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Il comunicato congiunto ANPI Nazionale – UCEI, un cedimento inconsapevole al sionismo?
Ho aspettato un po’ di tempo prima di scrivere questo articolo, ma vedendo i vari comunicati stampa dei circoli locali ANPI di tutta Italia, ho deciso che forse era giusto riportare ed esprimere il mio dissenso verso questa presa di posizione. Il 28 luglio 2026 l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) pubblica sul suo sito un comunicato stampa congiunto con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) in cui si afferma che “UCEI e ANPI hanno registrato significativi punti di convergenza” tra cui: “- il valore attuale dell’antifascismo come fondamento della Costituzione italiana – la condanna di qualsiasi atto di violenza, ovunque abbia origine, e di qualsiasi forma di razzismo e discriminazione senza distinzione di sesso, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (art. 3 Cost.) – il ribadito riconoscimento del ruolo dei combattenti ebrei nella Resistenza e della Brigata Ebraica nella lotta italiana al nazifascismo – la riconferma del diritto della componente ebraica alla partecipazione in sicurezza alle celebrazioni del 25 aprile contrastando scelte e comportamenti divisivi di qualsiasi natura e da qualsiasi parte – l’impegno in generale ad abbassare i toni del confronto pubblico e la volontà di affrontare tramite il confronto diretto anche le questioni su cui divergono – l’interesse ad avviare un percorso congiunto in vista dell’organizzazione del prossimo 25 aprile 2027 e di ogni altra scadenza memoriale.” L’antifascismo nell’attualità ha un significato preciso: opporsi al genocidio e alle guerre imperialiste che mettono a rischio i popoli del mondo. Rifiutare nei cortei del 25 aprile la presenza delle bandiere di uno Stato che ha le mani lorde di sangue non è “alzare i toni”, è parte del “restare umani” e dei principi della Resistenza. Il richiamo all’articolo 3 della nostra Costituzione è sicuramente importante e basilare ed è sempre stato uno dei più importanti per l’ANPI, insieme all’art. 11 che recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.” Questo cozza con il palese sostegno incondizionato espresso dall’UCEI verso Israele. L’UCEI riconosce la centralità dello Stato d’Israele per l’identità ebraica contemporanea e promuove attivamente i rapporti e la conoscenza della realtà israeliana in Italia. Nelle sue linee istituzionali e nei comunicati ufficiali, l’ente tutela il diritto di Israele a esistere e a difendersi, pur svolgendo primariamente un ruolo di coordinamento culturale, religioso e sociale per gli ebrei italiani; riconosce il legame imprescindibile tra l’ebraismo contemporaneo e lo Stato d’Israele; sostiene pubblicamente il diritto alla sicurezza e all’esistenza di Israele, specialmente nei momenti di crisi e conflitto; e mai in questi anni si è espressa in condanna al genocidio del popolo gazawi da parte d’Israele, non condividendo l’uso del termine “genocidio”  e minimizzando ciò che sta accadendo. Questo, di per sè sarebbe una violazione a priori di uno dei punti del comunicato stampa congiunto che riconosce come base l’art. 3 della Costituzione e “la condanna di qualsiasi atto di violenza, ovunque abbia origine”, anche se sarebbe bene che, in un contesto così difficile, si contestualizzassero le dinamiche di oppresso-oppressore e le condizioni di violenza istituzionalizzata e sistematica che portano inevitabilmente ad atti di resistenza. Infatti non dobbiamo dimenticare che più volte membri dell’UCEI hanno espresso posizioni belliciste sulla difesa a tutti i costi di Israele, postulando – cosa che invece non hanno fatto altri membri appartenenti a comunità ebraiche – che Israele sia il “popolo oppresso”, continuando a negare che sia Israele a occupare terre non sue e che stia agendo un sistema d’apartheid razzista e coloniale nei confronti del popolo palestinese. Il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni – membro della Consulta Rabbinica, l’organo composto dai Rabbini Capo che si interfaccia con il Consiglio dell’UCEI per questioni di carattere generale, spirituale e culturale – ha più volte ribadito posizioni belliciste dichiarando apertamente come Israele stia combattendo una “guerra giusta” contro il male, giustificandola persino con principi talmudici della tradizione ebraica. In una lettera a La Repubblica del 27 ottobre 