La Fondazione Nervi al Ministero: rispettare il vincolo sullo Stadio Flaminio
Dal sito www.stadioflaminio.org foto della Fondaz. PLN
La Pier Luigi Nervi Foundation, l’organizzazione che detiene i diritti delle
opere del famoso ingegnere e architetto che progettò lo Stadio Flaminio e molte
altre opere entrate nella storia dell’architettura, il 22 aprile 2026 ha inviato
una lettera a Roma Capitale e alla Soprintendenza di Stato [1] con oggetto:
Conferenza dei Servizi relativa al progetto di riqualificazione dello Stadio
Flaminio presentato da S.S. Lazio S.p.A. – Deposito nota tecnica nell’interesse
dell’Ing. Marco Nervi, quale coerede del progettista Pier Luigi Nervi e
portatore di interesse legittimo” nella quale chiede che la nota inviata in
allegato “venga acquisita, protocollata e tenuta nella massima considerazione
nell’ambito delle determinazioni istruttorie e conclusive del procedimento”. In
sintesi viene chiesto il rispetto del vincolo apposto all’opera nel 2018 dal
Ministero dei Beni e delle Attività con la Relazione storico -critica a cura
della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio.
La lunga e approfondita nota allegata [2] è a firma di Ugo Carughi e Francesco
Romeo, il primo, architetto, Ex Presidente di Docomomo Italia (gruppo nazionale
di Do.co.mo.mo International che si occupa della documentazione, conservazione e
valorizzazione degli edifici e dei complessi urbani del Novecento) e Membro del
Consiglio di Direzione e Coordinamento Tecnico dei Comitati Scientifici ICOMOS
Italia (Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei siti), il secondo
Professore Ordinario di Scienza delle Costruzioni Sapienza Università di Roma.
Il prof. Romeo è anche stato Project Leader del team di specialisti e studiosi
della Sapienza Università di Roma, della Pier Luigi Nervi Project Association e
di Do.Co.Mo.Mo. Italia, che ha promosso e curato Il Pier Luigi Nervi Project ,
un progetto di ricerca per il restauro e il recupero dello Stadio Flaminio che
ha avuto il sostegno di The Getty Foundation come parte dell’iniziativa Keeping
it modern Architectural Conservation Grants 2017[3].
Un lavoro importante, che nonostante il patrocinio di Roma Capitale è stato
completamente accantonato, con il periodico riproporsi del progetto di fare
dell’impianto sportivo inutilizzato da anni lo Stadio della Lazio S.S., progetto
che comporterebbe il totale stravolgimento dell’opera architettonica, con
un’espansione verticale per insediare le gradinate necessarie a raggiungere la
capienza di più di 50.000 spettatori, sostenute da una struttura esterna che
cancellerebbe alla vista l’opera dei Nervi, distruggendone la “grande pensilina
a sbalzo” che – come dichiarato nel decreto del Ministero – “caratterizza anche
dal punto di vista formale e architettonico l’intera struttura”[2].
Dopo la bocciatura da parte dell’Assemblea Capitolina di un altro progetto di
recupero e gestione dello Stadio, con la principale motivazione che delle
attività sportive che prevedano gli spettatori consentiti dall’attuale capienza
anzichè il pubblico delle grandi competizioni sportive internazionali non sono
di interesse pubblico[4], la S.S. Lazio è tornata alla carica, presentando il
progetto per la mega struttura che dovrebbe ospitare le partite e il solito
corredo di attività volte all’equilibrio economico dell’operazione: nella
recente conferenza stampa la lunga sequenza di rendering ha mostrato una
trasformazione incompatibile con i vincoli apposti [5].
Riportiamo in calce la nota della PGF, supportata anche da AIPAI (Associazione
italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale) e da Carteinregola,
allegata alle lettera ai due enti, di fatto un appello al Sindaco e alla
Soprintendente Speciale Dott.ssa Daniela Porro .
