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Università estiva ATTAC Italia 2026: il programma di corso e seminari
“Grande è il disordine sotto il cielo…”… ma la situazione è tutt’altro che eccellente. Viviamo un’epoca tremenda, che rende molto ardua l’idea di un cambiamento sociale e che rischia di anestetizzarne persino l’immaginazione. La guerra – quella combattuta, quella preparata, quella auspicata- è divenuta parte delle nostre vite e della dimensione economica, sociale e geopolitica. La corsa agli armamenti prosegue come se non ci fosse un domani e intanto lo pregiudica, sottraendo ricchezza collettiva, beni comuni, diritti sociali. L’ampiezza della disuguaglianza sociale non ha precedenti nella storia dell’umanità e, soprattutto, ha smesso da tempo di essere considerata un problema, divenendo il fisiologico esito del dominio del più forte sul più debole. La crisi ecologica, moltiplicata dalla crisi climatica in corso, obbliga a confrontarsi non più solo con la finitezza dell’esistenza individuale, ma, per la prima volta nella storia, anche con la possibile finitudine della specie umana sul pianeta. I nuovi re della finanza pervadono l’economia, la società, la natura e la vita stessa delle persone ed espropriano la democrazia, facendo riemergere spinte autoritarie, vecchi totalitarismi e nuovi fascismi. E la solitudine competitiva sembra essere l’unico orizzonte per le persone, dentro un’esistenza pensata come individuale, performativa, meritocratica e in eterna concorrenza con quella delle altre e degli altri. Per vincere o per tentare almeno di non soccombere. Parrebbe non ci sia scampo, né via d’uscita. E che non vi sia futuro pensabile, ma solo una sopravvivenza quotidiana scandita da emergenze senza soluzione di continuità, intrisa di panico, malinconia, quando non di rancore. Eppure, se guardiamo il mondo da un diverso punto di vista, ci accorgiamo che il modello capitalistico non è mai stato così in difficoltà e che la ferocia che dimostra è direttamente proporzionale alla propria debolezza. Non sa infatti come affrontare alcuno dei profondissimi nodi da esso stesso creati e giunti al pettine contemporaneamente: non può fare a meno di esacerbare la disuguaglianza sociale, non può abbandonare il consunto mito della crescita, è costretto a sostenere l’economia producendo enormi bolle finanziarie, non ha alcuna risposta per la crisi ecologica e climatica. Sa che non può garantire alcuna felicità alle persone, ma che deve solo spaventarle per ottenere rassegnazione. Sa che, non potendo più risolvere alcuno dei problemi che ha creato, deve prepararsi a contenere ogni risveglio sociale, a reprimere ogni conflitto, per evitare l’apertura di faglie che possano terremotare la fragilità intrinseca della propria struttura. Conoscere a fondo dove sta andando il modello capitalistico, capire come la sua profondissima crisi stia trasformando il pianeta e su quali elementi continui a far leva per presentarsi come l’unico dei mondi possibili, è uno degli obiettivi di questa sessione dell’università estiva. L’altro è provare a capire dove stiamo andando noi, un noi collettivo e ampio che dentro le lotte, le vertenze, le pratiche e le esperienze concrete, si oppone alla deriva di questo modello e prova ad affermare, tanto nel qui ed ora quanto nella visione d’insieme, la possibilità e l’urgenza di un’alternativa di società. Una riflessione che vogliamo dipanare attraverso diversi seminari. Venerdì 11 settembre 2026, ore 17 – 19 / Capitalismo, crisi ecoclimatica e guerra – partecipano Raffaele Giammetti (professore associato di Economia politica Università di Cassino e del Lazio Meridionale) e Claudia Terra (dottoressa di ricerca in Filosofia politica Università di Trento in cotutela con École Normale Supérieure de Paris) Sabato 12 settembre 2026 * ore 10:30 – 12:30 / Occidente al tramonto, il sole sorge a Pechino? – partecipano Daniela Caterina (professoressa associata presso la Facoltà di Filosofia della Huazhong University of Science and Technology di Wuhan) e Fabrizio Eva (geografo politico) * ore 14:30 – 16:30 / Nuove tecnologie e IA: tecnofascismo