2023 Di Segni ha scritto: “le guerre sono sempre un’offesa alla dignità umana, comportano morte e distruzione, e certamente vanno evitate, ma quando è in gioco la propria esistenza davanti a un nemico irriducibile l’alternativa pacifista è discutibile anche moralmente. (…) Qualche volta qualcuno deve essere sconfitto, solo lui e per sempre”. Questa è la visione rabbinica dominante all’interno dell’ebraismo sul “male”: è “male” colui che è contro di me ed io, che sono il “buono”, per difendermi posso usare il male contro di lui. Un’interpretazione che si sposa perfettamente con il sionismo d’estrema destra di Netanyahu, giustificato su basi religiose: per i sionisti è una guerra della “Luce” (loro) contro “l’Oscurità” (i palestinesi), postulata dalla convinzione di essere quella “Luce”. Per quanto – a differenza di altre visioni strettamente pacifiste e nonviolente – la normativa ebraica (Halakhà) ammetta il ricorso alle armi quando la sopravvivenza di una vita umana (Pikuach nefesh) o di un intero popolo è sotto attacco, in realtà il Talmud è chiaro a riguardo: “Se qualcuno viene per ucciderti, prova a ucciderlo tu prima che lui uccida te” (Talmud babilonese, trattato Sanhedrin 72a), ovvero se una persona arriva con l’intento certo di toglierti la vita, tu hai il pieno diritto di difenderti e neutralizzare la minaccia per salvare te stesso, riconoscendo la necessità e la giustizia della difesa attiva di fronte a un’aggressione mortale. La strumentalizzazione sionista di questo famoso principio del Talmud, che esprime la legge naturale e morale della legittima difesa, ha fatto sì questo principio non si possa però applicare a chi oppresso (popolo palestinese), ma a chi opprime, come in questo caso Israele. Inoltre, il comunicato si promette di promuovere “riconoscimento del ruolo dei combattenti ebrei nella Resistenza e della Brigata Ebraica nella lotta italiana al nazifascismo” senza evidentemente conoscere la storia. La presenza della Brigata Ebraica alle manifestazioni del 25 aprile non è solo contestata per il suo appoggio all’Entità sionista di Israele negando la resistenza del popolo palestinese, ma anche perchè è controversa la storia del suo ruolo nella resistenza antifascista partigiana. La Brigata Ebraica non è (è bene ricordarlo) una vera brigata partigiana, ma un corpo che faceva parte dell’esercito inglese e che come tale rispondeva all’autorità britannica e non al CLN. La Brigata Ebraica infatti non nasce all’interno del movimento della Resistenza italiana, ma bensì nacque nel 1944 su impulso dell’Agenzia Ebraica per Israele (chiamata anche Sochnut (agenzia) o JAFI, dall’acronimo inglese Jewish Agency for Israel), che era il prodromo dello Stato d’Israele. La Brigata Ebraica rappresenta il contributo militare degli ebrei coloni e Yishuv di Palestina nella Seconda Guerra Mondiale i quali rimasero inattivi fino a praticamente la fine del conflitto, lasciando che si consumasse l’orrore della guerra e della Shoah, senza intervenire. Dopo decine di milioni di morti, si mobilitarono solo quando vi fu concretamente la possibilità di costituire lo stato d’Israele e per farlo serviva partecipare alla guerra. Per questo venne mandato un numero simbolico di uomini ad arruolarsi nelle fila dell’esercito inglese. Non è un caso che la bandiera della Brigata Ebraica sia quella dello Stato d’Israele. Costoro arrivarono al fronte quando la guerra stava finendo, dopo la liberazione del campo di Auschwitz. Pur non facendo quasi nulla per contribuire alla fine del nazismo, si intestarono la vittoria e la memoria limitandosi ad inseguire i tedeschi in ritirata, combattendo per un mese. L’obiettivo della Brigata ebraica non era lottare per la libertà e salvare le vite (nemmeno degli ebrei), ma favorire la nascita dello Stato d’Israele. Nel libro La Brigata ebraica. Una storia controversa, dal 1944 a oggi di Alberto Fazolo, con prefazione di Moni Ovadia (editore 4Punte), viene spiegato molto bene ogni singolo passaggio storico. Altro punto del comunicato, che sta facendo discutere i circoli ANPI in tutta Italia, è la tutela del “diritto della componente ebraica alla partecipazione in sicurezza alle celebrazioni del 25 aprile” contrastando “comportamenti divisivi di qualsiasi natura”. Una posizione che sarebbe condivisibile, se non si ignorassero i fatti del 25 aprile 2026, dove la Brigata Ebraica si è presentata, violando ogni accordo preso in sede