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Una vita intera, e lotta continua, contro l’amianto in Belgio e in tutto il mondo
UNA VITTIMA DEL MESOTELIOMA, CHE LO HA UCCISO NEL 2024 DOPO CHE LUI LO AVEVA COMBATTUTO IN DIFESA DI OGNI PERSONA AGGREDITA DALLA MALATTIA LETALE DIFFUSA DOVE IL MINERALE TOSSICO VIENE ESTRATTO E LAVORATO, ERIC JONCKHEERE È STATO RICORDATO ALLA PRIMA DEL CICLO DI CONFERENZE WHWB SAEED AWAN 2026.  La serie annuale di incontri dedicati alle persone che hanno contributo a migliorare la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo è organizzata dall’associazione Workplace Health Without Borders (WHWB), che nel 2023 ha intitolato la rassegna in memoria del pakistano Saeed Awan, dal 1988 fino alla morte, avvenuta nel 2014 per cause correlate alla sua attività professionale, direttore del Centro per il Miglioramento delle Condizioni di Lavoro e dell’Ambiente (CIWCE) di Lahore. La conferenza svolta martedì 29 settembre scorso era dedicata a Éric Jonckheere, presidente dell’Associazione Belga delle Vittime dell’Amianto (ABEVA) due anni fa stroncato dal mesotelioma, una forma tumorale che, come l’asbestosi, è una patologia direttamente correlata all’esposizione delle persone alle particelle di una qualsiasi delle 6 tipologie di amianto, detto anche asbesto, un minerale tossico del Gruppo 1 (classificazione IARC – Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), contenute in molti materiali, tra cui il cemento-amianto prodotto dall’Eternit in molte fabbriche ‘sparse’ in tanti paesi del mondo… Il mesotelioma aveva colpito suo padre, un direttore dello stabilimento Eternit a Kapelle-op-den-Bos, poi sua madre e due suoi fratelli – e, oltre che di persona, Éric Jonckheere combatteva contro questa malattia letale come esponente dell’ABEVA e anche come membro dell’International Mesothelioma Interest Group (iMig). E, proprio poco prima di morire, Éric Jonckheere aveva appreso che un altro suo fratello era affetto della stessa malattia che lo stava uccidendo, che negli anni prima aveva massacrato la sua famiglia e che nel mondo, dopo miriadi nel passato, è tuttora causa di oltre 200˙000 decessi all’anno. All’incontro di mercoledì scorso a lui dedicato e a cui hanno partecipato sua moglie, Dorothée Van Eecke, suo fratello, Xavier Jonckheere, e la figlia di Saeed Awan, Dua Awan. Sono intervenuti * Marc Molitor e Marie-Anne Mengeot in rappresentanza dell’ABEVA * Alec Farquhar, referente di Workplace Health Without Borders * il francese Jacques Faugeron, referente dell’Association Nationale de Défense des Victimes de l’Amiante (ANDEVA) * i canadesi Eudice Goldberg e Daniel Green, rispettivamente referenti della Fondazione canadese per il mesotelioma e dell’Association pour les victimes de l’amiante du Québec (AVAQ) * la statunitense Linda Reinstein, referente dell’Organizzazione per la sensibilizzazione sulle malattie da amianto * Sugio Furuya, segretario generale del Centro giapponese per la sicurezza e la salute sul lavoro e referente della rete giapponese per la messa al bando dell’amianto (BANJAN) e della sezione asiatica della rete internazionale per la messa al bando dell’amianto (ABAN) e il referente dell’Associazione Familiari e Vittime dell’Amianto (AFeVA) di Casale Monferrato, Bruno Pesce, che ha focalizzato l’attenzione sulla gravità del problema in Italia. In Italia infatti il mesotelioma miete oltre 1˙800 vittime all’anno e continuano a venire accertate varie patologie provocate dall’esposizione all’amianto, per la maggior parte ‘malattie professionali’, ma non solo, anche causate da contatti e inalazioni della sostanza tossica contenuta in molti manufatti e materiali edilizi. Bruno Pesce ha evidenziato: > Purtroppo, salvo lodevoli eccezioni, la presenza di questo minerale, che è > stato impiegato in mille usi non è considerata una priorità per la quale è > urgente intervenire in modo efficacemente programmato, adeguato alle risposte > da dare. > > Risposte più che necessarie e doverose, ovviamente in primis la messa al bando > dell’amianto nel mondo, ancora estratto ed