Conferenza di Santa Marta, il trattato sui combustibili fossili come nuova frontiera politica globale
Kumi Naidoo, attivista sudafricano per i diritti umani e la giustizia climatica,
è presidente della campagna globale del Trattato di non proliferazione dei
combustibili fossili. La sua visione nasce da un percorso che parte da lontano,
inizia durante la lotta contro l’apartheid e prosegue nei movimenti globali per
i diritti civili e la difesa del pianeta. Per lui, la battaglia climatica non è
separata dalle altre lotte per la giustizia: tutte fanno parte di un unico
percorso che riguarda dignità, equità e sopravvivenza collettiva.
Le sue parole risuonano forti durante l’assemblea delle realtà afrodiscendenti
che si è svolta nella seconda giornata della Conferenza internazionale per
l’eliminazione dei combustibili fossili presso il campus di Santa Marta
dell’Università Cooperativa della Colombia. Nel contesto attuale, Naidoo osserva
come il sistema globale sia ancora fortemente legato ai combustibili fossili,
nonostante la consapevolezza diffusa dei loro effetti devastanti. Governi e
grandi interessi economici continuano ad appoggiare un modello energetico
insostenibile socialmente e ambientalmente e incompatibile con gli obiettivi
climatici, pianificando una produzione futura ben oltre i limiti necessari per
contenere il riscaldamento globale. Tuttavia, segnali di cambiamento stanno
emergendo, anche grazie a nuove dinamiche politiche ed economiche.
In questo scenario, Naidoo propone una lettura controintuitiva del ruolo di
Donald Trump: pur avendo promosso politiche fortemente basate sui combustibili
fossili, la sua azione potrebbe accelerarne indirettamente il declino. Il
rafforzamento di posizioni estreme e negazioniste, infatti, ha contribuito a
polarizzare il dibattito e a mobilitare una reazione più ampia a favore della
riconversione ecologica. In questo senso, Trump diventa un “promotore
accidentale” del superamento del modello fossile, perché le sue politiche
evidenziano con maggiore chiarezza l’insostenibilità dell’attuale sistema.
Parallelamente, cresce il peso delle iniziative internazionali che cercano di
costruire alternative concrete. Tra queste, la campagna per un Trattato di non
proliferazione dei combustibili fossili punta a fermare l’espansione di carbone,
petrolio e gas e a gestire una riconversione equa verso le energie rinnovabili.
L’idea si ispira ad accordi globali già esistenti e mira a creare un quadro
vincolante che unisca giustizia climatica e cooperazione internazionale.
Un elemento centrale nella riflessione di Naidoo riguarda i limiti
dell’attivismo in questi anni. Per essere realmente efficaci – sostiene – le
campagne devono saper parlare non solo alla mente, ma anche al cuore, al corpo e
all’esperienza quotidiana delle persone. L’obiettivo non è soltanto informare,
ma coinvolgere le comunità e i territori, trasformando il modo in cui le persone
percepiscono la crisi climatica, rendendola concreta e vicina alle loro vite.
Solo così si può costruire una reale desiderabilità sociale attorno a questo
progetto, condizione indispensabile perché possa funzionare.
In questo quadro, emerge con chiarezza anche la dimensione politica e strategica
della riconversione. Circa l’86% dei fattori che causano il collasso climatico è
direttamente legato alla dipendenza dai combustibili fossili: un dato – dice
Naidoo – su cui la comunità scientifica è inequivocabile, ma che fatica ancora a
tradursi in un dibattito pubblico proporzionato, a causa del ricatto esercitato
dalle multinazionali. Nonostante le difficoltà, Naidoo rifiuta il pessimismo.
Ritiene che, nella fase storica attuale, arrendersi sarebbe un lusso che non
possiamo permetterci. L’urgenza della crisi, unita alla crescente mobilitazione
globale e alla pressione delle nuove generazioni, può diventare una forza capace
di produrre cambiamenti reali.
Proprio per questo, iniziative come la Conferenza di Santa Marta rappresentano
un passaggio cruciale non solo per discutere un possibile trattato di
eliminazione dei combustibili fossili, ma per ampliare la coalizione di Paesi
disposti a impegnarsi concretamente in una loro graduale uscita. L’obiettivo,
dice, è costruire le condizioni politiche affinché entro il 2027 i Paesi più
ambiziosi possano avviare negoziati per un accordo vincolante, basato su
tempistiche differenziate a seconda del livello di dipendenza energetica di
ciascuna nazione. Anche sul piano finanziario, le risorse necessarie sono già
state individuate da tempo: l’impegno, preso nel 2009 a Copenaghen, di
mobilitare 100 miliardi di euro all’anno per sostenere la riconversione nei
“Paesi in via di sviluppo”, resta in gran parte disatteso.
Alla fine, sottolinea Naidoo, non è la scienza a dover cambiare, ma la volontà
politica, ed è proprio questa, pur con tutte le sue contraddizioni, a
rappresentare una risorsa rinnovabile. In questo senso, il processo avviato con
la Conferenza Internazionale per l’eliminazione dei combustibili fossili
contribuisce a spostare una nuova frontiera politica, aprendo uno spazio
concreto di speranza e azione per il presente e per il futuro.
Francesca Palmi, Gea – Scuola di Giustizia Ecologica e Ambientale
Redazione Italia