preventiva all’effettuazione del corteo, con bandiere israeliane e immagini inneggianti a Trump, Netanyahu e con le bandiere di Forza Italia che si era unita al gruppo inneggiante  – o, forse peggio, negante – il genocidio del popolo palestinese, oltretutto con la pretesa di essere capofila del corteo. Un comportamento chiaramente provocatorio che non è sfociato in incidenti soltanto grazie al buon senso messo in campo dai militanti dell’ANPI. Il comportamento avuto dalla Brigata Ebraica è stato antitetico ai principi del 25 aprile: il 25 aprile è contrario alle guerre, alle aggressioni nei confronti dei popoli, al razzismo e al nazionalismo. Molti circoli ANPI hanno preso posizione, contestando apertamente il comunicato congiunto tra Anpi e Ucei sulle manifestazioni passate e future del 25 aprile. In particolare molti circoli Anpi si sono indignati – giustamente – quando già successivamente alla firma del comunicato di “pacificazione”, gli ambienti sionisti milanesi aggregatisi intorno alla Brigata Ebraica sono andati subito all’attacco presentando una denuncia pesantissima contro ignoti, riferendosi ai manifestanti che il 25 aprile scorso a Milano avevano sbarrato la strada allo spezzone con le bandiere di Israele. Insomma un segnale tutt’altro che in sintonia con lo spirito pacificatore del comunicato congiunto e una conferma in più che nessuna mediazione è possibile con i circoli sionisti che sostengono apertamente l’occupazione dei Territori Palestinesi e il genocidio del popolo palestinese. A fronte di tutto questo, il contenuto del comunicato congiunto ANPI-UCEI è insufficiente a garantire un dialogo chiaro con le Associazioni Ebraiche apertamente sostenitrici del sionismo e dell’entità sionista di Israele. Come ci insegna la storia e l’operato politico di Nelson Mandela, prima si pone fine all’apartheid e poi si avviano i processi di riconciliazione per riscrivere una nuova storia insieme. Penso, inoltre, che si sarebbe dovuto aspettare un periodo più adatto a favorire un confronto con le sezioni, essendo nel bel mezzo do un genocidio raccontato in streaming commesso proprio dall’entità che queste associazioni intendono sostenere. Pur riconoscendo la volontà di dialogo espressa dalla nostra Associazione (come del resto nella nostra tradizione e nei nostri principi), l’importanza dell’antifascismo come base comune da cui partire, e non dimenticando i fatti che hanno portato alla necessità di un dialogo atto a garantire in futuro uno svolgimento pacifico e condiviso con le Comunità Ebraiche della festa del 25 aprile, credo che tutto il resto sia alquanto discutibile, non nell’intento del comunicato ma per le tempistiche con cui è stato concepito (senza un coinvolgimento dei circoli e delle basi) e nei contenuti stessi. Se da un lato si vuole puntare sui punti di convergenza, dall’altro non si possono sottolineare delle falle evidenti. Questo comunicato non sembra quindi espressione chiara di un dialogo, ma un cedimento inconsapevole verso qualcuno che un dialogo pacifico e democratico non lo vuole avere, ma che ha l’intento di esercitare ed ampliare la propria influenza con l’arte della persuasione allargando la cerchia di consenso. Non dimentichiamoci delle radici tossiche, razziste, nazionaliste e colonialiste del sionismo; non dimentichiamoci che antisionismo non è assolutamente antisemitismo; non dimentichiamoci che l’ebraismo è cosa ben diversa dal sionismo; non dimentichiamoci che ci sono infinite comunità di ebrei anti-sionisti, critici del genocidio a Gaza, dell’occupazione belligerante israeliana delle terre palestinesi e dell’apartheid bianca, razzista e coloniale israeliana verso i palestinesi e le minoranza arabe. Verso queste comunità ebraiche anti-sioniste, perseguitate da Israele, dobbiamo avere solidarietà e sostegno, non dimenticando che non siamo obbligati a mostrare solidarietà laddove non c’è condivisione di valori comuni appigliandoci ad astrazioni. Come ha sottolineato il comunicato della Sez. ANPI “Orlando Orlandi Posti” III municipio Roma in dissenso al comunicato ANPI nazionale -UCEI: “La presenza degli ebrei ostili all’occupazione ed al genocidio è sempre stata gradita e richiesta nei cortei del 25 aprile. Discorso differente per una comunità ebraica filo-sionista che non ha mai dichiarato la propria ostilità verso il governo israeliano ed il suo ripudio verso il genocidio. Per quanto ci riguarda, gli “ebrei contro