornire acqua a sufficienza alla popolazione. Dopo le autorità locali, MSF è il principale produttore e distributore di acqua potabile a Gaza, eppure tra maggio e novembre 2025, 1 distribuzione su 5 si è esaurita perché i suoi camion non sono riusciti a trasportare acqua a sufficienza per tutte le persone che ne avevano bisogno. Gli ordini di sfollamento dell’esercito israeliano hanno impedito ai team di MSF di accedere alle aree in cui fornivamo acqua a centinaia di migliaia di persone, causando l’interruzione dei servizi essenziali e la perdita di infrastrutture salvavita. Le autorità israeliane hanno ostacolato l’ingresso a Gaza di materiali essenziali per l’approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari. Da ottobre 2023, l’elettricità, il carburante e le forniture quali generatori, i relativi pezzi di ricambio e l’olio motore – fondamentali per alimentare gli impianti di trattamento e distribuzione dell’acqua – sono stati interrotti o sottoposti a severe restrizioni. Un terzo delle richieste di MSF di ingresso di forniture essenziali per l’approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari è stato respinto o è rimasto senza risposta. Queste forniture includono impianti di desalinizzazione dell’acqua, pompe, cloro e altri prodotti chimici per il trattamento dell’acqua, serbatoi d’acqua, repellenti per insetti e latrine. Molti degli articoli approvati dalle autorità israeliane sono stati successivamente respinti alla frontiera. “Abbiamo bisogno di acqua – dice Ali, un palestinese sfollato che vive in un campo a Deir Al-Balah – Non ha senso. È come se stessimo chiedendo al mondo ciò che è essenziale per vivere”. Le conseguenze di questa privazione dell’accesso all’acqua hanno un impatto di vasta portata sulla salute, l’igiene e la dignità delle persone, in particolare per le donne e le persone con disabilità. L’accesso all’igiene di base, compresa l’acqua pulita, il sapone, i pannolini e i prodotti per l’igiene mestruale, è diventato estremamente difficile. Le persone sono costrette a scavare buche nella sabbia come latrine, che si allagano e contaminano l’ambiente circostante e le falde acquifere con le feci. La mancanza di accesso all’acqua e all’igiene, unita a condizioni di vita estreme e indegne, come tende sovraffollate e rifugi di fortuna, porta anche a un aumento delle malattie, tra cui infezioni respiratorie, malattie della pelle e malattie diarroiche. Le malattie della pelle hanno rappresentato quasi il 18% delle visite di assistenza sanitaria generale di MSF nel 2025, mentre tra maggio e agosto 2025 MSF ha riscontrato che quasi il 25% delle persone aveva sofferto di malattie gastrointestinali nel mese precedente. Nota sulle attività di MSF a Gaza: dopo le autorità locali, MSF è il principale produttore di acqua potabile nella Striscia di Gaza. Nel marzo 2026, grazie a graduali miglioramenti nonostante le condizioni estremamente limitate, MSF ha prodotto o distribuito oltre 5,3 milioni di litri di acqua al giorno a Gaza, l’equivalente del fabbisogno minimo di oltre 407.000 persone – un abitante su cinque della Striscia. Nel mese di marzo, MSF ha distribuito oltre 100 milioni di litri: ovvero 1.507 km di taniche da 20 litri allineate, l’equivalente della distanza tra Riyadh e Amman, o tra Londra e Roma. Redazione Italia
April 28, 2026
Pressenza