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[Atene, Grecia]: Nuclei di Azione Diretta – Rivendicazione dell’attacco incendiario contro l’OPEKEPE
> Da Indymedia Atene, 22.05.26 I Nuclei di Azione Diretta rivendicano l’attacco incendiario all’edificio dell’OPEKEPE* in via Domokou. Il nucleo che ha eseguito l’attacco si è mosso in una zona piuttosto sorvegliata e ha agito in un edificio protetto da una pattuglia della polizia, eppure il piano è stato portato a termine con successo. L’attacco è dedicato a chi soffoca nella tetra situazione del Paese, a chi è oppresso dall’ansia di arrivare a fine mese, a chi sogna lampi di vendetta contro la barbarie di una quotidianità ingiusta e sorride al pensiero di un atto di resistenza politica. Ma soprattutto a coloro che, con le loro azioni, cercano di plasmare il grande mosaico della resistenza radicale al capitalismo e ai rapporti che esso riproduce nel corpo sociale. A coloro che, con o senza motivo, attaccano le strutture e il potenziale umano del nemico. Faro e guida di tutti i nostri attacchi è e sarà sempre il combattente armato Kyriakos Xymitiris. Chiediamo ancora una volta a chi lotta di organizzare subito la resistenza contro il totalitarismo moderno. Di utilizzare lo strumento dell’azione diretta contro le strutture del sistema che ci opprime e passare all’attacco. Che l’esempio di altruismo di Kyriakos sia per tutti noi una fonte di energia per combattere la battaglia per la sopravvivenza contro la tirannia del cappio economico e la mannaia dell’assimilazione e dell’indifferenza. Del resto, in questi giorni bui che stiamo vivendo, la vittoria consiste semplicemente nel rimanere umani. La vittoria consiste semplicemente nel lottare per la libertà. Questa volta non abbiamo scelto come obiettivo uno dei tanti rappresentanti del sistema. Abbiamo colpito questo organismo specifico perché riteniamo che racchiuda in sé tutto il marciume contro cui lottiamo in ogni aspetto della nostra vita. Ma è anche un modo per attaccare simbolicamente uno dei tanti pilastri del regime di Mitsotakis che ha devastato la scena politica nazionale negli ultimi sette anni. Per evitare equivoci, precisiamo che la definizione di “regime” che attribuiamo al governo di Nea Democratia degli ultimi anni tiene conto dei limiti esistenti in un sistema politico democratico-borghese di uno Stato membro dell’Unione Europea, come la Grecia. Tuttavia, la concentrazione di un grande potere politico ai vertici del governo, il controllo dei media, l’assegnazione diretta di incarichi a persone di fiducia e amici, l’aumento della repressione e la limitazione dei diritti democratici fondamentali, il controllo delle carceri da parte della polizia, il controllo assoluto della giustizia civile e il modo generale di esercitare il potere, insieme alle forti somiglianze con altri politici che la pensano allo stesso modo (come Orbán in Ungheria), ci portano a ritenere che, al di là di un governo formale che opera nell’ambito del sistema capitalistico, nel nostro Paese ci siano segni di degenerazione verso un regime completamente corrotto, rigido e repressivo, pur rimanendo nel contesto occidentale. Ma come funziona questo regime e quali sono i suoi pilastri? Una delle prime mosse di Nea Democratia, appena un mese dopo la sua vittoria alle elezioni nell’agosto del 2019, è stata l’approvazione della legge 4622 sul cosiddetto “Stato Esecutivo”. Questa legge, tra le altre cose, ha istituito la cosiddetta Presidenza del Governo, che risponde direttamente al primo ministro. Si tratta di un organismo extra-istituzionale che opera al di sopra di tutti e che, oltre ad accontentare centinaia di funzionari di nomina conservatrice, concentra un grande potere nelle mani del primo ministro e del suo gruppo (le cosiddette segreterie di governo). Con lo stesso atto legislativo, l’EYP, l’ERT** e l’Agenzia di stampa Atene-Macedonia sono passati sotto il controllo della Presidenza del Governo, ovvero del primo ministro. Come è facile intuire, questa legge e la struttura di esercizio del potere statale che ha creato hanno concentrato un’enorme potenza politica nelle mani di pochi, svolgendo un ruolo catalizzatore nel funzionamento del regime descritto sopra. I segretariati istituiti costituiscono i pilastri di questo sistema. Un esempio emblematico è il controllo dell’EYP e di altri meccanismi parastatali che toccano anche la criminalità organizzata, esercitato tramite il nipote del primo ministro, Grigoris Dimitriadis. Dimitriadis ha ricoperto la carica di Segretario Generale del Primo Ministro per i primi tre anni. Era, cioè, a capo di tutte le segreterie che abbiamo descritto come pilastri dello Stato Esecutivo. Le intercettazioni illegali di esponenti istituzionali del Paese, giornalisti o nemici del regime a scopo di ricatto, il controllo di circuiti illegali, gli appalti diretti di opere pubbliche di piccola o grande entità a specifiche società che sono in buoni rapporti con i vertici del governo (come la GEK TERNA del testimone di nozze di Gerapetritis), l’influenza sulla “giustizia”, l’“acquisizione” di gran parte dei media tradizionali tramite la lista di Petsas e la creazione di meccanismi parastatali con denaro pubblico come Ομάδα Αλήθειας*** [Squadra della Verità] hanno un unico e comune obiettivo. Il controllo assoluto della vita politica ed economica del Paese. La sua trasformazione in un feudo per pochi eletti. La repressione ha un ruolo fondamentale per il consolidamento di queste formazioni. La repressione, infatti, può essere un fattore fondamentale per il consolidamento di ogni potere politico, ma in un sistema in cui la politica praticata ha una visione autoritaria, essa occupa una posizione centrale nel suo nucleo. Possiamo avere un ministro che ha fallito completamente nel garantire la presunta “sicurezza” dei cittadini, con un aumento della “criminalità” interna, dei “contratti di morte”, dei morti per violenza tra tifosi, dei decessi in carcere, della “criminalità” minorile, del consumo di droga, e così via; eppure, rimane al suo posto come “uomo di successo”, perché svolge fedelmente il suo ruolo di ingranaggio fondamentale nella protezione del regime. L’unica cosa che interessa a qualsiasi governo capitalista, e tanto più a Nea Democratia con la sua concezione autoritaria del potere, è blindare il sistema da qualsiasi minaccia. In questo contesto si inseriscono il divieto di manifestazioni, l’occupazione militare di zone del centro di Atene da parte della polizia, la repressione nelle università, i numerosi posti di blocco quotidiani nelle strade delle grandi città, gli omicidi