l’occupazione” saranno, come è sempre stato in passato, benvoluti nei cortei e parte degli stessi; i sionisti invece, che professano ideali di sterminio e conducono azioni vergognose verso il popolo palestinese, saranno sempre respinti.” Il comunicato congiunto ANPI-UCEI resta un documento ambiguo che ha lasciato allibita la base militante e chi vive il 25 aprile in prima fila, sfilando nei cortei e lavorando per costruire ogni anno la Festa della Liberazione, che in questi anni ha visto protagonista la causa palestinese, in sostegno all’autodeterminazione dei popoli, al diritto di resistenza di fronte ad una esasperante e disperata oppressione ed alla liberazione di tutti i popoli oppressi.   Ulteriori info: https://contropiano.org/news/politica-news/2026/08/03/nessun-cedimento-e-possibile-con-i-sionisti-rivolta-dei-circoli-dellanpi-sul-comunicato-congiunto-con-lucei-0197567 > Respingiamo come inaccettabile Il comunicato congiunto Anpi-Ucei https://contropiano.org/news/politica-news/2026/08/13/i-non-detti-del-comunicato-anpi-ucei-0197774 https://contropiano.org/news/politica-news/2026/07/30/la-capitolazione-dellanpi-verso-il-sionismo-a-milano-la-brigata-ebraica-ne-approfitta-subito-0197448 https://contropiano.org/news/politica-news/2026/08/10/disappunto-e-contrarieta-dellanpi-roma-per-laccordo-con-i-sionisti-0197689 > In risposta all’incontro nazionale tra ANPI e UCEI   Lorenzo Poli
August 16, 2026
Pressenza
“Nessun cedimento è possibile con i sionisti”. Rivolta dei circoli dell’Anpi sul comunicato congiunto con l’Ucei
A seguito dell’articolo del Forum Palestina pubblicato dal nostro giornale, il quale denunciava la capitolazione della direzione nazionale dell’Anpi alle pressioni dei circoli sionisti in Italia relativamente alle manifestazioni passate e future per il 25 aprile, molti circoli territoriali dell’Anpi hanno preso posizione contestando apertamente il comunicato congiunto tra Anpi […] L'articolo “Nessun cedimento è possibile con i sionisti”. Rivolta dei circoli dell’Anpi sul comunicato congiunto con l’Ucei su Contropiano.
August 3, 2026
Contropiano
La capitolazione dell’Anpi verso il sionismo. A Milano la Brigata Ebraica ne approfitta subito
L’Anpi (Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani) due giorni fa ha siglato un documento comune con l’Ucei (Unione delle Comunità Ebraiche in Italia) che di fatto sdogana il tentativo egemonico dei gruppi sionisti e filo-israeliani sulle manifestazioni del 25 aprile e riporta il clima alla situazione precedente allo scatenamento del genocidio […] L'articolo La capitolazione dell’Anpi verso il sionismo. A Milano la Brigata Ebraica ne approfitta subito su Contropiano.
July 30, 2026
Contropiano
La Brigata Ebraica
All’arrivo dell’estate, chissà perché, ovunque vengono pubblicati i consigli di lettura. Ecco il nostro: La Brigata ebraica, di Alberto Fazolo, editore 4Punte, 15 euro. Parliamo di un piccolo, importante libro, ricco di documentazioni e proprio per questo da leggere se si vuole capire perché da diversi anni, il 25 aprile, si accende un duro scontro sulla partecipazione della Brigata Ebraica alle celebrazioni per la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. La tesi dell’Autore, esplicitata già nella sua introduzione, è che la Brigata Ebraica rappresenti “il paradigma del progetto sionista” e “il cavallo di Troia  per cercare di far entrare Israele nel campo antifascista” nonostante le azioni dei suoi governi. Governi che, per ironia del destino, sono sostenuti anche da partiti eredi di quel fascismo contro cui la Brigata ebraica realmente combatté, seppur per soli trenta giorni. Da qui l’importanza di esaminare il ruolo che essa ebbe dalla sua costituzione, nel dicembre 1944 – a guerra praticamente finita –  fino al suo scioglimento. Il sottotitolo del volumetto, Una storia controversa, dal 1944 a oggi è già un’indicazione di lettura che poi, nello sviluppo dei capitoli prenderà forma perché quando le guerre finiscono “non vengono consegnate solo alla storia, ma anche alla politica” con le conseguenti narrazioni e revisioni, spesso inautentiche e strumentali o quantomeno controverse. Per evitare confusioni dovute a somiglianze nominali, Fazolo precisa che durante la prima guerra mondiale era stata costituita una Legione Ebraica con lo scopo, riuscito, di coadiuvare le potenze dell’Intesa nell’abbattimento dell’Impero Ottomano. La Brigata Ebraica, invece, nacque quasi