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La Newsletter di Carteinregola del 5 settembre 2026
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September 5, 2026
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Stadio Flaminio, il parere della Soprintendenza sul progetto, una bocciatura?
Da tempo Carteinregola si oppone al progetto della SS Lazio per lo Stadio Flaminio, l’opera dei Nervi realizzata per le Olimpiadi del 1960, di proprietà comunale (1). Una struttura di rilevantissimo valore architettonico e per questo vincolata, che sarebbe stravolta da una struttura “soprammessa allo stadio Flaminio preesistente” nascondendolo in buona parte alla vista, per portare a 50.000 il numero dei posti a sedere, quasi il doppio rispetto a quello attuale, per ospitare grandi eventi sportivi. Pubblichiamo la trascrizione del parere della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma rilasciato nell’ambito della Conferenza dei servizi preliminare sullo Studio di fattibilità relativo al progetto presentato dalla SS Lazio. Il parere è contenuto nel PDF con i pareri di tutti gli enti partecipanti alla CdS (2) pubblicato nella sezione dedicata del sito del Comune di Roma (3). Un parere che a nostro avviso, coerentemente con le premesse, e soprattutto con i vincoli che insistono sullo Stadio, avrebbe dovuto essere ben più perentorio. Il parere preliminare della Soprintendenza che si dichiara “di massima favorevole“, da un lato sembrerebbe porre alla Lazio di Lotito condizioni inattuabili senza un profonda revisione e un consistente ridimensionamento del progetto, dall’altro sembra lasciare aperta la porta a quello che resta uno stravolgimento dell’opera architettonica dei Nervi. Un’opera sottoposta dal 27 settembre 2018 a un vincolo stringente, a seguito della dichiarazione di interesse storico-artistico ai sensi del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio da parte della stessa Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio e Paesaggio di Roma (4). A favore dell’interpretazione di un ostacolo insormontabile posto dall’istituzione statale che tutela i Beni e culturali e il Paesaggio, sono in particolare la necessità di salvaguardia in loco della pensilina e le osservazioni/limitazioni relative all’altezza dell’impianto (5). Per la prima, nella parte del parere che riguarda la tutela monumentale, la Soprintendenza “boccia” il progetto laddove prevede che “porzioni della pensilina aggettante sulla tribuna d’onore” siano trasformate in un “oggetto autonomo di memoria, conservandone il valore simbolico ma cambiandone funzione”, cioè sottraendola al contesto architettonico originario dello Stadio. In proposito la Soprintendenza richiama il vincolo culturale, “che indica come tale elemento sia stato riconosciuto dalla critica come un capolavoro geometrico-costruttivo: “la sagoma dello sbalzo si snellisce con continuità dall’incastro all’estremità libera e di grande effetto scenografico è l’elegante superficie rigata a sbalzo caratterizza anche dal punto di vista formale e architettonico l’intera struttura dello stadio“, richiamando “i contenuti del Piano di Conservazione interdisciplinare (6) che non sembrano prevedere in alcuna forma una sua decontestualizzazione” e concludendo che “Come indicato nel provvedimento di tutela stesso, l’intervento di restauro e riuso dovrà “rispettare la struttura e l’impianto originario dello Stadio, nonché le finiture e non modificare quei fattori definiti fortemente identitari e non modificabili anche in una strategia di valorizzazione“. E, a scanso di equivoci, la Soprintendenza fa presente che il provvedimento di tutela del 2018 non potrebbe essere autonomamente modificato dalla stessa Soprintendenza, ma richiederebbe un percorso istruttorio collegiale analogo all’imposizione del vincolo. Tuttavia nello stesso tempo l’ente, assicurando “uno spirito di massima collaborazione e operatività“, dichiara di restare “a disposizione per condividere, anche con sopralluoghi tecnici, sviluppi del progetto che possano contemplare diverse ipotesi di tutela/conservazione della pensilina o della memoria della stessa“. “Diverse ipotesi” che ci si chiede quali possano essere compatibili con quanto precedentemente precisato. Anche per quanto riguarda la tutela paesaggistica, la Soprintendenza esprime un parere preliminare “di massima favorevole” ad alcune condizioni, a partire dall’altezza che raggiungerebbe la struttura in relazione al contesto: “Dalle sezioni architettonico/paesaggistiche presentate che evidenziano, come richiesto da questo Ufficio, le altimetrie del contesto naturale, delle emergenze e del nuovo volume e che sottolineano i rapporti dimensionali e di gerarchia tra la realtà ambientale caratterizzata dalla collina dei Parioli, dalle palazzine diViale Tiziano, dall’area degli insediamenti delle Olimpiadi degli anni Sessanta e dall’Auditorium, sia in relazione alle altezze attuali dello stadio Flaminio sia con le nuove altezze dello stadio di progetto, si evidenzia quanto l’impatto dovrà essere calibrato e ben rapportato alla realtà consolidata in cui si va ad inserire”, concludendo che “questa Soprintendenza ritiene che l’altezza massima che potrà raggiungere la nuova copertura dello stadio potrà essere l’altezza massima del vicino Auditorium Parco della musica firmato dall’arch. Renzo Piano“. In concreto, ricaviamo da un articolo del Corriere della sera (7) che l’altezza dell’impianto del progetto della SS lazio “si spinge a più di 50 metri e l’Auditorium si ferma a 40″ , “che vuol dire cancellare con un colpo di penna 15 mila spettatori“. Una decurtazione che potrebbe mettere in seria crisi la sostenibilità del progetto. Non sappiamo però quanto “La Soprintendenza ritiene” sia vincolante per gli sviluppi futuri del progetto. La ripetuta citazione dell’ “approfondito studio realizzato dall’Università degli Studi di Roma che ha portato alla redazione del documento “Piano di Conservazione interdisciplinare” per la struttura dello Stadio Flaminio (6), che la Soprintendenza ricorda che “è stato indicato come prioritario strumento metodologico ed operativo al fine di perseguire la tutela e la conservazione del manufatto storico oggetto di intervento“, ribadendo che “questa Soprintendenza condivide come il Piano di Conservazione interdisciplinare, insieme al Provvedimento di tutela apposto dal Ministero della Cultura nel 2018, possano essere per il presente progetto un costante riferimento di metodo per la compatibilità della proposta progettuale rispetto alle più opportune scelte architettoniche” induce a sperare che la Soprintendenza mantenga con fermezza il punto sulle limitazioni introdotte. Resta aperta la situazione del parere per la Tutela Archeologica, in un’area ricca