dei rom, il nuovo codice penale, i cimiteri di rifugiati alle frontiere e i campi di concentramento per immigrati, e l’elenco non finisce qui. In poche parole, il dogma “Legge e Ordine” del regime non ha nulla a che vedere con la “sicurezza” dei cittadini, come invece viene spacciato; al contrario, costituisce il suo scudo protettivo contro chiunque, uomo o donna, si senta soffocare al suo interno e lotti per rovesciarlo. Un altro pilastro è l’OPEKEPE, un’organizzazione corrotta. Non ci dilungheremo in descrizioni dettagliate della parte “tecnica” di questo enorme scandalo. Del resto, sono cose note a tutti. È però scandaloso il modo in cui questi farabutti agivano. In un Paese in cui i segni della crisi economica sono ancora visibili. Con l’inflazione e il caro vita che strangolano una parte significativa della popolazione. Con le bollette, il fisco e i beni di prima necessità che sembrano inaccessibili, mentre allo stesso tempo un esercito di ministri, parlamentari, dirigenti e anche elettori si arricchisce con il denaro pubblico, che altrimenti odiano così tanto e per il quale gridano alla privatizzazione di tutto. È esasperante constatare che, dalle dichiarazioni patrimoniali dei politici e dei dirigenti di Nea Democratia, risulta che il loro patrimonio si sia raddoppiato, triplicato o quadruplicato negli ultimi 7 anni. È scandaloso che ogni appalto, piccolo o grande che sia, venga assegnato direttamente ai membri di Nea Democratia a prezzi anche dieci volte superiori a quelli di mercato. È scandaloso che tutti questi approfittatori abbiano accesso al catasto per dichiarare appezzamenti inesistenti e incassare migliaia di euro. È scandaloso che tanti agricoltori, allevatori, vittime di incendi e gente comune siano stati esclusi dai sussidi, così che potessero essere incassati “a mani piene” da chi aveva accesso al “sistema blu” [blu è il colore di ND, Ndt]. È scandaloso che, nonostante si supponesse che il sistema fosse stato smantellato, secondo le denunce la spartizione dei sussidi illegali continui come se nulla fosse. È scandaloso che, a seguito dello scandalo dell’OPEKEPE, in cui è già coinvolto il 20% della maggioranza di governo, Mitsotakis tenga un discorso in cui dichiara che continuerà la battaglia contro lo Stato profondo senza che si muova una foglia. Il re è morto… Viva il re. Lui e la sua famiglia, che sono la definizione stessa dello Stato profondo, ripuliranno il Paese. L’arcivescovo della corruzione e capo del regime sporco che abbiamo descritto punta il dito, mentre in questo specifico scandalo sono coinvolti non solo deputati e ministri del suo partito, ma anche membri della sua cerchia ristretta. Per noi, il modo in cui funzionano tutte queste organizzazioni, come l’OPEKEPE e il Fondo di Rilancio [corrispettivo greco del PNRR, NdT], gli appalti diretti a specifici amici e persone di fiducia, al di là dei fenomeni di marciume e corruzione evidente, sono in un certo senso pilastri di stabilizzazione e perpetuazione del regime. Non è certo un caso che la maggior parte dei sussidi venga destinata alle regioni in cui il partito di governo ha bisogno di rafforzare i propri consensi e a persone influenti, attraverso le quali una parte di quel denaro sporco verrà distribuita a vari destinatari. Come è facile intuire, questo meccanismo non solo crea condizioni di disparità nelle competizioni elettorali, ma genera anche interessi particolari “di classe” o, meglio, interessi economici in una parte dell’elettorato che, con la logica del “io sto bene e chi se ne frega del mio vicino”, compie le proprie scelte. Non siamo qui per dire cose piacevoli. Non crediamo in alcun ruolo storico di alcun soggetto, specialmente nel mondo contemporaneo. Riteniamo che ognuno di noi venga giudicato in base alle scelte che compie nella vita di tutti i giorni. La maggior parte degli elettori di ND non vota il partito nonostante gli scandali, ma proprio a causa di essi. Sanno molto bene, con il passare degli anni, che, che si tratti di briciole o di una buona fetta, anche loro hanno qualcosa da aspettarsi dalla “torta”. Il voto a Nea Democratia è un compromesso. Che si tratti di un vantaggio individuale o familiare, non si tratta mai di un processo che mira a un profitto o a un interesse collettivo. Chi acquista il pacchetto economico “governo ND” vuole ardentemente che lui – e magari anche i suoi cari – godano dei frutti della fetta di torta, non una collettività più ampia; e se accadesse qualcosa di diverso, si sentirebbe tradito, persino un imbecille. Da qui le risate che dovrebbero suscitare le analisi di sinistra sul costo elettorale che gli scandali comportano per il governo. Puri desideri. Anche in questo caso, l’unico vantaggio verrà dal grande zoccolo duro di opportunisti che invade il Paese, con tutta la destra e la frangia apolitica che desiderano ardentemente una nuova elezione di Mitsotakis, per rinnovare il “contratto” di profitto. Anche coloro che si atteggiano a puri e immacolati e sostengono di volere uno Stato affrancato dagli scandali e pulito dal letame dell’Augea clientelare, in realtà o vogliono entrare anche loro nel gioco, o insistono nella purezza del loro inganno per l'”europeizzazione” dell’apparato statale. L’unica cosa certa è che non abbandoneranno il gregge per amore della stabilità della loro vita. Per questa stabilità, per la sopravvivenza dei privilegi di cui godono, venderebbero anche la madre. Non si tratta di una critica moralista. Non ci interessa dividere il mondo in buoni e cattivi, onesti e disonesti. Una grande fetta di greci ci campa, e alcuni di loro si arricchiscono grazie alla riscossione di affitti o altri redditi passivi, mentre il fiore all’occhiello dell’economia nazionale riguarda le attività legate al turismo (compresa la ristorazione) e al settore immobiliare che guardano costantemente ai fondi europei, agli accordi e ai contratti con lo Stato e gli enti locali. Lo sviluppo e lo sfruttamento capitalistico sfrenato, finalizzato al profitto di determinate caste, richiede arbitri e amministratori politici che, naturalmente, a loro volta, talvolta entrano nella danza del denaro. Ma, soprattutto, come le mafie, creano i famosi rapporti clientelari per acquistare influenza politica e voti. Gli elettori accettano volentieri questo patto e tutti insieme formano un rapporto di scambio che la gente comune, ormai assuefatta, non è affatto disposta a perdere, insieme alle briciole che le vengono offerte dai servizi governativi in nome di una società di pari opportunità e trasparenza. Naturalmente, tutto questo non comporta responsabilità orizzontali, né