utilizzato in gran parte del > pianeta, soprattutto nei paesi più estesi, con grandi giacimenti minerari, e > in particolare negli stati governati da regimi più o meno dittatoriali… > > Ci è giunta la buona notizia della decisione della Suprema Corte Federal > brasiliana in merito al “completamento” della messa al bando dell’amianto nel > più grande paese dell’America Latina: quindi avanti per l’affermazione della > Giustizia- Bonifica-Ricerca sanitaria e cura. > > In Italia invece, fatto ancora rarissimo nel mondo, sulla giustizia siamo > ancora impegnati nel penale in significativi e partecipati maxi Processi > Eternit che hanno messo in luce varie carenze molto importanti: tempi > lunghissimi, come quello del primo processo iniziato a Casale Monferrato nel > 1993 e concluso con “mancata giustizia”, deficit nell’aggiornamento > normativo/procedurale e ritardi nell’organizzazione, con rafforzamento e > formazione, della Magistratura nel suo complesso. > > Ad esempio, la prescrizione del reato di “disastro ambientale” oggi è ancora > interpretabile in maniere opposte: molti anni fa il disastro si consumava e si > avvertiva in breve tempo, mentre con l’avvento della chimica, dell’amianto, > ecc., i disastri si consumano in molte decine d’anni ma, come ha sentenziato > la nostra Cassazione nel 2014, si dichiara prescritto il “disastro ambientale > doloso” mentre il numero di migliaia di morti provocate dallo stesso amianto > criminale non ha ancora raggiunto il picco!!! > > Altro esempio lampante è il nesso tra causalità dell’insorgenza e > accelerazione del mesotelioma, vedi esposizioni multi stadio: speriamo vinca > la scienza, cioè i molteplici studi internazionali che hanno confermato il > “rapporto dose-effetto”, altrimenti nei confronti di un’esposizione > all’amianto suddivisa in due periodi, i relativi responsabili di tali gestioni > sarebbero entrambi innocenti… e ‘buonanotte’ al concorso di colpa! > > Ora attendiamo “fiduciosi” l’esito della quarta sezione della Cassazione in > merito alla sentenza del processo Eternit bis che, convocata per il 10 > novembre prossimo, delibererà sull’applicazione della condanna del reo > giudicato responsabile di omicidio colposo plurimo aggravato. > > Il nostro Sito d’Interesse Nazionale per le bonifiche è una conquista > importante, già del 1998, che, fatto unico, comprende i territori del comune > di Casale Monferrato e di altri 47 piccoli comuni del comprensorio. Così con > le istituzioni locali infatti abbiamo ottenuto molte decine di milioni di euro > erogati dallo stato italiano e così avviato molte bonifiche, ora in buon > avanzamento, il dato migliore nella nostra nazione. Pertanto credo che > dobbiamo insistere per programmare il percorso per completare la bonifica e > poter al più presto dichiarare il Monferrato un “territorio de-amiantizzato”. > > Ma complessivamente in Italia le bonifiche vanno molto a rilento e, salvo > lodevoli eccezioni, non esistono concrete pianificazioni al riguardo. Basti > pensare che l’unica discarica pubblica per materiali contenenti amianto a > Casale Monferrato è a disposizione dei 48 comuni del Sito d’Interesse > Nazionale. Nel Monferrato ve ne sono poche altre private, di cui alcune chiuse > per malaffare, e dunque la maggior parte dei materiali contenenti amianto > vengono trasportati e smaltiti all’estero… oppure in discariche abusive. > > Sulla ricerca e cura, particolarmente del mesotelioma, con la nostra > lunghissima mobilitazione e con il coinvolgimento delle istituzioni sanitarie > abbiamo ottenuto, ora da già oltre 10 anni, la trasformazione della specifica > sanità locale – ovvero degli ospedali di Alessandria e Casale Monferrato – in > una Struttura Dipartimentale Interaziendale Mesotelioma, con l’acquisizione di > personale dedicato alla ricerca. > > Si tratterebbe, quindi, di ottenere il pieno riconoscimento nazionale di > questa struttura che rapidamente è diventata un centro d’eccellenza. > > Occorre generalizzare ed ottimizzare a livello nazionale il metodo della > “totale presa in carico del paziente” e il sistema della cura e assistenza, > anche psicologica, dei malati e dei loro famigliari. Dopo aver esordito dicendo “partecipo con una certa commozione al ricordo del carissimo Erik”, di cui aveva rammentato il ruolo come “grande compagno di lotta e persona con una umanità veramente bella ed intensa”, Bruno Pesce ha concluso: > Sì, c’è ancora molto lavoro da fare, anche in tuo nome, caro Erik. > > L’amianto ha le sue multinazionali dei disastri e delle stragi, noi abbiamo la > nostra: la multinazionale delle vittime. La nostra multinazionale per la lotta > per la giustizia. Maddalena Brunasti