di preesistenze – a partire da una necropoli romana individuata dal 2011 sotto lo Stadio (8)– che vede la Soprintendenza confermare la “valutazione del potenziale e del rischio archeologico come “alto” dichiarato dal proponente e prescrivere indagini archeologiche preliminari. Un altro aspetto che dovrebbe essere di impedimento a un progetto che prevede decine di perforazioni per inserire i pali di sostegno della nuova struttura. Anna Maria Bianchi Missaglia vedi anche Stadio Flaminio – II Municipio cronologia materiali IL PARERE DEL MINISTERO DELLA CULTURA SOPRINTENDENZA SPECIALE ARCHEOLOGIA BELLE ARTI E PAESAGGIO DI ROMA (PROT. QA/74077 DEL 10.08.2026) Oggetto: Roma, Municipio II -Viale Tiziano-Stadio Flaminio  (SIS 2-14)- proposta SS Lazio- indizione Conferenza di Servizi Preliminare, ai sensi dell’art. 14, comma 3 della legge 241/19 90 e ss.mm.ii e ai sensi dell’art. 13 L.76/2020 e ss.mm.ii, da svolgersi in forma semplificata di modalità sincrona, secondo quanto previsto dall’articolo 14 bis, c. 7 e 14 ter della medesima Legge, per l’acquisizione degli atti di assenso, comunque denominati, propedeutici all’approvazione della “Proposta di finanza di progetto ex art. 4 D.Lgs. n. 38/2021 intervento di recupero funzionale, valorizzazione ed ampliamento dell’Impianto sportivo capitolino sito in Viale Tiziano denominato Stadio Flaminio, MUN II (SIS 2-14) “- Trasmissione integrazioni e riapertura termini di scadenza conferenza dei servizi -rif. QA/44515 del 25.05.2026 e s.s. (prot. QA/2026/006508 del 09.07.2026) e trasmissione integrazioni archeologiche (rif. QA/2026/07642 del 31/7/2026)- Parere di competenza Con riferimento alle trasmissioni in oggetto, acquisiti agli atti di questo ufficio rispettivamente con protocollo numero SS-ABB-RM 45838-Adele 13/7/200026 e 513 57-Adele 4/8/2026, esaminata la documentazione trasmessa, quest’ufficio comunica quanto segue  Tutela monumentale: Rispetto al regime vincolistico e di tutela, come riportato anche nel parere del MIBAC 35107 del 02.08.2021, citato nella convocazione alla Conferenza dei Servizi in oggetto, assunto agli atti del Comune di Roma con prot. EA/8823, lo Stadio Flaminio è stato decretato di interesse storico-artistico ai sensi dell’art. 10, co.3, lett. d) del D.Lgs. 42/2004 con Decreto del Segretario Regionale del Lazio del 27.09.2018 n.74. Lo Stadio Flaminio, inaugurato nel 1960 nel Villaggio Olimpico, nell’area del vecchio Ippodromo Parioli, in occasione della XVII Olimpiade presenta una pianta data da un rettangolo con angoli smussati, e l’anello gradonato che circonda il campo da gioco funge da copertura agli spazi sottostanti destinati ai servizi accessori. Le balconate del lato di Via Flaminia sono coperte da una grande pensilina che caratterizza l’intera struttura. Il processo edilizio per la costruzione dello stadio fu caratterizzato da importanti e riconosciute sperimentazioni nell’impiego del calcestruzzo armato, che fu utilizzato in diverse modalità, dai getti in opera agli elementi prefabbricati alle lastre ondulate realizzate a piè d’opera, grazie anche alla possibilità dei Nervi di operare in qualità sia di progettisti che di costruttori tramite l’impresa Nervi & Bartoli. Come più volte rappresentato, questa Soprintendenza auspica che venga avviata un’opera di conservazione, restauro e valorizzazione della struttura sportiva dello Stadio Flaminio, in considerazione anche dello stato di degrado e di abbandono in cui versa, come già evidenziato, e condivide pienamente, come indicato da Codesto Dipartimento, che l’impianto sportivo, inattivo da diversi anni, necessiti di opere di riqualificazione, ammodernamento e adeguamento al fine della rimessa in pristino e della riapertura al pubblico sia come luogo di aggregazione e inclusione sociale e giovanile che come luogo di interesse storico e culturale della città. Come citato anche nella convocazione alla CdS, la struttura dello Stadio Flaminio è stata oggetto di un approfondito studio realizzato dall’Università degli Studi di Roma che ha portato alla redazione del documento Piano di Conservazione interdisciplinare che codesta Amministrazione ha anche presentato nel corso di un convegno specifico che la Scrivente ha comunicato a codesto Comune con nota prot. 42784 del 27.01.2020. Nella documentazione presentata, tale Piano di Conservazione interdisciplinare, citato più volte, èstato indicato come prioritario strumento metodologico ed operativo al fine di perseguire la tutela e la conservazione del manufatto storico oggetto di intervento. In considerazione delle caratteristiche di opera paradigmatica dal punto di vista architettonico, strutturale, tecnologico dello Stadio Flaminio e del rapporto con il contesto urbano e paesaggistico e con la storia della città, questa Soprintendenza condivide come il Piano di Conservazione interdisciplinare, insieme al Provvedimento di tutela apposto dal Ministero della Cultura nel 2018, possano essere per il presente progetto un costante riferimento di metodo per la compatibilità della proposta progettuale rispetto alle più opportune scelte architettoniche. Dalla documentazione progettuale presentata si evince come la proposta del nuovo stadio risulti essere soprammessa allo stadio Flaminio preesistente, al quale si affiancherebbe riproducendo, a scala più grande, le strutture tipiche dei cavalletti progettati da Pier Lugi Nervi che ne caratterizzano l’intera architettura. A seguito dell’esame degli elaborati progettuali e a seguito di alcuni incontri illustrativi avuti con il gruppo di progettazione, in considerazione di quanto sopra esposto, questa Soprintendenza esprime parere preliminare di massima favorevole alle seguenti condizioni. Sul rapporto tra la struttura dello Stadio Flaminio e il nuovo progetto, in relazione alle strutture dello stadio, che verrebbero ed essere in parte nascoste dalla nuova realizzazione, in particolare in relazione alla percezione del suo particolare disegno sinuoso del profilo sommitale e della grande pensilina, elementi di pregio e caratterizzanti l’edificio oggetto di vincolo, si evidenzia quanto segue. La documentazione integrativa presentata con i prospetti e le sezioni proposte rendono chiaro ed evidenziano come sarebbe opportuno negli sviluppi del progetto valutare l’alleggerimento dell’elemento dell’anello-pensilina esterno per poter percepire maggiormente lo stadio preesistente che resta all’interno della nuova struttura. Questo Ufficio resta quindi a completa disposizione per valutare modifiche progettuali gli sviluppi del progetto in tal senso. In riferimento alla proposta presentata in cui porzioni della pensilina aggettante sulla tribuna d’onore sono oggetto di un riuso adattivo con la Trasformazione dell’elemento strutturale storico in un