Rifondazione Comunista: un fronte costituzionale e antifascista per cacciare il governo Meloni
Cari amici di Pressenza,
ho letto con un certo stupore l’articolo che dedicate al partito in cui occupo
l’incarico di Coordinatore della Segreteria nazionale, parlo di Rifondazione
Comunista, a firma di Redazione Sebino Franciacorta. Desidero innanzitutto –
apprezzando da sempre il lavoro che Pressenza svolge – segnalarvi errori
significativi.
Sin dall’inizio si afferma che nel nostro Comitato Politico Nazionale, il
documento approvato dalla maggioranza ha prevalso per un voto. Ci spiace, ma i
voti sono stati 9 (il risultato è stato 89 a 80); probabilmente chi lo ha
scritto ha confuso tale risultato con quello emerso dopo il congresso e che ha
portato alla rielezione dell’attuale segretario.
Non è la prima volta che accade nel nostro partito, anzi al predecessore capitò
anche di essere segretario senza maggioranza. Le affermazioni del nostro
compagno Ezio Locatelli, che legittimamente sostiene altre tesi, ad avviso di
chi scrive deformano le nostre scelte. Nel testo integrale del documento
approvato ci si propone di creare un fronte costituzionale e antifascista per
cacciare il governo Meloni e si riafferma la nostra autonomia dal “campo largo”.
La questione che poniamo è elementare: la legge elettorale non è a doppio turno
come in altri Paesi europei, dove la sinistra radicale converge con i propri
voti tradizionalmente in un fronte antifascista al secondo turno. Se ci
interessa cacciare il governo Meloni non si può far finta di non saperlo. Quello
che proponiamo è un accordo tecnico e non vincolante, per sommare i nostri pochi
ma preziosi voti per contribuire alla sconfitta della destra fascioleghista e di
un governo che porta avanti un mix di neoliberismo, guerra, autoritarismo e
razzismo.
Per noi non si può porre sullo stesso piano l’alleanza tra Pd di Schlein, M5S di
Conte e AVS e una destra guidata dagli eredi diretti del fascismo. Non sono
uguali e non possiamo non guardare che con favore come, anche grazie alle grandi
mobilitazioni di massa dell’ultimo anno, si stiano prospettando elementi di
discontinuità col passato in cui il centrosinistra era aggressivamente
confindustriale e neoliberista. Ci sembra che cacciare Meloni corrisponda agli
interessi delle stesse classi sociali a cui facciamo riferimento e sia
indispensabile per difendere i movimenti di lotta dallo stillicidio di
provvedimenti repressivi.
Da comuniste/i sentiamo come dovere quello di impedire a questa destra
fascistoide di continuare a governare portando avanti i suoi progetti contro la
Costituzione. La nostra proposta non si rivolge solo alle forze politiche, ma
innanzitutto a coloro che non sono e non si sentono rappresentati dal campo
largo, ma vogliono un Paese diverso. Proprio la nostra critica ai limiti
programmatici dal campo largo ci spinge a proporre un fronte costituzionale,
democratico, antifascista con un programma che segni una discontinuità anche con
i governi di centrosinistra e “tecnici” che hanno spianato la strada all’estrema
destra.
È priva di fondamento l’affermazione che avremmo smentito quanto avevamo
sostenuto al recente congresso. È una mistificazione che serve solo a
giustificare il tentativo di rovesciarne l’orientamento democraticamente assunto
con la richiesta di una consultazione delle iscritte e degli iscritti. Del
resto, la proposta di referendum è stata già approvata dal congresso perché
contenuta nel documento del segretario che ha ottenuto la maggioranza. Chi oggi
invoca “la parola agli iscritti” un anno fa al congresso non ha avanzato la
proposta nel suo documento e sosteneva che “chi ottiene un voto in più decide
l’indirizzo politico”.
Per ogni altra eventuale necessità di comprendere l’incongruenza fra quanto
affermato nell’articolo suddetto e non certo per vostra responsabilità si
consiglia la consultazione del nostro sito.
Cordiali e affettuosi saluti
Stefano Galieni
Stefano Galieni