October 1, 2026
Pressenza
Pacifismo e nonviolenza: il ‘caso esemplare’ di Alessandria e dintorni / 1 – Una storia emblematica
ESAMINANDO I MATERIALI DOCUMENTALI CUSTODITI NELL’ARCHIVIO DALL’ASSOCIAZIONE PER LA PACE E LA NONVIOLENZA DI ALESSANDRIA CHE LE DESCRIVONO E ILLUSTRANO, ALBERTO DRERA HA ANALIZZATO LE ATTIVITÀ PRATICATE E ORGANIZZATE DAI GRUPPI PACIFISTI LOCALI NELL’ULTIMO DECENNIO DEL XX SECOLO. Subito salta all’occhio il nesso tra pace ed ecologia, due questioni fortemente correlate tra loro nelle attività dei movimenti nonviolento e ambientalista ai loro esordi 1  e oggi, proprio in queste giornate in cui è in svolgimento la terza Settimana di azione globale per la Pace e la Giustizia climatica. La collezione di volantini, manifesti e articoli di giornale e di opuscoli e riviste conservata all’Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea in provincia di Alessandria (ISRAL) fornisce informazioni sulle attività svolte dai pacifisti alessandrini dal 1968 fino al 2013 e, in specifico, nelle tre fasi epocali in cui nella città e nella provincia si è sviluppato il movimento di protesta nonviolenta. La prima fase, dal ’68 al 1975, quando si formano il Comitato per la pace di Acqui Terme e il Comitato Italia-Vietnam alessandrino; la seconda (1976-1986) in cui i collettivi pacifisti proliferano in tutto il Piemonte e si aggregano nel Coordinamento regionale dei Comitati per la pace; la terza (1987-2001) in cui i numerosi gruppi territoriali accrescono e, coagulati in coordinamenti nazionali e reti globali, si rafforzano a vicenda. Tre periodi in cui l’agenda dei pacifisti alessandrini, italiani, europei e americani era fitta di impegni: iniziative di solidarietà con i movimenti di liberazione da apartheid e colonialismo e con il popolo palestinese e le popolazioni indigene di Africa, Asia e America Latina e manifestazioni di protesta contro le guerre delle grandi potenze ‘occidentali’ nei cosiddetti ‘paesi del terzo mondo’ e la ‘crociata in Iraq’ condotta dagli USA insieme agli alleati NATO e Israele… Tra il 1990 e il 1991, mentre la prima guerra del Golfo riportava il conflitto armato al centro della scena internazionale, anche in provincia di Alessandria si levò una voce diversa: quella di cittadini, movimenti, associazioni, studenti e credenti che scelsero di opporsi alla guerra in nome della pace. Questo libro ricostruisce lo sviluppo del movimento pacifista alessandrino in uno dei momenti più delicati della storia contemporanea. Emerge il racconto di una mobilitazione civile capace di unire sensibilità diverse attorno a un obiettivo comune: affermare il valore del dialogo contro la logica delle armi  – 2 “La guerra del Golfo (1990-1991) ha rappresentato un momento spartiacque  – evidenzia l’ISRAL presentando la ricerca  3 – A poco meno di un anno dalla caduta del muro di Berlino, quando i conflitti sembravano solo un lontano ricordo, l’Iraq invase il Kuwait, producendo una serie di reazioni a livello internazionale, che poi sfociarono nell’operazione Desert Storm“. Intanto, parallelamente alla fondazione dell’Associazione per la pace (ASSOPACE), dal 1988 ad Alessandria cominciava a operare il collettivo che “nel 2002, dopo i fatti del G8 a Genova e l’attentato alle Torri Gemelle, si costituì come Associazione per la pace e la nonviolenza per meglio specificare la vicinanza ad una cultura che rifiuta la violenza, e ritiene che la riduzione delle armi, il disarmo nucleare, una democratizzazione delle Nazioni Unite, un’economia