Ci auguriamo che il Sindaco non intenda sacrificare un importante patrimonio
collettivo per consegnarlo al profitto di un privato – vedi le citate attività
commerciali per garantire l’equilibrio economico finanziario – con pesanti
ricadute su un territorio già provato da numerosi poli di attrazione – vedi
Stadio Olimpico a pochi metri – che rendono già ora invivibili i quartieri
limitrofi durante gli eventi sportivi e di varia natura. Ma soprattutto ci
auguriamo che la Soprintendente Porro sia ferma nel mantenere quel vincolo posto
dallo stesso Ministero della Cultura per tutelare una straordinaria opera
architettonica. (AMBM)
PIER LUIGI NERVI FOUNDATION: NOTE SUL PROGETTO S.S. LAZIO S.P.A PER LO STADIO
FLAMINIO
CONSIDERAZIONI PRELIMINARI
Il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica, presentato dalla S.S. Lazio
S.p.A il 6 e 9 febbraio 2026, nell’ambito della documentazione relativa alla
Proposta di riqualificazione, ammodernamento e ampliamento dello Stadio
Flaminio in Roma ai sensi dell’art. 4 del D. Leg.vo n. 38 del 2021, mette in
campo una molteplicità di temi, dagli strumenti urbanistici alle condizioni
geologiche dell’area; dai percorsi e dalla mobilità pedonale e su gomma ai
parcheggi; dai caratteri idraulici del terreno agli aspetti impiantistici.
I due temi più delicati, ai quali tutti gli altri sono direttamente o
indirettamente collegati, sono rappresentati dalle modalità di recupero dello
stadio Flaminio e dalla loro compatibilità con l’interesse culturale dichiarato
su quest’opera di P.L. Nervi dal MiC (art. 10 lett. d del D.Lgs. 42/04), con
provvedimento del 27.09.2018 n. 74.
Ebbene, nell’elaborato 01 Relazione Generale Ambito Urbano del suddetto
progetto, questi ultimi due aspetti, che per loro natura e preminenza dovrebbero
essere esaminati assieme, sono trattati in modo nettamente separato e
manifestamente contraddittorio.
Il primo è collocato all’inizio, nel capitolo titolato: 0. LO STADIO FLAMINIO:
LA STRUTTURA ESISTENTE IN RAPPORTO ALL’IPOTESI DI PROGETTO. Nei paragrafi 0.1,
0.2, 0.3, 0.4, 0.5, 0.6 sono dapprima esaminate in termini generici le
problematiche delle strutture in cemento armato in rapporto alla durabilità e
alla sicurezza. Successivamente, si richiamano le vicende che hanno interessato
lo stadio Flaminio a partire dall’inaugurazione, nel 1959, cui seguirono, dagli
anni ’80 in poi, periodici lavori prevalentemente di ripresa strutturale e
circoscritte modifiche funzionali, fino al 2012, quando la capienza ammissibile
era progressivamente diminuita dai 50.000 spettatori iniziali nel 1960 a soli
4.000 (verbale di agibilità del 2012), anche a seguito dei progressivi
aggiornamenti delle normative in materia di impianti sportivi e delle
conseguenti limitazioni funzionali. Successivamente, il lungo periodo di
abbandono, con conseguenti vandalismi e danneggiamenti.
In tale parte della relazione sono anche dichiarati gli obiettivi del progetto:
ripristino della capienza originaria dello stadio (e sua) rifunzionalizzazione …
nell’obiettivo di restituirlo alla sua specifica funzionalità originaria di
stadio per competizioni di massimo livello.
