Blue Economy integrata, dal waterfront al tessuto urbano
Il cantiere navale di Palermo, gestito da Fincantieri, ha vissuto una svolta
storica passando dalla sola manutenzione alla costruzione di intere navi. Nuove
Commesse Record: a marzo 2026, è stato confermato un ordine da oltre 2 miliardi
di euro per la costruzione di due navi da crociera “expedition” per Viking.
Investimenti Infrastrutturali: è in corso la realizzazione del nuovo bacino di
carenaggio da 150 mila tonnellate, un’opera strategica che permetterà di
riparare le navi più grandi del mondo. Export da Record: grazie alla
cantieristica, le esportazioni della città metropolitana hanno registrato un
balzo incredibile (+528,2% nel 2025), trainando l’intera economia provinciale.
Il turismo così non è più solo stagionale ma è diventato un’industria “tutto
l’anno”, con numeri mai visti prima. Boom di Presenze: nel 2025 Palermo ha
superato ufficialmente la soglia dei 2 milioni di presenze turistiche, con una
crescita costante degli stranieri.
Capitale delle Crociere: il porto si aspetta di movimentare circa 1,1 milioni di
crocieristi nel 2025-2026, consolidandosi come uno dei principali hub del
Mediterraneo.
Riqualificazione del Waterfront: i lavori per abbattere il “muro” tra porto e
città (interfaccia città-porto) stanno creando nuove aree pedonali, servizi e
collegamenti diretti (come il sovrappasso di via Emerico Amari) per accogliere
meglio i visitatori.
Cruciale quindi la restaurazione di una pax solida tra Ente Porto e Comune.
L’economia del mare (Blue Economy) a Palermo oggi non è più separata dal tessuto
urbano. Anche su questo i numeri sono chiari. Indotto Diretto: ogni accosto di
una grande nave da crociera attiva circa 170 lavoratori e genera una spesa
diretta in città che supera i 100 milioni di euro annui. Occupazione: il sistema
marittimo integrato (cantieri, logistica e turismo costiero) contribuisce in
modo decisivo al PIL regionale, con Palermo come centro d’eccellenza.
Tiro le somme. Mentre i cantieri garantiscono stabilità industriale e
innovazione tecnologica, il turismo alimenta il commercio locale e la
rigenerazione urbana. La sinergia appare concreta se penso al nuovo bacino di
carenaggio e alle nuove linee del tram collegate al waterfront. Ma gli effetti
di questa onda si estendono alla terra ferma tutta e interessano le esistenze
materiali e la vita quotidiana dei palermitani. Perché l’esplosione del turismo
ha trasformato il mercato degli affitti a Palermo, creando una netta divisione
tra il settore turistico (estremamente redditizio) e quello residenziale (sempre
più in difficoltà).
Il centro storico è il cuore di questo fenomeno, con una densità altissima di
alloggi destinati ai turisti. I proprietari preferiscono l’affitto breve perché
garantisce guadagni superiori del 30-50% rispetto ai contratti lunghi. Così zone
come Kalsa, Ballarò e l’asse di Via Maqueda sono quasi sature di strutture
extra-alberghiere e diminuisce giorno dopo giorno la quota di residenti,
compresi gli irregolari che negli anni novanta avevano popolato quel laboratorio
di inclusione multietnica così anche retoricamente esibito ancora oggi. Il
Comune sta valutando misure per limitare la proliferazione selvaggia e tutelare
l’identità dei quartieri storici, ma tutto in realtà (si veda il quadro di
fiscalità di scopo e l‘accesso a strumenti di defiscalizzazione per gli
investimenti in acquisizione e ristrutturazioni immobiliari) va in direzione
opposta.
Chi cerca casa per vivere a Palermo oggi affronta una sfida complessa e deve
contare su un patrimonio alle spalle. Molte case sono state rimosse dal mercato
tradizionale per diventare B&B, riducendo drasticamente le opzioni per famiglie
e studenti. Qualche numero? I canoni medi nel 2025-2026 hanno registrato rincari
significativi, con punte di 10-12€ al metro quadro in zone centrali o signorili
(Libertà, Politeama). E veniamo alle conseguenze indirette sui diritti
individuali, ad esempio quello allo studio degli studenti fuori sede. Palermo
attira ancora oggi migliaia di universitari, ma la competizione con il turismo
rende difficile trovare stanze a prezzi accessibili vicino alle facoltà è
impegnativa la spesa delle famiglie.
Altra conseguenza la presenza di una massa di occupati precari in quel settore
che è cresciuto con la certezza che il tasso di occupazione stabile è
estremamente ridotto rispetto a quella tradizionale nel settore dei servizi.
Servizi che restano nonostante tutto un pezzo importante di una città che è un
hub regionale della pubblica amministrazione e del mondo delle professioni
liberali, con annessi e connessi ospedali, università e via via tutto quel mondo
che alimenta un indotto che oggettivamente dipende dalla benevolenza del
“principe”. Per questo mondo, in un’era di disimpegno nella spesa corrente che
manda allo sfascio i servizi e le infrastrutture materiali (il tormentone delle
buche ne è un sintomo, come quello dei panormosauro incivili) fondamentale è il
ruolo delle grandi opere (tram) e le vitamine del PNRR, letteralmente messe a
terra con una perversione del keynesismo (si scavano le buche per non riempirle,
posizionando cavi vuoti).
E vengo ad un ultimo pezzo del puzzle che è diventato il mio quadro:
storicamente Palermo è stata nel bene e nel male associata alla criminalità
organizzata, leggasi mafia. Ebbene nella Palermo della rigenerazione urbana e
del nuovo rapporto col mare (tema tutto retorico, viste le grandi emergenze da
cui ero partito), il traffico e lo spaccio di stupefacenti rappresentano una
componente oscura e strutturale dell’economia illegale di Palermo, agendo come
un vero e proprio “welfare sostitutivo” in alcuni quartieri.
Michele Ambrogio