oggetto autonomo di memoria, conservandone il valore simbolico ma cambiandone funzione, si richiamano i contenuti del provvedimento di tutela prima citato, che indica come tale elemento sia stato riconosciuto dalla critica come un capolavoro geometrico-costruttivo: “la sagoma dello sbalzo si snellisce con continuità dall’incastro all’estremità libera e di grande effetto scenografico è l’elegante superficie rigata a sbalzo caratterizza anche dal punto di vista formale e architettonico l’intera struttura dello stadio” né con i contenuti del Piano di Conservazione interdisciplinare che non sembrano prevedere in alcuna forma una sua decontestualizzazione. Inoltre, un intervento di restauro e rifunzionalizzazione su un bene culturale quale è l’oggetto dell’intervento, ha come obbiettivo quello di “facilitarne la lettura”, come da art. 4 della carta del Restauro del 1972, in cui si definisce il restauro come “ogni azione per mantenere in vita l’opera, aiutarne la comprensione e trasmetterla al futuro“. Come indicato nel provvedimento di tutela stesso, l’intervento di restauro e riuso dovrà “rispettare la struttura e l’impianto originario dello Stadio, nonché le finiture e non modificare quei fattori definiti fortemente identitari e non modificabili anche in una strategia di valorizzazione“. Si evidenzia, al riguardo, che il vincolo posto con il citato provvedimento di tutela del 27.09.2018 n.74 non potrebbe essere autonomamente modificato dalla scrivente Soprintendenza ma richiederebbe la riedizione del potere amministrativo-istruttorio della stessa e il conseguente prescritto e obbligatorio parere deliberativo storico-architettonico della Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale del Lazio, organo decisionale a carattere collegiale, i cui componenti sono i Soprintendenti del Lazio delle diverse province e settori, la Direzione regionale musei del Lazio e la Direzione musei statali città di Roma. Alla luce di quanto sopra indicato questo Ufficio, in uno spirito di massima collaborazione e operatività, resta a disposizione per condividere, anche con sopralluoghi tecnici, sviluppi del progetto che possano contemplare diverse ipotesi di tutela/conservazione della pensilina o della memoria della stessa. Si vuole qui ricordare come di estremo interesse risulta, in analogia con la proposta progettuale in argomento, il processo, attualmente in corso, per un manufatto del medesimo ing. Nervi sito nella città di Firenze. Per lo stadio Franchi di Firenze, infatti, è in corso un intervento di restauro che prevede la conservazione e il consolidamento della pensilina dello stesso. Risulta interessante rilevare come la pensilina dello stadio di Firenze sia un’opera pionieristica in quanto realizzata nella fase iniziale della carriera dell’ing. Nervi, presentando uno sbalzo anche maggiore sulle tribune rispetto alla pensilina dello Stadio Flaminio. Tra le destinazioni d’uso previste nella nuova distribuzione funzionale e i relativi spazi al piano terra si condivide quanto proposto nella relazione integrativa dove si indica come il progetto segua la vocazione polifunzionale dell’impianto di Nervi fin dagli anni Sessanta con il mantenimento dello schema funzionale edei percorsi presenti nel progetto originario; questo Ufficio resta a disposizione per valutare gli sviluppi delprogetto in tal senso. In relazione all’impatto che gli adeguamenti impiantistici comporteranno per la struttura originaria e per la percezione degli spazi sia negli ambienti interni che esternamente è stata presentata adeguata documentazione integrativa e si condivide quanto proposto che mantiene il criterio del minimo intervento e della reversibilità in ogni suo aspetto; in tal senso questo Ufficio resta a disposizione per valutare gli sviluppidel progetto che potranno approfondire anche gli aspetti tecnici e materici delle nuove inserzioni. In riferimento all’eventuale cancellata di perimetrazione e a specifici sistemi di accesso e protezione dei flussi che andrebbero ad avere impatto sull’intorno e sul contesto urbano, paesaggistico e ambientale, si condivide la soluzione presentata nella documentazione integrativa; in particolare si ritiene compatibile con il contesto la proposta dei preselettori di fila amovibili nei giorni no match day, che potranno con la loro rimozione mantenere libere le visuali e la percezione degli spazi adiacenti lo stadio. In coerenza con quanto proposto si vuole in questa sede ricordare come questo Ufficio, congiuntamente con codesto Spettabile Comune, stia lavorando a molteplici progetti urbani che vedono lo sviluppo delle aree limitrofe lo stadio e che si relazionano con il Palazzetto e l’Auditorium con una serie di aree verdi e di completamento che non prevedono grandi aree destinate a parcheggi, ma che seguono una vocazione di qualità ambientale e architettonica. Tutela Paesaggistica: L’area, all’interno dell’ansa del Tevere, delimitata dalla via Flaminia, che ospita dalla fine degli anni Cinquanta il nucleo principale delle attrezzature progettate per la XVII Olimpiade di Roma, è ricompresa in un’ampia area sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi dell’art. 136 comma 1 lett. c), d) del D.lgs. 42/2004con Deliberazione della Giunta Regionale del 5 dicembre 1989 “Dichiarazione di notevole interesse pubbliconel territorio delle province di Roma, Viterbo, Rieti, interessato dalla località «Valle del Tevere»”. Il vincolo èstato applicato in considerazione della “non comune bellezza di rilevante e particolare pregio per gli intrinsechivalori ambientali e paesistici”. Nel caso in esame, considerata la presenza del vincolo paesaggistico “dichiarativo”, si applica, ai sensi dell’art. 8 delle Norme del Piano Territoriale Paesaggistico Regionale, la disciplina di tutela e uso del Paesaggio in cui ricade il bene, ovvero il “Paesaggio degli insediamenti in evoluzione”. Tale Paesaggio è costituito da “ambiti anche parzialmente edificati in via di trasformazione o comunque individuati come compatibili con programmi di sviluppo urbano”, la cui tutela è volta a promuovere “la qualità degli insediamenti urbani attraverso la realizzazione di tessuti integrati, il controllo delle tipologie architettoniche nonché delle tecniche e dei materiali costruttivi”, nonché alla “conservazione e valorizzazione dei beni del patrimonio culturale e degli elementi naturali presenti, alla conservazione delle visuali verso i paesaggi di pregio adiacenti e/o interni all’ambito anche mediante il mantenimento di corridoi verdi all’interno dei tessuti e di connessione con i paesaggi naturali e agricoli contigui” (art. 28 delle Norme del P.T.P.R.). Tra gli interventi consentiti rientrano in particolare il recupero e l’ampliamento di impianti sportivi esistenti, pur