benefici orizzontali, siano essi economici o politici. L’intero sistema è regolato da una verticalità e da una gerarchia che, ovviamente, avvantaggiano pochi eletti, in questo caso il governo Mitsotakis. Nel 2010, con i memorandum, questo “patto” tra l’apparato statale e gli elettori si è infranto, poiché alla crisi economica generale si è aggiunta l’incapacità di attuare politiche “di sviluppo” opportunistiche e predatorie, insieme alla perdita, in larga misura, delle relazioni clientelari e delle relative aspettative. Naturalmente, l’intero sistema non è scomparso né ha smesso di funzionare, ma si è semplicemente ridotto e ha continuato a esistere in misura più limitata. Ora, però, si è completamente ripreso e sta vivendo giorni di gloria con il regime di Mitsotakis. Lo scandalo dell’OPEKEPE è un esempio lampante e clamoroso di questa situazione, essendo uno degli strumenti più efficaci del governo per ridefinire la propria politica di influenza nelle province non tradizionalmente blu (come Creta) e per rafforzare la propria base elettorale tra gli elettori più tradizionali. Il risultato sono stati due mandati consecutivi di quattro anni senza un vero avversario e ora, matematicamente, ci stiamo dirigendo verso il terzo. Ribadiamo che gli scandali costituiscono il trampolino di lancio per la nuova vittoria elettorale di ND e non un peso morto per il nucleo indissolubile dell’ala destra nella popolazione generale, che ne costituisce la maggioranza. Le illusioni e le favole su un popolo stanco degli scandali lasciamole ai bambini, che hanno sempre bisogno di belle storie per addormentarsi la sera. Ci sono sicuramente parti del tessuto sociale che ribollono sotto la superficie e che hanno bisogno solo di una scintilla per esplodere. Ma nulla arriverà da sé, nulla cadrà come un frutto maturo. Al diavolo gli auguri e le fanfare per il popolo innocente in generale e in modo vago. La santificazione di un soggetto confuso come questo sacco nebuloso chiamato “popolo” ci ha stancato. Lì dentro incontreremo tanti utili idioti e fanatici di una vita appariscente e immortalata in ogni momento su social media soffocanti e privi di ossigeno, ovvero il nulla assoluto. Il regno della distrazione e della bolla del denaro facile e veloce. Per molti, il valore della crescita economica e del successo, spesso a spese degli altri, costituisce la loro Terra Promessa, e la loro indifferenza per la morsa della vita costosissima e insopportabile del prossimo è una ricompensa e una dolce pacca sulla spalla in una quotidianità spietatamente competitiva. Mors tua, vita mea. La tua infelicità, la mia elevazione. I rifiuti possono essere paragonati con zelo per creare un valore distorto, ma rimangono sempre nella discarica. Leggere la realtà con occhio lucido non significa arrendersi o accettare la sconfitta. Creare schemi immaginari e soggetti collettivi, al giorno d’oggi, oltre a essere una concezione incapace di comprendere il modo in cui si evolve la vita e il funzionamento del sistema, riteniamo contribuisca alla delusione che tutti noi proviamo. Perché quando ti aggrappi a modelli del passato e a situazioni inesistenti, prima o poi la realtà busserà alla tua porta. Agire nel presente è fondamentale perché riteniamo che la dignità umana e il modo in cui si attraversa la propria epoca siano i valori supremi della vita. Se con le nostre poche forze cerchiamo di mantenere viva la fiamma in tempi difficili, è perché crediamo profondamente che, affinché i movimenti rivoluzionari abbiano un presente e soprattutto un futuro, sia dovere di tutti noi alimentare la resistenza combattiva nel presente. Manteniamo sempre viva la sfida della lotta radicale e sovversiva. Se ci rivolgiamo a qualcuno al di là dei nostri compagni e delle nostre compagne, ci rivolgiamo a chiunque abbia occhi e orecchie aperte. A chiunque si senta soffocato da questo sistema, ma che non ha ancora trovato un modo per combatterlo. A chiunque non si preoccupi del proprio tornaconto personale, ma riconosca l’ingiustizia, le discriminazioni, lo sfruttamento e l’offesa alla dignità umana che stanno diventando un rullo compressore ai nostri giorni. Contro la putrefazione che abbiamo descritto poco fa, staremo al fianco di chiunque desideri assaporare un po’ di giustizia individuale di fronte allo spauracchio di questa vita soffocante. Al fianco di chi, in modo spontaneo e viscerale, sogna di riprendersi ciò che gli spetta di diritto, di escogitare piani di vendetta irrealizzabili e audaci contro il padrone che li ha rovinati, contro il banchiere che ha ordinato il pignoramento della casa di uno di loro, contro il Delta o il Matatzis che vivono nel loro quartiere, contro i mercanti di sogni che, in qualità di deputati o ministri, si divertono a rovinare le vite delle persone. Molti arrivano a un punto di svolta estremo, in cui credono di non avere più nulla da perdere, e compiono la loro personale esplosione di ribellione. Il passaggio alla prospettiva rivoluzionaria avverrà solo da parte di chi comprende di avere molto da perdere e rischierà tutto per una fiamma che non riuscirà a vedere. P.S. Dedichiamo la nostra energia agli anarchici arrestati per la rapina in banca a Kato Tithorea. FORZA E CONVINZIONE FINO ALLA FINE. Solidarietà alle compagne Marianna Manoura e Dimitra Zaraveta. Onore al combattente armato Kyriakos Xymitiris. Vittoria alla lotta della comunità di Prosfygika! Forza ad Aristotelis Hantzis e Suzanne Doppagne in sciopero della fame! COMPLICITÀ CON TUTTI I GRUPPI DI AZIONE DIRETTA CHE HANNO MANTENUTO VIVA LA SCOMMESSA DELLA SOVVERSIONE Nuclei di Azione Diretta -------------------------------------------------------------------------------- *L’OPEKEPE è l’organismo statale incaricato della distribuzione degli aiuti UE agli agricoltori greci, in altre parole si tratta dell’ente che gestisce e distribuisce in Grecia i fondi della Politica agricola comune (PAC) dell’Unione europea. Curiosamente, solo tre giorni dopo l’uscita di questa rivendicazione è esploso un nuovo scandalo intorno alle frodi milioniarie sui fondi UE da parte dell’OPEKEPE, con decine di arresti tra Creta, Salonicco e Atene. ** EYP e ERT sono rispettivamente il servizio di intelligence nazionale e il servizio radiotelevisivo pubblico in Grecia. *** Omada Alithias, è una piattaforma di social media creata per influenzare l’opinione pubblica greca con disinformazione e fake news per fare propaganda per il governo di Mitsotakis e screditare le voci dissidenti. Questa ossimorica “Squadra-Verità” sembra del resto ricalcare in modo inquietante la meglio nota “Truth” di Trump.