di giustizia, una distribuzione delle risorse più equa e un rispetto dell’ambiente più responsabile possano davvero assicurare una pace stabile fra i popoli e una vita dignitosa per i singoli abitanti del pianeta”. Ad Alessandria e dintorni il decennio 1990-2000 era anche il periodo delle lotte sindacali, poi civili e adesso giudiziarie contro i dirigenti delle multinazionali Eternit a Casale Monferrato e Solvay a Spinetta Marengo… … e mentre è attesa la sentenza finale del processo Eternit bis 5 all’udienza del 16 novembre prossimo al Tribunale di Alessandria comincerà la fase cruciale del procedimento contro gli imputati accusati responsabili della contaminazione del territorio alessandrino con sostanze chimiche tossiche 6. * Quali problematiche o istanze ambientaliste riverberavano nelle idee e iniziative dei gruppi pacifisti attivi ad Alessandria e dintorni nel decennio 1990-2000? > Alberto Drera  – Negli anni Novanta, per molti pacifisti alessandrini la > difesa della pace cominciò a intrecciarsi sempre più con la difesa > dell’ambiente. La guerra non veniva considerata soltanto come distruzione di > vite, città e infrastrutture, ma anche come una delle forme più estreme di > devastazione dei territori e di sfruttamento delle risorse. > > La guerra del Golfo del 1990-1991 rappresentò, da questo punto di vista, un > passaggio particolarmente significativo. Il ruolo strategico del petrolio, gli > incendi dei pozzi e le conseguenze ambientali del conflitto rendevano evidente > il legame tra guerra, interessi economici e risorse naturali. > > Da questa consapevolezza derivavano anche battaglie come quella per il > disarmo, contro la crescita della spesa militare e per la riconversione > dell’industria bellica. > > L’idea era che le risorse destinate alla produzione e alla preparazione della > guerra potessero essere orientate verso finalità sociali, civili e, in > prospettiva, anche ambientali. Proprio questa ‘contaminazione’ contribuì ad > allargare l’idea stessa di pace, non più soltanto come assenza di guerra, ma > come ricerca di un modello di società fondato sulla giustizia sociale, sulla > tutela dell’ambiente e su un rapporto diverso con le risorse del pianeta. > > Nel territorio alessandrino queste sensibilità entrarono inoltre in contatto > con un associazionismo sempre più attento alla tutela dell’acqua, dell’aria, > del suolo e della salute. > > È importante, però, non immaginare un movimento perfettamente omogeneo. > > Pacifismo e ambientalismo rimanevano esperienze distinte, ma con importanti > zone di sovrapposizione. * Quali esperienze o vicende memorabili avvenute ad Alessandria e provincia sono emblematiche della storia del pacifismo italiano, o del pacifismo in generale? > Alberto Drera  – Credo che una delle vicende più emblematiche sia il lungo > digiuno contro la guerra del Golfo, durato 42 giorni e organizzato ad > Alessandria in piazza della Libertà, dove era stata allestita la Tenda per la > pace, una sorta di quartier generale permanente dei pacifisti. > > Fu un’esperienza importante non soltanto per il suo valore simbolico e per la > radicalità della scelta nonviolenta, ma soprattutto perché trasformò > Alessandria in un punto di riferimento per il movimento pacifista nazionale. > Durante quei 42 giorni i pacifisti alessandrini mantennero infatti un contatto > costante con numerosi gruppi presenti in altre città italiane, da Bologna a > Cagliari, da Torino a Sestu, da Piacenza ad Asti, contribuendo al > coordinamento delle iniziative contro la guerra. > > Altrettanto significativa fu l’esperienza del Telefono contro la guerra. > > I pacifisti alessandrini mettevano a disposizione delle famiglie e delle > persone che ricevevano la cartolina di preallerta per la chiamata alle armi un > servizio di ascolto e di assistenza molto concreto. Non si limitavano a dare > sostegno morale a chi si trovava improvvisamente di fronte alla possibilità di > partire per il fronte, ma fornivano anche informazioni sulle possibilità di > obiezione e sulle modalità per sottrarsi alla chiamata alle armi.  