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Espulsione dell’IMA dalla WMA: motivazioni, repliche e commenti
L’articolo pubblicato il 13 giugno scorso dalla rivista medico-scientifica The Lancet riferisce che alla World Medical Association (WMA) è stata presentata la petizione firmata da oltre 1˙600 professionisti, associazioni di categoria ed enti di settore con cui viene chiesto che nell’ordine del giorno della sua Assemblea Generale di ottobre prossimo sia inserita la mozione per il sanzionamento dell’Associazione Medica Israeliana (IMA). Nel riferire la notizia la redazione di The Lancet precisa di non aver reperito “alcuna dichiarazione in cui l’IMA abbia condannato pubblicamente gli attacchi israeliani al sistema sanitario di Gaza, criticato la condotta israeliana nella guerra, chiesto un cessate il fuoco o risposto ai rapporti delle Nazioni Unite sul genocidio contro i palestinesi”.  In specifico l’articolo pubblicato da The Lancet riporta che > * il People’s Health Movement (PHM) > * la rete Artsen voor Gaza (Medici / Sanitari per Gaza olandese) > * il Consiglio Consultivo Sanitario di Voce Ebraica per la Pace “chiedono la sospensione dalla WMA dell’IMA, perché non ha preso posizione contro il genocidio dei palestinesi, la distruzione delle infrastrutture sanitarie e le torture e gli omicidi di operatori sanitari a Gaza” e “chiedono il sanzionamento dell’IMA per quelle che definiscono violazioni dell’etica medica e del diritto internazionale umanitario nella guerra a Gaza”. > L’IMA ha dichiarato a The Lancet: “Le accuse contro l’IMA sono, nella peggiore > delle ipotesi, menzogne, e nella migliore, affermazioni fortemente contestate > presentate come fatti. Ancor più grave, le richieste dei firmatari di > espellere l’IMA dalla WMA sembrano confondere il governo di un Paese con la > sua associazione medica, un precedente estremamente pericoloso. Infine, la > petizione ignora qualsiasi ruolo di Hamas nella distruzione del sistema > sanitario di Gaza, come la loro strategia deliberata di nascondersi sotto e > dentro gli ospedali e di utilizzare gli ospedali come centri di comando > militari e depositi di munizioni, in violazione dell’articolo 19 della Quarta > Convenzione di Ginevra”. L’IMA aggiunge che essa e “i propri membri hanno > chiarito in numerose occasioni di sostenere l’etica medica universale”. > L’IMA ha rilasciato dichiarazioni in cui chiedeva il rispetto della neutralità > medica e del diritto internazionale umanitario, la consegna sicura degli aiuti > umanitari ai civili a Gaza e un trattamento umano dei prigionieri e dei > detenuti negli ospedali. Ad agosto ha espresso “profonda preoccupazione” per > un attacco all’ospedale Nasser di Khan Younis. > > L’IMA afferma che la sua espulsione dalla WMA “non promuoverebbe la pace, > l’assistenza sanitaria o i diritti umani. Al contrario, danneggerebbe la > collaborazione scientifica, indebolirebbe il dialogo medico internazionale e > creerebbe un precedente in base al quale le campagne di pressione politica > potrebbero essere utilizzate per isolare i professionisti sanitari sulla base > della nazionalità”. > > La WMA ha dichiarato a The Lancet: “La WMA attribuisce grande valore > all’inclusione e ritiene che il coinvolgimento dei suoi 117 membri, > associazioni mediche nazionali, sia vitale per promuovere la salute e l’etica > medica a livello globale. Preservare il dialogo e la cooperazione tra i medici > a livello internazionale è essenziale in un mondo frammentato da conflitti e > crisi umanitarie in escalation. Le nostre ferme dichiarazioni chiedono la > protezione dell’assistenza sanitaria nelle zone di conflitto, tra cui Gaza, > Libano, Ucraina, Sudan, Siria, Iran e Myanmar, sono ancora più incisive perché > riuniamo la nostra variegata professione per discutere e sviluppare le nostre > politiche”. > Il comunicato prosegue affermando che “l’IMA, uno dei nostri membri fondatori > e un forte sostenitore dell’etica e delle politiche della WMA, ha partecipato > allo sviluppo delle nostre dichiarazioni su Gaza e si è rivolta al governo > israeliano in diverse occasioni, esprimendo le preoccupazioni condivise dalla > professione medica. La WMA si oppone all’esclusione di qualsiasi suo membro > per le azioni del proprio governo: agire in tal modo ridurrebbe la nostra > capacità di denunciare le ingiustizie e rischierebbe di limitare il dialogo > tra i medici in questo momento critico, in cui è fondamentale raggiungere un > consenso a sostegno della nostra etica medica”. > > Derek Summerfield, docente clinico senior onorario al King’s College di > Londra, firmatario della petizione promossa da PHM, ha affermato che l’IMA “ha > violato ogni regola della WMA”. > Juliette Mattijsen, co-coordinatrice di PHM Europa e medico nei Paesi Bassi, > afferma che l’IMA “non sta rispettando il suo giuramento medico, ovvero quello > di difendere i professionisti sanitari e i colleghi che vengono