[Atene, Grecia]: Attacco esplosivo contro l’EFKA di Kallithea
> Da Abolition Media, 08.05.26 «La resistenza violenta è affascinante, è speranza in un mondo disperato e silenzioso». Mentre la maggioranza della società cerca di adattarsi a un mondo soffocante, un mondo in cui nemmeno il respiro è scontato, in cui la morte è all’ordine del giorno, in cui l’industria bellica rapidamente si sviluppa, in cui i governanti calpestano la dignità umana e in cui il sangue scorre come acqua, imponendo tutto ciò come normalità, alcuni scelgono di ribellarsi all’oppressione, di rifiutare la sottomissione e di non accettare l’assimilazione della miseria. Alcuni scelgono di combattere, di correre dei rischi, di combattere chi li spoglia dei loro sogni… con orgoglio e combattività. Uno di loro era il combattente armato Kyriakos Xymitiris, ucciso da un’esplosione il 31 ottobre del ’24 mentre maneggiava materiali esplosivi in un appartamento ad Ampelokipis. A ciò ha fatto seguito la vendetta del potere statale , con la custodia cautelare di Marianna Manoura, ferita dall’esplosione, e di Dimitra Zaraveta, nonché di Dimitris, Nikos Romanos e A.K. Dopo un anno e mezzo di carcere, il processo è finito con l’assoluzione degli ultimi tre, mentre le due compagne sono stati giudicate colpevoli di appartenenza a un’organizzazione terroristica. Marianna M. è stata condannata a 19 anni di carcere, mentre Dimitra a 8. Non dovremmo sorprenderci né degli arresti senza prove né delle condanne. Questa è la guerra del potere e chiunque combatte verrà represso, e questo è il minimo. Innumerevoli le vittime della repressione di Stato, migliaia i morti. Modificando e inasprendo il codice penale, lo Stato preannuncia un regime totalitario moderno in cui chi non si adegua rischia la morte o il carcere. I giudici, in quanto eterni difensori dei padroni, condannano ogni esistenza delinquente, tutto ciò che si discosta dalla monotona realtà distopica, dall’esistenza priva di libertà che ci costringono ad accettare. Con le loro decisioni infami, condannano le persone al confinamento in una cella, all’esposizione alla violenza dilagante all’interno delle carceri, alla recisione violenta dei legami familiari e di amicizia e all’orrore della sparizione nel nulla. Nei tribunali, dove il debole vede la propria vita distrutta per reati minori, ministri, parlamentari e ricchi la fanno franca. Dimostrando che l’essenza della giustizia civile è quella di non voltare mai le spalle agli sporchi interessi dei governanti. Alcuni dei loro interessi più importanti sono indiscutibili: il soffocamento dell’azione politica anarchica, la repressione delle lotte per la libertà, il logoramento dei combattenti con accuse inconsistenti, detenzioni arbitrarie e pene pesanti. Ma l’azione politica non si piega. Nelle prime ore del 23 aprile, un ordigno esplosivo è stato collocato nell’EFKA* di Kallithea, i motivi sono evidenti e innumerevoli. L’EFKA, in quanto ulteriore struttura dello Stato, è complice della schiavitù salariale e, dall’altro lato, responsabile del nostro dissanguamento economico attraverso le tasse. Il congegno si è innescato, provocando l’incendio all’ingresso dell’edificio, ma non è esploso perché, secondo alcuni media di regime, qualcuno all’interno ha cercato di “neutralizzarlo” con un tubo dell’acqua prima dell’arrivo dei vigili del fuoco. È un dato di fatto che, nei tempi cupi in cui viviamo, esiste una sorta di uomo contemporaneo delle grandi città capitalistiche, un uomo schiacciato dal potere e dalla miseria che esso stesso crea, sottomesso a ogni decreto dei governi, che a causa della monotonia della sua vita tende a compiere azioni che lo facciano sentire utile. Così, quindi, si affretterà a spegnere gli incendi negli edifici statali, anche se al loro interno si alimenta la sua stessa soffocante repressione… Questo piccolo gesto, il posizionamento dell’ordigno, non è nemmeno la minima vendetta per la violenza che subiamo ogni giorno. Ha però un carattere determinante per le migliaia di azioni che stanno per scuotere i potenti e i loro tirapiedi. Abbiamo 2026 – e più – motivi per attaccare lo Stato e diffondere l’azione diretta in ogni angolo della Terra. Ricordando che i nemici sono vulnerabili. La nostra promessa è che non rinunceremo a nulla senza combattere, e diventa concreta in ogni azione. Con ogni mezzo distruggiamo ciò che incarna il nostro soffocamento con sabotaggi, attacchi, agitazione politica tra gli oppressi, iniziative di solidarietà e tanta voglia di fare. Il 19 marzo si è diffusa la triste notizia della morte dell’anarchico Alessandro Marcogliano e dell’anarchica Sara Ardizzone, a causa dell’esplosione di un ordigno che stavano costruendo in una fattoria abbandonata a Roma. Un evento che suscita tristezza, ma anche passione e ispirazione per intensificare la controffensiva. Coloro che cadono combattendo il potere non saranno dimenticati/e: la loro memoria e il loto spirito rimarranno vivi nelle strade della ribellione, nelle lotte contro l’oppressione e in ogni momento in cui ci mettiamo in gioco e non molliamo. Nella consapevolezza che in un mondo in cui tutto ci è stato rubato… non abbiamo molto da perdere. [Mandiamo] un segno di solidarietà alla comunità dei rifugiati occupanti e con Aristos Hantzis e Suzon Dopaggne, in sciopero della fame. Al di là delle divergenze politiche che possono sorgere, l’essenza è che prosfygika [quartiere occupato di Atene attualmente sotto sgombero, NdT] rimane una viva controproposta di collettivizzazione dei nostri bisogni nel qui e ora, dove fiorisce la solidarietà e dove si combatterà fino alla fine. Poliziotti, padroni e altra feccia fuori dai territori liberati. Lotte incessanti, fino a quando l’ultima galera non sarà data alle fiamme, fino a quando la nostra oppressione non sembrerà solo un brutto ricordo. Andiamo avanti con discorsi e azioni incendiarie per la liberazione, per un mondo senza confini, nazioni, stati, discriminazione e sfruttamento. Contro le logiche riformiste che ci fanno adagiare, le condizioni per la rivoluzione stanno maturando grazie a noi, con ogni nostra azione, con ogni momento di disobbedienza. Il momento è qui e ora, sempre e ovunque. Forza illimitata e rispetto a coloro che percorrono le strade del fuoco, il loro passo saldo e deciso è fonte di ispirazione per tutti noi. Solidarietà ai/lle ribelli di tutto il mondo. La libertà sboccia tra le macerie del potere, e anche se abbiamo ancora molta strada da fare… coloro che hanno osato sognare la illumineranno con l’azione. Onore al combattente armato Kyriakos Ximitiris, all’anarchica Siniša Paraskevaidou, al compagno Alessandro Marcogliano e alla compagna Sara Ardizzone. FORZA E INGEGNO AD OGNI ESISTENZA CHE RESISTE MARIANNA, DIMITRA, FORTI FINO ALLA LIBERTÀ FUOCO ALLE PRIGIONI E AGLI OSPEDALI PSICHIATRICI Cammino Ardente e Ostinato Testo originale su Indymedia Atene -------------------------------------------------------------------------------- *L’EFKA è il fondo assicurativo governativo che in Grecia si occupa di assicurazione sanitaria, pensioni e sussidi di disoccupazione.