Prima ancora di ragionare delle possibili proposte architettoniche, non può non
osservarsi che gli obiettivi dichiarati, nel puntare all’incremento della
funzione di stadio per competizioni calcistiche di massimo livello (Serie A e
competizioni europee) e al ripristino della capienza originaria, comportano
necessariamente la realizzazione di nuove strutture volumetricamente rilevanti:
quasi uno stadio aggiuntivo a quello esistente. Come citato nella relazione
stessa (Elaborato n.001, p. 7), l’originaria capienza di circa 50.000 spettatori
(1959) era stata raggiunta grazie a 34.744 posti in piedi nei settori di curva e
15.256 posti a sedere sulle tribune est e ovest. Ma nel 1986 i posti in piedi
furono eliminati, come precisa la Relazione Tecnica Generale del progetto
(p.24). Pertanto, prevedendo esclusivamente posti a sedere, il volume degli
spalti dovrà notevolmente aumentare.
Non si tratterebbe, dunque, soltanto di ricostruzione di parti ammalorate e in
degrado, che è anche contemplata nel programma d’intervento in tutti i casi in
cui le condizioni di ammaloramento dell’impianto lo richiedano; si tratterebbe
di un nuovo stadio, che utilizza la stessa sede d’impianto di quello esistente.
Dunque, anche sul piano della sola funzione, l’obiettivo appare impossibile da
conseguire senza proporre nuove strutture che, come può facilmente verificarsi
guardando il progetto, modificherebbero in modo pesantissimo e irreversibile lo
stato dei luoghi e l’organismo esistente, a cominciare dalla sua stessa
immagine.
Considerando, invece, che lo stadio originario era dotato di spazi e strutture
per altri sport oltre al calcio (cinque palestre e una piscina con relativi
servizi), per restituirlo davvero alle sue funzionalità originarie, occorrerebbe
concepire lo stadio Flaminio come un impianto sportivo polifunzionale per i
settori giovanili e per il pubblico più ampio, incrementandone la
polifunzionalità ed escludendo incontri di calcio di massimo livello. E ciò –
diremmo soprattutto – per la sussistenza del vincolo ministeriale,
considerandone le motivazioni espresse nella relazione allegata al
provvedimento, che più oltre saranno richiamate.
In proposito, non è un caso che il tema del vincolo sullo stadio sia collocato
nell’ultimo paragrafo dell’ultimo capitolo: 4. RAPPORTO DELL’AREA DI PROGETTO
CON I BENI CULTURALI IMMOBILI E VINCOLI. 4.2 Stadio Flaminio: vincolo di tutela;
nettamente disgiunto da tutti gli altri aspetti del progetto.
Riguardo alla Dichiarazione di interesse storico-artistico, la relazione di
progetto dichiara che tale questione pone una specifica problematica che
richiede di essere affrontata e risolta nelle sedi opportune. E, ancora, che il
manufatto stadio è stato complessivamente conservato e preservato da
trasformazioni inerenti alle sue essenziali e tipiche caratteristiche
architettoniche e strutturali. Ma si prevede la rimozione della pensilina che,
evidentemente, non si ritiene una essenziale e tipica caratteristica
architettonica e strutturale.
È appena il caso di rilevare come sia del tutto ingiustificato separare il
progetto dalla contestuale considerazione del vincolo apposto sullo stadio e,
soprattutto, delle motivazioni del provvedimento ministeriale, quasi relegando
la questione a un adempimento burocratico.
IL PROGETTO IN RAPPORTO ALLA DICHIARAZIONE DI INTERESSE CULTURALE
Un primo aspetto sottolineato dalla relazione di vincolo del MiC è la “qualità
della nuova sistemazione urbanistica e (delle) singole architetture, (che)
diverrà un esempio a livello nazionale ed internazionale”. Viene ancora
sottolineato che “il nuovo stadio, insieme al vicino Palazzetto dello Sport, …
diviene l’edificio maggiormente rappresentativo, anche a livello urbano, del
complesso delle nuove Olimpiadi”.
Nella relazione del Ministero, dunque, le opere realizzate per le Olimpiadi del
1960 vanno in primis considerate quali insieme di capolavori architettonici
innovativi, in stretta relazione con la disposizione urbanistica dell’area,
oltre che con il momento storico che impose Roma all’attenzione internazionale.