o liberazione? – partecipano Armanda Cetrulo (ricercatrice in Economia alla Scuola Superiore S. Anna di Pisa) e Mauro Munzi (filosofo e analista delle tecnologie contemporanee) * ore 17 – 19 / Territori per l’estrattivismo o comunità di cura e di trasformazione? – partecipano Sara Pilia (attivista e referente nazionale ARCI per i territori e le aree interne) e Donatella Gasparro (dottoranda in Scienze Politiche alla Scuola Normale Superiore di Pisa) Domenica 13 settembre 2026, ore 10:30 – 13 / Cambiare il mondo dal basso, partecipano Marcella Corsi (docente di Economia Politica all’Università La Sapienza – Roma), Dario Salvetti (Collettivo di Fabbrica ex-Gkn), Marco Deriu (professore associato di Sociologia all’Università di Parma) e Marco Bersani (filosofo e attivista di Attac Italia) https://attac-italia.org/universita-estiva-di-attac-2026-dove-va-il-capitalismo-dove-andiamo-noi/   Attac Italia
August 11, 2026
Pressenza
Stop ai fossili, la carovana ecologista da Santa Marta a Ravenna
In Colombia, a Santa Marta, dal 24 al 29 aprile, si tiene il summit globale per l’uscita dai fossili promossa da Paesi Bassi e Colombia, al quale parteciperanno quarantacinque Stati (stranamente ci sarà anche l’Italia). E’ un appuntamento del quale si sta parlando pochissimo, soltanto pochi articoli di alcuni giornali e qualche servizio radiotelevisivo ne danno notizia, e solo sui canali comunicativi del mondo associativo se ne discute un po’ di più. Eppure, la situazione mondiale catastrofica, che nelle ultime settimane ha preso soprattutto la forma dei “nuovi” sviluppi della guerra mediorientale, con tutta la drammaticità della “questione Stretto di Hormuz”, sta dimostrando , qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, che il legame guerre-dipendenza dai fossili, non solo è strettissimo, ma è la ragione stessa dell’esplodere dei conflitti, dei massacri, dei genocidi. E pur di mettere le mani su quanto più petrolio e gas possibile, la maggior parte dei criminali che guidano il mondo, è disposta a rischiare la distruzione del genere umano. Mentre, intanto, la crisi climatico-ambientale avanza a passi da gigante battendo sempre nuovi record, configurando così una sorta di derby su chi, fra guerre e impazzimento della situazione ecologica, riuscirà per primo a mettere fine all’avventura umana sul pianeta Terra. La città colombiana di Santa Marta ospiterà la prima  conferenza globale interamente dedicata all’uscita dai combustibili fossili, con l’obiettivo esplicito di colmare il divario tra impegni dichiarati e politiche effettivamente perseguite, divario che ha caratterizzato (anche molto prima dell’avvento dell’era Trump) le scelte della maggior parte dei governi e  di moltissime  forze politiche, non solo delle destre negazioniste. In qualche modo in risposta all’inefficacia e alle estenuanti trattative nei vertici COP, Santa Marta  cerca (almeno si spera) di costruire strumenti  e alleanze mirati ad accelerare davvero la transizione energetica, al fine di portare confronto e scelte dalle dichiarazioni alle decisioni operative. Con l’obiettivo dichiarato e primario della progressiva eliminazione di carbone, petrolio e gas. In questo periodo, siamo di fronte all’evidenza della spirale disastrosa in cui ci porta il mantenimento della dipendenza dal fossile; crisi energetica e tensioni geopolitiche risultano strettamente intrecciate al controllo delle risorse fossili, e l’energia continua a essere il più importante fattore di conflitto e di ridefinizione degli equilibri globali. La scelta di molti governi di rafforzare la dipendenza da fonti fossili (anche se, in teoria, nel breve periodo), rallentando gli investimenti nella transizione, non fa che peggiorare la situazione. Santa Marta proverà a rilanciare un’agenda alternativa, fondata sulla progressiva dismissione dei combustibili fossili come condizione non solo ambientale, ma anche politica ed economica per una maggiore stabilità globale, chiedendo ai vari Paesi di aderire a un percorso vincolante. La crisi climatica non può essere affrontata solo attraverso la gestione delle emissioni, ma richiede un intervento