nel rispetto della conservazione dei beni culturali e dei paesaggi di pregio come sopra indicato. Questa Soprintendenza, in considerazione di quanto trasmesso come integrazioni documentali, che si ritengono esaustive in riferimento alla compatibilità paesaggistica e all’impatto che l’intervento proposto potrà avere nel contesto in oggetto ed in particolare al rapporto dimensionale tra il nuovo stadio e l’intorno esprime parere preliminare di massima favorevole alle seguenti condizioni. Lo stadio risulta inserito in un contesto consolidato e di pregio. Intervento urbano che vide il coinvolgimento di importanti professionisti quali Cafiero, Libera, Monaco, Luccichenti, Vitellozzi, Carbonara e gli stessi Nervi, oggetto oggi di vincoli monumentale e paesaggistico, dove emergono architetture d’autore di interesse. Nell’area infatti si trovano il Palazzetto dello Sport, del medesimo architetto Pier Luigi Nervi e il Villaggio Olimpico sempre a firma di insigni architetti e il vicino Auditorium a firma dell’architetto Renzo Piano, che vanno a creare un contesto consolidato e di grande interesse e molto ben calibrato tra importanti spazi di aggregazione socio-culturale e aree verdi nonché una viabilità calibrata e studiata che crea uno degli ambiti maggiormente riusciti nel contesto della più recente trasformazione della città di Roma con l’inserimento dell’Auditorium che ben si è inserito in un tessuto tanto di pregio quanto fragile, con la vicinanza del quartiere Parioli e Flaminio e con gli sviluppi futuri della limitrofa area di via Guido Reni di fronte al Museo Maxxi fino al ponte della Musica. Dalle sezioni architettonico/paesaggistiche presentate che evidenziano, come richiesto da questo Ufficio, le altimetrie del contesto naturale, delle emergenze e del nuovo volume e che sottolineano i rapporti dimensionali e di gerarchia tra la realtà ambientale caratterizzata dalla collina dei Parioli, dalle palazzine diViale Tiziano, dall’area degli insediamenti delle Olimpiadi degli anni Sessanta e dall’Auditorium, sia inrelazione alle altezze attuali dello stadio Flaminio sia con le nuove altezze dello stadio di progetto, si evidenziaquanto l’impatto dovrà essere calibrato e ben rapportato alla realtà consolidata in cui si va ad inserire. In considerazione degli studi presentati e della documentazione integrativa inviata in considerazione della conformazione della copertura dello stadio che prevede una particolare percezione dell’involucro della copertura dall’esterno e dalle diverse visuali urbane, in considerazione dell’impatto con l’intorno e con le maggiori emergenze adiacenti, questa Soprintendenza ritiene che l’altezza massima che potrà raggiungere la nuova copertura dello stadio potrà essere l’altezza massima del vicino Auditorium Parco della musicafirmato dall’arch. Renzo Piano. Dai profili presentati infatti risulta evidente come tale rapporto sia prioritario per poter garantire una corretta compatibilità paesaggistica e un corretto rapporto tra le volumetrie in un distretto del contemporaneo, come detto, che presenta importanti architetture autorali. Si rimane perciò a piena diposizione per valutare proposte che prevedano un’altezza massima della nuova struttura come sopra indicato; tale proposta potrà anche valutare la conservazione della pensilina con un coerente involucro architettonico che possa contemplare sia gli aspetti architettonici, che strutturali, che paesaggistici e di fruizione e che non comporti né un inquinamento acustico, né luminoso delle aree limitrofe, che costituiscono un contesto urbano di pregio della città consolidata. Tutela Archeologica: Esaminate le integrazioni archeologiche pervenute in data 31.07.2026 a completamento della consegna del 09.07.2026, questa Soprintendenza ritiene la documentazione presentata esaustiva per quanto riguarda la conoscenza delle preesistenze archeologiche dell’area e ne condivide la valutazione del potenziale e del rischio archeologico come “alto”. Si ritiene necessario, pertanto, che l’intervento venga sottoposto alla procedura di verifica preventiva dell’interesse archeologico mediante l’attivazione della prima fase con l’esecuzione di indagini archeologiche dirette (saggi archeologici, sondaggi, scavi), come stabilito dal D.Lgs. 36/2023, Allegato I.8, commi 7 e seguenti. In ottemperanza alla normativa vigente si rimane in attesa di un piano di indagini a carico della Committenza, anticipando sin da ora che le eventuali attività di bonifica ordigni esplosivi dovranno essere condotte in assistenza archeologica in corso d’opera secondo le modalità stabilite nel punto 12 dell’Annesso IV alla Direttiva GEN-BST 001. Il funzionario architetto responsabile XXX Il funzionario archeologo responsabile XXX DIREZIONE AMMINISTRATIVA IL DIRETTORE XXX IL SOPRINTENDENTE SPECIALE Dott.ssa Daniela Porro _________________________________________________________________________________ 22 AGOSTO 2026 Per osservazioni e precisaizoni: laboratoriocarteinregoal@gmail.com NOTE (1) vedi Stadio Flaminio – II Municipio cronologia materiali Vedi il video di Carteinregola del 27 aprile 2025 (durata 10′ 40″) STADIO FLAMINIO: le associazioni chiedono progetti sostenibili e rispettosi dell’opera vedi la lettera della   Pier Luigi Nervi Foundation, del 23 aprile 2026 sottoscritta anche da Cartenregola inviata a Roma Capitale e alla Soprintendenza di Stato che chiede il rispetto del vincolo apposto all’opera proprio dalla Soprintendenza e di mettere agli atti un circostanziato documento Note sul progetto S.S. Lazio S.P.A per lo Stadio Flaminio a firma di Ugo Carughi e Francesco Romeo, il primo, architetto, Ex Presidente di Docomomo Italia (gruppo nazionale di Do.co.mo.mo International che si occupa della documentazione, conservazione e valorizzazione degli edifici e dei complessi urbani del Novecento) e Membro del Consiglio di Direzione e Coordinamento Tecnico dei Comitati Scientifici ICOMOS Italia (Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei siti), il secondo Professore Ordinario di Scienza delle Costruzioni Sapienza Università di Roma. Il prof. Romeo è anche stato Project Leader del team di specialisti e studiosi della Sapienza Università di Roma, della Pier Luigi Nervi Project Association e di Do.Co.Mo.Mo. Italia, che ha promosso e curato Il Pier Luigi Nervi Project (Vai alla pagina con l’articolo del 24 aprile 2026 Fondazione Nervi al Ministero: rispettare il vincolo sullo Stadio Flaminio con il documento Note sul progetto S.S. Lazio S.P.A per lo Stadio Flaminio ) (2) scarica il docuemento con i pareri della Conferenza dei servizi preliminare ((il parere della Soprintendenza è a pag. 144) (3) Vai alla sezione dedicata del sito di Roma Capitale (4) Il 27 settembre 2018 Lo Stadio è sottoposto