Erri De Luca: “La soluzione è due Stati, uno palestinese e uno israeliano”
Dopo le polemiche seguite alle sue parole a Gerusalemme, lo scrittore risponde
sul significato del termine sionismo, sulla soluzione a due Stati e sulle
critiche ricevute.
Le parole, in tempo di guerra, non sono mai soltanto parole. Possono diventare
ponti oppure ferite, chiarimenti oppure detonatori.
Le recenti dichiarazioni di Erri De Luca, rilasciate dopo la sua partecipazione
al Jerusalem International Writers Festival, in cui lo scrittore si è definito
sionista, hanno acceso una polemica intensa, con reazioni molto dure.
La tragedia che si consuma in Palestina, la conta quotidiana delle vittime
civili e la crescente polarizzazione del dibattito pubblico fanno sì che ogni
termine assuma un peso enorme. Alcune parole vengono ascoltate nella loro
intenzione originaria, altre filtrate attraverso il trauma, la rabbia, la paura,
la storia personale e collettiva di ciascuno.
Da lettrice che segue da molti anni il lavoro di Erri De Luca, e da giornalista
che collabora con Pressenza, ho sentito il bisogno di non fermarmi alle
interpretazioni e alle polemiche, ma di cercare un confronto diretto.
Queste le domande che gli ho rivolto:
Quando dici “sono sionista”, che cosa intendi esattamente?
E, al di là delle parole, dei loro significati più stretti o più ampi e delle
possibili strumentalizzazioni, qual è la tua visione su come si possa arrivare a
una soluzione di pace davanti a questo dramma?
Come stai vivendo, sul piano umano e personale, le reazioni così dure che stanno
accompagnando queste tue dichiarazioni?
Buongiorno Lucia.
Sulla parola sionismo ti rimando a una pagina che ho scritto ieri e messa sui
canali della rete.
Te la riassumo.
Ritorno su una parola infelice. Oggi sionismo coincide con il governo della
peggiore destra israeliana.
Ho voluto recuperare il senso originale: sionista è chi riconosce lo Stato
d’Israele.
Chi crede che la soluzione del conflitto consista in due Stati, uno palestinese
e uno israeliano, è sionista.
Non lo è chi sostiene l’eliminazione di Israele dalla carta geografica. Questa
posizione coincide con quella di Hamas.
Non con quella dell’OLP che rappresenta una parte del popolo palestinese. Gli
accordi di Oslo del 1993 tra Arafat e Rabin hanno prodotto il riconoscimento
dello Stato di Israele da parte dell’OLP.
Questa constatazione , è sionista chi sostiene la soluzione a due Stati, è stata
ricevuta come una provocazione grave.
Non è mio intento offendere la sensibilità di chi sostiene la causa palestinese,
che condivido.
Dalla distanza raggiunta con l’età vedo possibile e obbligatoria la soluzione a
due Stati. Uno palestinese senza la dittatura di Hamas a Gaza, dove il popolo
sia libero di indire elezioni e scegliere i propri rappresentanti.
E un governo israeliano libero dagli estremisti e dal loro programma di
esproprio e annessione di terre palestinesi.
Il dolore e l’oppressione del popolo palestinese sarà medicato solo dal
risarcimento di uno Stato libero e affrancato dalla guerra.
Visto il surriscaldamento dei commenti non credo di raffreddarli, ma devo questa
aggiunta a chi ha stima di me e mi vuol bene.
Sulla seconda parte , più personale, mi sono già trovato a ricevere vibrate
disapprovazioni. Il mio carattere me le fa accettare, perché chi riceve elogi
deve anche accogliere il loro contrario. Non gli insulti, che mi sono
indifferenti perché non sono argomenti.
Le mie poche domande non hanno naturalmente la pretesa di esaurire una questione
così complessa, né di offrire risposte definitive. Nascono piuttosto dal bisogno
di aprire uno spiraglio di confronto, di chiarire il senso di alcune parole e di
offrire ulteriori spunti di riflessione.
Ringrazio Erri De Luca per aver accolto questo breve dialogo e per aver
condiviso il suo pensiero in un passaggio così delicato.
Lucia Montanaro