In un’unica area una serie di architetture d’autore, accomunate da un comune,
innovativo livello tecnologico e da alti valori espressivi, sono il frutto di
una stagione produttiva irripetibile. Di fronte a un siffatto insieme, una
operazione snaturante condotta anche soltanto su una di esse, tra l’altro una
delle più rappresentative come lo stadio Flaminio, determinerebbe un vulnus su
tutto l’insieme.
Tra le prescrizioni del bando di concorso del 1956 per la progettazione del
nuovo stadio, la relazione di vincolo ricorda come “il nuovo Stadio dovesse
essere contenuto entro il perimetro del preesistente”; e che “il nuovo progetto
non doveva superare in altezza i 18 – 20 ml. per limitare l’invasività delle
tribune rispetto al contesto naturale circostante”.
È indubbio che tali indicazioni, valide nel 1956 come oggi, siano state
fondamentali per definire il morbido e sfilante profilo dello stadio, adagiato
all’interno di un pregevole contesto territoriale. Le prescrizioni del bando
sono state interpretate da Nervi in modo magistrale, tanto che le dimensioni e
la sagoma dello stadio ne costituiscono, al contempo, un fondamentale fattore di
qualità architettonica e di collocazione paesaggistica.
Ma è la stessa relazione del progetto in commento che sottolinea come la
presenza del vincolo paesaggistico secondo la Tavola A del PTPR impone un
approccio progettuale responsabile e integrato, che tenga conto non solo delle
esigenze funzionali e strutturali dell’impianto sportivo, ma anche della sua
relazione con il contesto urbano e ambientale, promuovendo una rigenerazione
sostenibile e rispettosa del patrimonio identitario di Roma.
Dunque, immaginare un nuovo stadio al di sopra di quello esistente, che si elevi
per circa il doppio dell’altezza delle gradonate delle tribune del Flaminio, e
di quattro volte di quella delle curve, con l’aggiunta di una copertura continua
che raggiunge la quota massima di 40,6 metri, appare un assurdo da qualsiasi
punto di vista e in pieno contrasto con le motivazioni del vincolo.
Peraltro, tale quota superiore viene giustificata per non superare le quote
delle torri faro di + 44,94 m, evitando eccessivo impatto visivo e volumetrico
sul quartiere Flaminio (elaborato 10 Relazione paesaggistica, capitolo 10).
Criterio del tutto improprio, accompagnato da un commento che sa di beffa, dato
che è di tutta evidenza che l’impatto di elementi verticali puntuali non può
certo essere paragonato a quello di un gigantesco volume pieno.
Nel citato paragrafo 4 della relazione di progetto si sottolinea che il
manufatto stadio è stato complessivamente conservato e preservato da
trasformazioni inerenti le (sic) sue essenziali e tipiche caratteristiche
architettoniche e strutturali di riferimento, con l’unica eccezione
dell’alienazione della pensilina di copertura. Ma poi, nel paragrafo della
stessa relazione titolato 4.2a Copertura della tribuna d’onore (pag.21), si
afferma che La tribuna coperta, sorretta da una struttura in cemento armato a
sbalzo, rappresenta uno degli elementi più iconici dell’opera, per la sua
audacia tecnica e la raffinatezza costruttiva. E il testo continua con una
dettagliata descrizione.
Forse la pensilina è ‘raccontata’ perché il progetto, in contrasto con le sue
stesse valutazioni, prevede di eliminarla e la descrizione scritta ne
rimarrebbe l’ultima testimonianza? Infatti, la stessa relazione di progetto, al
paragrafo 7.4a (pag. 37), informa che tra le prime operazioni previste in fase
di cantiere vi è la demolizione della pensilina in cemento armato a sbalzo posta
sulla tribuna ovest … nonostante il suo valore storico, la pensilina presenta
gravi criticità strutturali e risulta non compatibile con il nuovo assetto
progettuale. Intanto, sarebbe più corretto dire: “il nuovo assetto progettuale
risulta non compatibile con la pensilina”. Quanto alle “criticità strutturali”,
non sarebbe certo impossibile porvi rimedio tenendo anche conto delle
metodologie di consolidamento e restauro.