dalla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio e Paesaggio di Roma a dichiarazione d’interesse con decreto del 27.09.2018, n. rep. 74. Nella relazione allegata al provvedimento, la Soprintendenza ha precisato che “gli interventi dovranno rispettarne la struttura, l’impianto originario, nonché le finiture […] fattori […] fortemente identitari e non modificabili in una strategia di valorizzazione dell’impianto e […] (che) vada, al tempo stesso, rispettata la vocazione e l’originaria destinazione d’uso sia per quanto riguarda la funzione dello stadio, sia gli spazi accessori SCARICA il Decreto di interesse culturale dell’opera di P.L. Nervi dal MiC (art. 10 lett. d del D.Lgs. 42/04), con provvedimento del 27.09.2018 n. 74. con la Relaizone Storico critica (5) Si veda il Tempo del 12 agosto Flaminio, capienza ridotta e tempi allungati. Il progetto della Lazio va rifatto (6) Il Pier Luigi Nervi Project è stato promosso e curato da un team di specialisti e studiosi della Sapienza Università di Roma, della Pier Luigi Nervi Project Association e di Do.Co.Mo.Mo. Italia, (Vai alla pagina con l’articolo del 24 aprile 2026 Fondazione Nervi al Ministero: rispettare il vincolo sullo Stadio Flaminio con il documento Note sul progetto S.S. Lazio S.P.A per lo Stadio Flaminio  (7) Il Corriere della Sera di Roma del 12 agosto: Lotito esulta, Flaminio il primo sì. Ma i progetto deve essere rivisto di Andrea Arzilli e Elmar Bergonzini (8) vedi tra gli altri Archeomedia ROMA. Sotto lo stadio Flaminio c’è una necropoli romana. 17 marzo 2011
August 22, 2026
carteinregola
La Fondazione Nervi al Ministero: rispettare il vincolo sullo Stadio Flaminio
Dal sito www.stadioflaminio.org foto della Fondaz. PLN La Pier Luigi Nervi Foundation, l’organizzazione che detiene i diritti delle opere del famoso ingegnere e architetto che progettò lo Stadio Flaminio e molte altre opere entrate nella storia dell’architettura, il 22 aprile 2026 ha inviato una lettera a Roma Capitale e alla Soprintendenza di Stato [1] con oggetto: Conferenza dei Servizi relativa al progetto di riqualificazione dello Stadio Flaminio presentato da S.S. Lazio S.p.A. – Deposito nota tecnica nell’interesse dell’Ing. Marco Nervi, quale coerede del progettista Pier Luigi Nervi e portatore di interesse legittimo” nella quale chiede che la nota inviata in allegato “venga acquisita, protocollata e tenuta nella massima considerazione nell’ambito delle determinazioni istruttorie e conclusive del procedimento”. In sintesi viene chiesto il rispetto del vincolo apposto all’opera nel 2018 dal Ministero dei Beni e delle Attività con la Relazione storico -critica a cura della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio. La lunga e approfondita nota allegata [2] è a firma di Ugo Carughi e Francesco Romeo, il primo, architetto, Ex Presidente di Docomomo Italia (gruppo nazionale di Do.co.mo.mo International che si occupa della documentazione, conservazione e valorizzazione degli edifici e dei complessi urbani del Novecento) e Membro del Consiglio di Direzione e Coordinamento Tecnico dei Comitati Scientifici ICOMOS Italia (Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei siti), il secondo Professore Ordinario di Scienza delle Costruzioni Sapienza Università di Roma. Il prof. Romeo è anche stato Project Leader del team di specialisti e studiosi della Sapienza Università di Roma, della Pier Luigi Nervi Project Association e di Do.Co.Mo.Mo. Italia, che ha promosso e curato Il Pier Luigi Nervi Project , un progetto di ricerca per il restauro e il recupero dello Stadio Flaminio che ha avuto il sostegno di The Getty Foundation come parte dell’iniziativa Keeping it modern Architectural Conservation Grants 2017[3]. Un lavoro importante, che nonostante il patrocinio di Roma Capitale è stato completamente accantonato, con il periodico riproporsi del progetto di fare dell’impianto sportivo inutilizzato da anni lo Stadio della Lazio S.S., progetto che comporterebbe il totale stravolgimento dell’opera architettonica, con un’espansione verticale per insediare le gradinate necessarie a raggiungere la capienza di più di 50.000 spettatori, sostenute da una struttura esterna che cancellerebbe alla vista l’opera dei Nervi, distruggendone la “grande pensilina a sbalzo” che – come dichiarato nel decreto del Ministero – “caratterizza anche dal punto di vista formale e architettonico l’intera struttura”[2]. Dopo la bocciatura da parte dell’Assemblea Capitolina di un altro progetto di recupero e gestione dello Stadio, con la principale motivazione che delle attività sportive che prevedano gli spettatori consentiti dall’attuale capienza anzichè il pubblico delle grandi competizioni sportive internazionali non sono di interesse pubblico[4], la S.S. Lazio è tornata alla carica, presentando il progetto per la mega struttura che dovrebbe ospitare le partite e il solito corredo di attività volte all’equilibrio economico dell’operazione: nella recente conferenza stampa la lunga sequenza di rendering ha mostrato una trasformazione incompatibile con i vincoli apposti [5]. Riportiamo in calce la nota della PGF, supportata anche da AIPAI (Associazione italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale) e da Carteinregola, allegata alle lettera ai due enti, di fatto un appello al Sindaco e alla Soprintendente Speciale Dott.ssa Daniela Porro . Ci auguriamo che il Sindaco non intenda sacrificare un importante patrimonio collettivo per consegnarlo al profitto di un privato – vedi le citate attività commerciali per garantire l’equilibrio economico finanziario – con pesanti ricadute su un territorio già provato da numerosi poli di attrazione – vedi Stadio Olimpico a pochi metri – che rendono già ora invivibili i quartieri limitrofi durante gli eventi sportivi e di varia natura. Ma soprattutto ci auguriamo che la Soprintendente Porro sia ferma nel mantenere quel vincolo posto dallo stesso Ministero della Cultura per tutelare una straordinaria opera architettonica. (AMBM) PIER LUIGI NERVI FOUNDATION: NOTE SUL PROGETTO S.S. LAZIO S.P.A PER LO STADIO FLAMINIO CONSIDERAZIONI PRELIMINARI Il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica, presentato dalla S.S. Lazio S.p.A il 6 e 9 febbraio 2026, nell’ambito  della  documentazione relativa alla Proposta   di riqualificazione, ammodernamento e ampliamento dello Stadio Flaminio in Roma ai sensi dell’art. 4 del D. Leg.vo n. 38 del 2021, mette in campo una molteplicità di temi, dagli strumenti urbanistici alle condizioni geologiche dell’area; dai percorsi e dalla mobilità pedonale e su gomma ai parcheggi; dai caratteri idraulici del terreno agli aspetti impiantistici. I due temi più delicati, ai quali tutti gli altri sono direttamente o indirettamente collegati, sono