uccisi e > detenuti”. > > Leslie London, professoressa emerita di sanità pubblica all’Università di > Città del Capo e membro di PHM Sudafrica, ha dichiarato a The Lancet che l’IMA > ha “colluso con il trattamento indicibile riservato ai palestinesi durante > questa guerra. Non ha mai riconosciuto le prove del deliberato attacco alle > strutture sanitarie e agli operatori sanitari a Gaza, né le condizioni > crudeli, disumane e degradanti in cui i detenuti palestinesi sono rinchiusi > nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani. Mentre i gazawi venivano > affamati e privati dell’accesso all’acqua e alle forniture mediche, l’IMA è > rimasta in silenzio”. > Solo dopo che la British Medical Association ha sospeso i propri rapporti con > l’IMA a causa della crisi di Gaza nel giugno 2025 l’IMA “ha lanciato alcuni > deboli appelli affinché le forniture mediche venissero consentite”, afferma > London. Nell’ottobre del 2025 l’associazione medica sudafricana SAMA ha > sospeso i rapporti con l’IMA e chiesto la sospensione dell’IMA dalla WMA a > causa della “condotta dell’IMA nel contesto dell’etica medica internazionale e > degli obblighi umanitari” nella crisi di Gaza. Effettivamente sul sito dell’associazione di categoria israeliana risulta che i suoi più recenti pronunciamenti ufficiali in merito a questioni riguardanti la salute e l’incolumità della popolazione palestinese sono * il documento trasmesso il 19 novembre 2025 alla Commissione per la Sicurezza Nazionale della Knesset dal Comitato Etico dell’IMA per ribadire che la deontologia professionale vieta ai medici di “partecipare a qualsiasi aspetto delle esecuzioni” e, “citando il Giuramento del Medico Ebraico e le linee guida della WMA”, che “i medici professionisti non devono essere coinvolti, direttamente o indirettamente, nell’esecuzione della pena di morte”; * la lettera con cui Zion Hagay, il presidente dell’IMA, il 7 giugno scorso ha esortato Benjanim Netanyahu a “riconsiderare la politica di sospensione dei proventi derivanti dai servizi doganali destinati all’Autorità Palestinese, a causa del suo impatto catastrofico sul sistema sanitario palestinese”. Sicuramente “la principale associazione di categoria, che rappresenta oltre il 90% dei medici di tutte le specializzazioni e in ogni ambito disciplinare e fase della carriera professionale, da studenti e tirocinanti a specialisti e medici di base fino ai pensionati” praticanti e residenti in Israele, l’IMA, non ha preso provvedimenti disciplinari nei confronti dei propri associati che, come evidenziato da ANBAMED, hanno incitato le forze armate a radere al suolo Gaza e bombardare ospedali del territorio palestinese e hanno torturato gli ostaggi palestinesi detenuti nella base militare di Sde Teiman. Pubblicata dal periodico medico-scientifico e divulgativo edito dal 1823 da una società indipendente “impegnata a rendere la medicina ampiamente accessibile affinché, oltre ad avere un impatto positivo sulla vita delle persone, la medicina possa servire a migliorare la società”, la notizia della richiesta per il sanzionamento dell’IMA è subito rimbalzata sui media. Ad esempio, il 14 giugno sul quotidiano israeliano Haaretz è stata diffusa con il titolo “Complice di violazioni. Cresce la pressione per sospendere l’IMA dalla confederazione medica globale“. La campagna per il sanzionamento dell’IMA promossa dal People’s Health Movement (PHM) insieme ad Artsen voor Gaza / Doctors for Gaza e all’Health Advisory Council of the Jewish Voice for Peace (JVP-HAC) è cominciata nel maggio scorso. Da giugno a settembre coinvolge i partecipanti in attività svolte localmente, nelle rispettive nazioni, per raccogliere adesioni alla petizione. Culminerà a ottobre prossimo, con le iniziative al Congresso della WMA a Rotterdam. “Gli operatori sanitari palestinesi sono sistematicamente presi di mira dall’occupante israeliano – è spiegato sul sito di PHM – Questo non è un fatto casuale, ma parte integrante della distruzione del sistema sanitario palestinese. Tale distruzione è stata ed è tuttora un elemento cruciale del genocidio a Gaza e della pulizia etnica in Cisgiordania. La comunità medica globale non può rimanere in silenzio”. Ricordando che * 1.722 operatori sanitari palestinesi sono stati uccisi dall’ottobre 2023, una media di 2-3 al giorno; * 185 operatori sanitari sono stati arrestati dalle autorità israeliane, molti senza alcuna accusa, e si segnalano casi di tortura e decessi in custodia; * sono stati rilevati oltre 250 casi di detenzione illegale, tra cui di medici di alto livello, con alcuni detenuti che risultano dispersi o deceduti in custodia; * ospedali, ambulanze e cliniche sono stati ripetutamente attaccati o distrutti, paralizzando il sistema sanitario; * dagli esperti delle Nazioni Unite queste azioni compiute dall’esercito israeliano state descritte come “medicidi” e “desanificazione”, cioè il deliberato smantellamento delle