[atene, grecia]: Rivendicazione per l’attacco incendiario contro l’auto di Dimitris Karonis, professore del Politecnico di Zografou, da parte di Commando Kyriakos Xymitiris
> Da La Nemesi, 27.04.24 I SILENZI DEVONO TRASFORMARSI IN GRIDA In un’epoca di silenzio opprimente e apatia diffusa, è necessario prendere posizione e agire. Come meglio possiamo, ma dobbiamo agire. Non ci sono scuse, non c’è spazio per rinvii e indugi. Il mondo corre a una velocità folle, ci supera, ci calpesta e non rimane nulla in piedi, eppure noi facciamo finta che non stia succedendo nulla. I MORTI AMMAZZATI SUI TRENI E NELLE FABBRICHE, QUELLI UCCISI TRA LE MACERIE DI GAZA, LE BAMBINE UCCISE A MINAB, LE PERSONE UCCISE A COLPI DI PISTOLA ALLA SCHIENA IN MINNESOTA. In ogni angolo del pianeta, il monopolio statale della violenza deve essere messo in discussione. Nel teatro dell’assurdo e della più oscura distopia che stiamo vivendo, restare al nostro posto impassibili costituisce una complicità sanguinosa. Una complicità sporca di sangue, quella di una società di persone con il sorriso sfregiato, il passo docile e le mani sporche di sangue. Una società caduta in un “dolce” letargo tra le braccia di un Morfeo digitale (cultura mediatica contemporanea, comunicazione e, in definitiva, disinformazione) e che sta vivendo una crisi pandemica non eccezionale, ma permanente, i cui sintomi, questa volta, sono l’apolitica sudditanza e la dedizione esclusiva di ciascuno alla propria esistenza. L’alternativa a questo lento ma doloroso soffocamento assimilatorio la troviamo in un atteggiamento esistenziale dignitoso e in una scelta consapevole di fronte a un sistema insaziabile, nonché nella profonda empatia e solidarietà verso chi ci sta accanto. Passiamo quindi all’azione e rivendichiamo la responsabilità dell’attacco incendiario contro l’auto del professore Dimitris Karonis, nella zona del Politecnico di Zografou. Su ordine del partito Nea Dimokratia, Karonis ha insabbiato la verità sul caso di Tempi. Dall’omicidio di 57 persone a Tempi… Dopo l’omicidio di Tempi, la banda al potere ha sferrato un’enorme campagna di insabbiamento utilizzando ogni mezzo possibile e immaginabile. Coperture, dichiarazioni dei ministri, opuscoli governativi, giornalisti pappagalli, commissioni e conclusioni. Ed eccoci al nocciolo della questione. Il 13 maggio 2025, il professore del Politecnico di Atene Dimitris Karonis, su ordine del giudice istruttore Bakaimis, pubblica la relazione sulle cause dell’incendio che ha seguito la collisione dei treni. Non ci soffermeremo sui dettagli tecnici che non ci riguardano e che non servono a nessuno. Ci soffermeremo, invece, a dimostrare come Karonis sia diventato una pedina dei mafiosi di Nea Dimokratia, con l’obiettivo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da questo omicidio. Karonis ha impiegato ben 14 mesi per elaborare le sue conclusioni, in aperta collaborazione con i funzionari governativi. 14 mesi interi in cui il governo aveva ampiamente pubblicizzato il tanto atteso rapporto, che, come il ponte di Arta, ogni giorno crollava. È evidente che hanno lavorato bene insieme per ottenere il risultato desiderato. Secondo quanto dichiarato dal portavoce del governo, Pavlos Marinakis, la mattina di martedì 13 maggio, «la storia dell’insabbiamento crolla fragorosamente» e «hanno imbastito una falsa storia per far arrabbiare la gente, ma ora finalmente si pone fine a questa volgarità». Ora tutti i burocrati di Nea Dimokratia citano le 132 pagine del rapporto Karonis e proclamano con enfasi che la tesi sul carico illegale è stata smentita e che le cose stanno lentamente tornando alla normalità. Ma qualcuno crede davvero che la conclusione di Karonis non sia stata il risultato di pressioni, manovre e ricatti? Chi è così ingenuo da accettare l’idea che l’intero apparato governativo si sia basato, per puro caso, sulla conclusione di un tecnocrate “irreprensibile”? È significativa la dichiarazione di un genitore delle vittime di Tempi, secondo cui la conclusione di Karonis sarebbe stata COMPRATA. Ma cosa ha affermato Karonis nelle numerose pagine della sua perizia? Egli ha escluso l’ipotesi che il treno merci trasportasse un carico sospetto che avrebbe potuto provocare il fungo di fuoco. La perizia afferma che «la formazione di una sfera di fuoco in condizioni di arco elettrico ad alta intensità di corrente è possibile. Ciò significa che anche nel caso del tragico incidente oggetto dell’indagine si tratta di un’ipotesi plausibile, poiché sono stati registrati lampi attribuibili a un arco elettrico». Tale conclusione solleva una questione di sicurezza per i treni che utilizzano questi specifici trasformatori e oli di silicone. Tuttavia, in un proprio documento al riguardo, Siemens sostenne che gli oli di silicone non possono generare sfere di fuoco. Karonis esclude la presenza di un carico illegale sul treno merci, affermando che «dai dati relativi al carico del treno merci e dal rapporto di sopralluogo della polizia greca non si fa menzione da nessuna parte di materiale che abbia le caratteristiche necessarie per la formazione di una nube di vapori infiammabili in grado di creare una palla di fuoco», facendo riferimento anche ai video che mostrano il treno merci mentre attraversa la galleria di Platamonas. Ci sono voluti 14 mesi al sig. Karonis per ribadire in 130 pagine la conclusione a cui i vigili del fuoco, su ordine di Hellenic Train, avevano già convenuto sin dall’inizio, conclusione su cui Mitsotakis si era basato per orientare le indagini sin dal primo momento. Tuttavia, i vigili del fuoco hanno poi rivelato di aver subito pressioni e minacce che li hanno costretti al silenzio. In un documento redatto qualche tempo dopo, tuttavia, lo stesso Bakaimis, che aveva commissionato la suddetta perizia a Karonis, afferma in modo sorprendente e esplicito che non sussiste alcun problema di accensione o di esplosione all’interno dei trasformatori dei treni, come invece aveva stabilito Karonis. In parole povere, Karonis ha fatto il lavoro sporco per il governo, dedicando però il suo scritto alle vittime di Tempi e offendendo la loro memoria. L’IPOCRISIA HA RAGGIUNTO IL LIMITE E LA NOSTRA PAZIENZA SI STA ESAURENDO. Quando l’anno scorso abbiamo dato fuoco alla casa dell’ex presidente dell’EODASAM, Christos Papadimitriou, abbiamo scritto che “per il