rappresentati dalle modalità di recupero dello stadio Flaminio e dalla loro compatibilità con l’interesse culturale dichiarato su quest’opera di P.L. Nervi dal MiC (art. 10 lett. d del D.Lgs. 42/04), con provvedimento del 27.09.2018 n. 74. Ebbene, nell’elaborato 01 Relazione Generale Ambito Urbano del suddetto progetto, questi ultimi due aspetti, che per loro natura e preminenza dovrebbero essere esaminati assieme, sono trattati in modo nettamente separato e manifestamente contraddittorio. Il primo è collocato all’inizio, nel capitolo titolato: 0. LO STADIO FLAMINIO: LA STRUTTURA ESISTENTE IN RAPPORTO ALL’IPOTESI DI PROGETTO. Nei paragrafi 0.1, 0.2, 0.3, 0.4, 0.5, 0.6 sono dapprima esaminate in termini generici le problematiche delle strutture in cemento armato in rapporto alla durabilità e alla sicurezza. Successivamente, si richiamano le vicende che hanno interessato lo stadio Flaminio a partire dall’inaugurazione, nel 1959, cui seguirono, dagli anni ’80 in poi, periodici lavori prevalentemente di ripresa strutturale e circoscritte modifiche funzionali, fino al 2012, quando la capienza ammissibile era progressivamente diminuita dai 50.000 spettatori iniziali nel 1960 a soli 4.000 (verbale di agibilità del 2012), anche a seguito dei progressivi aggiornamenti delle normative in materia di impianti sportivi e delle conseguenti limitazioni funzionali. Successivamente, il lungo periodo di abbandono, con conseguenti vandalismi e danneggiamenti. In tale parte della relazione sono anche dichiarati gli obiettivi del progetto: ripristino della capienza originaria dello stadio (e sua) rifunzionalizzazione … nell’obiettivo di restituirlo alla sua specifica funzionalità originaria di stadio per competizioni di massimo livello. Prima ancora di ragionare delle possibili proposte architettoniche, non può non osservarsi che gli obiettivi dichiarati, nel puntare all’incremento della funzione di stadio per competizioni calcistiche di massimo livello (Serie A e competizioni europee) e al ripristino della capienza originaria, comportano necessariamente la realizzazione di nuove strutture volumetricamente rilevanti: quasi uno stadio aggiuntivo a quello esistente. Come citato nella relazione stessa (Elaborato n.001, p. 7), l’originaria capienza di circa 50.000 spettatori (1959) era stata raggiunta grazie a 34.744 posti in piedi nei settori di curva e 15.256 posti a sedere sulle tribune est e ovest. Ma nel 1986 i posti in piedi furono eliminati, come precisa la Relazione Tecnica Generale del progetto (p.24). Pertanto, prevedendo esclusivamente posti a sedere, il volume degli spalti dovrà notevolmente aumentare. Non si tratterebbe, dunque, soltanto di ricostruzione di parti ammalorate e in degrado, che è anche contemplata nel programma d’intervento in tutti i casi in cui le condizioni di ammaloramento dell’impianto lo richiedano; si tratterebbe di un nuovo stadio, che utilizza la stessa sede d’impianto di quello esistente. Dunque, anche sul piano della sola funzione, l’obiettivo appare impossibile da conseguire senza proporre nuove strutture che, come può facilmente verificarsi guardando il progetto, modificherebbero in modo pesantissimo e irreversibile lo stato dei luoghi e l’organismo esistente, a cominciare dalla sua stessa immagine. Considerando, invece, che lo stadio originario era dotato di spazi e strutture per altri sport oltre al calcio (cinque palestre e una piscina con relativi servizi), per restituirlo davvero alle sue funzionalità originarie, occorrerebbe concepire lo stadio Flaminio come un impianto sportivo polifunzionale per i settori giovanili e per il pubblico più ampio, incrementandone la polifunzionalità ed escludendo incontri di calcio di massimo livello. E ciò – diremmo soprattutto – per la sussistenza del vincolo ministeriale, considerandone le motivazioni espresse nella relazione allegata al provvedimento, che più oltre saranno richiamate. In proposito, non è un caso che il tema del vincolo sullo stadio sia collocato nell’ultimo paragrafo dell’ultimo capitolo: 4. RAPPORTO DELL’AREA DI PROGETTO CON I BENI CULTURALI IMMOBILI E VINCOLI. 4.2 Stadio Flaminio: vincolo di tutela; nettamente disgiunto da tutti gli altri aspetti del progetto. Riguardo alla Dichiarazione di interesse storico-artistico, la relazione di progetto dichiara che tale questione pone una specifica problematica che richiede di essere affrontata e risolta nelle sedi opportune. E, ancora, che il manufatto stadio è stato complessivamente conservato e preservato da trasformazioni inerenti alle sue essenziali e tipiche caratteristiche architettoniche e strutturali. Ma si prevede la rimozione della pensilina che, evidentemente, non si ritiene una essenziale e tipica caratteristica architettonica e strutturale. È appena il caso di rilevare come sia del tutto ingiustificato separare il progetto dalla contestuale considerazione del vincolo apposto sullo stadio e, soprattutto, delle motivazioni del provvedimento ministeriale, quasi relegando la questione a un adempimento burocratico. IL PROGETTO IN RAPPORTO ALLA DICHIARAZIONE DI INTERESSE CULTURALE Un primo aspetto sottolineato dalla relazione di vincolo del MiC è la “qualità della nuova sistemazione urbanistica e (delle) singole architetture, (che) diverrà un esempio a livello nazionale ed internazionale”. Viene ancora sottolineato che “il nuovo stadio, insieme al vicino Palazzetto dello Sport, … diviene l’edificio maggiormente rappresentativo, anche a livello urbano, del complesso delle nuove Olimpiadi”. Nella relazione del Ministero, dunque, le opere realizzate per le Olimpiadi del 1960 vanno in primis considerate quali insieme di capolavori architettonici innovativi, in stretta relazione con la disposizione urbanistica dell’area, oltre che con il momento storico che impose Roma all’attenzione internazionale. In un’unica area una serie di architetture d’autore, accomunate da un comune, innovativo livello tecnologico e da alti valori espressivi, sono il frutto di una stagione produttiva irripetibile. Di fronte a un siffatto insieme, una operazione snaturante condotta anche soltanto su una di esse, tra l’altro una delle più rappresentative come lo stadio Flaminio, determinerebbe un vulnus su tutto l’insieme. Tra le prescrizioni del bando di concorso del 1956 per la progettazione del nuovo stadio, la relazione di vincolo ricorda come “il nuovo Stadio dovesse essere contenuto entro il perimetro del preesistente”; e che “il nuovo progetto non doveva superare in altezza i 18 – 20 ml. per limitare l’invasività delle tribune rispetto al contesto naturale circostante”. È indubbio che tali indicazioni, valide nel 1956 come oggi, siano state fondamentali per definire il morbido e sfilante profilo dello stadio, adagiato all’interno