trent’anni dopo e su impulso dell’Agenzia Ebraica costituitasi, quest’ultima, nel 1929 per promuovere l’immigrazione in Palestina degli ebrei di ogni nazionalità e favorire la nascita del “focolare nazionale” promesso nella dichiarazione che nel 1917 lord Balfour aveva consegnato al banchiere Rothschild, esponente di rilievo del sionismo. In realtà, come sarà facilmente dimostrato dalle dichiarazioni di Ben Gurion, “padre fondatore di Israele”, l’obiettivo andava ben oltre il “focolare”, tanto più che le ricorrenti e feroci persecuzioni antisemite, subite praticamente da sempre, sotto i regimi  nazisti e fascisti assunsero una ferocia tale – addirittura normata giuridicamente – da rendere particolarmente sentito il bisogno di uno “Stato rifugio”. Fazolo ricostruisce le varie fasi che portarono alla costituzione di quest’organizzazione militare ebraica a fianco degli “Alleati” e che prese forma a fine ’44 dopo che Agenzia Ebraica e governo britannico avevano trovato un accordo di massima. All’appello dell’Agenzia Ebraica, tuttavia,  non furono molti a rispondere, ma solo 4.000 e tra costoro, provenienti da 54 Paesi, c’erano anche dei volontari non ebrei. L’ipotesi di Fazolo è che grazie a questo esiguo numero di volontari, arrivati quando ormai le sorti della guerra erano segnate da oltre un anno – cioè dalla vittoria dell’Armata Rossa a Stalingrado – sarebbe stato possibile, da parte dell’organizzazione sionista mondiale rivendicare il diritto alla fondazione dello Stato di Israele. La Brigata non entrò in azione subito ma rimase ad addestrarsi dapprima in Egitto e poi in Italia, dove restò quattro mesi a Fiuggi, tra le terme e le strutture alberghiere locali e solo nella primavera del ’45, quando era già passato un mese dalla liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa, la Brigata Ebraica fu inviata in Romagna dove finalmente divenne operativa partecipando ad alcuni scontri con i tedeschi in ritirata che videro, tra le altre vittime, anche 30 militari ebrei, cosa che consentì al movimento sionista internazionale di collocarsi tra i vincitori della Seconda Guerra Mondiale. Fazolo esprime un giudizio molto severo, che giustifica con i fatti documentati e verificabili, circa l’indifferenza degli ebrei di Palestina verso l’orrenda sorte che stava toccando agli ebrei europei. Eppure, afferma, gli ebrei di Palestina sarebbero potuti intervenire avendo già organizzazioni paramilitari ben addestrate, le stesse divenute poi tristemente famose per le azioni di terrorismo ebraico finalizzate all’ottenimento di un loro Stato in Palestina. Nel ripercorrere gli eventi succedutisi durante la Seconda Guerra Mondiale, l’Autore ricorda che nel ’42 i britannici, allora mandatari della Palestina, avevano costituito il Palestine Regiment in cui ebrei nati o immigrati in Palestina e palestinesi non ebrei cooperarono lealmente fianco a fianco. Quando il Palestine Regiment venne sciolto, una parte degli ebrei confluì nella neo-costituita Brigata Ebraica. Nella ricostruzione storica del periodo esaminato non manca il richiamo alla bieca figura dello sceicco Mohammed Husseini, simpatizzante nazista e per questo spesso utilizzato per accusare i palestinesi di filo-nazismo, mentre in realtà Husseini non aveva séguito e la maggior parte della sua vita non la passò neanche in Palestina. Per quanto riguarda l’Italia, Fazolo si sofferma sul forte rapporto tra gli ebrei italiani e il fascismo fino al 1938. Sebbene Mussolini avesse già mostrato, occasionalmente, una tendenza antisemita, fino all’alleanza con la Germania nazista il fascismo non aveva l’antisemitismo nel suo programma politico, tanto che 230 italiani ebrei parteciparono alla marcia su Roma e, fino alle ignobili leggi razziali del 1938, gli ebrei iscritti al partito fascista erano 10.370. Inoltre, nel 1934 il banchiere ebreo Ettore Ovazza, fondò il settimanale degli ebrei fascisti La nostra bandiera con l’intenzione di fascistizzare tutte le comunità ebraiche italiane. Il suo entusiasmo fu distrutto dalle leggi razziali e poi, nel 1943, le bestie naziste assassinarono lui e la sua famiglia. A onor del vero Fazolo ricorda che nell’Italia fascista non furono pochi neanche gli italiani ebrei che si schierarono con i movimenti e i partiti antifascisti e che, successivamente, parteciparono alla Resistenza e cita il fatto che se al Manifesto degli intellettuali fascisti pubblicato dal filosofo Giovanni