strutture e la strumentalizzazione dell’assistenza sanitaria; i promotori della petizione dichiarano: “Mentre gli operatori sanitari palestinesi vengono uccisi, detenuti, torturati e costretti a lavorare sotto assedio, l’IMA e gran parte della comunità medica israeliana sono rimaste in silenzio: hanno omesso di condannare gli attacchi contro il personale e le strutture di assistenza sanitaria o di ritenere i propri membri responsabili di violazioni dell’etica medica. A fronte di tali sistematiche distruzione e disumanizzazione, il loro silenzio compromette l’integrità professionale dei medici e permette che altri simili attacchi contro gli operatori sanitari possano venire impunemente commessi”. https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfe3SfFvOo2pgaEX6c5FAbsPivkQ2eNVMilxwMSQcAnjX64pQ/viewform Maddalena Brunasti
June 17, 2026
Pressenza
Il counselor psicologico della Scuola ‘Il futuro nelle mani dei piccoli’ di Gaza vittima della guerra
Il cooperante e i suoi figli sono stati uccisi il 28 maggio scorso. La notizia è stata comunicata alla Scuola per la Pace di Torino-Piemonte da Yousef, il coordinatore della Scuola ‘Il futuro nelle mani dei piccoli’, con questo messaggio: > Our dear colleague, a dedicated mental health counselor, was killed a short > while ago along with all his children. His wife is now in the hospital in > critical condition. > We are absolutely heartbroken and in deep shock. A man who spent his life > healing others’ trauma has become a victim of this tragedy. Please keep his > family in your thoughts and prayers, and pray for his wife’s survival.  > > Il nostro caro collega, un premuroso counselor psicologico, è stato ucciso > poco fa insieme a tutti i suoi figli. Sua moglie è ora ricoverata in ospedale > in condizioni critiche. Un uomo che ha dedicato la propria vita ad aiutare gli > altri a superare i loro traumi è diventato vittima di questa tragedia. Per > favore abbiate lui e la sua famiglia nei vostri pensieri e nelle vostre > preghiere e pregate per la guarigione di sua moglie. Oltre a svolgere attività didattiche, la Scuola Il futuro nelle mani dei piccoli fornisce sostegno psicologico alle bambine, ai bambini e alle loro famiglie. Inaugurata nel dicembre scorso, stava per venire trasferita in un’area più sicura. Una settimana fa la Scuola per la Pace di Torino-Piemonte aveva riferito: > Da venerdì scorso le notizie, che giungono con difficoltà, a causa della > scarsità di connessione, attraverso il Comitato Un Aiuto per la Palestina, > sono terrificanti. Numerose famiglie con cui siamo in contatto sono state > bombardate. > > Venerdì scorso sono stati lanciati missili su palazzi fatiscenti invasi da > topi … > > Ieri sono arrivati altri messaggi con notizie di bombardamenti sulle tende del > campo dove vive Mosbah, che gestisce la Scuola Al Salam, mentre erano in corso > gli esami di fine anno… > > Ci sono morti, feriti e mutilati. Raccontano che vengono presi di mira > soprattutto i bambini e che sono continuamente sorvolati da elicotteri Apache > di cui cercano di evitare i proiettili tentando di prevedere dove spareranno… > > Stamattina veniamo a sapere che da ieri anche il campo di Nuseirat, al centro > della Striscia, è sotto l’attacco di incessanti bombardamenti… > > Yousef, che gestisce la Scuola Il futuro nelle mani dei piccoli e vive in > un’altra zona, scrive che comunque la scuola prosegue: “Despite the > bombardment, destruction, and harsh conditions, we remain holding onto hope > and continuing our mission. We are determined to keep educating the children > and providing them with psychological support to help them overcome fear and > reclaim their childhood (Nonostante i bombardamenti, la distruzione e le > terribili condizioni, restiamo aggrappati alla speranza e continuiamo la > nostra missione. Siamo determinati a continuare a istruire i bambini e a > fornire loro il supporto psicologico che li aiuta a superare la paura e a > riappropriarsi della propria infanzia)”. Informazioni sui progetti delle scuole di Gaza, Al Salam e Il futuro nelle mani dei piccoli sono divulgate dalla Scuola per la Pace di Torino-Piemonte, che sostiene le iniziative anche mediante la raccolta di donazioni tramite Satispay (https://web.satispay.com/download/qrcode/S6Y-SVN–19FF359D-701C-4FB9-A522- F50008F5E53E?locale=it) o versamenti (bonifico bancario all’iban: IT76A0883301003000000013283 – destinatario: Un aiuto per la Palestina; causale: erogazione liberale). Redazione Italia
June 1, 2026
Pressenza
Milano, 25 aprile: ore 15,30
Maurizio Fantoni Minnella riflette sulla provocazione della cosiddetta Brigata Ebraica. Milano, 25 aprile, ore 15.30 Il “muro” fatto di uomini e donne di ogni età s’infittisce a vista d’occhio in sfregio alla cosiddetta “Brigata ebraica”, un manipolo di circa trenta-quaranta persone, super protetta da due cordoni di braccia e scudi: sono i “City Angels” e i carabinieri, supportati da uomini