sistema, Papadimitriou e tutti i Papadimitriou sono sacrificabili, e per noi saranno bersagli. La conclusione dell’EODASAM è stata un tentativo molto astuto e subdolo di nascondere le responsabilità dei funzionari governativi sotto il tappeto. Del resto, quella conclusione era un primo tentativo da parte dei vertici del partito di ‘attenuare’ il malcontento sociale”. Per quanto riguarda Karonis, un altro sacrificabile agli occhi del sistema, inviamo un messaggio chiaro: non importa quanti anni passino o quanti processi ci siano, la memoria storica vi ha registrati tutti come complici e assassini. …all’appartamento in via Arcadia Quel 31 ottobre, insieme al compagno Kyriakos Xymitiris, è venuto a mancare un pezzo di ciascuno di noi. Non si è trattato di un omicidio di Stato come quelli di Tempi, o di quello perpetrato dai padroni nella fabbrica di Violanta, eppure la morte ha colpito tra i combattenti. Per noi, il sacrificio di un compagno per la lotta e l’Ideale è un faro e uno stimolo costante a proseguire la lotta con ancora più determinazione. Le verbosità retoriche non hanno alcun peso. Le dichiarazioni pubbliche prive di seguito concreto e di impatto, i lamenti degli anarchici da bar sul loro glorioso passato e il ripescaggio di “storie rivoluzionarie” dagli armadi impolverati degli anni passati non costano nulla. È giunto il momento dei fatti e della coerenza tra le parole e le azioni di ciascuno e di ciascuna. Coloro che sono ancora saldamente legati alla cintura di sicurezza e si limitano a parole vuote farebbero meglio a tacere. Onoriamo il combattente caduto che ha agito nell’ambito della lotta anarchica multiforme impugnando un’arma, oltrepassando il semaforo rosso della legalità sociale. Il sorriso di Kyriakos ci accompagna in ogni azione e in ogni pratica di lotta rivoluzionaria e di vendetta per tutti i nostri morti. Proprio mentre il processo Ampelokipoi è in corso, esprimiamo la nostra solidarietà a tutti gli anarchici detenuti in attesa della sentenza. Troverete le tracce di un intero movimento multiforme nelle mappe delle nostre lotte, là dove il potere giudiziario si preoccupa di esaurire tutta la sua sete di vendetta, formulando accuse e perseguendo con ostinazione. È ora di porre fine a questa sfrenatezza e a questa vendetta. Potremmo continuare a scrivere pagine e pagine analizzando i motivi per cui abbiamo attaccato Karonis e tutti quelli come lui. Il sistema ci offre decine di motivi per attaccare. Dalle pratiche genocidarie dei sionisti agli attacchi imperialistici degli Stati Uniti, fino al dominio interno incontrollato e agli omicidi di Stato in Grecia. ESISTE QUALCUNO CHE HA AGITO SENZA MOTIVI? Forse i motivi che abbiamo citato sono semplicemente il carburante per organizzare un attacco e nient’altro, nel senso che il sistema stesso, in ogni momento, uccide le nostre esistenze? Mettiamoci tutti a riflettere, ognuno per conto proprio, e chiediamoci se valga la pena trascorrere un’intera vita da schiavi o se sia giunto il momento di agire per la libertà. La libertà, d’altronde, non è necessariamente un punto da raggiungere sulla mappa, ma un respiro lontano dagli abissi della schiavitù della quotidianità. Sui sentieri in cui la gioia selvaggia della ribellione gonfia i polmoni di libertà, su questi sentieri, a questi bivi in cui da tempo abbiamo scelto la direzione, incontreremo coloro che ogni giorno osano e oseranno ancora in futuro tuffarsi nel vuoto del rischio e della lotta. Con le nostre borse piene di pietre, molotov, ordigni incendiari e qualsiasi altro equipaggiamento necessario. Senza esitazione o ripensamenti. Perché la nostra strada non ci ha scelti, siamo stati noi a sceglierla, e la percorriamo dai sogni d’infanzia fino agli incubi dell’età adulta. Forse la fine è già scritta, ma cosa c’è di più bello che scontrarsi con l’inevitabile? Fino alla fine. Onore eterno al guerrigliero armato Kyriakos Xymitiris e ai compagni rivoluzionari italiani Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone. Solidarietà a tutti i rivoluzionari imprigionati. Al fianco della lotta dei rifugiati e di Aristotelis Hantzis, che con la propria vita come arma combatte per ciò che è giusto. Commando “Kyriakos Xymitiris”
[ATENE, GRECIA] : rivendicazione per l’attacco incendiario all’ufficio legale di Vasilis Kapernaros
> Da Dark Nights, 23.04.26 Le Cellule di Azione Diretta rivendicano la responsabilità dell’attacco incendiario contro l’ufficio dell’avvocato di estrema destra e politico fallito Vasilis Kapernaros, nel quartiere di Kypseli, nelle prime ore del 2 aprile. Proprio come abbiamo fatto l’ultima volta che abbiamo attaccato un collaboratore dei crimini di Tempi (la residenza Vozenberg, febbraio 2025), così ora intitoliamo la cellula che ha compiuto l’attacco al guerrigliero urbano armato Kyriakos Xymiteris. Facciamo appello a tutte le forze rivoluzionarie in lotta. Che ogni compagno che elabora piani sovversivi e li mette in pratica attraverso azioni offensive, raccolga il testimone e onori la memoria del nostro compagno come merita. Per incendiare le notti tranquille della metropoli. Per correre i rischi necessari affinché possiamo dimostrare con le nostre azioni che non c’è modo migliore per ricordare e onorare i nostri morti che intensificare la guerra contro il marciume del sistema e la sua cultura dominante. Il motivo dell’attacco sferrato dal nostro gruppo contro l’ufficio di quel miserabile individuo noto come Kapernaros è il suo coinvolgimento attivo nell’insabbiamento del crimine di Tempi, in quanto è l’avvocato della Interstar Security, la società responsabile della sicurezza e della videosorveglianza della rete ferroviaria. La società che per anni ha nascosto i video dei treni che si sono scontrati quel giorno e che, insieme ad altre parti, ha contribuito all’occultamento di prove fondamentali relative al crimine. In questo momento, il rappresentante legale della società e due dirigenti dell’OSE sono sotto processo per non aver consegnato i video del treno merci in fase di carico alla stazione di Salonicco. Durante quest’udienza, come riferiscono i parenti delle vittime, Kapernaros irrompe scortato, schernisce e bulleggia le persone, culminando in un vile attacco all’ex scioperante della fame Panos Routsis. Per dirla senza mezzi termini, abbiamo a che fare con un servile lacchè. Qualche mese fa, e “casualmente” subito dopo l’intervista di Kyriakos Mitsotakis – in cui si chiedeva se esistessero video dai tunnel che mostrassero il treno merci – è apparso l’avido mascalzone, travestito da avvocato salvatore, con tre video “dimenticati”, che ha persino condiviso con un nostro vecchio conoscente, Aris Portosalte. Ha quindi scelto di farsi carico della responsabilità di distorcere i fatti e seppellire la verità sul crimine di Tempi, mettendosi sotto i riflettori della critica pubblica – come desiderano sempre queste figure megalomani. La critica che abbiamo costantemente scelto è quella del fuoco e della prassi rivoluzionaria. Kapernaros, figlio di un poliziotto, è cresciuto nella Grecia del dopoguerra civile in un ambiente che si può riassumere con lo slogan «Patria – Religione – Famiglia». Anche lui non è altro che un patriota da quattro soldi, proprio come quelli che indossavano i cappucci e tradivano i combattenti della resistenza agli occupanti, per poi combatterli sulle montagne per volere dei loro nuovi padroni come «banditi». Come quelli che, sfruttando la fame e le difficoltà della gente, hanno accumulato fortune come trafficanti del mercato nero. Tutti questi parassiti si sono presentati allo Stato del dopo guerra civile come buoni cristiani e patrioti, mentre erano la feccia più grande nella storia di questa terra. Oggi, tutti loro – come Kapernaros – propinano le solite vecchie bugie, nascondendo il loro ruolo sordido. Lui si atteggia a buon cristiano e, soprattutto, a patriota, mentre allo stesso tempo svolge un ruolo attivo nell’insabbiamento del crimine di Tempi. Dieci anni fa, presumibilmente vendeva un anti-memorandum, mentre dietro le quinte stava creando la pericolosa Alba Dorata come ulteriore forza di riserva per il sistema, al fine di impedire l’ascesa della sinistra e, ancor più, di impedirne lo spostamento verso direzioni più radicali. Naturalmente ha anche partecipato al processo contro Alba Dorata come avvocato del deputato Nikos Kouzilos, mentre contemporaneamente creava varie fazioni dello spettro politico di destra, come Allarme Nazionale Radicale e l’Unione Radicale Patriottica, con vari deputati “seri” di Alba Dorata come Synadinos, Koukoutsis e Sveroni. Allo stesso tempo, è ben noto il suo rapporto con l’ex segretario generale del governo Samaras, Takis Baltakos. Baltakos non era semplicemente il collegamento del governo con Alba Dorata; era il principale promotore dello scenario di Alba Dorata “seria” menzionato sopra, che avrebbe operato sulla base del ruolo storico dei fascisti. Come stampella per il sistema in tempi di crisi e destabilizzazione. Naturalmente, da buon esponente della destra, cristiano e patriota che si rispetti, nel 2013 è stato coinvolto in uno scandalo di evasione fiscale da 5 milioni di euro, mentre ricopriva il ruolo di avvocato civile nel processo Lingeridis, in rappresentanza della famiglia del macellaio deceduto. In questo Paese è praticamente una tradizione che tutti questi truffatori dell’establishment di destra mantengano legami con le forze dell’ordine e sottraggano fondi pubblici. In quasi tutti gli scandali finanziari, grandi o piccoli, che vengono alla luce di tanto in tanto – specialmente negli ultimi 15 anni – si osserva uno schema comune. Se non tutti, la maggior parte di loro appartiene alla destra politica. Sputano un sacco di retorica patriottica, hanno buoni agganci con le istituzioni ufficiali e puntano il dito contro chiunque si opponga a frenare questa spirale discendente. Tutto questo serve da copertura per riempirsi le tasche con fondi pubblici, senza, ovviamente, che nessuno di loro venga mai punito da un sistema giudiziario inesistente. Già anni fa, quando abbiamo visitato le abitazioni di alcuni membri di alto rango della mafia giudiziaria, abbiamo notato che il sistema di giustizia civile non affronta il problema. È il problema stesso. Non occorre essere anarchici per comprendere questo punto. Con il passare dei giorni, diventa sempre più chiaro a chiunque sia interessato come funziona questo sistema. Esso indossa il mantello del Drago quando ha a che fare con gli oppositori politici del sistema, ma anche con le persone vulnerabili che non hanno alcun sostegno politico. Viola la “presunzione di innocenza”, calpesta persino le leggi civili stesse, le ammucchia nelle prigioni e le priva della vita con estrema facilità. In tutti questi casi, i giudici severi e “intransigenti” spingono i limiti della legge e seppelliscono le persone per anni nei campi di lavoro che ora chiamiamo centri di detenzione. D’altra parte, gli stessi giudici diventano sensibili e compassionevoli quando sono accusati i propri figli. Ecco perché, se si guarda all’interno delle prigioni, si troverà solo una manciata di tutti quei criminali che, in realtà, sono gli unici a terrorizzare la società. Sono attualmente in corso due processi politici di grande risonanza, casi che riflettono tutti i doppi standard che regolano non solo il sistema giudiziario civile e le forze dell’ordine, ma il sistema civile stesso. Ci riferiamo, da un lato, al processo per il crimine di Tempi e, dall’altro, al processo dei nostri compagni nel caso Ampelokipi. Si tratta di una coincidenza diabolica, poiché riteniamo che un confronto tra i due casi convinca anche l’osservatore più ingenuo di quanto siano metodiche e sporche le indagini di polizia e le inchieste giudiziarie in questo paese. Come abbiamo detto sopra, quanto siano severi, repressivi e invasivi i meccanismi statali in un caso, mentre allo stesso tempo quanto diventino lenti, “disattenti” e “indulgenti” quando si tratta di ripulire il pasticcio lasciato dai loro superiori politici nell’altro. Le evidenti contraddizioni della mafia giudiziaria, ovviamente, non ci sorprendono affatto. Ci strappano un sorriso amaro di conferma dell’ovvio, ma l’orrore e la brutalità del potere che certi inquisitori dei giorni nostri possono esercitare contro la vita e la libertà altrui non possono essere liquidati come qualcosa di ordinario o normale. Chiunque si aspetti che i complici e i lacchè degli assassini rendano giustizia è condannato a vivere nell’oscurità e a tenere lo sguardo basso. Chiunque permetta che un compagno del caso Ampelokipi venga condannato senza spargimento di sangue e senza conseguenze dovrebbe aspettarsi che il passare del tempo lo trascini