Ma, in proposito, non può tacersi che in tutta la relazione il termine
“restauro” compare due sole volte. La prima, con riferimento non allo stadio
Flaminio, ma al Palazzetto dello Sport (pag. 14). La seconda, con diretto
riferimento al Flaminio, pone l’accento sulla più ampia operazione di
‘riqualificazione’, termine più vago e meno impegnativo nei riguardi dei valori
storici e architettonici dell’opera. Il progetto è considerato un ‘gesto urbano’
(pag. 34).
Il che conferma, se non altro, la dimensione dell’operazione, anche se
consistesse, come dovrebbe, nel solo restauro e ragionevole aggiornamento dello
stadio, conservandone non soltanto la pura consistenza materiale, ma anche
l’immagine urbana.
D’altra parte, la demolizione della pensilina è in pieno contrasto con le
motivazioni del vincolo della Soprintendenza ad essa riferite. La “grande
pensilina a sbalzo caratterizza anche dal punto di vista formale e
architettonico l’intera struttura”. E ancora: “Di particolare interesse è la
soluzione dell’ampia pensilina aggettante che copre le gradonate della tribuna
d’onore del settore occidentale; è un capolavoro geometrico-costruttivo,
sostiene la critica. La sagoma dello sbalzo si snellisce con continuità
dall’incastro all’estremità libera e di grande effetto scenografico è l’elegante
superficie rigata”. Così la considera il Ministero.
Ma c’è di più. Il Flaminio viene considerato dal Ministero anche come parte di
un altro insieme, costituito dagli stadi Berta, a Firenze (1929-1932), dal
progetto dello stadio a Swindon, in Inghilterra (1963-1966), e dallo stadio
comunale di Novara (1964), tutti accomunati dalla terminologia coniata da Le
Corbusier: l’estetica dell’ingegnere. La relazione di vincolo del Ministero pone
con attenzione il confronto tra le strutture che reggono le pensiline di questi
stadi, a cominciare da quello fiorentino: “l’armonico profilo curvilineo dei
costoloni maschera gli sforzi di trazione e di compressione che ne hanno
determinato la forma … anche nello stadio Flaminio è ottenuto lo stesso
risultato statico rinforzando la parte iniziale dello sbalzo. In esso, tuttavia,
è stata usata una tecnologia più sofisticata … Se si confrontano le sezioni del
progetto per lo stadio a Swindon e per quello di Novara, molto simili a quella
del Flaminio, si comprendono con immediatezza le analogie strutturali e formali,
che fanno di queste opere i brani di un unico, straordinario racconto”.
Nessun dubbio, quindi, per il Ministero, sull’importanza di tale elemento, anche
in relazione ad altre opere dello stesso autore.
Infine, la relazione di vincolo sullo stadio Flaminio prescrive di “rispettarne
la struttura, l’impianto originario, nonché le finiture … fattori … fortemente
identitari e non modificabili in una strategia di valorizzazione dell’impianto”.
Ebbene, non riteniamo che questo “rispetto” possa tradursi nel conservare lo
stadio di Pier Luigi e Antonio Nervi per poi seppellirlo sotto una struttura
abnorme, che ne cancellerebbe la nuda essenzialità e lo collocherebbe fuori
scala, alterandone il rapporto con il contesto urbano. L’esterno dello stadio
letteralmente scomparirebbe, preceduto da una selva ridondante di giganteschi e
fantasiosi telai in acciaio, lontanissimi dalla razionale sobrietà materica e
morfologica del Flaminio.