di un pregevole contesto territoriale. Le prescrizioni del bando sono state interpretate da Nervi in modo magistrale, tanto che le dimensioni e la sagoma dello stadio ne costituiscono, al contempo, un fondamentale fattore di qualità architettonica e di collocazione paesaggistica. Ma è la stessa relazione del progetto in commento che sottolinea come la presenza del vincolo paesaggistico secondo la Tavola A del PTPR impone un approccio progettuale responsabile e integrato, che tenga conto non solo delle esigenze funzionali e strutturali dell’impianto sportivo, ma anche della sua relazione con il contesto urbano e ambientale, promuovendo una rigenerazione sostenibile e rispettosa del patrimonio identitario di Roma. Dunque, immaginare un nuovo stadio al di sopra di quello esistente, che si elevi per circa il doppio dell’altezza delle gradonate delle tribune del Flaminio, e di quattro volte di quella delle curve, con l’aggiunta di una copertura continua che raggiunge la quota massima di 40,6 metri, appare un assurdo da qualsiasi punto di vista e in pieno contrasto con le motivazioni del vincolo. Peraltro, tale quota superiore viene giustificata per non superare le quote delle torri faro di + 44,94 m, evitando eccessivo impatto visivo e volumetrico sul quartiere Flaminio (elaborato  10  Relazione paesaggistica, capitolo 10). Criterio del tutto improprio, accompagnato da un commento che sa di beffa, dato che è di tutta evidenza che l’impatto di elementi verticali puntuali non può certo essere paragonato a quello di un gigantesco volume pieno. Nel citato paragrafo 4 della relazione di progetto si sottolinea che il manufatto stadio è stato complessivamente conservato e preservato da trasformazioni inerenti le (sic) sue essenziali e tipiche caratteristiche architettoniche e strutturali di riferimento, con l’unica eccezione dell’alienazione della pensilina di copertura. Ma poi, nel paragrafo della stessa relazione titolato 4.2a Copertura della tribuna d’onore (pag.21), si afferma che La tribuna coperta, sorretta da una struttura in cemento armato a sbalzo, rappresenta uno degli elementi più iconici dell’opera, per la sua audacia tecnica e la raffinatezza costruttiva. E il testo continua con una dettagliata descrizione. Forse la pensilina è ‘raccontata’ perché il progetto, in contrasto con le sue stesse valutazioni, prevede  di eliminarla e la descrizione  scritta ne rimarrebbe l’ultima testimonianza? Infatti, la stessa relazione di progetto, al paragrafo 7.4a (pag. 37), informa che tra le prime operazioni previste in fase di cantiere vi è la demolizione della pensilina in cemento armato a sbalzo posta sulla tribuna ovest … nonostante il suo valore storico, la pensilina presenta gravi criticità strutturali e risulta non compatibile con il nuovo assetto progettuale. Intanto, sarebbe più corretto dire: “il nuovo assetto progettuale risulta non compatibile con la pensilina”. Quanto alle “criticità strutturali”, non sarebbe certo impossibile porvi rimedio tenendo anche conto delle metodologie di consolidamento e restauro. Ma, in proposito, non può tacersi che in tutta la relazione il termine “restauro” compare due sole volte. La prima, con riferimento non allo stadio Flaminio, ma al Palazzetto dello Sport (pag. 14). La seconda, con diretto riferimento al Flaminio, pone l’accento sulla più ampia operazione di ‘riqualificazione’, termine più vago e meno impegnativo nei riguardi dei valori storici e architettonici dell’opera. Il progetto è considerato un ‘gesto urbano’ (pag. 34). Il che conferma, se non altro, la dimensione dell’operazione, anche se consistesse, come dovrebbe, nel solo restauro e ragionevole aggiornamento dello stadio, conservandone non soltanto la pura consistenza materiale, ma anche l’immagine urbana. D’altra parte, la demolizione della pensilina è in pieno contrasto con le motivazioni del vincolo della Soprintendenza ad essa riferite. La “grande pensilina a sbalzo caratterizza anche dal punto di vista formale e architettonico l’intera struttura”. E ancora: “Di particolare interesse è la soluzione dell’ampia pensilina aggettante che copre le gradonate della tribuna d’onore del settore occidentale; è un capolavoro geometrico-costruttivo, sostiene la critica. La sagoma dello sbalzo si snellisce con continuità dall’incastro all’estremità libera e di grande effetto scenografico è l’elegante superficie rigata”. Così la considera il Ministero. Ma c’è di più. Il Flaminio viene considerato dal Ministero anche come parte di un altro insieme, costituito dagli stadi Berta, a Firenze (1929-1932), dal progetto dello stadio a Swindon, in Inghilterra (1963-1966), e dallo stadio comunale di Novara (1964), tutti accomunati dalla terminologia coniata da Le Corbusier: l’estetica dell’ingegnere. La relazione di vincolo del Ministero pone con attenzione il confronto tra le strutture che reggono le pensiline di questi stadi, a cominciare da quello fiorentino: “l’armonico profilo curvilineo dei costoloni maschera gli sforzi di trazione e di compressione che ne hanno determinato la forma … anche nello stadio Flaminio è ottenuto lo stesso risultato statico rinforzando la parte iniziale dello sbalzo. In esso, tuttavia, è stata usata una tecnologia più sofisticata … Se si confrontano le sezioni del progetto per lo stadio a Swindon e per quello di Novara, molto simili a quella del Flaminio, si comprendono con immediatezza le analogie strutturali e formali, che fanno di queste opere i brani di un unico, straordinario racconto”. Nessun dubbio, quindi, per il Ministero, sull’importanza di tale elemento, anche in relazione ad altre opere dello stesso autore. Infine, la relazione di vincolo sullo stadio Flaminio prescrive di “rispettarne la struttura, l’impianto originario, nonché le finiture … fattori … fortemente identitari e non modificabili in una strategia di valorizzazione dell’impianto”. Ebbene, non riteniamo che questo “rispetto” possa tradursi nel conservare lo stadio di Pier Luigi e Antonio Nervi per poi seppellirlo sotto una struttura abnorme, che ne cancellerebbe la nuda essenzialità e lo collocherebbe fuori scala, alterandone il rapporto con il contesto urbano. L’esterno dello stadio letteralmente scomparirebbe, preceduto da una selva ridondante di giganteschi e fantasiosi telai in acciaio, lontanissimi dalla razionale sobrietà materica e morfologica del Flaminio. In definitiva, non possono non rilevarsi le contraddizioni contenute nella stessa relazione di progetto tra i generici intenti e le ridondanti espressioni di riconoscimento dell’opera dei Nervi: è possibile intervenire su impianti esistenti, anche vincolati, con progetti coerenti e di qualità, a condizione che vi sia una visione strategica condivisa tra pubblico e privato (pag. 29); gli stadi