Fu > un’iniziativa che ebbe anche un costo politico e giudiziario, perché > l’Associazione per la pace venne denunciata e dovette affrontare pesanti > accuse, tra cui quella di istigazione a delinquere. > > Infine, penso sia importante ricordare il ruolo che alcuni pacifisti > alessandrini ebbero direttamente nelle strutture nazionali dell’Associazione > per la pace. > > Alcuni membri dell’associazione locale facevano infatti parte del Gruppo > Operativo Nazionale, il GON, e questo permetteva ad Alessandria di partecipare > non soltanto alle mobilitazioni del territorio, ma anche alla progettazione e > all’organizzazione di iniziative di carattere nazionale. > > In questo senso, la storia del pacifismo alessandrino è interessante proprio > perché mostra come una realtà provinciale potesse diventare un laboratorio di > partecipazione, organizzazione e nonviolenza con una dimensione che andava ben > oltre i confini locali. 1. Pace ed ecologia: un ‘binomio’ indissolubile, e imprescindibile 2. Pacifismo locale, conflitto globale. Il movimento pacifista alessandrino e la guerra del Golfo (Impressioni Grafiche, 2026), di Alberto Drera, ricercatore in “Ecologia dei sistemi culturali e istituzionali” al Dipartimento di Giurisprudenza e Scienza Politiche, Economiche e Sociali dell’UPO / Università del Piemonte Orientale 3. Un contributo di Alberto Drera alla storia del movimento pacifista Alessandrino 4. L’appello del processo Eternit bis coincide con il 118° anno dall’inizio della produzione a Casale Monferrato 5. Pfas, due dirigenti della Solvay di Spinetta Marengo a processo per disastro ambientale Maddalena Brunasti
September 22, 2026
Pressenza
“I volti dell’amianto” con alunni e studenti delle scuole di Casale Monferrato
Nella mattinata di oggi, 29 aprile, un migliaio di bambini e ragazzi hanno attraversato il centro della città marciando in corteo e poi, radunati in assemblea, hanno letto e ascoltato decine di testimonianze di vittime dell’amianto e dei loro familiari. La manifestazione all’insegna del motto “Noi studenti ci siamo di testa, di cuore, di coscienza” è il primo evento di un ciclo di iniziative svolte nell’ambito del progetto I volti dell’amianto promosso dalla Rete Scuole Insieme e AFeVA (Associazione Familiari e Vittime dell’Amianto) di Casale Monferrato e realizzato con la regia del laboratorio creativo torinese Ecofficina, un programma che a sua volta viene sviluppato nel contesto delle attività educative realizzate all’Aula permanente ed interattiva “delle due A”. Le “due A” che denominano questo peculiare spazio didattico allestito con lavagne multimediali e aperto all’interno del complesso in cui hanno sede i licei classico e scientifico della città, dove viene fruito dalle scolaresche di ogni istituto del territorio o in visita nella città e anche dal pubblico, inizialmente significavano le iniziali di amianto e asbesto. Di recente l’aula è stata ribatezzata “Amianto & Ambiente” a evidenziare che, reagendo alla tragedia subita a causa dell’emissione di polveri tossiche, contenenti il micidiale asbesto, propagate dentro e intorno allo stabilimento della multinazionale Eternit in cui dal 1906 al 1986 è stato incessantemente prodotto il cemento–amianto, la popolazione di Casale Monferrato e dintorni si è impegnata nella rivendicazione dei diritti delle vittime alle cure e ai risarcimenti, nella tutela della salute delle persone e nel risanamento dell’ambiente. Il progetto I volti dell’amianto coinvolge alunni e studenti in un ciclo di attività e iniziative finalizzate alla loro formazione come cittadini consapevoli e, allo scopo, condotte per far loro sapere quanto più e meglio possibile delle vicende accadute e così capire la gravità delle ferite insanabili che sono state inferte alla popolazione del territorio e conoscere le sfide che devono ancora essere affrontate. «Il suo percorso è iniziato con la raccolta di storie con al centro la persona, le persone – ha spiegato Bruno Pesce di AFeVa – Emozioni, sentimenti di dolore, rabbia, speranza,… e obiettivi, punti realizzati o punti da realizzare». Tra