Gentile aderirono una trentina di intellettuali ebrei, al Manifesto degli intellettuali antifascisti pubblicato alcuni giorni dopo dal filosofo Benedetto Croce ne aderirono altrettanti. Con notevole capacità di sintesi e ricorrendo anche ad aneddoti e testimonianze documentate l’Autore ricostruisce in meno di 100 pagine il quadro dell’Italia del famigerato ventennio, senza dimenticare né le discriminazioni né l’uso che Mussolini tentò di fare del sionismo per indebolire le posizioni inglesi nel Mediterraneo. Dato che l’ideologia fascista e la successiva ideologia nazista in quegli anni si estesero ben oltre l’Italia e la Germania, alcune pagine di questo libro riguardano anche la situazione europea. Tra le organizzazioni antifasciste ebree in Europa occidentale spicca la Francia con la sua Armée Juive composta da circa 2.000 combattenti, mentre nell’Europa orientale furono attivi soprattutto i ghetti, dove la resistenza armata fu eroica e diffusa da Varsavia a Vilnius, da Minsk a Cracovia, Lodz e altre decine di città minori. Nel ghetto di  Minsk, in Bielorussia, i combattenti resero perfino possibile la fuga di circa 10.000 ebrei altrimenti destinati ai campi di sterminio. Ma purtroppo altrove andò diversamente, e a Varsavia, per dirla con le parole dell’Autore, fu “una lotta senza speranza di vittoria, uno scatto d’orgoglio di chi non accettava di essere trascinato passivamente al patibolo”. Ma a difenderli, ci ricorda Fazolo, non c’erano le formazioni sioniste che in seguito si  sarebbero attribuite, indebitamente, quelle eroiche disperate battaglie. Pertanto, aggiunge, il conferimento della medaglia d’oro al valor militare che dopo 73 anni dalla fine della guerra, nell’ottobre del 2018, il Presidente Mattarella ha conferito alla Brigata ebraica derogando alle motivazioni legali che regolano tale conferimento (v. D.Lgs. n.66/2010) sembra “una ben precisa operazione politica per istituzionalizzare il supporto a Israele” rappresentando, secondo l’Autore, una delle “mistificazioni revisioniste finalizzate a diffondere le narrazioni della propaganda sionista”; la stessa che alle manifestazioni del 25 aprile espone alcune bandiere della Brigata, ma in un  tripudio di bandiere di Israele, il Paese che incarna l’entità sionista concretizzatasi in colonizzazione d’insediamento, occupazione illegale, violenza e razzismo. Cioè l’esatto opposto dei valori della Resistenza ricordati e onorati il 25 aprile e violentemente e ulteriormente  feriti dal veder sfilare, scandalosamente unite alle bandiere israeliane – già inadatte per quanto detto sopra – le bandiere  inneggianti al Battaglione Azov e a Stepan Bandera la cui organizzazione (OUN) partecipò all’olocausto ucraino nazista degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Fazolo, mettendo in fila i fatti storici e il susseguirsi di eventi appartenenti alla cronaca degli ultimi decenni ipotizza che in Europa e in particolare nell’Italia della “seconda Repubblica”, “atlantismo e sionismo sono diventati un discrimine per poter partecipare alla scena politica istituzionale” e che la riesumazione, strumentale, dopo decenni di oblio della Brigata Ebraica è riuscita “a inserire contraddizioni nel campo antifascista, arrivando anche a disarticolarlo” legittimando la presenza degli odierni sionisti all’interno del campo antifascista contro ogni evidenza, come traspare perfino dai mass media discretamente o palesemente filoisraeliani. In conclusione l’Autore afferma, e nelle sue pagine dimostra, che il ripescaggio della Brigata Ebraica, al di là del rispetto per i volontari ebrei che ne fecero parte, è una manipolazione della storia a servizio di Israele, campione affermato e manifesto di svilimento della legalità internazionale e di disprezzo del diritto umanitario universale. Patrizia Cecconi
July 11, 2026
Pressenza
Roma. Folla alla presentazione del libro sulla Brigata Ebraica. Una risposta alle intimidazioni sioniste
Nonostante le intimidazioni sioniste avvenute nei giorni scorsi, c’era una folla ieri alla presentazione del libro di Alberto Fazolo sulla Brigata Ebraica, tanto che l’iniziativa si è dovuta spostare all’esterno del locale nella quale era prevista. “Una straordinaria dimostrazione di fermezza di fronte alle provocazioni sioniste. Ma soprattutto non si […] L'articolo Roma. Folla alla presentazione del libro sulla Brigata Ebraica. Una risposta alle intimidazioni sioniste su Contropiano.