In definitiva, non possono non rilevarsi le contraddizioni contenute nella
stessa relazione di progetto tra i generici intenti e le ridondanti espressioni
di riconoscimento dell’opera dei Nervi: è possibile intervenire su impianti
esistenti, anche vincolati, con progetti coerenti e di qualità, a condizione che
vi sia una visione strategica condivisa tra pubblico e privato (pag. 29); gli
stadi storici vincolati possono essere modernizzati senza rinunciare
all’identità originaria (pag. 30); La proposta di riqualificazione dello stadio
Flaminio si fonda su un equilibrio delicato tra conservazione e innovazione.
L’obiettivo è duplice: da un lato, proteggere e valorizzare gli elementi
identitari dell’impianto progettato da Pier Luigi Nervi (pag. 33): ma Pier Luigi
non lo aveva progettato con il figlio Antonio? Per gli attuali progettisti la
cosa non ha importanza. Gli elementi che definiscono il valore architettonico e
strutturale dell’edificio sono molteplici … tra questi spiccano la pensilina
della tribuna Ovest (pag. 33): come mai, allora, vogliono rimuoverla? E si
potrebbe continuare.
In conclusione, si ribadisce che il progetto è in totale contrasto con le
motivazioni che hanno indotto il competente Ministero a decretare
l’interesse culturale dello stadio. Occluderne l’immagine e parcellizzarne
la complessiva percezione è contrario, infatti, a qualsiasi intento di tutela e
modificherebbe la natura ‘pubblicistica’ dell’opera, che non sarà più percepita
nelle condizioni che rappresentano le modalità percettive di un’opera pubblica
contemplate dalla letteratura economica.
Una selva di telai metallici gesticolanti, di scale aeree, di passerelle, ben
lontana dalla essenziale successione dei sostegni di Pier Luigi e Antonio Nervi,
sostengono le gradinate aggiuntive del nuovo progetto, enfatizzandone il ‘fuori
scala’ rispetto allo stadio esistente. Anteponendovisi, ne frantumano l’immagine
unitaria, cancellandone ogni suggestione proveniente dal felice connubio tra
architettura e paesaggio, di cui l’opera dei Nervi era stata un’interprete
d’eccezione.
Richiamiamo, in proposito, quanto fin dal 1936 scriveva Walter Benjamin
sull’architettura: “Delle costruzioni si fruisce in duplice modo: attraverso
l’uso e attraverso la percezione. O, in termini più precisi: in modo tattico e
in modo ottico … Non c’è nulla, dal lato tattico che faccia da contropartita di
ciò che, dal lato ottico, è costituito dalla contemplazione” (W. Benjamin,
L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, 1936).
Le motivazioni e le prescrizioni contenute nella dichiarazione di interesse
culturale dello stadio Flaminio di Roma sono interamente recepite dal Piano di
Conservazione elaborato nell’ambito del programma Keeping It Modern, finanziato
dalla Getty Foundation e acquisito in atti dalla Soprintendenza Speciale
Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma con prot. 346-A del 04.01.2021. A
riprova di ciò, in una nota del 29.01.2021 con prot. 4827-P, il Soprintendente
Speciale ha concordato nel ritenere “il Piano di conservazione elaborato quale
strumento indispensabile in vista degli auspicabili interventi di restauro”.