i punti ‘messi a segno’ in particolare uno: i progressi nella ricerca medico-scientifica per la cura della patologia letale provocata dall’esposizione all’amianto, ripercorsi al convegno di presentazione del Progetto Mesotelioma svolto il 22 aprile scorso rammentando l’importanza delle vertenze sindacali e giuridiche condotte per ottenere, come effetto pratico conseguente al riconoscimento del diritto dei lavoratori e dei cittadini, i risarcimenti e così i fondi per finanziare l’assistenza ai malati e alle loro famiglie, gli studi clinici con cui sperimentare terapie efficaci a contrastare il mesotelioma e la bonifica di aree urbane ed edifici. In ciascuno dei tre procedimenti è stata affrontata una di molteplici e complicate questioni: nel primo gli imputati erano i dirigenti aziendali, di cui sono state accertate le responsabilità nella gestione della fabbrica e delle sue attività inquinanti e letali; nel secondo e nel terzo l’accusato e condannato colpevole dei reati, al processo Eternit dei danni ambientali e al processo Eternit bis (non ancora concluso poiché la sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello dopo il verdetto della Corte d’Assise è ora sottoposto al giudizio di legittimità in Cassazione) della morte di numerose persone, è l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, dal 1976 al 1986 socio di maggioranza e CEO della multinazionale Eternit. Ieri, Giornata mondiale delle vittime dell’amianto – che ricorre il 28 aprile, in concomitanza con la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro – a Casale Monferrato è stato svolto un incontro sul tema della green criminology, a cui è intervenuto il professor Lorenzo Natali, docente associato di criminologia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, che ha focalizzato l’attenzione sulle questioni della violenza ambientale e della giustizia riparativa ai danni ecologici. In seguito è stato consegnato il Premio Vivaio Eternot ed è stata presentata la serie di filmati documentali, intitolata Negli occhi di chi resta, che raccoglie le testimonianze dei protagonisti delle lotte sindacali per la giustizia, le bonifiche e la ricerca che per oltre 40 anni hanno impegnato i lavoratori dell’Eternit insieme ai cittadini di Casale Monferrato e dintorni. La rassegna, prodotta da LaV Comunicazione in collaborazione con La Stampa, è composta da 4 episodi diretti da Enzo Governale per la regia di Lucio Laugelli e la cui sceneggiatura è opera dei giornalisti Giulia Di Leo de La Stampa e Alessandro Venticinque de La Voce Alessandrina. Inoltre al Teatro Municipale di Casale Monferrato domenica 10 maggio alle ore 18:30 andrà in scena Note e passi di speranza, un galà di beneficienza nella cui cornice verrà proiettato un videomessaggio di Roberto Bolle. Lo spettacolo curato da Elisa Cipriani propone un programma i cui protagonisti principali sono musicisti, cantanti e ballerini professionisti, in particolare alcune etoile del corpo di ballo del Teatro alla Scala di Milano, del Ballet am Rhein di Dusseldorf e della Compagnia EgriBiancoDanza di Torino, che si esibiscono insieme ad allievi delle scuole di ballo e di musica. Maddalena Brunasti
April 29, 2026
Pressenza
“Progetto Mesotelioma”: per combattere una malattia, e una battaglia di civiltà
Nel ‘calendario’ di iniziative svolte in concomitanza della Giornata mondiale delle vittime dell’amianto, celebrata il 28 aprile, il 22 aprile a Casale Monferrato è stato presentato il programma di ricerche medico-scientifiche per la cura della patologia letale provocata dall’esposizione all’amianto. Lo studio è promosso da AFeVA (Associazione Familiari e Vittime dell’Amianto) di Casale Monferrato insieme alla Rete Oncologica Regionale piemontese. Le sue metodologie sono state illustrate dal professor Massimo Aglietta, responsabile della Rete Oncologica Regionale e coordinatore del progetto, la professoressa Irma Dianzani, docente di patologia genetica all’UPO (Università del Piemonte Orientale), e la dottoressa Federica Grosso, coordinatrice della struttura dell’ASO di Alessandria