May 11, 2026
Contropiano
Roma. Il libro sulla Brigata Ebraica dà fastidio ai sionisti. Danneggiato locale a Garbatella
Questa notte ignoti hanno manomesso la serratura dell’enoteca Cantina Garbatella, locale che la prossima domenica ospiterà la presentazione del libro “La Brigata Ebraica” di Alberto Fazolo. Presentazione lì spostata e che si sarebbe dovuta tenere a la Villetta, dove è stata annullata adducendo motivi di sicurezza. Se sul quartiere pende […] L'articolo Roma. Il libro sulla Brigata Ebraica dà fastidio ai sionisti. Danneggiato locale a Garbatella su Contropiano.
May 6, 2026
Contropiano
La Brigata ebraica. Nata male, finita peggio
1942, agosto, Rommel avanza verso l’Egitto e gli inglesi sono nel panico, non hanno truppe in loco, perciò organizzano in tutta fretta un Reggimento Palestinese nel Mandamento loro attribuito dalla Società delle Nazioni, che controllavano in Terra Santa, forza che arrivò ad avere 7000 uomini arruolati al suo apice, 3800 […] L'articolo La Brigata ebraica. Nata male, finita peggio su Contropiano.
April 30, 2026
Contropiano
Ləa – Laboratorio Ebraico Antirazzista e Mai Indifferenti – Voci Ebraiche per la pace sul 25 aprile a Milano
Riprendiamo la seguente dichiarazione dalla pagina Facebook di Ləa – Laboratorio Ebraico Antirazzista. Sabato abbiamo raccontato della nostra esperienza di ebree ed ebrei “contro il fascismo in ogni tempo e luogo”, che hanno attraversato il corteo del 25 aprile senza problemi, mentre a poche centinaia di metri si consumava per quasi due ore una forte tensione tra lo spezzone della Brigata Ebraica e altre componenti del corteo, che si è conclusa con l’allontanamento dei primi dalla manifestazione. L’obiettivo dell’intervento non era raccogliere complimenti né tantomeno avallare l’idea, come leggiamo amaramente nei commenti, che “l’antisemitismo non esiste”. Piuttosto, abbiamo voluto utilizzare la nostra voce per disinnescare un’escalation del dibattito che rischia di non cogliere mai il punto. Le frasi antisemite rivolte verso alcuni dei partecipanti come quelle sulle “saponette mancate” sono inaccettabili e disgustose. Al contempo, riteniamo estremamente problematiche le provocazioni che intendono minare la riuscita di una giornata dedicata a valori condivisi. Lo spezzone della Brigata Ebraica, o sue componenti, rompendo accordi con l’ANPI, ha tentato di collocarsi più avanti nel corteo insieme a gruppi iraniani monarchici, sventolando bandiere israeliane e altri simboli, tra cui bandiere statunitensi e cartelli con il volto di Trump inneggianti alla guerra in Iran. Troviamo indifendibile e incompatibile con i valori dell’antifascismo la scelta di portare in piazza bandiere israeliane, mentre Israele sta commettendo conclamati crimini contro l’umanità. La questione del rapporto con la Brigata Ebraica il 25 aprile è da anni terreno di scontro. Intorno ad essa si è coagulata una strumentalizzazione che con la storia ha poco a che fare, creando una commistione tra la Brigata Ebraica, inquadrata nell’esercito britannico, e la forte presenza ebraica talvolta offuscata nelle fila della resistenza italiana, che sono due storie diverse e parallele. Almeno 1000 ebrei furono presenti nelle formazioni partigiane comuniste, socialiste, repubblicane, spesso da molto prima dell’8 Settembre e dell’arrivo delle forze alleate. Come scriveva già l’anno scorso David Calef del gruppo Mai Indifferenti – Voci Ebraiche per la Pace: “Le dispute non riguardano più ciò che è successo 80 anni fa durante la battaglia del fiume Senio dove i 5.000 volontari della BE combatterono contro i paracadutisti tedeschi. Hanno a che fare con il “conflitto” tra Israele e palestinesi – spesso chi sfila con la bandiera della BE sventola anche la bandiera israeliana. Le distinzioni saltano e i litigi cominciano.” Quest’anno la polemica ha preso forme