Ugo Carughi Ex Presidente Docomomo Italia Membro del Consiglio di Direzione e
Coordinamento Tecnico dei Comitati Scientifici ICOMOS Italia
Francesco Romeo ProfessoreOrdinario di Scienza delle Costruzioni Sapienza
Università di Roma
ROMA, 22 aprile 2026
Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com
24 aprile 2026
Vedi anche
Stadio Flaminio – II Municipio – cronologia materiali
18 febbraio 2026 Presentazione del progetto dello Stadio della Lazio al Flaminio
(> vai alll’articolo con il video della conferenza
26 giugno 2025 Piediperterra al Flaminio un’esplorazione urbana alla scoperta
delle trasformazioni del quartiere VEDI IL VIDEO DELL’INTERVENTO di Maurizio
Giodice sullo Stadio Flaminio
27 aprile 2025 Il video di Carteinregola: Stadio Flaminio: No a partire e grandi
eventi in mezzo alle case – SI’ alla conservazione dell’opera architettonica e
alla sostenibilità per gli abitanti
18 aprile 2025 Le associazioni diramano un comunicato: Stadio Flaminio: NO a
partite e grandi eventi in mezzo alle case SI’ alla conservazione dell’opera
di Nervi e alla sostenibilità per gli abitanti (leggi)
webinar QUALE FUTURO PER LO STADIO FLAMINIO? Ripartire dalla conservazione per
il rilancio mercoledì 6 dicembre sulle pagine FB e Youtube di Carteinregola
con Fondazione Pier Luigi Nervi Project, DOCOMOMO Italia, Associazione Ranuccio
Bianchi Bandinelli, VAS Verdi Ambiente e Società, Cittadinanzattiva Lazio (> vai
alla registrazione )
NOTE
[1] La lettera è stata inviata: alla Direzione del Dipartimento Programmazione e
Attuazione Urbanistica, alla Direzione del Dipartimento Grandi Eventi, Sport,
Turismo e Moda U.O. Gestione e Sviluppo Impiantistica Sportiva e alla
Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma; per
conoscenza al Sindaco Roberto Gualtieri, agli Assessori Veloccia, Onorato,
Smeriglio, alla Soprintendente Speciale Dott.ssa Daniela Porro , oltre alla S.S.
Lazio S.p.a.
[2] SCARICA il Decreto di interesse culturale dell’opera di P.L. Nervi dal MiC
(art. 10 lett. d del D.Lgs. 42/04), con provvedimento del 27.09.2018 n. 74.
[3]Vai al sito Stadio Flaminio della Getty Foundation: Lo Stadio Flaminio di
Pier Luigi e Antonio Nervi a Roma: un piano di conservazione interdisciplinare
con la storia dello Stadio e il progetto L’iniziativa, promossa in accordo con
il Comune di Roma, il Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica della
SAPIENZA Università di Roma, la Pier Luigi Nervi Project Association e
Do.Co.Mo.Mo. Italia alla Getty Foundation – una delle istituzioni internazionali
più prestigiose che sostengono la ricerca sull’arte, l’architettura e la
conservazione – ha ottenuto il sostegno alla elaborazione di un piano di
conservazione dello stadio Flaminio nel quadro dell’iniziativa di sovvenzione
internazionale Keeping it Modern. Il programma di ricerca, dal titolo Lo Stadio
Flaminio di Pier Luigi e Antonio Nervi a Roma: un piano di conservazione
interdisciplinare, è stato approvato con delibera del 1 giugno 2017 ed è stato
sviluppato da un team di specialisti nei vari settori disciplinari coinvolti
nella ricerca, sotto la supervisione di un comitato scientifico internazionale.
[4] 29 aprile 2025 l’Assemblea capitolina approva la Delibera di Giunta del 3
aprile “Studio di Fattibilita’ relativo ai lavori di ”Restauro e
Ristrutturazione dello Stadio e del Parco Polisportivo Flaminio mediante
recupero con restauro, ristrutturazione e valorizzazione dello Stadio Flaminio
di Roma con annessa proposta di partenariato ai sensi del medesimo art.1, comma
304, lettera ”a” della L. 147/2013 come modificata dall’art. 62 della L.
96/2017”, presentato dalla Costruzioni Civili e Commerciali S.p.A., in qualita’
di mandataria del R.T.I. costituita con la Rubner Holzbau S.r.l. e la S.S.D.
Roma Nuoto a.r.l.
(Protocollo N. 10151 del 02/04/2025)” SCARICA LA DELIBERA
[5] 18 febbraio 2026 Presentazione del progetto dello Stadio della Lazio al
Flaminio (> vai alll’articolo con il video della conferenza