in una vita priva di scopo e direzione, poiché questo è l’unico modo per descrivere l’accettazione della sconfitta. Via Arkadias, il 31 ottobre 2024, è stata segnata da un’esplosione di scelte, dal passo di un uomo, un passo sicuro e deciso verso uno scontro frontale. Un momento critico, un momento di scelte, ci attende oggi. Non lanceremo minacce contro coloro che hanno nelle loro mani il destino della libertà dei nostri compagni sotto processo. Che si rivelino vuote o meno, le azioni e gli eventi che si svolgeranno saranno irrevocabilmente impressi nel Tempo. Ricordiamo solo a coloro che conservano ancora dentro di sé la scintilla della vendetta e della rivoluzione, per un mondo per le persone e non un mondo senza umanità, l’esempio altruistico e la vita scelta da coloro che hanno trasformato quella scintilla in un’esplosione. Kyriakos, Christos, Lambros, Christoforos. Le loro lotte e i loro appelli a un intensificarsi della guerra. È giunto il momento per tutti di compiere scelte consapevoli e critiche. Perché di fronte al regno del disfattismo e dell’assimilazione, noi sceglieremo l’immaginazione, l’ottimismo e il rischio. FORZA E SOLIDARIETÀ A MARIANNA MANOURA, DIMITRA ZARAFETA, DIMITRIS P., NIKOS ROMANOS E ARGYRI K. IL RIVOLUZIONARIO ARMATO KYRIAKOS XYMITIRIS SARÀ SEMPRE CON NOI MEMORIA RIVOLUZIONARIA PER ALESSANDRO MARCOGLIANO E SARA ARDIZZONE VITTORIA ALLO SCIOPERO DELLA FAME DI ARISTOTELIS HANTZIS E ALLA LOTTA DELLA COMUNITÀ DEI RIFUGIATI Cellule di Azione Diretta Cellula Kyriakos Xymitiris
[Heraklion, Grecia] Rivendicazione dell’attacco contro gli uffici della ANEK Lines, compagnia di navigazione operante nel settore del trasporto passeggeri via mare
> Da La Nemesi, 14.04.2026 I tragici eventi avvenuti nello stabilimento “Violanta” a Trikala e al largo di Chio sono, nel modo più crudele, la prova dello spietato sfruttamento capitalistico da parte dei padroni e della politica omicida e razzista dello Stato greco alle frontiere. Negli ultimi anni, lo Stato greco e i capitalisti greci hanno perseguito una politica di attacco frontale alle classi proletarie del Paese, con conseguenze criminali e letali. Alcuni di questi eventi hanno sconvolto la popolazione e lasciato un segno profondo nella sua coscienza. – Le cinque operaie sono state uccise nello stabilimento Violanta a seguito di una fuga di gas durata mesi e dell’esplosione avvenuta durante il turno di notte. Questo omicidio da parte del padrone riassume e mette in evidenza la situazione che lo Stato e i padroni hanno creato nei luoghi di lavoro. Le misure di prevenzione sono state ignorate per ridurre i costi e aumentare i profitti. Le segnalazioni dei lavoratori sull’odore che aleggiava nell’area e gli interventi sulle condizioni di lavoro effettuati dal Centro di Ispezione del Lavoro di Trikala sono stati ignorati. Nea Dimokratia, con l’approvazione di disegni di legge anti-lavoratori come quello recente sulle 13 ore, arma i padroni che, letteralmente e metaforicamente, giustiziano i lavoratori nei luoghi di lavoro. * Al momento della stesura di questo testo, il “signor Violanta” Konstantinos Tziortziotis ha reso una deposizione di routine e continua a circolare libero, con le mani macchiate del sangue delle cinque lavoratrici. – Il disastro ferroviario di Tempi, con lo scontro tra i treni e la morte di 57 persone, rappresenta ancora oggi una ferita aperta per la società greca, mettendo a nudo lo Stato e il capitale che, sull’altare del profitto, si disinteressano della sicurezza dei trasporti con conseguenze letali. La questione della giustizia rimane ancora oggi al centro del dibattito pubblico. Questo perché i responsabili politici competenti (ministri e governo Nea Dimokratia) e la società a cui lo Stato ha svenduto le ferrovie, Hellenic Train, rimangono impuniti dalla giustizia borghese. Questo dimostra ormai anche ai più ingenui la sua natura di classe e la sua posizione nel sistema politico e sociale del Paese. – Il 5 settembre 2023, nel porto del Pireo, Antonis Kargiotis è stato ucciso dall’equipaggio della nave della ANEK Lines mentre cercava di salire a bordo. In particolare, come è stato successivamente dimostrato, il trentaseienne, nel tentativo di imbarcarsi, è stato respinto con la forza dal primo ufficiale della nave e da un sottufficiale dell’equipaggio, che agivano di concerto con il comandante e l’ufficiale di coperta. Con il tragico risultato che Antonis Kargiotis è caduto in mare annegando tra le acque mosse della prua della nave. Il modo in cui è stato ucciso Antonis ha dimostrato a tutta la Grecia che, per il capitale e i suoi profitti, tutti noi siamo sacrificabili e superflui. Eppure, nello stesso momento in cui la compagnia ANEK Lines (appartenente all’Attica Group) uccide a sangue freddo un uomo che sta per imbarcarsi sulla sua nave, continua ad arricchirsi tutto l’anno grazie ai trasporti sempre più costosi imposti d’intesa con il governo, riceve sovvenzioni ed esenzioni fiscali da quest’ultimo, presenta condizioni di lavoro disumane nei propri locali, con numerosi incidenti sul lavoro e omicidi, come nel caso recente del marinaio ventenne addetto alla pulizia delle macchine, rimasto intrappolato e ucciso dalla porta stagna della nave. È noto, inoltre, il ruolo della compagnia nel trasporto di migranti e rifugiati in condizioni disumane all’interno delle proprie navi. Per concludere, è importante aggiungere un’altra cosa riguardo al tragico evento del 5 settembre del ’23, contrastando le mistificazioni del governo e le menzogne diffuse dai media. Gli assassini di Antonis Kargiotis non erano membri del personale ausiliario né nuovi assunti, ma alti funzionari la cui posizione e il cui ruolo richiedevano di eseguire le politiche omicide dell’azienda. Politiche antisociali e di classe ostili alla base sociale, finalizzate esclusivamente all’aumento dei profitti del gruppo Attica Group. Per tutti questi motivi, noi non dimentichiamo e abbiamo deciso di attaccare e devastare gli uffici della ANEK Lines nel centro di Heraklion nelle prime ore di martedì 10 febbraio. Dedichiamo questa azione ad Antonis, ma anche a tutte quelle persone che vengono schiacciate e uccise dalle maglie dello sfruttamento capitalistico. SCONTRO CON LO STATO E I PADRONI NON ABITUIAMOCI A MORIRE SULL’ALTARE DEI PROFITTI DEI PADRONI 28/02 TUTTI IN PIAZZA Anarchici e anarchiche