dedicata al mesotelioma. Al convegno hanno partecipato numerosi studenti delle scuole cittadine. A nome di AFeVA è intervenuto Bruno Pesce, che nel proprio discorso ha evidenziato l’importanza degli investimenti che incentivano la ricerca medico-scientifica per la cura del mesotelioma e la bonifica di città e territori dall’amianto e, rammentando il coraggio e l’impegno di Romana Blasotti Pavesi per la sua rivendicazione, ha ricordato il valore e lo scopo della giustizia richiesta dai pubblici ministeri al processo Eternit bis e dalle parti civili coinvolte nella class action: > Il professor Massimo Aglietta e i suoi collaboratori hanno prima valutato i > risultati del progetto che ha preceduto l’attuale e che aveva visto i lavori > su quattro indirizzi di ricerca mediante, oltre all’UPO con la professoressa > Dianzani e alla S.S.D. con la dottoressa Grosso, altri istituti di ricerca. Da > tali valutazioni sono derivati gli indirizzi dell’attuale progetto. Oltre agli > obiettivi scientifici posti a capo del progetto, occorre mantenere e > sviluppare le necessarie ottimizzazioni delle varie attività che concorrono a > tutto il percorso rivolto al mesotelioma. Questo è ancor più necessario a > livello nazionale. Sono previste riunioni con cadenza semestrale per valutare > lo stato di avanzamento, con i vari soggetti coinvolti e due convegni di > carattere divulgativo, ai quali naturalmente parteciperemo anche noi. La rete > oncologica valuterà annualmente i risultati scientifici. > > La ricerca sul mesotelioma è un obiettivo primario, con la giustizia e la > bonifica, della lunga vertenza territoriale [primo processo in cui erano > imputati i dirigenti dell’Eternit e i successivi procedimenti, detti processo > Eternit e processo Eternit bis – N.d.R.] che ha visto partecipare attivamente > la nostra associazione, prima ancora il sindacato e i pochissimi ambientalisti > dell’epoca, dalla fine degli anni ’70. > > Successivamente si sviluppò il ruolo assolutamente indispensabile delle > istituzioni ai vari livelli con le molteplici competenze. > > Ci teniamo a sottolineare la partecipazione straordinaria della nostra > comunità, degli ammalti dei familiari dei cittadini singolarmente o mediante > le scuole – tutte – e le varie associazioni articolate nella società. Questo è > ciò che amo definire esercizio della democrazia, decisivo per l’affermazione > di una resilienza attiva e sempre propositiva, garantendo la continuità di > questa battaglia di civiltà. > > Con le istituzioni si sono caratterizzate le attività nel SIN – Sito di > Interesse Nazionale – di Casale Monferrato sui tre obiettivi diventando un > esempio a livello ben più generale. Si è consolidata una strategia e > consapevolezza dell’andare avanti un passo alla volta nella giusta direzione, > creandone le condizioni – sensibilizzazione e aggiornamento continuo degli > obiettivi – e reagendo alle delusioni e difficoltà. Questo ci è stato imposto > dalla complessità dei problemi e dal ritardo della politica a livello > nazionale e internazionale nell’esser consapevoli e impegnati ad affrontare > concretamente situazioni drammatiche come questa, caratterizzate da enormi > problematiche ambientali, sanitarie e occupazionali, causate altresì da > condotte criminali da parte di potenti multinazionali. > > Come è stato illustrato in precedenza, il fondo per queste attività di ricerca > deriva dagli accantonamenti effettuati dai legali di Stephan Schmidheiny > [magnate svizzero accusato, e condannato, colpevole dei reati a lui imputati > nei processi Eternit ed Eternit bis – N.d.R.] fino al 2015, previsti > nell’offerta unilaterale con le transazioni, diciamo “risarcitorie”, dei > cittadini casalesi vittime dell’amianto, di cui noi unitamente all’ASL, > avremmo potuto indicare la destinazione agli istituti qualificati di ricerca. > > In base alle decisioni allora assunte unanimemente in una grande assemblea > pubblica una ventina di anni orsono con la presenza delle autorità locali e > una lunga discussione precisammo che noi avremmo potuto intervenire in tal > senso