particolarmente inquietanti. C’è chi, parlando della contestazione, ha evocato le leggi razziali del ‘38 o l’istituzione dei ghetti, un’affermazione che non è solo priva di senso, ma profondamente offensiva nei riguardi di chi ha subito tali leggi e provvedimenti. Il Presidente della Comunità ebraica di Milano accusa l’ANPI di istigazione all’odio razziale e di “non volere gli ebrei nel corteo”. Questa non è la realtà. La realtà è quella di una destra ebraica filo-israeliana che, anche in chiave propagandistica, provoca e cerca lo scontro. Questo atteggiamento mette in forte disagio molti ebrei ed ebree che, il 25 aprile, vorrebbero celebrare la liberazione dal fascismo nel ricordo dei propri familiari scomparsi, ed esitano a scendere in piazza, percependo alcuni movimenti sprovvisti di anticorpi verso l’antisemitismo come ostili. La realtà è che essere antifasciste e antifascisti oggi significa prendersi in carico quello che succede nel mondo – dalle guerre e massacri più lontani fatti nel nome del dominio degli uni sugli altri, a ciò che accade in Italia con lo scempio dei nuovi Decreti sicurezza – e unire le forze in nome di libertà e giustizia sociale. Non saremo libere e liberi finché non lo saremo tutte e tutti. Ləa – Laboratorio Ebraico Antirazzista Mai Indifferenti – Voci Ebraiche per la pace Redazione Milano
April 29, 2026
Pressenza
25 aprile a Milano, emerge il ruolo di gruppi organizzati della estrema destra iraniana
Durante la manifestazione del 25 aprile a Milano, che ha visto la partecipazione di oltre centomila persone, diversi episodi di tensione hanno attirato l’attenzione dei media. In molte ricostruzioni giornalistiche, questi gruppi sono stati identificati principalmente come appartenenti alla cosiddetta “Brigata Ebraica”, ma questa narrazione è incompleta. Una parte rilevante dei gruppi organizzati presenti non era composta esclusivamente da sostenitori di Israele, bensì anche da un nucleo di iraniani di orientamento monarchico, legati alla figura di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Shah. Si tratta di ambienti della diaspora iraniana di destra, che negli ultimi anni hanno assunto posizioni apertamente favorevoli a un intervento militare contro l’Iran e vicine a settori politici internazionali interventisti. A Milano questo gruppo si muove anche attraverso realtà come l’“Associazione Italia-Iran”. In alcuni post sui social, successivamente rimossi, la vice presidente invitava esplicitamente gli aderenti a coordinarsi e a non esporre bandiere (israeliane, statunitensi e monarchiche) prima di raggiungere un punto preciso del corteo, in prossimità della Brigata Ebraica. Indicazioni che suggeriscono un’azione organizzata e consapevole del potenziale provocatorio della propria presenza. Va inoltre sottolineato che questi gruppi non hanno storicamente partecipato alle celebrazioni del 25 aprile, né ne condividono i valori fondanti. La loro presenza appare quindi come un intervento mirato, inserito in un contesto già sensibile, con il rischio di alimentare tensioni e polarizzazioni. Come collettivo di iraniani residenti in Italia che si oppongono alla guerra, al fascismo e al regime della Repubblica Islamica, esprimiamo una ferma condanna di queste azioni. Ribadiamo inoltre che la comunità iraniana in Italia è plurale e composta da posizioni diverse. Molti iraniani, in particolare quelli legati al movimento “Donna, Vita, Libertà”, partecipano attivamente a iniziative contro la guerra, contro il fascismo e a sostegno dei diritti umani, inclusa la solidarietà con il popolo palestinese. Collettivo Together for Iran Collettivo Rivoluzionario di Jina https://www.facebook.com/groups/togetherforiran.milan/ Manifestazione di Together for Iran a Milano, gennaio 2026 Redazione Milano
April 28, 2026
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