diretto sulla produzione e sull’uso delle fonti,  causa prima del problema. Una specifica attenzione sarà dedicata ai temi della giustizia climatica, della redistribuzione dei costi della transizione e del ruolo della finanza, per unire al superamento dell’era fossile una nuova prospettiva di eguaglianza e di giustizia sociale. Fra i Paesi che parteciperanno, concordi nella convinzione di dare ascolto alla scienza e di procedere, in modo urgente e coordinato, verso l’eliminazione di gas, carbone e petrolio, si dovrà cercare di costruire una coalizione internazionale capace di tenere insieme la riduzione delle emissioni e la gestione delle dinamiche sociali  legate all’abbandono delle fonti fossili. In questa prospettiva, giunge inattesa la partecipazione dell’Italia, considerato che negli ultimi mesi il governo ha operato scelte energetiche difficilmente conciliabili con gli obiettivi della conferenza:  principalmente, il rinvio della chiusura delle centrali a carbone fino al 2038, il ruolo centrale attribuito al gas, le posizioni espresse in sede Ue per la soppressione  degli Ets. Quello che interessa di più, ad ogni modo è la presenza significativa della società civile, rappresentata da reti internazionali, movimenti climatici, organizzazioni sindacali e realtà territoriali, per un totale di oltre 2.600 le organizzazioni. La Campagna Per il Clima – Fuori dal Fossile sarà presente con una sua delegazione. In Italia organizzazioni ambientaliste, movimenti per il clima, sindacati e realtà della società civile,  stanno promuovendo percorsi di mobilitazione e pressione istituzionale, che sostengono di fatto gli obiettivi della conferenza, legandoli alle realtà e alla vita quotidiana dei territori. In Emilia Romagna, l’11 aprile è partita una Carovana promossa da RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale) e da AMAS-ER (Assemblea dei Movimenti Ambientali e Sociali dell’Emilia Romagna). Dopo le prime due tappe a Piacenza e a Parma, e dopo gli attesi appuntamenti nelle altre province emiliane, dalla metà di maggio la Carovana approderà in Romagna, con iniziative – nell’ordine – a Faenza,  Imola,  Forli e Cesena, Ravenna e infine a Rimini; per poi continuare nelle settimane successive verso Ferrara e convergere definitivamente a Bologna con un importante convegno regionale il 14 e 15 di giugno. La tappa ravennate avrà luogo sabato 23 maggio, con appuntamenti a Punta Marina e a Casalborsetti, luoghi simbolo della pervasività del sistema fossile nei nostri territori e con la richiesta netta e pressante di avviare, anche in sede locale, un percorso di riduzione, finalizzata all’eliminazione, delle fonti fossili. E l’auspicio che una vera pianificazione gestita democraticamente possa portare alla loro sostituzione quanto più possibile rapida  con un nuovo modello, basato sulle rinnovabili, sulla produzione decentrata e diffusa, su un vero piano di risparmio, efficientamento e moderazione dei consumi energetici. E’ chiaro che, in questo quadro, il messaggio che emerge sia dalle mobilitazioni locali e generali, sia da importanti iniziative multipolari come il vertice di Santa Marta, è che si apra un ciclo politico che metta realmente al centro la questione energetica e la transizione ecologica. Ma per costruire questo scenario, bisogna che prenda forza una visione complessiva in cui il settore dell’energia venga “trasferito” dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni. Non è più sostenibile che le necessità vitali delle persone e degli ecosistemi debbano dipendere ed essere subordinate alle speculazioni finanziarie, alle bufere geopolitiche e in generale ad una logica di mercato, nella quale gli interessi di pochi sopravanzano di gran lunga quelli di intere popolazioni. La posta in gioco va oltre Santa Marta. Nel contesto di oggi, segnato da crisi e disuguaglianze crescenti, la transizione oltre i combustibili fossili è la questione regina, e riguarda non solo la sfida climatica, ma anche la stabilità internazionale, la giustizia sociale e la democrazia. Campagna Per il Clima – Fuori dal Fossile Redazione Romagna
April 21, 2026
Pressenza