esclusivamente a queste condizioni: coinvolgere le istituzioni sanitarie > pubbliche e garantire una ricaduta positiva sul territorio, nelle nostre > strutture sanitarie e quindi sui pazienti, possibilmente anche su quelli > provenienti da altri territori. > > Dunque, prima di tutto per la costituzione dell’UFIM – Unità Funzionale > Interaziendale Mesotelioma, a scavalco degli Ospedali di Casale e di > Alessandria, con personale dedicato alla ricerca, che vide il prezioso > trasferimento della dottoressa Grosso dall’Istituto Tumori Rari di Milano. > L’ottima equipe dell’UFIM ha caratterizzato questa struttura quale centro > estremamente qualificato per la cura e per la totale presa in carico del > paziente, anche dal punto di vista psicologico rivolto a malati e familiari. > > L’attuale Struttura Semplice Dipartimentale Mesotelioma, costituita dalla > Regione mediante l’impegno assunto nel Comitato Strategico Regionale amianto > nel 2019, rappresenta la continuità e la stabilizzazione dell’UFIM, che > terminò il proprio finanziamento costitutivo dal “fondo” al termine dello > stesso anno. > > L’attuale progetto di ricerca prevede anche il potenziamento del fronte > rivolto al mesotelioma anche in direzione regionale, naturalmente con la > partecipazione delle relative strutture sanitarie. > > Questo percorso è stato molto laborioso: ha visto varie fasi di ottimo impegno > e collaborazione da parte delle istituzioni locali e regionali ma anche > difficoltà e rallentamenti. > > In questi lunghi anni siamo riusciti tutti insieme a tenere la barra dritta > sui due punti iniziali: ruolo della sanità pubblica e ricaduta positiva sul > territorio e sui pazienti. > > Per quanto riguarda la bonifica, occorre completarla in tutto il Sito di > Interesse Nazionale – 48 comuni, unico caso in Italia e non solo – dandoci dei > tempi per intervenire a breve nei casi prioritari, con l’obiettivo finale: “il > Monferrato, territorio de-amiantizzato”. Teniamo presente che i relativi e > ulteriori fondi stanziati dal Governo nel 2015 sono ancora disponibili in > parecchi milioni di euro. > > Per la giustizia, dopo la sentenza della Cassazione che, contrariamente ai due > gradi di giudizio precedenti, dichiarò prescritto il disastro ambientale, sia > pur ancora in pieno svolgimento, siamo in attesa finalmente della sentenza > della Suprema Corte relativa all’attuale processo [il procedimento detto > Eternit bis, in cui il magnate svizzero Stephan Schmidheiny è accusato, e in > primo e secondo grado di giusizio è stata condannato, colpevole delle morti > provocate dalla propagazione di ‘polveri’ tossiche nello e dallo stabilimento > di produzione di cemento-amianto Eternit sito a Casale Monferrato, una filiale > della società multinazionale di cui la famiglia Schmidheiny possedeva la > maggior parte delle azioni e lui, oltre che azionista principale, è stato CEO > dal 1976 al 1986 – N.d.R.]. > > Auspichiamo con forza che la giustizia possa davvero vedersi affermata, in > considerazione del fatto che il primo processo penale si svolse a Casale nel > lontano 1993! > > Ciò mette in luce la necessità di dotare la Magistratura dei mezzi necessari e > di normative adeguate a velocizzare i processi e a tutelare concretamente il > diritto delle vittime a ottenere giustizia. > > A proposito di ricerca, mi corre l’obbligo di ribadire la necessità di > recuperare quanto deciso dalla Conferenza Nazionale Governativa sull’amianto > del 2012, organizzata dall’allora Ministro Balduzzi: un coordinamento > nazionale ed europeo, sotto l’egida dell’Italia, con lo scopo di rafforzare e > coordinare la ricerca scientifica sul mesotelioma. > > Questa lunga lotta non è ancora finita: ce lo ricorda quasi tutte le settimane > una nuova vittima. “Andiamo avanti, non molliamo!” come ci ricordava sempre la > nostra Romana. La nostra comunità, e non solo, si aspetta da tutti una > doverosa assunzione di responsabilità per concretizzare le risposte necessarie > richieste da un dramma così ampiamente sofferto. Redazione Piemonte Orientale
April 22, 2026
Pressenza