storici vincolati possono essere modernizzati senza rinunciare all’identità originaria (pag. 30); La proposta di riqualificazione dello stadio Flaminio si fonda su un equilibrio delicato tra conservazione e innovazione. L’obiettivo è duplice: da un lato, proteggere e valorizzare gli elementi identitari dell’impianto progettato da Pier Luigi Nervi (pag. 33): ma Pier Luigi non lo aveva progettato con il figlio Antonio? Per gli attuali progettisti la cosa non ha importanza. Gli elementi che definiscono il valore architettonico e strutturale dell’edificio sono molteplici … tra questi spiccano la pensilina della tribuna Ovest (pag. 33): come mai, allora, vogliono rimuoverla? E si potrebbe continuare. In conclusione, si ribadisce che il progetto è in totale contrasto con le motivazioni che hanno indotto il competente  Ministero   a  decretare  l’interesse   culturale  dello    stadio. Occluderne l’immagine e parcellizzarne la complessiva percezione è contrario, infatti, a qualsiasi intento di tutela e modificherebbe la natura ‘pubblicistica’ dell’opera, che non sarà più percepita nelle condizioni che rappresentano le modalità percettive di un’opera pubblica contemplate dalla letteratura economica. Una selva di telai metallici gesticolanti, di scale aeree, di passerelle, ben lontana dalla essenziale successione dei sostegni di Pier Luigi e Antonio Nervi, sostengono le gradinate aggiuntive del nuovo progetto, enfatizzandone il ‘fuori scala’ rispetto allo stadio esistente. Anteponendovisi, ne frantumano l’immagine unitaria, cancellandone ogni suggestione proveniente dal felice connubio tra architettura e paesaggio, di cui l’opera dei Nervi era stata un’interprete d’eccezione. Richiamiamo, in proposito, quanto fin dal 1936 scriveva Walter Benjamin sull’architettura: “Delle costruzioni si fruisce in duplice modo: attraverso l’uso e attraverso la percezione. O, in termini più precisi: in modo tattico e in modo ottico … Non c’è nulla, dal lato tattico che faccia da contropartita di ciò che, dal lato ottico, è costituito dalla contemplazione” (W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, 1936). Le motivazioni e le prescrizioni contenute nella dichiarazione di interesse culturale dello stadio Flaminio di Roma sono interamente recepite dal Piano di Conservazione elaborato nell’ambito del programma Keeping It Modern, finanziato dalla Getty Foundation e acquisito in atti dalla Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma con prot. 346-A del 04.01.2021. A riprova di ciò, in una nota del 29.01.2021 con prot. 4827-P, il Soprintendente Speciale ha concordato nel ritenere “il Piano di conservazione elaborato quale strumento indispensabile in vista degli auspicabili interventi di restauro”. Ugo Carughi Ex Presidente Docomomo Italia Membro del Consiglio di Direzione e Coordinamento Tecnico dei Comitati Scientifici ICOMOS Italia Francesco Romeo ProfessoreOrdinario di Scienza delle Costruzioni Sapienza Università di Roma ROMA, 22 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com 24 aprile 2026 Vedi anche Stadio Flaminio – II Municipio – cronologia materiali 18 febbraio 2026 Presentazione del progetto dello Stadio della Lazio al Flaminio (> vai alll’articolo con il video della conferenza 26 giugno 2025 Piediperterra al Flaminio un’esplorazione urbana alla scoperta delle trasformazioni del quartiere VEDI IL VIDEO DELL’INTERVENTO di Maurizio Giodice sullo Stadio Flaminio 27 aprile 2025 Il video di Carteinregola: Stadio Flaminio: No a partire e grandi eventi in mezzo alle case – SI’ alla conservazione dell’opera architettonica e alla sostenibilità per gli abitanti 18 aprile 2025 Le associazioni diramano un comunicato: Stadio Flaminio: NO a partite e  grandi eventi in mezzo alle case SI’  alla conservazione dell’opera di Nervi e alla sostenibilità per gli abitanti (leggi) webinar QUALE FUTURO PER LO STADIO FLAMINIO?  Ripartire dalla conservazione per il rilancio  mercoledì 6 dicembre sulle pagine FB e Youtube di Carteinregola con Fondazione Pier Luigi Nervi Project, DOCOMOMO Italia, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, VAS Verdi Ambiente e Società, Cittadinanzattiva Lazio (> vai alla registrazione ) NOTE [1] La lettera è stata inviata: alla Direzione del Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica, alla Direzione del Dipartimento Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda U.O. Gestione e Sviluppo Impiantistica Sportiva e alla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma; per conoscenza al Sindaco Roberto Gualtieri, agli Assessori Veloccia, Onorato, Smeriglio, alla Soprintendente Speciale Dott.ssa Daniela Porro , oltre alla S.S. Lazio S.p.a. [2] SCARICA il Decreto di interesse culturale dell’opera di P.L. Nervi dal MiC (art. 10 lett. d del D.Lgs. 42/04), con provvedimento del 27.09.2018 n. 74. [3]Vai al sito Stadio Flaminio della Getty Foundation: Lo Stadio Flaminio di Pier Luigi e Antonio Nervi a Roma: un piano di conservazione interdisciplinare  con la storia dello Stadio e il progetto L’iniziativa, promossa in accordo con il Comune di Roma, il Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica della SAPIENZA Università di Roma, la Pier Luigi Nervi Project Association e Do.Co.Mo.Mo. Italia alla Getty Foundation – una delle istituzioni internazionali più prestigiose che sostengono la ricerca sull’arte, l’architettura e la conservazione – ha ottenuto il sostegno alla elaborazione di un piano di conservazione dello stadio Flaminio nel quadro dell’iniziativa di sovvenzione internazionale Keeping it Modern. Il programma di ricerca, dal titolo Lo Stadio Flaminio di Pier Luigi e Antonio Nervi a Roma: un piano di conservazione interdisciplinare, è stato approvato con delibera del 1 giugno 2017 ed è stato sviluppato da un team di specialisti nei vari settori disciplinari coinvolti nella ricerca, sotto la supervisione di un comitato scientifico internazionale. [4] 29 aprile 2025 l’Assemblea capitolina approva la Delibera di Giunta del 3 aprile “Studio di Fattibilita’ relativo ai lavori di ”Restauro e Ristrutturazione dello Stadio e del Parco Polisportivo Flaminio mediante recupero con restauro, ristrutturazione e valorizzazione dello Stadio Flaminio di Roma con annessa proposta di partenariato ai sensi del medesimo art.1, comma 304, lettera ”a” della L. 147/2013 come modificata dall’art. 62 della L. 96/2017”, presentato dalla Costruzioni Civili e Commerciali S.p.A., in qualita’ di mandataria del R.T.I. costituita con la Rubner Holzbau S.r.l. e la S.S.D. Roma Nuoto a.r.l. (Protocollo N. 10151 del 02/04/2025)” SCARICA LA DELIBERA [5] 18 febbraio 2026 Presentazione del progetto dello Stadio della Lazio al Flaminio (> vai alll’articolo con il video della conferenza
April 24, 2026
carteinregola